DELLA GRANDE CITTÀ DI CASSAGA, E DELLE SUE MANIERE.

Da questa città è un'altra città[29], la più grande del mondo, la qual

si chiama Cassaga, ciò è a dire, città del cielo. Questa è di circuito

circa L. leghe, ed è così bene abitata, che in una casa stanno ben

XII. famiglie. In questa sono X. porte principale, e di fuora ciascuna

porta, a tre leghe, o vero a quatro, è una gran villa. Questa città

è situata in un lagume di mare a modo che è Vinegia, e sono in detta

città più di XII. mila ponti; e sopra ciascuno ponte sono di forte

torre, ove stanno guardie per guardare la città per lo Gran Cane; però

che questa terra confina col Gran Cane. Da una parte della terra corre

uno gran fiume, dilungi dalla città. Ivi stanno religiosi cristiani,

e spezialmente mediani e mercatanti di molte nazione, perchè el paese

è buono e abondevole. Ivi fanno molto buon vino, il quale chiamono

Bighon, ed è molto possente e grazioso a bere. Questa è una città

reale, dove soleva stare el Re di Mauri o vero Marchi. Per questa città

si va per acqua sollazando e giucando infino a una gran Badia, la quale

è asai presso, dove stanno gente religiose, sicondo la lor legge.

In questa badia son giardini molto grandi e begli, ove sono alberi

di molte maniere di frutti. Fra questi giardini è una montagnia ben

fornita d'alberi, nella quale sono giardini d'intorno, e molte diverse

nazioni di bestie, come sono babuini, scimie, marmote e altre diverse

bestie. E quando el convento di questa badia à mangiato, fa portare

li loro avanzi nel giardino per limosina, e fa sonare una campanella

d'ariento, la quale tiene l'abate nella sua mano; e subito discendono

di questa montagnia queste tale bestie sopra dette, che tre, o vero

quatro mila ivi si riducono a modo che' poveri. E alora li è dato tutte

le reliquie che sono avanzate al convento con belli vasi d'ariento

dorati. Quando queste bestie ànno mangiato, l'abate suona un'altra

campanella, e e' ritornono ne' lor luoghi, donde vennono. Questi

religiosi dicono, che queste bestie sono anime di gentili uomini, che

ivi sono entrate per fare penitenzia, e loro gli dànno da mangiare per

lo amore di Dio; e dicono, che l'anima de' villani, dopo la morte loro,

entrono nelle bestie villane; e così credono fermamante, in modo, che

niuno gli può rimuovere di quella oppinione. Egli nutricono le dette

bestie in gioventù, quando ne possono avere; e egli le pascono de la

limosina, come v'ò detto di sopra. Noi gli dimandamo, se non sarebe

meglio, che egliono donassino quele reliquie a' poveri. Ci risposono,

che nel paese non era alcun povero; e quantunque vi fussi poveri, non

dimeno a lor pareva, che la limosina fussi meglio data a queste anime,

le quali fanno loro penitenzia, e che non sanno ove guadagnare, nè

afaticarsi, che non sarebe nella povera gente, le quali anno senno

e possanza di guadagnarsi le spese. Molte maraviglie sono in questa

città, o intorno pel paese, le quali io non iscrivo.

DELLA CITTÀ DI CHILAFONDA, E DELLA TERRA DELLI PIGMEI E DELLA STATURA

LORO.

Da quella città si va a un'altra città presso a quella a sei giornate,

la quale città è chiamata Chillaffonda, della quale le mura circundan

circa 20. leghe. In questa città sono circa LX. ponti di pietra, e più

begli che io già vedessi mai. In questa città fu la prima sedia del

Re di Mauri, perchè ella è più bella e molto più abondante di tutti

e beni: poi si passa a traverso d'un gran fiume, chiamato Dalai, lo

quale è la maggiore riviera d'acqua dolce che sia al mondo, perchè ove

ella è più stretta, ella è ben IIIIº. miglia, o vero leghe larga. Di

là si va più inanzi, e poi s'entra nella terra del Gran Cane. Questa

riviera passa pel mezo la terra di Pigmei: questi pigmei sono gente di

piccola statura, i quali sono lunghi circa a tre spane, e son begli

e graziosi, uomini e femine, per rispetto della loro piccoleza. Egli

si maritono nella età di sei mesi, e in due, o vero tre anni, sì ànno

figliuoli, e non vivono comunemente più di sei o vero VII. anni; e chi

vive VIII. anni, è riputato vechissimo. Questi pigmei son i più sottili

e' migliori maestri d'opera di seta e di bambagia, e d'ogni cosa che

sia nel mondo. E' fanno spesso guera cogl'ucegli del paese, e sono

molte volte da loro presi e mangiati. Questa piccola gente non lavorono

terra nè vignia, ma fra loro sono gente grande, come siamo noi di qua,

che lavorono le terre, e sì gli sostengono come fa di bisogno. E quella

gente grande sono da loro scherniti, come noi faremmo loro, se eglino

fussino di qua infra noi. Una buona città infra l'altre v'è dove è

gran moltitudine di questa picola gente, ed è questa città molto bella

e grande. Quando gl'uomini grandi, che stanno fra loro, ingenerano

figliuoli, e' diventono così piccoli, come li pigmei, però che quela

terra è di tal natura. Il Gran Cane fa guardar ben questa città, perchè

è sua; e quantunque li pigmei sieno così piccoli, niente di meno e'

sono razionali, sicondo il lor tempo, e sanno assai sì di senno e sì di

malizia.

DELLA CITTÀ DI IANCAI, E DELLA CITTÀ DI MENCA, E DELLE LORO RICHEZE E

USANZE.

Da questa città si va innanzi nel paese per molte città e per molte

ville, insino a una città chiamata Iancai; ed è molto nobile, e rica, e

bene situata. Ivi vanno gran parte di mercatanti per ogni mercatanzia.

Questa città val più che niuna altra del paese, perchè el lor signiore

n'à ogni anno d'entrata, sì come dicon quegli della città, L. mila

tome di fiorini d'oro, perchè e' contono ogni cosa a tome. Ciascuna

toma vale X. mila fiorini d'oro, e questo si può bene sommare. Il Re di

questo paese è molto possente; non dimeno è sotto posto al Gran Cane;

e 'l Gran Cane à sotto di sè XII. simile provincie; e in questo paese

sono buone ville. Quivi è una buona usanza, perchè sono alcuni ostieri,

a li quali, volendo far festa, o veramente convito, si dice: fatemi

aparechiare domane per tanta gente da mangiare; dicendogli propio

tutto el numero, e le vivande manifestandogli; e dicendogli: io voglio

ispendere ancora tanto, e non più. Subitamente l'oste farà aparechiare

sì pulitamente, che di nulla vi fallerà; e più presto e con assai meno

spesa, che non farebe nella sua propia casa. E da questa città, lungo

V. leghe, verso il capo di questa riviera di Dalai, è un'altra città,

chiamata Mencha. In questa città si truovono grandissimi navilii, e

sono tutte le nave bianche, come neve, per la natura del legnio, e

sono grandissime e bellissime navi e bene ordinate; ne le quali sono

sale con camere; e sono così bene ordinate e adobbate, come fussino in

terra, edificate in una casa. Poi si va, per lo paese, per molte ville

e per molte città insino a una città che si chiama Lenterim, la quale è

di lungo otto giornate dalla città sopra eletta. Questa città sta sopra

una riviera grande e larga, che si chiama Caromoran: questa riviera

passa pel mezo Catai, e spesse volte dannegia el paese, quando ela

cresce troppo.

DELL'ISOLA DI CATAI, E DELLE CITTÀ CHE IVI SONO, E DEL PALAZO DEL GRAN

CANE, E DELLE SUE MAGNIFICENZIE.

Catai si è un'isola bella e buona, e mercatantesca, e rica. Ivi vanno

ogni anno e mercatanti per ispezie e per altre mercatanzie più che non

vanno altrove. E sapiate, che' mercatanti, e quali vanno da Genova

e da Vinegia e da l'altre parte di Lombardia e di Romagna, e' vanno

per mare e per tera XII. mesi, e anche più, prima che possano venire

a l'isola di Catai, la quale è principale Reame di tutte le parte di

là e del Gran Cane. Da Catai si va verso oriente di molte giornate, e

truovasi una buona città, fra l'altre, chiamata Sugramarcho. Questa

è una città me' fornita del mondo di seta, di spezie e d'altre

mercatanzie in grandissima quantità. Poi si va più innanzi, verso

uriente, a un'altra città antica, la quale è ne la provincia di Catai:

e, allato a questa città, gli tartari ànno fatto fare un'altra città,

che si chiama Caadonia, la quale à XII. porte, e trall'una porta e

l'altra sì à una gran lega, sì che le due città, cioè la vechia e la

nuova, ànno di circuito più di XX. leghe. In questa città è la sedia

del Gran Cane in un grande e nobilissimo palazo: le mura di quello

circundono circa a due leghe e più. Questo palazo è pieno di dentro

d'altri palazi, e dentro v'è un giardino e un monte, sopra el quale

è un altro palagio, il quale è il più bello e il più ricco che si

potessi divisare nel mondo. Intorno al palagio e 'l monte sono fossi

grandi e profondi pieni d'acqua, e allato vi sono gran peschiere da

una parte e dall'altra: e ivi si è un bel ponte per passare e fossi.

In queste peschiere sono oche salvatiche, anitre, cisoni e anghironi

sanza numero; e intorno le fosse e le peschiere è un gran giardino

tutto pieno di bestie salvatiche; sichè il Gran Cane, quando e' vuole

avere di queste bestie e uccegli salvatichi, egli va a cacciare, e

pigliane da la finestra sanza uscir fuori de la sua camera. Questo

palazo, dove è la sedia, è molto grande e bello d'intorno, del quale

nella sala sono XXXIII. colonne d'oro fine, e tutte le mura sono

coperte di dentro di belli coiami rossi di bestie chiamate pathios,

le quale sono molto odorifere; sì che, per lo buono odore delle pelle,

nissuno cattivo aere vi poterebe stare nè entrare nel palazo; e' peli

di quelle pelle son rossi a modo di sangue, e lucono contro al sole,

che quasi niuno vi può guardare. Molte gente adorono queste bestie,

quando le veggono, per la lor virtù grande; e, per la virtù che ànno,

egliono apprezono tanto queste pelle, più che piastre d'oro. In mezo

di questo palazo è un tribunale per lo Gran Cane, tutto lavorato d'oro

e di pietre preziose e di perle grosse; ed è quadrato per ogni cantone

de la quadratura; e in su ogni canto di questo tribunale sono IIII.

serpe, tutte d'oro; e d'intorno, alquanto largo, vi sono un Re e una

Reina fatte di seta d'oro e d'ariento e di perle grosse, le quale

pendono atorno a questo tribunale; e di sotto a questo tribunale sono

condotti delle bevande che si beono nella corte dello imperadore; e,

a lato a questi condotti sono molti vasi d'oro, colli quali quegli

del palazo beono al condotto. La sala del palazo è molto solennemente

ornata, e molto maravigliosamente bene aparechiata d'ogni cosa che

si può aparechiare. Primamente, a capo della sala, è el trono dello

imperadore, ben alto, dove e' siede a la tavola, ed è adornata di fine

pietre preziose e ricamature intorno d'oro, le quali sono tutte piene

di pietre preziose e di perle grosse; e' gradi, pe' quali si saglie,

sono tutti di diverse pietre preziose e di fine oro. Da la sinistra

parte del seggio dello Imperadore, è il seggio della sua prima moglie,

e è un grado più basso del seggio dello Imperadore, e è di diaspro

ricamato d'oro e di pietre preziose. E poi segue el seggio della sua

seconda moglie, e è un grado più basso che quello della prima, e è

di diaspro lavorato così come l'altro. Lo terzo seggio, che v'è, si è

quello della sua terza moglie, e è un grado più basso che il secondo;

imperò che lo 'mperadore à tuttavia tre moglie in qualunque parte si

sia. E, dopo le sue moglie, in quel medesimo luogo, siedono le donne

e fanciulle del suo lingnagio, ancora più basso, sicondo la loro

condizione; e tutte quelle che sono maritate ànno uno piede contrafatto

d'uomo sopra le loro teste, lungo circa d'uno cubito, lavorato tutto

di perle grosse di oriente, e di sopra lavorato di penne lucente di

pagone, o vero di collo di grù, a modo che un cimiero, o vero d'un capo

d'elmetto, a dimostrare, che ele sono in subiezione e sotto e piedi

de l'uomo; e quele che non sono maritate none portono. Da la destra

parte de lo 'mperadore siede prima el suo primogenito, il quale debe

regnare dipoi lui, e siede un grado più basso che lo 'mperadore, a

modo che quegli delle imperadrice stanno; e dapoi segue quegli del suo

lignaggio, sicondo le loro condizioni. Lo imperadore à la sua tavola

fatta d'oro e di pietre preziose e di cristallo bianco, intarsiata

d'oro e de amatisto e di legno aloes, che viene di paradiso; e d'avorio

bianco ricamato d'oro. E ciascuna delle sue mogli à una tavola di

per sè e' suoi figliuoli, e altri gran signori che seggono presso a

lui: per lo simile non è tavola ivi, che non vaglia un gran tesoro.

E sotto la tavola dello Imperadore seggono IIII. uomini litterati,

e quali mettono in iscritto tutto quelo che dice lo 'mperadore,

o ben o male che sia; però che si conviene ritenere tutto ciò che

dice, perchè egli non può mutare o stornare la sua parola. Inanzi a

la tavola dello imperadore sono gran feste: ivi sono tavole d'oro,

e pagoni d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi di molte altre

maraviglie d'uccegli, tutti d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi

molte altre cose e d'altre maniere: e fanno questi uccegli ballare,

danzare e cantare sopra le tavole, percotendosi le palme; e di ciò

fanno gran festa e buffoneria. Io non so se questo sia per artificio,

o per nigromanzia. Ed è pure una bellissima cosa a vedere e una gran

maraviglia, come ciò possa essere; ma questo posso bene io dire, che

queste sono le più sottil gente in ogni scienzia, nella quale egli

s'intromettono. In ogni artificio che sia, o che possa esere per lo

universo mondo, egli el sanno bene; e per questa cagione e' dicono,

ch'e' vegon ben da due occhi, e i cristiani non vegono se none da uno

occhio; però che egliono sono e più sottili da poi loro, ma tutte

l'altre nazione sono cieche in opere e in iscienzia. Io durai gran

fatica per sapere il modo con che fanno ciò, ma il maestro mi disse:

io ho botato a Dio immortale di non lo insegnare ad alcuno, ecetto al

primo mio genito, e così voglio oservare. Item, di sopra alla tavola

dello imperadore, cioè da un lato della sala, è una vigna tutta messa

a oro fino, la quale à molti grappoli e racimoli di pietre preziose di

diversi colori, come bianche, gialle, rosse, verde, nere. Le bianche

sono di cristallo di berillo e di yris; le gialle sono di topazzi[30];

e li rossi sono di rubini granati e di albandina; li verdi sono di

smiraldo, di perides e di grisolido; e i neri sono di onichini; e sono

così bene lavorati, che egli paiono veri grappoli d'uve. E inanzi a la

tavola istanno e gran baroni e gli altri che egli servono, e non v'è

uomo di tanto ardimento, che vi dicessi una parola, non parlando a lui

lo 'mperadore, salvo che e pifferi[31], che dicono canzone e giuochi

e altre cose per sollazzo dello imperadore. Tutti e vasi, con che si

serve nelle sale e nelle camere, son di pietre preziose, spezialmente a

le gran tavole; o che sono di diaspro, o di cristallo, o di ametisti;

e sonvi tazze e cuchiai di smeraldo e di zafiro e di topazio e di

peridos e di molte altre pietre: e sonvi ancora vasellami d'oro

fine e di ariento. Non ve n'è però alcuno che eglino aprezino tanto

l'ariento che e' si degnino fare vasi, ma d'argento fanno i gradi, e le

colonne e aparamenti delle sale e delle camere. Item, inanzi a l'uscio

della sala stanno molti baroni e cavalieri a ciò che niuno entri

sanza comandamento e volontà dello imperadore, salvo che' servidori

e ministri dello ostello e quali entrano e escono a loro volontà, e

nessuno altro è tanto ardito che ardisca apressimarsi a l'uscio della

sala. E sapiate che i miei compagni, e io insieme lo servimo al soldo

per ispazio di XV. mesi contra il Re di Manthi, col quale aveva guerra;

e la cagione fu, che noi avavamo disiderio grande di vedere se lo

stato, la nobiltà, l'ordine e il governo della corte sua era tale qual

noi avavamo udito. E certo noi trovamo nella corte sua asai più ordine,

nobilità, eccellenzia e maraviglia di quello che c'era stato detto, e

giamai creduto non l'aremo, se non avessimo veduto; però che a pena

niun potrebe credere la nobilità e la moltitudine della gente che è

nella sua corte, se non lo vedesse; perchè ivi non è come di qua; che'

signiori di qua vanno con poca gente, cioè con poco numero, e 'l Gran

Cane à ogni dì, a suo spese, gente quasi sanza numero. Ma l'ordine,

e il costume, e il vivere, la onestà e la netteza non sono simile a

quelle di qua, però che ivi la comune gente mangia sanza tovaglia,

sopra piedi e sopra ginochi, e mangiano di ciascuna maniera di carne,

e poco pane; e dopo mangiare si forbono le mane alle giornee, e non

mangiono altro che una volta el dì: ma lo stato del gran Signiore è

grandissimo, e richissimo, e nobilissimo. E quantunque alcuni sieno

che non credono, e tengono a favola e bugia quel ch'io discrivo della

nobilità di sua persona, di suo stato, di suo cortesia e del grande

ordine di gente che tiene, niente dimeno io dirò alcuna parte delle

maniere e dell'ordine di lui e della sua gente, sicondo che io ho

veduto molte volte. Chi mi vuol credere, mi creda, se gli piace; e

chi nol vuol credere, sì lasci stare, però che io so bene, se alcuno è

stato nel paese di là, quantunque non sia stato infino al luogo dove

sta il Gran Cane, arà udito parlar di lui e del suo stato tanto, che

legiermente mi crederà. E quegli che saranno stati nel luogo e nel

paese, o vero nella stanza del Gran Cane, saperranno ben se io dico il

vero; sì che per quegli che nulla sanno e non credono altro che quello

che egli vegono, non lascerò di scrivere una parte di lui e del suo

stato che mena quando va da uno paese all'altro, e quando egli fa feste

solenni.

PERCHÈ SI CHIAMA EL GRAN CANE E DI CUI DISCESE, E DEL NOME DE' SETTE

LINGUAGGI DI BARBERIA.

E inprimamente iscriverò la cagione, perchè lui è chiamato Gran Cane.

Voi dovete sapere che, dapoi el diluvio, esendo il mondo distrutto,

rimase Noè co la sua famiglia. Noè aveva tre figliuoli, cioè Cam, Sem

e Iafet. Cam fu colui che rise del padre, quando innebriò per lo bere

del vino, addormentato e discoperto, e però fu maladetto; ma gli altri

tre suo frategli, di ciò dolendosi, copersono el padre. Questi tre

frategli presono tutta la terra in libertà. Cam per sua crudeltà prese

la parte orientale, chiamata Asia, la minore e la magiore: Sem prese

Africa, e Iaphet Europa, e però in tre parte è la terra divisa. Cam

fu el maggiore e 'l più possente dei suo frategli; e di lui discese

più generazioni che degl'altri. Di Cam nacque Chus, del qual nacque

Nebroth gigante, el quale fu primo Re al mondo, el qual fece la torre

di Babillonia. Colle femine della generazione di questo Cam giacevono

e dimonii, e ingeneravono gente diverse, come sono monstri e gente

sfigurate; alcuni sanza testa, alcuni con gli orechi grandi, alcuni

con uno ochio, altri con piè di cavallo e con altri membri disformi.

Dalla generazione di Cam discese la pagana gente, e la diversità delle

gente che son nelle isole del mare e per tutta l'Asia. E perchè egli

era il più possente, e niuno poteva contastare a lui, egli si facea

chiamare figliuol di Dio, e superiore di tutto 'l mondo: e per questo

Cam, tutti gl'imperadori poi son chiamati tutti Gran Cani e figliuoli

di Dio per natura, e superiori di tutto el mondo, e così si chiaman

nelle sue lettere. E della generazione di Sem discesono e giudei e'

saracini. Della generazione di Iaphet sono discesi li occidentali, che

stanno in Europa. Questa oppinione ànno e giudei e' saracini, e così

m'ànno dato a intendere, prima ch'io andassi in India, cioè che per la

detta ragione lo imperadore de' Tartari era chiamato Cane: ma quando

io fui in India, io trovai altrimenti essere la cosa: nondimeno gli

tartari e quegli che stanno nella grande Asia discesono da Cam, ma lo

imperadore di Catai non si chiama punto Cane, anzi Cam; e io vi dirò

el vero, e in che modo si chiama Cam. Non sono ancora Cº. e LX. anni

passati, che tutta la tartaria era in subiezione e in servitù d'altre

nazione d'intorno, però ch'egli erono tutti bestiali, e era la vita

loro come bestie nelle pasture. Ma tra tutti questi tartari erone

sette principali nazioni, le quali erono superiori a tutti loro; de

le quali e primi erono chiamati Tartari; e da questa nazione pigliò

el nome tutta Tartaria, però che questi erono più nobili e li più

appregiati degli altri. Il sicondo lingnagio era chiamato Fhanghut,

el terzo Bionch, il quarto Vilar, il quinto Semoth, el sesto Mongil,

il settimo Coboch. Del primo lingnaggio fu uno valente uomo vecchio,

non ricco chiamato Canguis[32]: giacendo una volta costui nel suo

letto e dormendo, per visione gli parve, che gli venisse inanzi un

cavaliere armato di bianche arme, il qual gli disse: Cam, dormi tu?

a te mi manda Dio immortale: i' vo' che tu dica alli sette lingnaggi,

che tu se' lo' mperadore, però che tu conquisterai il paese che è qua

d'intorno, e li confinanti saranno i' nostra subiezione, sì come voi

siete stati nella sua, perchè questa è la volontà di Dio immortale.

Venendo la mattina, Canguis si levò, e andò a dire alli sette lingnaggi

ciò che gli aveva detto el cavaliere; e i sette lingnagi feciono

beffe di lui, e dicevono che lui era impazato. Onde lui si partì

tutto vergognioso: e la notte seguente el bianco cavaliere venne a li

sette lingnaggi, e comandogli da parte di Dio immortale, che eglino

facessono Canguis loro imperadore, e che egliono sarebono fuori di

subiezione e di servitute, e torrebbono gli altri regni intorno a

loro nella loro subiezione. Onde la mattina egli elessono quello

Canguis per imperadore, e sì l'assettorono sopra uno feltro nero, e,

insieme col feltro, egli lo levorono alto con gran solennità, e sì

lo assettorono in una cathedra, e tutti gli feciono riverenzia, e sì

lo chiamorono Cam, a modo che aveva detto il bianco cavaliere. Quando

costui fu talmente eletto, e' volle assagiare, se si potessi fidare in

loro, e se egli vorrebono esere ubbidienti; e fece fare molti statuti

e ordini, chiamati Isacham. El primo statuto fu, che egli ubidisono

e credessino in Dio immortale e onnipotente, al quale piacesse di

tragli di servitute, e 'l quale sempre chiamassono in adiutorio nei

loro bisogni. L'altro statuto fu, che tutti gl'uomini del paese che

potessino portare arme, fussino numerati, e che a ciascuna decina fusse

dato uno maestro; et a venti, uno altro, e a Cº. uno capo, e a M^e. un

capitano. Da poi comandò a tutti e principali dei sette lingnagi, che

egli lasciassono e rinunziassono ciò che avevono di bene di redità, e

che in quell'ora poi rimanessino contenti di ciò, che farebe di sua

grazia: egliono lo feciono subito[33]. Da poi fece un altro oribil

comandamento a tutti e principali sopradetti, che ciascuno faciessi

venire il suo primo genito, e con loro propie mani ogni uno tagliassi

il capo al suo figliuolo sanza dimora alcuna: e subito fu compiuto

el comandamento. Quando el Can vide che e' non contradicevono a cosa

alcuna che e' comandassi, si pensò che molto bene si poteva fidare; e

presto comandò loro, che fusino tutti aparechiati in arme per seguire

la sua bandiera; e poi per forza sottomettesse tutte le terre che sono

d'intorno. E avenne, che, un dì cavalcando el Cane con poca compagnia

per riguardare la forza del paese, che egli aveva guadagnato, si

riscontrò con gran multitudine di suoi nimici; e ivi fu il suo cavallo

morto e lui abattuto. E vedendo la gente sua i' lor signiore abattuto,

e credendo che fussi stato morto, tutti si missono in fuga; e i nimici

gli seguitorno apresso, e non si avidono, che per la lor fuga lo

imperadore s'andò ascondere per un picolo e spesso bosco. E ritornati

i nimici dalla fuga, andorono a cercare pel bosco, se vi trovasino

alcuno ascoso. Molti ne trovorono e missongli a morte; e mentre

ch'egl'andavano cercando verso el luogo, dove era el Cane, vegono sopra

uno albero, dove era il Cane, nascoso uno uccello chiamato Rub. Allora

dicevano fra loro, che poi che quelo uccello stava sopra quell'albero,

ivi non era alcuno riposto; e così nelle altre parte tornorono. Lo

imperadore, salvato dalla morte, si partì di notte a salvamento, e

inverso la gente sua andò, la quale molto fu lieta della sua venuta

e renderono grazie a Dio immortale e a quello uccello, per cui si fu

salvato i' lor signore; e però sopra a ogni altro uccello del mondo

egli onorono quello, e se possono avere della penna, la serbono in

luogo di reliquie e conservono molto preziosamente, e la portono sopra

loro teste, e credono, quegli che la portono, essere difesi da ogni

pericolo. Dipoi il Cane ordinò suo gente per andare sopra quelli che

l'avevono asalito, e tutti gli distrusse e misse a servitute. Quando

il Cane ebe guadagnato e sotto poste le terre e 'l paese d'intorno

di qua dal monte di Beliam, el bianco cavaliere un'altra volta venne

a lui dormendo, e disse a lui: Cam, la volontà di Dio immortale e

onnipotente è, che tu passi el monte Belliam, e guadagnerai le terre,

e sottometterai a te molte altre nazioni; e perchè tu non truovi bene

passaggio per andare verso quel paese, và al monte Beliam, el quale è

sopra el mare, e inginochiati IX. volte verso oriente, al nome di Dio

immortale. e a lui chiedi che ti mostri il camino dove tu puoi passare.

El Cane fe' a quel modo che gli fu comandato, e di subito el mare, che

toccava el monte, si ritrasse adietro, e dimostrava una via larga e

bella VIIII. piedi. E in tal modo passò colla sua gente, e per quelle

VIIII. inginochiate, e per li VIIII. piedi della via, dall'ora in qua

el Cane e tutti e Tartari ànno auto e anno il numero VIIII-nario in

gran riverenzia. E per questo, quando lui vuole presentare o cavagli,

o ucegli, o archi, o frutti, o qualunque altra cosa, tutta via manda

il numero di nove, e il presente è più degnamente ricevuto, che se

fusse Cº. o CCº.; perchè a lor pare, che questo numero sia santificato,

però che 'l messaggio di Dio immortale el costituì. Dopo che 'l Cane

ebe guadagnato el paese di Catai e sotto posto molto paese intorno,

lui cadde in malattia, e ben conobe, ch'egli dovea murire, disse a'

XII. suo figliuoli, che ciascuno di loro gli portassi una delle sue

saette. Subito lo feciono; e poi disse, che tutte a XII. fussono legate

insieme con tre legami: e, così legate, dette al primo suo figliuolo,

e disegli, che le rompessi tutte insieme: el figliuolo si sforzò di

romperle, ma non potè. El Cane comandò al sicondo figliuolo che le

rompesse; e così da l'uno a l'altro, ma niun di loro le potea rompere.

Dipoi disse il Cane al più giovane: separa l'una da l'altra, e rompi

ciascuna di per sè; e così fece. E poi disse el Cane al primogenito

e agl'altri, perchè cagione non l'avevono rotte? Risposono, che non

potevono, perchè erono legate tutte insieme; e egli disse: perchè egli

l'à rotte el vostro minor fratello? però che eron separate l'una da

l'altra. E allora disse el Cane: figliuoli miei, el simile è di voi,

imperò che, mentre che sarete legati insieme di tre legature, cioè

d'amore, lealtà e di concordia, niuno vi poterà agravare; ma se voi

sarete separati da questi legami, sì che l'uno non aiuti l'altro, vo'

sarete distrutti e annichiliati. Adunque argomentatevi, e ricordatevi

del mio consiglio: onoratevi e amatevi l'un l'altro, chè sarete

signiori e superiori di tutto: e, fatti gli ordini suoi, si murì.

Dopo lui sì regniò Othetana Can con suo primo genito, e gl'altri

fratelli suoi andoro a guadagnare altri paesi e molti regni, infino

alla terra di Prussia e di Rossia: e tutti si feciono chiamare Can;

ma erono però sotto l'ubidienzia del lor primo fratello; sì che per

questa cagione fu lo 'mperadore chiamato Cam; e dappoi successono tutti

gli altri. Dopo Otetana Cam, regniò Brunon Cam, e poi Mango Cam[34],

e questo fu buon cristiano battezato, e dette a tutti e cristiani

lettere[35] di perfetta pace, e mandò suo fratello Alaon con gran

multitudine di gente per guadagnare la terra santa, e per ridurla

nelle mani de' cristiani, e per distruggere la lege di Maometto, e per

pigliare el Califfe di Baldach, che era signiore et imperatore di tutti

e saracini. E, quando fu preso il Califfe, tanto tesoro vi fu trovato,

che appena ne doveva esere altrettanto nel resto del mondo. Alaon fece

venire el Calife inanzi a sè, e dissegli per qual cagione e' non aveva

tolti molti soldati per una parte di questo tesoro, per difendere il

suo paese; e lui rispose, che si credeva assai avere di questi del

suo paese propio. Allora disse Alaon: tu fusti a modo che Dio tra' e

saracini, e li Dii non debono mangiare vivande mortale; imperò tu non

mangerai altro che pietre preziose, e 'l tuo tesoro, che tu avevi tanto

acomulato e tanto ragunato e amato. E fecelo mettere in prigione, e

tutto il suo tesoro appresso a lui: e quivi si murì di fame e di sete.

E dappoi Alaon arebbe guadagnato tutta la terra di promissione e messo

nelle mani di cristiani, ma il Gran Cane murì fra quel termine; onde la

impresa rimase tutta impedita. Dapoi Mango Cam, regniò Cobilla Cam, el

qual fu cristiano e regniò XLII. anni: edificò la gran città di Ieuis

in Catai, la quale è assai magiore di Roma. Gli altri Cam, che vennono

dappoi, diventorono pagani, e così e successivi, tutti sono stati

pagani infino al presente.

DEL TITOLO DEL GRAN CANE, E DEL GOVERNO DELLA CORTE SUA QUANDO SI FA

FESTA, E DELLE MANIERE DE' BARONI CHE SERVONO A TAVOLA, E DELLI SAVI

CHE VI SONO, E DI MOLTE ALTRE COSE MIRABILE E STUPENDE.

El Gran Cane è el più possente imperadore che sia sotto il firmamento,

e così si chiama per titolo nelle sue lettere: _Cam, filius Dei

excelsi, omnium universam terram colentium summus Imperator, et Dominus

omnium dominantium_. Le lettere intorno al suo suggello suonano

talmente, cioè: _Deus in cœlo, et Cam super terram, eius fortitudo

omnium hominum Imperatoris sigillum_. E così è scritto nel suo piccolo

sigillo. E quantunque questo imperadore non sia di presente cristiano,

niente di meno lui e tutti e tartari credono in Dio immortale e

onnipotente. E quando egli vogliono minacciare alcuno, dicono: Dio sa

bene, che tu ti comprasti quello che io ti farò: tal cosa dicendogli,

ciò che voglion fare. Poi che io v'ho detto la cagione, per la quale

lo imperadore si chiama Cane, iscriverò ora il governamento de la

corte sua, quando egli fa festa solenne, cioè le quattro principale

feste dell'anno. La prima festa è de la sua natività; l'altra della

sua presentazione nel luogo di Moisach, cioè nel tempio dove fanno una

maniera di circuncisione: le altre due feste sono di duoi loro idoli;

la prima quando l'idolo fu prima posto nel tempio e intronizzato[36];

l'altra quando l'idolo cominciò a parlare, o vero o fare il primo

miracolo. Altre feste solenne non fanno, se non quando un de' suo

figliuoli pigliassi moglie. Or sappiate, che a ciascuna di queste feste

è grandissima copia di popolo, e molto ordinato e armato per migliaia

e per centinaia e per decine; e ognuno sa ben chi el debe servire, e

ciascuno si è ben acorto e atento a quelo che gl'apartiene; che non v'è

difetto alcuno. Prima vi sono quatro mila baroni, richi e possenti,

per guardare e ordinare la festa e per servire lo 'mperadore. Queste

feste solenne son fatte di fuori nelle tende fatte di drappi d'oro di

Tartaria e di camosciato, molto nobilissimamente. Tutti questi baroni

ànno corone d'oro sopra le teste loro, molto nobile e molte riche,

lavorate di gran pietre preziose e di perle grosse orientale, e tutti

son vestiti di drappi d'oro di Tartaria, o vero di camossciato, e

più pulitamente che nel mondo si potessi pensare nè scrivere. E sono

queste vestimenta tutte fregiate d'oro d'intorno e lavorate di pietre

preziose molto ricamente; e non dimeno drappi d'oro e di seta sono

quivi a miglior mercato, che non sono di qua e panni di lana. Questi

quatro mila baroni sono partiti in quatro parte, o sia compagnie; e

ciascun migliaio è vestito di drappi d'un colore solo, e sono così bene

adornati ricamente, che è una maraviglia a vedere. El primo migliaio,

il quale è di duchi, di conti e di marchesi e d'amiragli, son vestiti

di drapi d'oro, tessuti di seta verde, e ricamati d'oro e di pietre

preziose, al modo come io ò detto di sopra. El sicondo migliaio è

vestito tuto di drappi di colore di diaspro e di seta vermiglia,

tuta fregiata a oro e a perle, molto nobilissimamente lavorate. El

terzo migliaio è vestito di drapi di seta purpurina di India. El

quarto miglaio è vestito di drapi bianchi, e tute le lor veste sono

nobilissime e pulitamente lavorate d'oro, di pietre e perle, chè uno

uomo di nostro paese, avendo una sola di queste veste, potrebe per

vero dire, che mai non sarebe povero; però che le lor pietre e perle

varebono un gran tesoro di qua, più che non fanno di là. E, in tal

modo aconci e chiamati, vanno ordinatamente a due a due inanzi a lo

'mperadore sanza parlare, inclinandosi solennemente. Ciascuno di loro

porta inanzi a sè una tavoletta di diaspro, o d'avorio, o di cristallo,

o di ametiste: inanzi a loro vanno tutti e pifferi, sonando di molti

e diversi strumenti. Quando el primo migliaio è passato, e fatto la

sua mostra, e' si tirano da lato a una parte. Poi passa oltre l'altro

migliaio, e così el terzo, e anche il quarto, a uno modo; nè uno solo

v'è che parli una sola parola. A lato a la tavola dello imperadore,

il quale siede in tribunale, seggono di molti filosafi e savi di

molte scienzie, come d'astronomia, di geometria, di negromanzia, di

idromanzia, di augurii e di molte altre scienzie. Alcuni di questi

filosafi ànno, inanzi a loro, astrolabii, sproni d'oro, vasi d'oro

pieni di sabione, teste di morti, ne le quali fanno parlare maligni

spiriti; e alcuni vaselli d'oro pieni di carboni ardenti; vaselli d'oro

pieni d'acqua; altri d'olio; altri di vino; oriuoli d'oro e molti altri

loro istrumenti, sicondo le loro scienzie. A certe ore, quando pare a

loro, e' dicono a' suoi vassalli e a' famigli, che tutta via stanno

inanzi a loro, disiderosi e pronti per fornire e loro comandamenti:

fate pace. Allora dicono e famigli: fate pace; ascoltate. Poi dicono

e filosafi: ciascuno faccia riverenzia, e fortemente inchini allo

imperadore, il qual è figliuol di Dio e signior superno di tutto

il mondo, perchè l'ora è di presente: e ciascuno abassa el capo a

terra. Poi dicono questi filosafi: levate su. Poi a un'altra ora

dirà un filosafo: mettete il vostro piccol dito nell'orechio vostro:

e subitamente egli el fanno. E un'altra ora dirà un altro filosafo:

mettete la vostra mano inanzi alla vostra bocca: e egli il fanno. Poi

dice un altro: mettete la vostra mano sopra la vostra testa: e egli

subitamente el fanno. Poi dice, che egli la levino; e così fanno. E in

questo modo, d'ora in ora, gli dicono diverse cose; e dicono che queste

cose ànno grandissimo misterio. Io gli domandai da parte, qual misterio

e qual significazione avevono queste cose. Egliono mi risposono,

che l'abassar le teste in questa ora aveva così fatto misterio, che,

tutti quegli che l'avevono abassata, sarebono sempre ubidenti a lo

imperadore, che nè per doni nè per promesse poterebono mai esere

corroti, nè, per alcuno avere, inclinati a fare alcuno tradimento. Di

mettere il dito nell'orechie dicevono, che niuno di quegli poterebe

mai udir cosa contro a lo imperadore, che subito non gliene dicessino,

se ben fussi il padre, figliuolo o fratello che 'l dicessi. E così di

ciascuna persona o di cosa ch'egli dicono o fanno fare, eglino dànno

diversi misterii. Siate certi che nessuna cosa si fa che appartenga

allo imperadore nè drappi, nè panni, nè veruna altra cosa, salvo che a

quella ora che dicono e filosafi, e' non moverebono un passo, se none a

punti di stelle. E se nella terra de lo 'mperadore si fa guerra, o vero

cosa a lui contraria, questo subito e filosafi e negromanti el vegono,

e dicono a lo 'mperadore, o al suo consiglio: Signiore, di presente

nella terra vostra, o in tal parte, si fa la tal cosa. E subito lo

'mperadore manda gente verso quella parte, e fa la sua providigione.

Quando e filosafi ànno così fatto e suoi comandamenti, e' pifferi

cominciono a sonare, e ciascuno el suo istromento, l'uno e poi l'altro,

e fanno una gran melodia. Quando ànno sonato un gran pezzo, uno de'

pifferi dello imperadore monta alto sopra una sedia lavorata molto

nobilmente, e grida, e dice: fate pace; e ciascuno si tace. Da poi

vengono tutti quegli del parentado dello imperadore, aparechiati molto

nobilmente di drapo d'oro, e quali ànno aparechiati cavagli bianchi,

quanti ne possono avere; e poi il siniscalco della corte chiamagli

tutti, e nomina prima il più nobile, dicendo: siate aparechiati con

el tale numero di cavagli bianchi per servire il nostro imperadore,

signior nostro. E così, digradando, chiama tutti quegli dello

'mperadore; e poi, quando gli à così chiamati tutti, e' passono inanzi

a lo 'mperadore l'uno dietro a l'altro; e, così ordinati, entrono

l'uno dopo l'altro e presenton loro cavagli bianchi a lo 'mperadore,

e passono oltre. E dapoi viene gli altri baroni, ciascuno di quegli

gli dona, o vero presenta gioielli, o vero altra cosa, sicondo la lor

condizione. Dipoi vengono e prelati de la lor legge, e ciascun gli dona

qualche cosa: poi quando egli ànno tutti oferto a lo 'mperadore, el

magiore de' prelati dona la sua benedizione, dicendo l'orazioni de la

sua legge. Poi cominciono e pifferi a sonare un'altra volta; e quando

gl'ànno così un pezzo sonato, e' restono e fanno venire inanzi allo

'mperadore lioni provati e altre bestie, aquile e avoltoi, e altre

ragione d'animali, di pesci e serpe, per fargli riverenzia, perchè e'

dicono che ogni criatura debe ubidire a lui e fagli onore e riverenzia.

E poi vengono giocolatori e incantatori, che fanno trope maraviglie;

però che fanno venire nell'aria el sole e la luna per sembianza (per

fare riverenzia al Re), di tanta chiarezza, che quasi l'uno non può

veder l'altro. Poi fanno venire la notte, sì che e' non si vede quasi

niente. Poi fanno ritornare el dì: poi fanno venire danze con le

più belle fanciulle del mondo, sì come paiono; e fanno venire altre

fanciulle, che portono coppe d'oro piene di latte di vacca, e dànno

da bere a' gran signiori e a gran donne; e po' fanno venire cavalieri

che giostrono nell'aria, armati molto pulitamente di tutte l'arme che

s'apartengono a giostra, e rompono le lance sì ferventemente, che e

tronconi volano per tutte le tavole. Poi fanno venire cacce di cervi, e

di cinghiali, e di cani coridori, e in somma fanno tante diverse cose,

che è una maravigliosa cosa a vedere. E questi giuochi fanno insino a

ora di mangiare. Questo imperadore à molte gente per servirlo, come

io v'ò altre volte detto, e di piferi el numero è di XIII. cornuas:

uno di questi cornuas fa di numero X. migliaia; ma e' none istanno

però tutti con lui: però che tutti e piferi vengono inanzi a lui di

qualunque nazione: egli gli fa tenere nella sua stanza; e quantunque

e' vadino in altre terre, egliono non dimeno si chiamono piferi dello

imperadore; e però n'è così gran numero de' valenti. E famigli[37] che

sono diputati a la guardia degl'ucegli, astori, girifalchi, sparvieri,

falconi gentili di riviera, e pappagalli parlanti, e altri uccegli; e

così quegli che guardano le bestie salvatiche, mille elefanti e più,

e altre diverse bestie arabiche, scimmie, marmotte, e altre bestie

sono per numero XV. cornuas: e li fisici per la sua persona sono

CCº., e i più sono cristiani, e sonvene XX. saracini; però che più si

fida nell'opere de' cristiani che de' saracini. L'altra comune gente

e famiglia è quasi innumerabile, e tutti ànno ciò che bisogna dalla

corte dello imperadore. Ne la corte vi sono molti baroni e servidori

che sono cristiani, che ivi stanno convertiti a la buona fede per le

predicazioni de' religiosi cristiani che ivi sono; ma vi è molti, che

non vogliono che si sappia, che sieno cristiani. Questo imperadore può

spendere quanto vuole sanza istimazione, perchè egli non fa spendere

oro nè ariento; nè d'altro fa moneta, che di corame e di papiro

improntato. Ed è la moneta di vario pregio, sicondo la impronta sua;

e quando la moneta è fatta vechia per molto manegiarla e è rotta e

guasta, el tesoriere dello imperadore ne dà della nuova per la vecchia,

una per una, per tutto el suo paese e per tutte le sue province, perchè

ivi, come ò detto, non fanno monete d'oro nè d'ariento; e però pote

egli spendere assai; ma dell'oro e dell'ariento, che è in suo paese,

fa tutta via lavorare nel suo palazo e far cose diverse e mutare e

rimutare sì come a lui piace. Nella sua camera è una colonna d'oro,

sopra la quale è un rubino de la lungheza d'un piede, el quale di notte

alumina tutta la camera. Questo rubino non è però diritto vermiglio,

ma tiene di colore d'un bruno amatista: ivi sono molte pietre preziose

e molti altri rubini, ma questo è el meglio e il più prezioso che lui

abia. Item, al tempo della state sta lo imperadore a una città, che è

inverso Bissa, la qual si chiama Sedon: ivi è assai freddo. Al tempo

di verno sta in una città di Camacalech, ove è molto caldo paese,

ma comunemente sta a Chaida, o vero in Ions, che è buon paese e asai

temperato, secondo el paese di là: ma di qua parrebbe troppo caldo[38].

Item, quando lo imperadore cavalca da un paese a l'altro, egli fa

ordinare IIIIº. oste delle gente sue. El primo oste va inanzi a lui

una giornata, però che questo oste giace la notte, dove lo 'mperadore

debe giacere la mattina: ivi truova ogni uomo ciò che gli bisogna; e a

questo primo oste, e da cavalo e da piede, son per numero L. cornuas:

un altro oste va a la destra parte, di lungi una meza giornata, e

l'altro a la sinistra parte altrettanto; e a ciascuno di questi due

osti son tante genti, quante nel primo. El quarto, che è assai magiore

che niun degl'altri, va dietro a lo 'mperadore, lontano a una arcata; e

ciascuno oste ànno la sua giornata ordinatamente in certi luoghi, dove

debono star la notte, e ivi egli truovono quanto fa di bisognio: e se

aviene che una di quelle oste muore, subito n'è rimesso un altro in suo

luogo, sì che il numero rimane sempre intero.

DELLA MANIERA DEL GRAN CANE QUANDO LUI CAVALCA, E DI COLORO CHE

CAVALCANO SECO, E DELLA SIGNIORIA E GRAN POSSANZA SUA.

E sappiate, che lo 'mperadore colla sua persona non cavalca mai:

el simile e gran signiori di là, salvo se eglino volessino andare

in alcuna parte con poca compagnia secretamente; e questo per non

essere conosciuto. Lo 'mperadore va in una carretta di IIIIº. ruote,

sopra la quale è una bella camera fatta d'una ragione legno chiamato

aloes, el quale è condotto per un fiume dal paradiso, come io ò detto

di sopra. Questa camera è molto odorifera, per cagione di questo

legnio, e è tutta coperta di dentro, la camera, di piastre d'oro con

pietre preziose e perle grosse: quattro elefanti e quattro destrieri

bianchi, coperti di riche coperture, tirono questa carretta, e sei gran

signiori vanno d'intorno a la carretta, a cavallo e aparechiati molto

nobilmente: e niuno s'aprossima a la carretta, salvo questi signiori

e quegli che son chiamati dallo imperadore per parlare. Sopra questa

camera sono posti certi girofalchi, a ciò che, vedendo lo 'mperadore

uno uccello salvatico, e volendo vedere e aver piacere di quello, gli

lascia uno d'essi suoi girofalchi e più, come gli piace: in questo si

piglia diletto passando pel paese. E, come io ho detto, niun cavalca

inanzi a lui di sua compagnia, anzi tutti vengono dipoi, lungo lui, e

niuno s'ardisce apressarsi a la camera, ecetto que' signiori che sono

intorno a lui: e tutto l'oste vien dopo lui pianamente, dove è gran

moltitudine di gente. In una simile carretta, e similmente ordinate

vanno le imperadrici, ciascuna per sè, in IIII. osti, a modo che va

lo 'mperadore, ma non con così gran moltitudine di gente. Dappoi il

primo genito suo va in un altro carro e per un'altra via, per questa e

con questa medesima maniera, ed è una maravigliosissima cosa a vedere

la gran multitudine di gente: nissuno crederebbe la somma, chi non la

vedessi! Alcuna volta aviene, che lo 'mperadore non va molto dilungi da

loro, anzi va insieme, e sono loro gente nobile e ordinate e partite

in IIII. parte[39]. Item, lo imperio di questo Gran Cane è partito

in XII. province: in ciascuna provincia sono più di duo mila città, e

ville sanza numero; e 'l suo paese è molto grande, però ch'egli à XII.

Re principali, de' quali ciascuno à molti Re sotto posti a lui, e tutti

ubidiscono al Gran Cane. La sua terra e la sua signoria dura tanto,

che si starebe a andare da l'un capo a l'altro, per mare e per terra,

più d'un anno: e pe' diserti, dove non si truova alcuna villa, vi sono

ordinati ostelli per giornate, dove i trapassanti possin trovare quel

che gli fa bisognio, a ciò che si possa andare per lo paese.

DEL MODO CHE OSSERVONO E CORRIERI SUA IN PORTARE PRESTO LE NUOVE, E

DELLE COSE CHE SI FANNO AL GRAN CANE QUANDO CAVALCA PER LO SUO PAESE.

In quello paese è una maravigliosa usanza, ma è utile, perchè quando

alcuno contrario viene, o altre novelle che tocchi allo imperadore,

sì sa tanto in un dì, che un altro non saprebbe in tre, perchè ha

gli cavallari ordinati che subito montono sopra durmedrari, o vero

cavagli corridori, e vanno sempre correndo infino a uno oste de'

predetti; e, quando lui s'appressa, suona un corno, e colui che è

all'oste lo intende, e subito è aparechiato un altro e dà le lettere,

e va correndo; e così, correndo, tramutandosi l'uno e l'altro, giugne

a lo 'mperadore; e a questo modo à presto novelle: e son questi

corrieri nel lor linguaggio chiamati adilla, che tanto vuol dire,

quanto messaggieri. Quando lo 'mperadore va da un paese a un altro,

sicondo il modo che io ò detto, e passa per le città e per le ville,

ciascuno inanzi al suo uscio fa fuoco, e ardono polvere d'incenso

molto odorifero, per donare buono odore a lo 'mperadore; e le genti

s'inginochiono intorno a lui; e lungo le contrade sì gli fanno gran

riverenzia: e i cristiani e i religiosi, che stanno nelle sue terre,

gli vanno inanzi a la procissione colla croce e aqua benedetta; e

andando verso lui cantano ad alta boce:_ Veni, creator spiritus_.

E quando egli ode, comanda a' signiori, che sono dallato a lui, che

cavalchino e faccino venire inanzi a lui questi religiosi. E quando

e' s'appressono e che vede la croce, si leva el suo galeotto, che

siede sopra a la sua testa a modo d'un cappello di feltro, fatto

d'oro e di pietre preziose e di perle grosse, el quale è tanto ricco,

che sarebe stimato un reame di quel paese; e poi s'inginochia contro

a la croce e fagli riverenza. Poi il prelato di questi religiosi

dice inanzi a lui orazioni, e poi lo benedice colla croce; e lui

s'inchina alla benedizione molto divotamente: e poi il prelato gli

dona alcun frutto al numero di nove in un piattello d'ariento, cioè

pere, o frutte, o pomi, o altre frutte; e lui ne piglia uno, e poi

ne dà agli altri signiori che son d'intorno; però che l'usanza è

tale, che niuno forestieri venga inanzi, che non gli doni qualche

cosa, sicondo l'antica lege, che dice. _Non apperebis in conspectu

meo vacuus_. Di poi lo 'mperadore dice a li religiosi, che si tirino

indietro, a ciò che non sieno soffocati per la grande multitudine de'

cavagli che vengono. El simile fanno a quelli che stanno nel campo

della imperadrice: il simile fanno al primo genito, presentandogli

dei frutti. E sapiate, che queste tante genti, che sono in queste

tante oste d'intorno a lui e intorno alle moglie e i suoi figliuoli,

non istanno continuamente con lui, ma, ogni volta che gli piace, son

comandati, e poi tornono nelle propie stanze, salvo quegli che stanno

per servire a lui e alle sue moglie e lor figliuoli per governare

la sua corte. E quantunque tutti gli altri si partino, non dimeno

comunemente e onorevolmente si stanno con lui nella corte L. mila

uomini da cavallo e dumila da piedi, sanza e pifferi, e sanza quegli

che guardano le bestie salvatiche, e gl'uccegli; el numero de' quali

ò di sopra detto. Sotto il firmamento, nè sopra terra, nè sotto terra

non è sì gran signore[40], come è il Gran Cane. El prete Giovanni,

el quale è imperadore dell'alta India, e 'l Soldano di Babillonia

con lo imperadore di Persia, nè di nobilità, nè di richezze non ànno

comparazione alla sua possanza; imperò che egli avanza tutti i principi

terreni. Adunque gran danno è che e' non creda in Dio fermamente. Lui

ode molto volentieri parlare di Dio, e lascia farsi cristiano chiunque

vuole per tutto el suo paese; però che a niuno è negato e vietato a

mantenere qual legge si vuole. In questo paese uno à cento moglie,

uno XL.; e chi più, e chi meno: egli pigliono le loro parenti per

moglie, ecetto la madre, e le figliuole, e le sorelle; ma egli possono

pigliare le sorelle da parte di padre d'un'altra femmina, e le moglie

de' frategli, dopo la morte. E' portono tutti e drappi larghi sanza

foderare, e sono interi dinanzi e di dietro, e dallato è allacciato

e formato di seta; e portono le pelliccie di sopra, e non portono nè

vestono nè usono cappucci. Usono una maniera di mantegli fessi dallato,

sopra e quali si vestono e capucci a modo d'un capperone. Le femine

loro si vestono a modo che gli uomini, sì che e' non si conoscono

gl'uomini dalle femine, se non le maritate, che portono un segno sopra

'l capo; e gl'uomini non istanno insieme colle femine, ma ciascuno da

sè; e l'uomo va da quella che gli piace a la sua casa; uomini e femine.

Le case loro sono ritonde, fatte di bastoni, con una sola finestra

ritonda di sopra, la quale fa i' lume, e dove n'esce il fummo: il

coperto e le parete dentro sono di feltro. Quando e' vanno in guerra,

e' portono le case seco a modo che noi facciamo le tende e' padiglioni,

e fanno el fuoco nel mezzo della casa. Item, egli ànno grandissima

moltitudine d'ogni maniera di bestiame, salvo che de' porci, de' quali

egli non notriscono.

I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 2 · 第 9 / 18 题