Da questa isola si va per lo mare Occeano a una isola chiamata Raffo.
La gente di questa isola, quando gli amici lo' sono amalati, egliono
gli apicono a uno albero, e dicono, ch'egli è meglio, che gl'uccegli,
e quali sono angioli di Dio, gli mangiono, che sien mangiati in terra
da' vermini, che sono così brutti. Da questa isola si va a un'altra
isola, dove son gente di malvagia natura. Questi nutricano di gran
cani, e sì gli tengono per fare istrangolare i lor parenti, quando
sono amalati, perchè egliono non aspettono tanto che muoino della loro
morte naturale, perchè e' dicono, che e' sofferiscono troppo gran pena.
E quando sono così strangolati, si ragunono insieme per mangiarli in
luogo di cacciagione.
D'UNA ALTRA ISOLA CHIAMATA MULCA, DOVE SONO CATTIVISSIME GENTE CHE
BEONO SANGUE D'UOMO; E DELL'ISOLA CHE SI CHIAMA TRACONDIA, DOVE SON
GENTE CHE NON PARLONO, MA SIBILLANO.
Da poi si va per molte isole di mare per insino a una isola, che si
chiama Mulca; e quivi è ancora cattivissima gente, perchè e' non si
dilettono in alcuna cosa, tanto quanto fanno nel battagliare e in
uccidere l'un l'altro, e spezialmente forestieri: e egliono beono
tropo volentieri sangue d'uomo; il qual sangue chiamono Dan: e quello
che più ne può uccidere, è più onorato fra loro. E se due persone, che
si portino odio, si sono acordati per amici, o vero che alcuni fanno
patto e obligazioni fra loro, fa di bisogno che ciascun bea del sangue
dell'altro, altrimenti la concordia, o patto, o vero obligazione sarebe
nulla: se un facesse contro a tal concordia, o patto, o ubligazione, di
nulla sarebe biasimato nè riprobato. Da questa isola si va per mare,
di isola in isola, infino a un'altra isola che si chiama Tracondia,
ove sono le gente tutte bestiale a modo che inrazionale, e stanno in
caverne che fanno in terra, perchè e' non ànno tanto senno che sappin
fare case; e mangione carne di serpenti e altre brutte cose. Egliono
non parlono, ma sibillano l'uno a l'altro a modo di serpenti, e di
nesuno aver si curono, salvo che d'una pietra preziosa, la quale è
di XL. colori; e però il nome dell'isola è chiamata Tracondia. Egli
amono molto questa pietra, e non sanno che virtù s'abbia, ma egliono
disiderono solamente la sua belleza.
DELL'ISOLA ONGAMARA, DOVE SON GENTE CHE ÀNNO TESTE DI CANI, CHE SI
CHIAMONO CENOFALI, E DELLA GIUSTIZIA DEL SUO RE.
Dopo questa isola si va per mare Occeano per molte isole infino a
una isola chiamata Ongamara[23], la quale è molto bella e grande e
tiene di circuito più di mille leghe. Tutti gl'uomini e le femine
di questa isola ànno teste di cani, e son chiamati Cenofali, e sono
gente ragionevole e di buono intelletto, e adorono un Bue per suo Dio,
e ciascuno di loro portono nella testa uno Bue d'oro o d'ariento,
a dimostrazione che egliono amono bene il loro Dio: e vanno tutti
ignudi, salvo che portano uno drappetto per coprire le loro secrete
membra. Eglino sono grandi, forti e buoni combattenti: eglino portano
una targa grande, che gli cuopre tutto il corpo, e una lancia in mano;
e se pigliono alcuno in battaglia, e' lo mangiono. El Re di questa
isola è molto potente e ricco e divoto, sicondo la lor legge, e porta
intorno al suo collo CCCº. perle grosse d'oriente, incordate d'ariento
a modo di pater nostri. E come noi diciamo pater nostri e ave Maria,
contando e pater nostri d'ambra in ambra, così questo Re dice ogni dì
CCCº. prieghi divotamente al suo Dio prima che mangi. E similmente
porta ancora intorno al suo collo un rubino orientale fine, nobile,
lucente, el quale è quasi lungo un piè, e V. dita largo; però che
quando egli elegono il loro Re, egli gli dànno a portare questo rubino
in sua mano; e così lo menono cavalcando d'intorno alla sua città; e
da quel dì innanzi e' son tutti ubidienti a lui; e il Re debbe portare
tutta via questo rubino intorno al suo collo, perchè se egli non avessi
il rubino, e' non lo terrebono punto per Re. El Gran Cane di Catai à
molto disiderato di questo rubino, ma mai non l'à potuto avere, nè
per guerra, nè per niun modo. Questo Re è molto divoto, sicondo la
lor legge, e molto giusto; per la qual cagione si può andare molto
sicuramente per tutto il suo paese, e portare tutto ciò che gli piace,
che niuno sarebe tanto ardito che rubasse alcuno, imperò che el Re
subito ne farebe giustizia.
DELL'ISOLA DI SILLA, E DI MOLTE STRANE E DIVERSE NATURE D'ANIMALI CHE
QUIVI SI TRUOVONO.
Da questa isola si va a una altra, la qual si chiama Silla, la quale
circunda circa V. Cº. leghe. In questa isola è molto la terra guasta e
diserta, nella quale sono molti serpenti, e tanti dragoni e cocodrilli,
che niuno ardisce star quivi. Questi coccodrilli sono serpe gialle e
rossette, e àno quatro piedi, le gambe corte e l'unghie grande: alcuni
sono lunghi sette torse, alcuni X; e dove e' vanno per lo sabbione,
pare che un grande albore vi sia strascinato. Ivi sono molte altre
bestie salvatiche e spezialmente leofanti. In questa isola è una
montagna assai grande, e in mezo di quella è un lago grande, in un
bel piano, et evvi grande quantità d'acqua; e dicono che Adam et Eva
piansono sopra questa montagna Cº. anni, quando furono scacciati del
paradiso, e per lo lungo pianto, delle lagrime loro si fece questo
lago: e nel fondo di questo lago si truova di molte pietre preziose
e perle grosse. In questo lago crescono di molte canne e di grandi
glagos, e sonvi dentro molti coccodrilli ed altre serpe e di grande
sansughe[24]. Il Re del paese, ogni anno una volta, dà licenza a le
povere gente d'entrare in questo lago a pescare di queste pietre; e
questo fa per limosina, e per amor di Dio e di Adam; e ogni anno se ne
truova assai; ma per le serpe e vermi che vi son dentro, e' s'ungono
le mane e le braccia di sugo di limoni e d'altre erbe, e poi non ànno
paura nè di cocodrilli e d'altri vermini. Questa acqua corre e passa
per una costa della montagnia: in questo rivolo si truova gran quantità
di pietre preziose e di perle; e dicono comunemente in questa isola,
che nè serpente, nè bestie salvatiche del paese non tocherebono, e
non farebono male, nè alcuno dispiacere a' forestiere niuno che entri
nel paese, salvo solamente a quegli che son nati nel paese. In questo
paese, e negli altri che sono d'intorno, sono oche salvatiche, che ànno
due teste. E qui son lioni bianchi tutti, e grandi come buoi, e molte
altre bestie diverse. Ivi sono uccegli che non sono di qua da mare. E
sappiate, che in questo paese, e in altre isole d'intorno, el mare è
tanto alto, che pare che penda dall'onde, e che deba coprire tutta la
terra[25]. Io non so perchè modo si possa così sostenere, eccetto che
per la divina grazia: ed è bene tanto alto verso l'alta Libia; e però
dice David: _Mirabiles helactiones maris, mirabilis in altis Dominus_.
DELL'ISOLA DI DONDINA, DOVE E' MANGIONO L'UNO L'ALTRO, QUANDO NON
POSSONO SCAMPARE; E DELLA POSSANZA DEL LORO RE, IL QUAL SIGNIOREGIA
LIIIIº. ISOLE; E DI MOLTE MANIERE D'UOMINI, I QUALI ABITONO IN QUESTE
ISOLE.
Da questa isola, andando per mare verso mezo dì, è un'altra contrada
e larga isola, chiamata Dondina. In questa isola son gente di diverse
nature, perchè il padre mangia el figliuolo, e il figliuolo el padre,
e il marito la moglie, e la moglie il marito. Quando el padre o la
madre o veruno altro di loro amici sono amalati, subito el figliuolo,
o vero altri, vanno al Padre de la lor legge e prieganlo, che voglia
adomandare al suo idolo, se 'l padre morrà di quella malattia, o no.
El Padre della loro leggie allora va, insieme col figliuolo dello
ammalato, innanzi al loro idolo; e per virtù del diavolo, el quale v'è
dentro, gli risponde e dice, che egli non morrà di quella infermità; e
insegna loro in qual modo debba guarire. E allora el figliuolo ritorna
e serve el padre, e fagli ciò che l'idolo gl'insegnò, per insino che
'l padre è guarito. El simile fanno le mogli pe' mariti, e' mariti
per le mogli, e gli amici l'uno per l'altro. Ma se l'idolo dice, che
deba murire, alora il prete va col figliuolo, o cola moglie, o vero
coll'amico a l'amalato, e sì gli mettono un panno sopra la bocca per
torgli il fiato; e così, soffocandolo, lo uccidono. E poi tagliono
il corpo in pezzi, e fanno pregare tutti i loro amici che venghino a
mangiare di questo corpo morto, e fanno venire quanti pifferi possono
avere, e così il mangiono con gran festa e con gran solennità. E quando
egliono ànno mangiato la carne, pigliono l'ossa e sì le seppelliscono,
cantando e facendo gran festa e gran melodìa; e tutti e lor parenti,
che non sono stati a questa festa, sono riprobati, e ànno gran vergogna
e dolore, perchè più non sono riputati per amici: e dicono gli amici,
che lor mangiono le carne per liberarlo delle pene, sì com'egli dicono.
E se la carne è troppo magra, gli amici dicono, che egl'ànno fatto
gran peccato averlo lasciato tanto languire e sofferire pena sanza
ragione; se ella è grassa, egli dicono, che ciò è ben fatto, e che
presto l'ànno mandato al paradiso, e non à punto sofferto pena. Il Re
di questa isola è molto possente, e à di sotto di lui liiiiº. isole
grande, le quale io l'ò tutte vedute. Nelle quale isole son molte e
diverse gente; e ciascuna di queste isole à un Re coronato; e tutti
questi Re ubidiscono a lui. In una di queste isole stanno gente di
grande statura, come giganti e spaventosi a vedere. Questi ànno solo un
ochio in mezo la testa, e non mangiono altro che carne e pesci sanza
pane. E in una altra isola, verso mezo dì, stanno gente di brutta
statura e di malvagia natura. Questi non ànno punto di testa, e ànno
gli occhi nelle spalle e la bocca storta a modo che d'un ferro di
cavallo in mezo el petto. In altra isola son gente sanza testa, e ànno
gli occhi e la bocca dietro alle spalle. In un'altra isola son gente
che ànno la faccia tutta eguale sanza naso e sanza ochi, salvo che
due buchi ritondi nel luogo degli ochi, e una boca piatta a modo d'una
sfenditura sanza labbra. In un'altra isola son gente di brutta fatta,
che ànno labbra di sotto la bocca grande, che quando vogliono dormire
al sole, e' si quoprono tutta la faccia di questo labbro. In un'altra
isola sono piccole genti a modo di nani, e tutte sono due tanti magiori
che li pigmei. Questi ànno un piccolo buco in luogo di boca, per lo
quale e' conviene lor pigliare, per un legnio bucato, tutto ciò che
mangiono e beono. Egli non ànno lingua, nè parlon punto, salvo che
egli sibillono, e fanno segni l'uno all'altro a modo che' muti, alla
mutesca; e così intendono l'uno l'altro. In un'altra isola son gente
che ànno orechie, che gli pendono infino a' ginochi. In un'altra isola
son gente, che ànno piedi di cavallo: questi sono forti e possenti, e
corono forte per modo, che, correndo, pigliono bestie salvatiche, le
quali mangiano. Item, in un'altra isola son gente che vanno in quatro
sopra e piedi e mani loro, come fanno le bestie: questi sono tutti
pilosi, e salgono legiermente sopra gli alberi, come fanno le scimmie,
e così prestamente. Item, in un'altra isola sono ermofroditi, cioè
uomini e femine insieme, che ànno una mamilla dalla parte destra, e
niente da l'altra, e ànno membra d'ogni ragione d'uomini e di femmine;
e usano di quel che gli piace, dell'uno una volta e dell'altro l'altra.
Quando egliono usono el sesso femminino, egli ingenerono figliuole; e
quando egliono usono el mascolino, egli concipono e portono figliuoli.
In una altra isola son gente che vanno sempre co' ginochi molto
maravigliosamente, e pare che a ogni passo debbin traboccare; e da
ciascun piede ànno otto dita. Nelle altre isole ivi d'intorno, son
molte altre maniere di gente, delle quale si potrebe tenere lunghissimo
parlamento, ma perchè la materia mia sarebe troppo lunga, io me ne
passerò assai brevemente.
DEL REAME DI MAURI CH'È MOLTO BUONO E GRANDE, E DELLE MANIERE E COSTUMI
DI QUELLE GENTE.
Di questa isola andando per lo mare Occeano, verso oriente per molte
giornate, si truova un gran paese e un gran Reame, el qual si chiama
Mauri. Questo paese è in India magiore, e è la migliore terra, e il
migliore paese, e più dilettevole, e abondevole d'ogni cosa, che sia in
possanza de l'uomo. In questa terra stanno molti cristiani e saracini,
perchè il paese è grande e buono. In questo paese sono più di mille
città, o vero dumila città grande, sanza le ville. El popolo è molto
grande in questo paese, più che i' nisuno altro luogo di India: per la
bontà sua[26] nissun dimanda pane per Dio, però che in tutto el paese
non è povero alcuno. Ivi sono bella gente, ma sono molto pallidi e
ànno gl'uomini la barba chiara con pochi peli e lunghi; quasi che uno
uomo non à L. o LX. peli nella barba, un pelo in qua l'altro in là,
a modo d'una barba di leopardo, o vero di gatta. In questo paese sono
le femine molto più belle che i' niuno altro luogo. La prima città di
questo paese, la quale è una lega dilungi dal mare, si chiama Latori, e
è assai più grande che non è Parigi. In questa città è un gran fiume,
che porta navilio, el quale va infino al mare: niuna città è così ben
fornita, come è questa: tutti quegli del paese adorono idoli. In questo
paese tutti gli uccegli sono due volte magiori che di qua: ivi sono
oche bianche e rosse intorno al collo, e ànno uno grosso becco sopra
la testa e sono dua volte[27] magiori che le nostre. E ivi sono gran
quantità di serpi, delle quali e' fanno gran festa, e sì le mangiono
con gran solennità; però che chiunque avessi fatto una gran festa,
e avessi dato tutte le vivande che si sapessi dare, non avendo dato
una vivanda di queste serpi, non arebe fatto nulla; però che niuno
aprezerebe cosa che avessi fatta ma'. Buone città sono in questo
paese, e ivi si è grande mercato di vivere che non saperei dire, nè
io domandare. In questo paese son molte chiese di religione sicondo
la lor legge; e sono in queste chiese idoli grandi come giganti, a'
quali idoli dànno a mangiare il giorno delle feste loro in questo modo:
e' portono le vivande inanzi a loro così calde, come le tolgono dal
fuoco e lasciono ascendere il fummo inverso l'idolo: alora dicono, che
l'idolo à mangiato: e dipoi e riligiosi mangiono di queste vivande. In
questo paese son galline bianche, che, in luogo di piuma, ànno lana
bianca, come pecore. Le femine maritate ivi portono un segnio a modo
che un corno sopra la testa, per esere conosciute da quelle che non son
maritate. In questo paese è una bestiuola chiamata idria[28], la quale
abita in acqua, e vive di pesci. Le gente del paese amaestrono questa
bestiuola per modo, che a lor piacere la gittono nell'acqua, e ne'
laghi, e ne' fiumi profondi, e quela bestiuola areca fuori presto di
gran pesci; e così ne pigliono quanti ne vogliono. Passammo per questo
paese per molte giornate.