Pietro Schiavino, dopo aver letta tutta la lettera, è diventato serio,
triste. Gli succede sempre così, ogni qual volta si trova dinanzi il
suo vecchio compagno d'arme, o si trova con lui in qualche rapporto.
... Quante speranze, quante lotte, quanti sacrifici per un ideale
comune, e adesso?.. Eppure, Stefano Cogoleto, di Sarzana, è un
galantuomo, un gran galantuomo, un patriota e, per Dio, un fegato
sano!... Mah!... L'ambiente parlamentare!... È stato l'ambiente
parlamentare!... Lo ha guastato e rammollito completamente!... Peccato!
SCHIAVINO (_dopo queste considerazioni e fatto un sospiro, si rivolge
a Giordano Mari, indicandogli una seggiola_) Prego... se vuol sedere.
GIORDANO MARI. Se in questo momento ella ha da fare, io tornerò più
tardi; anche domattina, se le fosse più comodo. Mi basta, per il
momento, di averle consegnato la lettera del colonnello Cogoleto e di
aver avuto l'onore di conoscerla personalmente. Vuol fissarmi un'ora?
Quando vuole. Sono sempre a sua disposizione.
SCHIAVINO. No, no; anche adesso; ciò che vuol dire, dica pure.
GIORDANO. Ma... e allora come si fa? (_gli indica un gran cartello
appeso ad un uscio, sul quale è stampato a lettere cubitali_):