Carissimo Schiavino!
«Se la monarchia, presentemente, ci divide, il nostro cuore, il nostro
passato e la reciproca stima ci riuniranno per sempre; ed è con questa
sicurezza, oso dire con questo diritto, ch'io ti presento il mio
egregio amico Giordano Mari. Egli desidera darti alcune spiegazioni,
ed io stesso l'ho consigliato, l'ho indotto a questo passo dopo aver
molto pensato e discusso, e dopo aver finito dove si avrebbe dovuto
incominciare, col ricordarsi sopra tutto che tu sei un uomo di primo
impeto, ma di gran cuore, e agire in conseguenza.
«Un duello?... Perchè?... Anche Giordano Mari ha già fatto e assai
brillantemente le sue prove. Tutti e due avete da lavorare; un
duello sarebbe un perditempo inutile e dannoso, perchè maggiormente
divulgherebbe l'offesa e ne darebbe cognizione a una persona cara, per
la cui felicità e tranquillità Giordano Mari è in dovere di compiere
qualunque sacrificio, anche quello del proprio risentimento.
«Va bene?
«Io ti conosco; so, da tutta la tua vita d'uomo, di soldato e di
pubblicista (e di ciò ho reso convinto anche il mio egregio amico),
so che tu non attacchi mai nessuna persona con mire indirette, o
per partito preso. Avrai ragione, avrai torto, ma tu, singolare
temperamento di giornalista... politico, scrivi soltanto ciò che ti
esce dal cuore. Il tuo _articolo_, però, a ragione o a torto, non è
mai altro che un moto, un impeto spontaneo e prepotente del tuo animo
libero, fiero, generoso, ma che può anche ingannarsi... o essere
ingannato.
«È per tutto ciò, per questa tua bella e nobile schiettezza, che i tuoi
vecchi amici, diventati oggi tuoi avversarii politici, ti conservano
per altro e ti professano intera e inalterata la loro stima e contano,
con orgoglio, sul ricambio della tua buona e fedele amicizia.
«Io, come te, avevo giudicato _molto severamente_ il professore Mari.
Spero che tu, con me, finirai col ricrederti sul suo conto.
«Una stretta di mano dal tuo caporale del '60 e dal tuo colonnello del
'66.