«Si ricordi: mi deve scrivere tutti i giorni. La mattina, la prima
cosa, appena alzato; e la sera. Ogni lettera la chiuda in una busta,
colla data del giorno. Me le manderà tutte insieme, appena avrò trovato
il modo di poterle avere.
«E Padova?... Come sento che mi dovrebbe piacere! Chissà, _un giorno_,
se la vedrò? E i suoi parenti? Immagino quante feste le avranno fatto.
Mi scriva tutto. Mi dica, anche, se suo fratello le rassomiglia: se ne
ricordi. I padovani, adesso, m'interessano molto più dei milanesi.
«_Un giorno_, voglio vederla la camera sua; di casa sua; dov'è ora, in
questi giorni; dove legge le mie lettere, dove pensa a me, dove _scrive
molto_... a me».
Il dì dopo, niente lettere «ferme in posta» per Giordano Mari; poi una,
quasi tutti i giorni.
«Sabato mattina, ore 5.
«Le finestre della mia camera sono ancora chiuse. Scrivo col lume.
«La Rosina, l'altro giorno, appena a casa, ha detto tutto. Grandi scene
anche per le lettere: la mamma ha sempre il dolor di capo. Non la vedo
da due giorni. Mi ha mandato il dottore a farmi una fiera intemerata e
a dichiararmi che, «se continuo così», posso far conto di non vederla
mai più. Ma il buon dottore, colla sua faccia tetra e il suo occhio
terribile da Torquemada, non mi fa paura, perchè mi adora.
«Il papà, povero papà, ha cominciato pure per farmi la sua bella
sgridata... e ha finito coll'abbracciarmi, piangendo. Ho pianto tanto
anch'io! Mi ha pregata, supplicata _per il mio solo bene_... Per
consolarlo, gli ho promesso tutto. Ma poi, a poco a poco, so io come
pigliarlo il papà; e come convincerlo e persuaderlo a proposito... _del
mio solo bene_. Oh, se invece di scriver libri, lei scrivesse musica...
No, no! allora _lei_ non sarebbe più _lei_.
«La mamma ha messo alla porta il Barbarani, il quale, per colpa nostra,
ha contro di sè tutti i milanesi inferociti, specialmente donna Fanny
(che credevo tanto mia amica), Guido Bardi e, s'intende, quell'altro,
che non mi vuol più. La marchesa Gonzales è la sola, che osi difendere
il Barbarani, ed ha il coraggio di sostenere che, per quanti letterati
e poeti e scienziati abbia mai conosciuto, il più simpatico è Giordano
Mari. — Non monti in superbia. C'è di mezzo una certa gita in _stage_
combinata dalla Fanny col Bardi e con altre signore e alla quale la
marchesa non è stata invitata.
«Sento la Rosina nel corridoio; spengo il lume...
«Decisamente la Rosina ha l'incarico di farmi la guardia. È venuta fin
sull'uscio: ha spiato dal buco della chiave: ha picchiato pianino...
sicura che dormissi, è tornata via.
«_Devo_ dirle ancora un'altra cosa, poi basta.
«In me c'è una gran contraddizione: capisco che lei non possa credere,
ed io, invece, credo. _Un giorno_, mi spiegherà, non è vero, questa
contraddizione?
«Ieri, dunque, le devo dire, che sono stata a confessarmi dal mio
solito confessore, don Fulvio Crespi, il parroco di San Fedele:
quello stesso che mi ha tenuta a battesimo. Ormai sono in collera con
tutti!... Avevo bisogno anch'io d'una parola buona, affettuosa, di
pace, di speranza e di perdono. Invece... niente. Anche don Fulvio era
già stato istruito, preparato dalla mamma, e mi ha tenuto per due ore
un magnifico ragionamento pieno di eloquenza e di belle citazioni; ma
inconcludentissimo.
«_Il tempo_: mi fanno un gran caso, del tempo. Non ho avuto nemmeno il
tempo di conoscerla abbastanza per...» (devo dire come dicono tutti,
e anche don Fulvio) «per innamorarmi seriamente». Non possono capire
com'è successo, sono tutti curiosi di saperlo... e lo domandano a me!
Don Fulvio ha un gran talento; è fortissimo, dicono, in teologia, in
numismatica, nella storia delle famiglie patrizie milanesi; insegna
Dante e Petrarca; predica che è un incanto; ma di certi argomenti, si
capisce, ne parla a orecchio, e perciò non persuade.
«Gli avrei voluto rispondere, a proposito del tempo: — E allora, come
mai, con Nino Sebastiani ho avuto tutto il tempo, tanto tempo... ed ho
ottenuto questo bel risultato... che non mi vuol più?
«Quel primo giorno, quella domenica, se ne ricorda?... Io ero confusa
nella folla: lei su, in alto, solo, più grande di tutti.
«Lei mi ha guardata: è bastato.
«Non è il tempo che passa quello che conta; ma il minuto che arriva e
cambia tutte le cose e ferma tutta la vita.
«È vero: non mi sento bene. Tutti mi trovano con una bruttissima cera.
Questo «_bruttissima_» comincia ad inquietarmi. Che cosa succederà?
«Mi preoccupa e m'inquieta, non per i milanesi ma per i padovani. E suo
fratello? Sapesse quanto ci penso e come ho paura... di non piacergli
subito. Vorrei tanto ch'ella avesse anche una sorella. Con sua sorella,
sì; con sua sorella — non è vero? — potrebbe parlare di me anche senza
nominarmi... per ora.
«Quanto vorrei bene ad una sua sorella!