Giordano Mari, quella sera stessa, dopo lasciato Tancredi, tanto per
fare ancora quattro passi e finire lo zigaro, torna alla posta. Non ci
sono lettere. Ne trova, invece, due, la mattina dopo. Sorride contento,
guardandole a lungo, accarezzando coll'occhio amoroso, commosso, il
bel caratterino lungo, sottile, preciso. Si caccia in una via remota,
per non essere disturbato dalla gente, le apre e le legge per ordine di
data.
«Mercoledì sera, ore nove.
«Tua, sempre tua.
Emma».
— Cara!... Cara figliuola!...
«Giovedì mattina, ore sette.
«Le scrivo in fretta e in furia e telegraficamente, perchè ho il
sospetto che la Rosina — la mia cameriera — abbia ricevuto l'incarico
di sorvegliarmi e riferire; e poi così vinco la soggezione, perchè
_scrivere a lei_ mi fa soggezione. Chi sa che cosa dirà dei miei sgorbi
e dei miei sbagli! Andando alla messa, metterò in buca io stessa tutte
e due le lettere, il salutino che le ho mandato ieri sera, e questa.
C'è una buca sull'angolo, vicinissimo alla chiesa. Per quanto abbia i
miei fondati sospetti sul conto della Rosina, essa non potrà impedirmi,
intanto, di mandarle queste due lettere. Tornata a casa... sarà quel
che sarà.
«Dio, Dio, anche ieri che giornata! Che brutta giornata! La mamma non
ha fatto che piangere; poi ha finito a letto col solito dolor di testa
dei grandi dispiaceri, e non ha ricevuto che il dottore, la Fanny e
Guido Bardi. Temo che questi due sieno molto nemici suoi. Si regoli.
«Che vita, però, da un giorno all'altro! Che cambiamento! Tutti mi
fanno il muso! Persino le persone di servizio sono contro di me. Quanti
guai, quante lacrime, quanti rimproveri! Prediche, poi, da tutte le
parti.
«Chi mi fa pena è il babbo; e mi fa pena, appunto, perchè non parla!
Sarei così contenta se si sfogasse anche lui a strapazzarmi; invece,
niente. Soffre, e soffro anch'io, vedendolo così.
«Quando non penso a lei sono molto infelice; ma a lei ci penso sempre
e allora tutto passa e torna il sole. Mi promette che _un giorno_
vorrà molto bene al babbo?... Ed anche all'_Ernani_, al _Trovatore_,
al _Ballo in Maschera_? È una manìa; è la sua manìa. Ma è tanto buono,
tanto onesto e leale!
«Coi Sebastiani, _rottura completa_. La madre Sebastiani è furente
contro di me, e suo figlio ha dichiarato al dottore di «non volermi
più, nemmeno se mi vedesse a pregare, a supplicare, a morire». E ha
ragione, mille volte ragione.
«È venuta in camera la Rosina e subito se ne è andata. Forse è corsa
dalla mamma colla notizia che sto scrivendo. Mi ha guardato con certi
occhi!... E i _suoi_ occhi?... Non li vedo più. Cioè, li vedo sempre,
ma... dove sono?
«Adesso, dunque, con Sebastiani, finito; non mi vuole. Nessuno più mi
vuole. E lei?»