DURANTE E DOPO LE _Trascrizioni di Liszt sul Don Carlos_ E IL «PACE,
MIO DIO!» DELLA _Forza del Destino._
Giordano Mari e donna Fanny dietro la stessa portiera che nascondeva
prima donna Fanny e Guido Bardi.
GIORDANO MARI (_tenero_) Finalmente!
FANNY. Bravo, professore! (_Quando è stizzita o vuole scherzare lo
chiama sempre professore_). Vi ricordate che ci sono anch'io a questo
mondo!
GIORDANO MARI (_inchinandosi graziosamente ed osservando con un sorriso
di compiacenza e una cert'aria di ricognizione tutto ciò che rivela
lo scollo del busto o che lasciano trasparire i veli e le trine_)
Bellissima!...
FANNY (_percuotendolo leggermente sui capelli col ventaglietto lungo,
chinese_) E... soltanto per lei!
GIORDANO MARI (_continua ad ammirarla, approvandola per la toilette e
il resto_) Brava! Brava! _Patet dea_!
FANNY (_calmandosi; fissando, come Emma, i bei denti bianchi
di Giordano Mari) Con questi calori!... Con un programma
storico-biografico_ di dodici numeri!.. Dall'_Oberto di San Bonifacio
al Falstaff_!.. (_Sempre come sopra e cogli occhi sempre più lucenti_)
Se proprio non fosse stato per il signor professore, avrei inventata
l'emicrania; oppure che mio marito doveva arrivare da Roma!
— Vi offrirò un quadretto votivo: Per _grazia ricevuta_!
FANNY (_Percuotendolo ancora col ventaglio, ma più forte e sul naso_)
Sciocco!.. (_Tornando in collera_) Tutta sera, sempre con Emma!..
Ed io, invece, per tutta sera, rimproveri, minaccie, disperazioni e
lacrime! Un bel divertimento! Musica e gelosia! E intanto Emma si monta
la testa. Non dica di no! Si vede subito! Si monta la testa! Voglio
sapere di che cosa parlavate, vicini vicini, come due colombe, sulla
ringhiera del terrazzo, il professore fissando le stelle, la signorina,
la punta dei piedi! — Voglio saperlo!
— Si parlava di cose indifferentissime! Di arte, di letteratura, di
filosofia; di Nietzsche e... di Puvis de Chavannes.
— Una conferenza! Un'intiera conferenza! (_Più stizzita che mai_)
Lei, caro signore, doveva farsi presentare alla marchesa Gonzales,
come le avevo imposto; doveva far la corte alla marchesa Gonzales
e tenerle alla marchesa le sue conferenze! Invece, il grand'uomo si
diverte a farsi ammirare, a farsi adorare dalle fanciulle sentimentali,
dalle fanciulle poetiche, ispirate! (_Con un sorriso e un'occhiatina
maliziosa_) Ma... no, professore! (_Scrollando il capo e cantarellando
sottovoce_) No! No! No! Con Emma, tempo perso! Appartiene alla
drammatica! (_battendo comicamente le sillabe_) Alla dram-ma-ti-ca!
— Vede dunque? Le sue accuse sono ingiuste! Ho preferito la signorina
Dionisy alla marchesa Gonzales, semplicemente per il senso estetico.
— Lei non professa l'estetica, ma la storia: deve, dunque, preferire la
marchesa, per il senso storico.
Donna FANNY (_continua a scherzare, a punzecchiare Giordano Mari a
proposito della signorina Dionisy: continua a scrollare il capo, a dir
di no, ma, colla bocca mobile e quasi scintillante, si avvicina, come
attratta irresistibilmente, alla bocca di Giordano Mari_) Lei, no!...
Mai! Giammai! Emma appartiene alla drammatica, al-la dram-ma-ti-ca!
GIORDANO MARI (_punto sul vivo, ma trattenendosi_) Lei vorrebbe
rendermi anche ridicolo! Crede che io non mi veda bene?.. Non mi
conosca a fondo? La signorina Emma? Troppo ricca e troppo giovane:
potrei quasi essere suo padre.
FANNY (_risentita e prorompendo_) Adagio, col padre, perchè anch'io
allora, l'avverto, non ho che tre o quattro anni più di Emma!
GIORDANO MARI. Appunto; anche lei. Se avessi dovuto chiederla ai suoi
genitori, mi avrebbero risposto di no.
FANNY (_pensa, riflette, ridiventando seria per quanto le è possibile_)
Appunto; e allora, anche per ciò... ho ragione di non fidarmi!
Lei... (_fermandosi colla punta del ventaglio, in atto di possesso,
sullo sparato bianco della camicia di Giordano Mari_) lei potrebbe
architettare un bell'intreccio, romantico-sentimentale, col lieto fine
del matrimonio...
GIORDANO MARi (_diventa attentissimo: è anche un po' inquieto, ma si
mostra indifferente e cerca di fare lo spiritoso_) Per rubare anche il
mestiere al commediografo Sebastiani?
FANNY. Sicuro. Il mestiere e la signorina Dionisy, in un colpo solo.
Lei...
GIORDANO MARI. Io?..
FANNY... Sì, lei; lei potrebbe pensare, per esempio: io faccio perdere
la testa alla ragazza parlandole anche di Nietzsche e di Puvis de
Chavannes, visto che tutte le strade conducono a Roma; e, una volta
ben bene innamorata, la ragazza stessa può volere e imporsi al dispetto
degli amati genitori... oppure la sensitiva comincia a perdere i colori
e l'appetito, comincia a dimagrare, a languire, a soffrire, finchè
salta in iscena il buon dottor Speranza; tasta il polso, scrolla il
capo, pausa, sospiro, caso grave... e subito, _recipe_, il professore!
GIORDANO MARI (_sentendosi diventar rosso, ride forte, troppo forte_).
Donna FANNY (_mettendogli il ventaglio sulla bocca_) Sst!.. Silenzio!
Non sentite? _Pace, mio Dio_! Ispiriamoci... e facciamo la pace anche
noi.
— Chi è quel brutto sgorbio di soprano?
— La maestra Perticari. Ha insegnato a stonare, a bocca stretta, a
tutta Milano.
— E il cavalier Venceslao?.. Come è grave, solenne in quel voltar del
foglio!
— Ha una gran bella testa decorativa!
Finchè dura il canto. Giordano Mari e donna Fanny continuano a parlare
molto sottovoce.
Donna FANNY (_quando il «Pace, mio Dio» sta per finire_) Cessa il
canto; bisogna andare. — Io di qua: (_indicando nel salone Guido
Bardi_) Ecco pronta... l'espiazione. Voi scappate in fretta di là, e
speriamo che non vi abbiano veduto.
— E... domani?
— Domani?.. Due giorni di seguito? È impossibile.
— Sì! Sì! Da brava!
— Come si fa?...
— Un telegramma dell'onorevole! Arriva l'onorevole! Dovete andare alla
stazione.
— Mai più: è una scusa che mi può servire soltanto per il pubblico;
non per Guido Bardi. (_Con arguzia e molti sottintesi_) Vorrebbe venire
anche il poeta incontro all'onorevole... alla stazione!
— Ah no!... Viva Dio!
Giordano Mari insiste, prega, supplica: donna Fanny risponde che non
può e ripete:
— È impossibile!
Ma continua a scherzare, a ridere, a guardarlo, a fissarlo.
Ad un certo punto, lui si fa molto vicino; lei, pronta, si tira
indietro e lo minaccia col ventaglio:
— È impossibile. E poi... lo avete meritato? — No. Dunque... non voglio.
La signora Perticari ha finito. Scoppiano gli applausi: anche Venceslao
ringrazia col solito sorriso dolcemente dignitoso; tutti si muovono:
bisogna andare, scappar fuori dal nascondiglio: non c'è più tempo di
ostinarsi, c'è appena il tempo di cedere e di intendersi.
Donna FANNY. Alle due? Può alle due?...
Giordano Mari. Sempre! Quando vuole! Qualunque ora!
Donna FANNY (_gemendo_) Ma, Dio mio, come farò?... (_ci pensa: l'ha
trovata_) Sì, va bene; alle due. Per essere libera, inviterò mia
suocera a colazione.
GUIDO BARDI (_la lente ficcata nell'occhio; i baffi da gatto più irti
che mai, avvicinandosi a donna Fanny colla faccia da volerla mordere:
l'ha veduta mezzo nascosta dalla tenda della portiera, ma non ha potuto
capire se quell'altro era proprio Giordano Mari_) Con lui? Ancora?
Donna FANNY (_comicamente tragica_) Sì; con lui! (_percuotendolo col
ventaglio sul braccio: con un'occhiata che lo calma_) E col Barbarani!
_Lui_ non è stato solo altro che con Emma. Sapete?... È il Sebastiani
che mi pare molto in pericolo!
GUIDO BARDI (_ridendo con precauzione perchè gli può cadere la lente
dall'occhio_) Oh! Oh! Oh! Povero Nino!
GIORDANO MARI (_nell'altra sala, incontrandosi col nobile Barbarani_)
E l'architetto? Don Carlo Borghetti? Non è ancora venuto?
Il BARBARANI. Adesso! Adesso! In questo momento! Te l'ho detto, non
è vero, che si è tagliata una mano con una bottiglia?... Cioè con un
bicchiere?
GIORDANO MARI. Andiamo a cercarlo! Mi presenterai.
Il BARBARANI (_per cavarsela_) Non è venuto in sala: appunto, per via
della mano fasciata. Ha salutato appena la zia, la signora Letizia, poi
si è messo subito a giuocare all'écarté, una partita interessantissima,
colla marchesa Gonzales.
— Andiamo anche noi a vedere; così mi presenterai a tutti e due.
BARBARANI (_imbarazzato_) Ti dirò — come vuoi, ma proprio stasera, quel
lunatico nervosissimo...
È la terza volta che il Barbarani cerca scuse per ritardare quella
presentazione: Giordano Mari, a cui invece preme assai dopo la
lettera dell'editore Amodei, dopo certi discorsi fatti a Brera e
all'Ambrosiana, e per altri suoi fini particolari, di entrare in
amicizia con don Carlo Borghetti, il cugino della signorina Emma, lo
guarda, lo fissa diventando serio.
BARBARANI (_subito_) _Felicissim_... (_Tossendo più forte_)
Felicissimo!... Soltanto, volevo dir questo: un'ora di _tête-à-tête_
colla signorina Emma sul terrazzo; lunghissima conversazione e
intimissima, sotto la tenda dei segreti, con donna Fanny... Diventi
troppo pericoloso.
GIORDANO MARI (_con fatuità: prendendolo a braccetto_) Ormai, passò
quel tempo, mio caro. Non sono più pericoloso per le signore.
— Ma sei pericolosissimo per me.
— Per te?...
— Precisamente!... E questa sera, per esempio, non ti presenterei
una seconda volta, per tutto l'oro del mondo, nè al poeta, nè al
commediografo. — Ohi! Furiosissimo l'Otello! E, per vendicarsi, ha
promesso di scrivere un dramma in collaborazione con la contessina
d'Arborio. La conosci? No? Quella brutta sagoma, più larga che
lunga?... Quell'originale che fa la Sand?
GIORDANO MARI (_vivamente: coll'interesse di chi vuole acquistar
cognizioni che, non si sa mai, possono sempre diventare utili_) La
contessina d'Arborio? Una signorina letterata?
BARBARANI (_spiritoso_) Signorina e letterata... press'a poco.
— È ricca? Molto ricca?
— Questo poi sì. In mancanza di doti, ha una gran dote: un milioncino.
— Dov'è?... Voglio conoscerla.
BARBARANI (_con entusiasmo_) Subito! _Benissim_! Son proprio _content_!
GIORDANO MARI (_con calma_) No, no; dopo. Prima mi presenterai a don
Carlo Borghetti.
Nella sala da giuoco: soli, ad un tavolino, la marchesa Gonzales e
l'architetto. La marchesa sta facendo la partita all'_écarté_, per
far passare il tempo e farsi passare la sete. Essa è in fortuna, marca
sempre il re; e prova un ristoro alla compressione del busto — sforzo
sovrumano di tre persone, la sarta e due cameriere — gridando addosso
a donna Fanny.
_La marchesa_ (_giuocando_) È una matta! Non si può dir altro, è
diventata matta! E per chi? Per un maestro di scuola. Sì; me l'ha detto
uno dei miei amici, per mettermi in guardia; a Padova faceva il maestro
di scuola. Un antipatico predicatore di spropositi!... Dev'essere anche
un repubblicano, un socialista. Io, col mio colpo d'occhio famoso,
appena visto, l'ho subito giudicato: è un po' di tutto... Peuh! — Ho
fatto il punto (_lo nota_).
CARLO BORGHETTI (_risponde per lo più a monosillabi e giuoca distratto.
Ha la faccia stralunata, un certo sorriso strano, melenso: ha una mano
fasciata_).
_La marchesa_. Finirà, quella matta, a far nascere uno scandalo; a
disgustare anche Guido Bardi, e... allora?
CARLO BORGHETTI. Allora... poco male.
_La marchesa_ (_facendo due occhi e una bocca da mangiarselo vivo_)
Poco male?!
CARLO BORGHETTI. Sicuro! Se donna Fanny si lascia far la corte da un
altro, vuol dire che il Bardi non le preme; e se non le preme, anche se
lo perde... poco male.
_La marchesa_. Poco male?... Malissimo! Una donna di giudizio deve
pensare innanzi tutto alla propria riputazione; e il giorno nel
quale Fanny non ha più l'usbergo del Bardi, addio, ti saluto. La sua
riputazione è andata! (_Rabbiosissima_) Non avete _atouts_?
— Sì.
— Allora state attento!... Prendete.
Carlo Borghetti prende, ritira le carte. La marchesa ripiglia il giuoco
e il discorso:
— Lui, come lui, il Bardi, ormai è stato accettato: dunque finchè c'è
lui, non c'è nessuno; e finchè lui resta al suo posto, nessuno ha
il diritto di accorgersi degli altri, di mormorare. — Marco il re!
— (_nota il punto, e si calma un poco_). Sicuro; bella novità! Il
Bardi, anche versi a parte, non è divertente. Ma quello _scrivano_
di Padova è per di più un ineducato. Con me, per esempio, il suo
obbligo era di farsi presentare. Ma, però, io sono una donna giusta
e sincera: in fatto di sgarberia, anche quell'altro, anche il poeta
può darsi il vanto! In tutta la sera non ha trovato un momento per
venirmi a salutare. Ma io so come vendicarmi: invito a pranzo la Fanny
coi miei amici: tutti giovanotti! tutti simpatici! e lui, quel noioso
insopportabile... niente!... A casa.
CARLO BORGHETTI (_non sorride più: è diventato molto scuro_) Dunque
avevo ragione io: poco male.
— Voi?
— Se questo Bardi è noioso, è insopportabile, donna Fanny merita
indulgenza.
— Niente affatto: lo ha voluto? Adesso è in dovere di tenerselo; così
vuole la morale!
CARLO BORGHETTI (_si ferma dal giuocare: la guarda_).
_La marchesa_. Tocca a voi (_Si china, vedendoci poco, per enumerare
colle dita gonfie e corte, coperte di grosse gemme, le marche del
piattello_) Sono nove; dieci per nove, novanta. Se perdete anche questa
partita, sono cento lire, per i miei poveri. Tocca a voi!
— Giuoco il re di cuori.
— Lo piglio io e allora faccio il punto. (_Mescolando le carte_) Anche
quell'altra, sapete? Anche la Dionisy... l'amica... (_Mettendo il mazzo
di carte sul tavolino_) Alzate.
— Mia cugina?
_La marchesa_ (_fa cenno di sì col capo_) Alzate.
CARLO BORGHETTI (_rauco, torvo_) Con.... Giordano Mari?
_La marchesa_ (_più forte_) Alzate! Bravo! (_Dando le carte, poi
guardando le proprie e mettendole a posto_) A' miei tempi — e non sono
lontani — le ragazze oneste, come si deve, usavano di prender marito
prima di farsi far la corte dal terzo e dal quarto!... Ma adesso?
Ragazze e maritate... non c'è più distinzione; è tutta una _charlotte_!
CARLO BORGHETTI (_ancora più rauco e ancora più torvo_) E... credereste?
_La marchesa_. Credo tutto. (_Storce la bocca nera con ironia maligna
e appunta come un istrice i peli corti dei baffetti_) Mi hanno fatta
diventare.... di una fede straordinaria!
Entrano in quel punto nel salottino il nobile Barbarani, saltellante,
e Giordano Mari impettito, maestoso.
_La marchesa_ (_sottovoce, in fretta_) Giuocate! Giuocate! Arriva il
grand'uomo col servitore di piazza!
Il nobile BARBARANI (_avvicinandosi alla marchesa col suo compagno
dietro: due o tre colpetti di tosse_) Permetta, cara marchesa
gentilissima, che finalmente possa avere l'onore di presentarle io
stesso il mio amico Giordano Mari, illustre pensatore, filosofo,
illustre letterato, di cui la bellissima fama, certo... _certissim_...
(_e si fermerebbe anche da sè, ma la marchesa lo interrompe, offrendo
la mano, assai graziosamente, anche al luterano_).
_La marchesa_ (_perfettissima_: vieux régime) Giordano Mari, e basta
il nome, caro Barbarani. Basta il nome. Non sono poi così dell'altro
mondo: anch'io ho applaudita, ho ammirata la sua bellissima conferenza.
(_Abbassa gli occhi, si dà una rapida occhiata orizzontale: tutto è
a posto: amabilmente, facendo scorrere la collana di perle_) Tutti
speriamo di sentirne un'altra; sarà presto?
GIORDANO MARI (_rivolgendosi collo sguardo anche a Carlo Borghetti_)
Per ora, no. Ho dovuto interrompere il ciclo delle mie conferenze per
un lavoro più serio, più importante... (_alzando gli occhi al cielo e
mostrandosi stanchissimo_) che mi occupa assai.
BARBARANI (_pronto, pigliando la palla al balzo_) Un lavoro storico,
alla Momsen, interessantissimo: _Ambrogio vescovo, nella civiltà de'
suoi tempi_.
_La marchesa_ (_coi peli dei baffetti che tornano a rizzarsi, per
pungere_) Cioè... _Sant'Ambrogio_?
BARBARANI (_con acume e competenza_) A' suoi tempi, non era ancora
santo: era soltanto vescovo!
GIORDANO MARI (_sempre rivolgendosi cogli occhi e col discorso
all'architetto_) Per questa mia monografia, per rivederla, per
completarla, mi sono fermato a Milano. Qui, sul luogo, ho molte
ricerche da fare; moltissimi documenti da consultare. E, perciò,
devo scusarmi con lei, signora marchesa, se, dopo aver ottenuta la
gentile permissione di esserle presentato, non ho potuto, prima d'ora,
procurarmi l'onore e il piacere della sua ambita conoscenza.
_La marchesa_. Appunto: pensavo anch'io: — che mai vuol dire questo
ritardo? — Forse qualche... _divieto_? Ma, adesso, capisco benissimo:
_Sant'Ambrogio_! E quando si ha da fare coi santi, non si scherza e non
c'è più tempo per i poveri mortali. Dico bene, Barbarani?
BARBARANI. _Benissim_! Son proprio _content_!
E il nobile Barbarani era davvero molto contento. Ormai, per le leggi
dell'etichetta, era la marchesa che doveva presentare Giordano Mari a
quel lunatico impetuoso del Borghetti.
CARLO BORGHETTI (_alzandosi e offrendo alla marchesa, con un inchino,
un biglietto di banca_) Se permette, marchesa... il mio debito.
_La marchesa_ (_mostrando le cento lire a Giordano Mari e poi
chiudendole nel portamonete colle dita tremanti e con un lampo
di gioia ingorda negli occhi spelati_) Sono... per i miei poveri.
(_Trattenendo Carlo Borghetti mentre le dà la mano e fa per andarsene,
e presentandolo_) L'architetto Carlo Borghetti: Giordano Mari.
GIORDANO MARI (_Un grande inchino, e tutti i soliti complimenti: molto
espansivo. L'altro risponde appena senza guardarlo, occupandosi solo
della sua mano che gli si è un po' sfasciata_).
_La marchesa_. Soffrite?
— No.
BARBARANI. Dovresti farti fasciare di nuovo e un po' meglio col
taffetà, dal dottor Speranza.
— No.
_La marchesa_ (_che ha sempre bisogno di muoversi per quella sete
che la brucia viva, ma non la dimagra: alzandosi adagio, appoggiando
le mani al tavolino, soffiando e sbuffando; due minuti per ripigliar
fiato; poi, accettando il braccio del Barbarani, e avviandosi con un
po' di ondulamento_) Andiamo in cerca del dottore (_si sentono gli
accordi al pianoforte_) Sst! (_ascolta un momento_) il Falstaff!...
Andiamo a farci vedere nel salone, da Venceslao. È troppo buono; non
merita dispiaceri.
Giordano Mari, per lasciar passare tutta la magnifica marchesa col
Barbarani, resta indietro, vicino a Carlo Borghetti.
Quella presentazione è stata troppo breve, troppo superficiale; egli ha
paura che Carlo Borghetti gli sfugga; vuol trattenerlo ad ogni costo;
ma, per trattenerlo, bisogna parlare.
Che cosa dire? Che cosa dire?
Giordano Mari ha la smania di parlare e non trova una parola. È rimasto
ad un tratto, per combinazione, per dispetto, col cervello vuoto
e colla lingua di piombo. Eppure bisogna parlare, parlare! Bisogna
rompere il ghiaccio, o lasciarselo scappare!
Ma ogni istante che passa è un'occasione perduta; ad ogni istante
cresce l'impiccio del momento... Giordano Mari si sente persino
ridicolo.
Parlare? Parlare?... bisogna trovar le parole per parlare!
Carlo Borghetti rimane sempre più impenetrabile, freddo, muto, in un
atteggiamento quasi ostile: si sforza per annodare la fasciatura di
seta nera attorno alla mano.
GIORDANO MARI (_a un tratto, con premurosa gentilezza_) Permette?
Potrei aiutarla?
CARLO BORGHETTI (_cacciando subito la mano nella sottoveste_) Grazie;
ho finito. (_Gli volta le spalle e fa per andarsene_).
GIORDANO MARI (_tenendogli dietro ostinatamente, dicendo il primo
scherzo, le prime parole che gli corrono sulle labbra_) È stato un
duello, non è vero? Me l'ha detto l'amico Barbarani! Un duello con una
bottiglia!
CARLO BORGHETTI (_fermandosi, voltandosi, fissandolo serio_) No, non è
vero; non l'ha detto. Il Barbarani non dice sciocchezze! (_Guarda ben
fisso Giordano Mari ancora per un istante, poi dà un'alzata di spalle
e se ne va_).
L'altro rimane sbalordito, a bocca aperta.