Nel salone del concerto: la folla degli invitati: il maestro Arnaldi,
del Conservatorio, eseguisce mirabilmente le _Trascrizioni di Liszt
sull'Aida_: mormorii di approvazione: il cavalier Venceslao, — la cui
bella testa italiana ha maggior risalto col _frak_ e la cravatta bianca
— ritto in piedi, accanto al pianoforte, volta le pagine della musica,
ringrazia sorridendo, con dignitosa affabilità, il pubblico plaudente,
o lancia occhiate terribili se appena uno si muove o dice una parola.
In fondo al salone, nascosti dalla portiera dell'uscio a destra: Guido
Bardi e donna Fanny: scena di gelosia, sotto voce, ma vivacissima:
quella stessa mattina donna Fanny è stata veduta sul Corso, dopo la
messa in duomo delle dieci e mezzo, con Giordano Mari.
Accanto alla portiera dell'uscio a sinistra: Nino Sebastiani, colla
faccia stralunata e l'occhio sempre attento con inquietudine ansiosa
verso il grande finestrone che mette sul terrazzo: si lascia fare una
gran corte dalla contessina d'Arborio: una nanerottola napoletana,
pertinacemente signorina dopo i trent'anni, che ha perduto una
riputazione e sta formandosene un'altra, tutto ciò con un volumetto
di _Note e frammenti_ — versi e prose — assai fisiologicamente
psicologici.
Nella sala da giuoco: la marchesa Gonzales, più gonfia per le strettoie
del busto, più che mai abbarbagliante per i vividi colori dello
sfarzoso abbigliamento, più che mai bisbetica e più che mai rabbiosa,
per la smania che la rode di un bicchier d'acqua gelata, si sfoga
colle sue conoscenze — tutti uomini e tutti bei giovinotti! — contro
quel genio inconcludente di Guido Bardi, che non è corso ancora a
complimentarla, e per conseguenza anche contro donna Fanny, che scappa
via in furia dalla messa, per trovarsi sul Corso con quel luterano...
che nessuno sa chi sia!
Nel salottino verde e quasi buio della biblioteca: la signora Letizia,
quella sera più che mai sofferente, e perciò lontana dalla luce,
lontana dal caldo, lontana dalla folla. Mollemente sdraiata sulla
lunga e morbida poltrona, come in un lettuccio, scintillante di gemme e
ancora affascinante, in quel mistero della fida penombra per l'incerto
bagliore delle spalle e delle braccia ignude, essa sospira e langue,
co' suoi più intimi, per il caldo che l'opprime, per i suoi nervi,
per Venceslao che ne fa strazio a suon di musica, per Emma ingrata e
disobbediente che non si cura di lei, che non si fa mai vedere, che non
le vuol bene affatto.... E di tanto in tanto interrompe il lamento e
manda il dottore sulle traccie della figliuola, per tenerla d'occhio,
per sapere almeno con chi parla. Ma anche il dottore sembra molto
preoccupato, sfiduciato, e se ne va in punta di piedi alla ricerca di
quella _tosa_ senza giudizio, scrollando il capo e sospirando.
Sul terrazzo: Emma e Giordano Mari. Ci si vede appena, perchè la notte
è bella, ma senza luna, e il salone di faccia, illuminato, lascia il
terrazzo ancor più nell'ombra.
_Le Trascrizioni di Liszt sull'Aida_ stanno per finire.
EMMA. No! No! Adesso no! Mi lasci andare dalla mamma! Chissà che cosa
dirà la mamma!
GIORDANO MARI. Resti ancora!... Tacerò!... Non ho sempre taciuto tutti
questi giorni?... Tacerò! Per me sarebbe una colpa parlare! Per questo
l'ho sempre sfuggita! (_con una amarezza che mostra i bei denti candidi
fra la barba bionda_) All'uomo consacrato alla ragione, non è concessa
la follia del sentimento!... Eppure... questo le dicevo, questo le
voglio dire, questo solo. Era il misterioso fascino della simpatia
o la suggestione eterna della bellezza? Era la visione di un'anima
o l'incontro fatale del destino? Tutto; la folla, il fragore delle
approvazioni, l'ansia del successo, il momento presente, l'evocazione
immaginosa del passato, tutto si allontanava, illanguidiva, spariva!..
I suoi occhi soltanto; non vedevo altro che i suoi occhi dolci e
buoni; i suoi occhi lucenti e fissi, che si erano impadroniti di me,
coll'intimo, profondo turbamento di una nuova commozione, che si eran
fatti oramai i visibili e magici conduttori della mia parola e del mio
pensiero.... Signorina! (_trattenendola perchè il maestro Arnaldi ha
finito, scoppiano gli applausi, ed Emma rossa, confusa, intimidita,
tremante e fremente, vuole scappar via_) Ancora!... Ancora! Vederla
soltanto! (_Le afferra la mano colla quale Emma tiene il ventaglio,
gliela stringe forte, le fa male, molto male_).
EMMA (_non si oppone, non dà il più piccolo grido. È lui: essa è
contenta che la faccia soffrire; è contenta di quel dolore: essa lo
sente; essa sola lo sa!_)
GIORDANO MARI (_continuando a stringere la povera manina_) Vederla
così!... Così bella!... Tacerò... o parlerò, ma come parlerebbe un
babbo colla sua figliuola.
EMMA (_interrompendolo, urtata, offesa da quel confronto nella poesia
del suo cuore_) No! No! (_ed alza l'altra mano rimasta libera per
chiudergli la bocca... ed anche per nascondere quei denti bianchi di
cui sente istintiva la vicinanza e l'insidia_) No! No! Così no!... Così
no! Non dica così!
_Giordano Mari_ (_lasciandole la mano rimasta tutta rossa, tutta
livida_) Eppure, signorina, è la verità: la verità che io non devo mai
dimenticare che domando alla vita, al passato, che cerco di evocare
dalla storia e di concretare colla filosofia e colla scienza: la
verità; l'inesorabile e spietata verità che mi nega Dio... e mi toglie
lei.
EMMA (_alza gli occhi sbigottita, poi rimane a guardarlo maravigliata:
il cielo profondo, immenso, è pieno di stelle, e il pensiero di
quell'uomo vi spazia solo, libero, sicuro. Egli impone un nome e
una legge ad ognuna di quelle stelle e ne diventa il padrone. E,
inconsapevolmente, la giovinetta superstiziosa e pia, la signorina
cattolica e aristocratica, pensa che doveva essere così, così biondo,
così bello e così forte — e pure in frak collo sparato bianco —
l'angelo ribelle, il Lucifero di Milton. Essa ritrae da quell'uomo
l'immagine della grandezza, e si sente umile al suo confronto, si
sente debole, piccina. China il capo confusa; rimane intimidita, ma non
lo fugge, gli si avvicina invece con un moto irresistibile, pieno di
grazia, di verecondia e di abbandono.... gli si avvicina palpitante,
attratta da un misterioso e nuovo sgomento, attratta, commossa,
dall'irresistibile poesia dell'amore_).
GIORDANO MARI (_guardandola, trovando maravigliosi quei capelli, i
contorni di quel collo sottile, di quelle spalle candide e delicate,
sboccianti colla fragranza d'un fiore dal modesto decolleté_)
Dunque?... papà... no?
— No.
— Eppure... è così. È perchè sono oramai un giovine vecchio, che lei
deve avere in me tutta la fiducia, ed io devo impormi la calma e il
ragionamento. Per questo ho aspettato che il Barbarani me lo dicesse
tre volte, in tre occasioni diverse, prima di farmi presentare a sua
madre, prima di venire in casa sua. Per questo è la prima volta che oso
parlarle da solo a sola... (_si avvicina di più, quasi a toccarla_).
EMMA (_trasalendo: allontanandosi_) È finito! (_infatti il pianoforte
tace_) Mi lasci andare.
GIORDANO MARI (_senza muoversi: rimanendo appoggiato alla ringhiera
del terrazzo_) Ricominciano. Chi è quel signore calvo e pingue che si
accinge a cantare?
— Il maggiore Costamagna.
— Che cosa viene adesso?
— Il _Credo_ di Jago.
— Ecco, incomincia. Suo padre volta le pagine lanciando occhiate
terribili: chi oserebbe muoversi adesso? Entrare in sala?
EMMA (_sorride e resta_).
GIORDANO MARI (_ritornando a guardarla molto e riprendendo il discorso
di prima per ispirarle sicurezza e far combattere da lei stessa
l'ostacolo dell'età, che egli capisce sarebbe stato il primo sollevato
dalla gente contro di lui_) Se non come suo padre... pensi, signorina,
io avrò per altro... quasi l'età del ministro Albertoni!... Di suo zio!
EMMA (_subito_) Ma lo zio è molto più giovine del babbo!... È fratello
della mamma! (_mettendosi, sorridendo con una cert'aria maliziosa,
l'indice sulla bocca per raccomandare il segreto di quella sua gran
confidenza_) Ha due anni meno della mamma!
GIORDANO MARI (_trovandola ancora più graziosa e piacente in quel
passaggio dal candore sentimentale alla furberia birichina_) Lei, vuol
bene a Sua Eccellenza?
EMMA.... Sì; è molto simpatico.
GIORDANO MARI (_con aria disinvolta, senza parere: ma ha parecchie
domande da fare che gli premono assai: fissando, ammirando la fanciulla
tutta bianca e vaporosa, come l'evocazione fantastica di quella notte
calda di giugno, egli non le dà, per sfondo al bel quadro, il cielo
immenso e stellato: ma invece tutte le finestre illuminate dello
splendido e ricco palazzo, in cui si raccoglie il _superchic_ della
nobiltà e dello sfarzo milanese. Quel fiore candido e profumato, quella
fanciulla soave deve essere l'apportatrice di pace nelle preoccupazioni
finanziarie che lo turbano, che lo agitano, che diventano di giorno in
giorno più gravi e più minacciose: e nello stesso tempo la nipotina
prediletta di Sua Eccellenza il ministro Albertoni deve essere pure
l'araldo gentile della sua gloria: ed anche sotto questo rispetto la
sua fortuna: e guardandola pensa con compiacenza_) Non una fortuna
cieca, ma con due occhi maravigliosi. (_Forte_) E Sua Eccellenza,
vedendola così bella, vedendola così buona, le vorrà molto bene?
— ... Sì; credo.
— Per altro... non vivono insieme?
— Lo zio è quasi sempre a Roma.
GIORDANO MARI (_con voce timida, commossa, profonda — un capolavoro —
anche perchè sta perdendo sinceramente la testa_) Voglia un po' di bene
anche a me, signorina!
EMMA (_diventa rossa, poi pallidissima_).
GIORDANO MARI (_supplichevole, umile, implorandola, domandandole
scusa_) Non ho detto niente! Non ho detto niente! Non mi risponda! Non
mi risponda! Non mi mandi via!... Stiamo a sentire. Non parlo più! Che
meraviglia di musica!
La voce baritonale del maggiore Costamagna è un po' aspra, un po'
sforzata, ma la signorina Emma e Giordano Mari non se ne accorgono e la
trovano davvero deliziosa. Emma sente che comincia allora un'altra vita
per lei: che non è più la fanciulla di poco prima: sente che essa ormai
appartiene a quell'uomo, il quale, fino dal primo momento che le è
apparso, l'ha subito dominata, si è impadronito della sua immaginazione
e dei suoi sensi... e Giordano Mari, in quel punto, è vinto a sua
volta da un desiderio solo, quello di abbracciarla; dal desiderio
ardentissimo di quei capelli odorosi, di quel bel corpo flessuoso e
candido come giglio. Non fosse la ricca ereditiera; non fosse la nipote
di un'Eccellenza, non la bacerebbe ugualmente molto _volentieri_?.. E
per questo egli sente che il suo amore è spontaneo e disinteressato, e
che egli dunque ha tutto il diritto di amarla.
Costamagna finisce il _Credo_: Venceslao ringrazia il pubblico: il buon
dottore approfitta del movimento della folla e capita sul terrazzo in
punta di piedi.
_Il dottore_ (_ad Emma: Giordano Mari si è allontanato a tempo_) Ma
con l'umidità del giardino, la mia tosa, vuoi anche buscarti un po' di
febbre?... Qui! Da brava! (_le prende il braccio e lo mette sotto il
suo_) Andiamo — vero? — dalla mamma!... È un po' nervosina stasera...
(_sospiro, pausa_) non bisogna tenerla agitata. E Sebastiani? (_pausa_)
Hai veduto Sebastiani?
EMMA (_assai distratta, tenendo dietro coll'occhio a Giordano Mari, che
entra nel salone e si avvicina a donna Fanny_) No!
_Il dottore_ (_osservandola_) Non hai la _cerina_ solita... hai le
labbra pallide... (_toccandole la mano e tastandole il braccio_) sei
fredda... fredda. Sei stata troppo sul terrazzo senza niente sulle
spalle. (_Pausa: torna a fissarla, a studiarla_) Hai preso — vero? — le
cartine di fosfato?
EMMA. Sì; le ho prese.
_Il dottore_. Allora — vuoi? — andremo dopo dalla mamma. (_Pausa, fa
due o tre passi, conducendo Emma verso Nino Sebastiani, il quale,
appena vede il conferenziere entrare nel salone, fa un sospiro
di sollievo e, voltando le spalle alla finestra del terrazzo per
mostrarsi affatto indifferente con Emma, parla forte e gestisce molto
animatamente colla contessina D'Arborio. — Il dottore ad Emma con una
strizzatina d'occhi assai espressiva_) Dobbiamo sentire anche noi che
cosa dice il nostro Nino Sebastiani?
EMMA (_che ha visto Giordano Mari allontanarsi dal salone con donna
Fanny: nervosissima_) No. Non seccarmi sempre con quel tuo antipatico
Sebastiani! Andiamo dalla mamma!
_Il dottore_ (_scrolla il capo, diventa sempre più tenebroso: con un
sospiro_) Mah!.. (_Poi, mentre passano vicino al cavalier Venceslao_)
La signora Letizia... ti raccomanda di non stancarti troppo. Prendi un
bicchierino di Bordeaux, con due dita di Vichy.
Il cavalier VENCESLAO (_calmo, affabile, sorridente_) Adesso daremo le
_Trascrizioni di Liszt sul Don Carlos_.