LA SIGNORINA EMMA E CARLO BORGHETTI MENTRE GLI INVITATI SI AFFOLLANO
NEL «BUFFET.»
Emma ha sentito dal Barbarani che suo cugino Carlo si è ferita una mano
«abbastanza serissimament» col vetro di un bicchiere. Inquieta, corre
a cercarlo dappertutto: lo trova, alla fine, solo soletto, seduto in
un angolo della stanza più lontana, in fondo all'appartamento. È lo
studio del cavalier Venceslao, denominato «_lo studio del Maestro_»,
perchè le pareti sono tappezzate colla raccolta completa di tutti
i ritratti di Giuseppe Verdi, coi quadri allegorici di tutte le sue
opere; coi ritratti degli interpreti più famosi. Sulle scansie, sulle
mensole, statuette, figurine in bronzo, in terracotta: Aida, Ernani,
Otello, il Trovatore, Falstaff, il gruppo dei tre congiurati del _Ballo
in maschera_. Il calamaio, in argento russo, sempre pronto, con un
quinterno di musica, vicino al pianoforte verticale, rappresenta una
tomba colla iscrizione in oro: _A Carlo Magno sia gloria e onor_!
EMMA (_correndo appena lo vede, presso il cugino, che, sorpreso, si
alza di colpo chinandosi per salutarla_) Ti sei fatto male?...
CARLO. No, no.
EMMA. Mi ha detto il Barbarani che ti sei tagliato una mano con un
bicchiere?
— Non è niente!
— Che non sia rimasto nella ferita qualche pezzettino di vetro?...
Lasciami vedere!
— Grazie, ma non ne val la pena! Mi son fatto lavare anche col
_sublimato_.
— EMMA (_con stizza_) Quel benedetto dottore! C'è sempre, tranne quando
occorre! È appena andato via!
CARLO (_sforzandosi per sorridere, per scherzare_) Non è necessario
amputarmi la mano, proprio stasera!... Il tuo dottore potrà aspettare
fino a domani!
EMMA (_osservandolo_) Ti sforzi per scherzare, ma devi soffrir molto.
Sì, perchè sei pallidissimo. (_Gli tocca la fronte_) Dio mio, come
bruci!... E hai gli occhi rossi, gonfi! Si direbbe persino che hai
pianto! E poi ti sei nascosto quaggiù, solo solo, vuol dire che la tua
mano ti fa soffrire. Forse avrai anche un po' di febbre...
CARLO. Ma no!
EMMA. Lasciami vedere. Voglio vedere!... Almeno ti fascierò un po'
meglio. Un po' più stretto. (_Gli prendo la mano, gliela sfascia
lentamente, e lentamente ricomincia a fasciarla di nuovo_).
_Carlo_ (_Sta lì, proprio lì, sotto le sue labbra, quella testina cara
e adorata... tanto cara e adorata e tanto bella! La fissa cogli occhi
imbambolati, mentre quei due o tre bicchieri di vino bevuto, senza
esserci avvezzo, gli ronzano nel cervello. Ad un tratto, barcollando,
si china, quasi per baciarla, per toccarla colle labbra... ma non
la tocca; si tira su: è ancora più stravolto: fra sè, confusamente,
sentendo la vocetta del Barbarani ripetere ciò che aveva detto a
pranzo: «Le ragazze oneste non amano altro che il matrimonio... La
ragazza gli piace? Avanti!... La sua brava domanda e il suo bravo
matrimonio...»: forte_) Emma!
EMMA (_spaventata_) Ti ho fatto male?
CARLO. No...
EMMA. Allora, lasciami fare. (_E colla ingenuità spensierata di
una fanciulla semplice, sincera... innamorata di un altro, essa gli
sfiora il naso, coi suoi bei capelli fini e odorosi, attortigliati
in una massa pesante sulla nuca: gli si fa vicina vicina, quasi
addosso, avvolgendolo col suo stesso profumo, col suo stesso calore,
rivelandogli inconsapevolmente, coi suoi atti, colle sue movenze
graziose e serpentine, l'incanto della sua bellezza giovane e fresca_)
Così... così... Ecco; così va bene!
CARLO (_a un tratto: rauco_) Emma... Vuoi... _volete_ sposarmi?
EMMA (_lo guarda: scoppia in una risata_) Sì! Altro!... Quando vuoi!
CARLO (_di colpo, abbracciandola_) Ti amo! Ti amo tanto!
EMMA (_sciogliendosi con un grido: poi, a mano a mano, fissando Carlo:
l'espressione del suo volto diventa triste, dolorosa: i suoi occhi, ad
un tratto, si riempiono di lacrime_) Tu? Tu? (_con maraviglia, quasi
con disperazione_) Tu? Carlo?
CARLO (_supplichevole; come scusandosi, come domandandole perdono_) Sì,
ti amo tanto!... Sempre.
EMMA. Sempre?... E non mi hai mai detto niente?... Non mi hai mai detto
niente?
CARLO. Ho sempre pensato di parlare: cento volte sono stato sul
punto di parlare. Non ho mai osato. Ero contento di vederti, mi
bastava vederti: ecco la mia più grande felicità! Parlando, temevo di
perderti, mentre invece non ho mai preso sul serio il tuo matrimonio
col Sebastiani. (_Con un'alzata di spalle_) Tu? con Sebastiani? Non
l'ho mai creduto! Certi giorni mi faceva dispetto, ero geloso anche di
lui, per la sua sfacciataggine, per le sue arie di intimità, quasi di
padronanza; lo avrei strozzato! Ma poi vedevo te così indifferente...
mi calmavo, ridevo del Sebastiani, e, dopo averlo trovato ridicolo,
pensavo che anche lui, forse, ti amava davvero, e allora mi faceva
compassione.
EMMA. Ma perchè non me lo hai detto subito? Perchè? Mi volevi bene?
Tu? Tu? Ma... io non ci ho mai pensato. Tu?... A me?... Se siamo sempre
stati insieme! Mi hai vista sempre!... Anch'io ti voglio bene, molto,
molto... (_si ferma come interrogando sè stessa, si passa una mano
sui capelli, sospirando, stralunando gli occhi_) Sì, molto: come a
un fratello; ancora di più! Se tu me lo avessi detto prima, forse...
Chissà? Chissà? Chissà?
CARLO (_fissandola, le prende una mano_).
EMMA (_guardandolo timidamente_) Io non sapevo nulla. Ti ho fatto
dispiacere? Ti ho fatto del male?
CARLO (_tenendole sempre stretta la mano_) Sì, molto; adesso. Ma non
importa per me. Dimmi soltanto, francamente, lo voglio; adesso è troppo
tardi? Ho parlato troppo tardi?
EMMA (_lo guarda ancora fisso fisso: ad un tratto, si lascia cadere sul
canapè, scoppiando in lacrime. Sono quelle lacrime stesse che durante
il suo colloquio con Giordano Mari le erano corse tante volte alla
gola, e che adesso soltanto trovano libera la via di prorompere, per
quel gran dolore del suo povero amico_).
Carlo, immobile, muto, l'osserva attentamente: le lacrime e i
singhiozzi di Emma sembrano calmare il suo turbamento, il suo
sconvolgimento. Egli non trema più; non è più barcollante. I suoi
occhi sono più incavati, ma vivi; lo sguardo è risoluto. La sua voce è
mutata; è un'altra; ma pure è ferma, chiara. — Le lacrime di Emma son
la risposta della fanciulla: egli non ha più nulla da sperare: il suo
destino è segnato. L'uomo — _un uomo_ — a costo di morire, non deve
nè imprecare, nè lagnarsi contro il proprio destino; deve accettarlo,
subito: _un uomo_ deve essere forte.
CARLO. Adesso è troppo tardi?... Giordano Mari, non è vero?... Lo ami?
EMMA (_col capo chino accenna di sì_).
CARLO. Te lo ha detto?... Ve lo siete detto?
EMMA (_aspetta un istante, guarda Carlo, torna a chinare il capo e
accenna un'altra volta di sì_).
CARLO. Stasera?
EMMA. Sì.
CARLO. E... hai fissato? Avete fissato? Vi sposerete?
EMMA. Non so. Questo... non so.
CARLO. Non sai?
EMMA (_sottovoce, timidamente: sempre senza osare di guardarlo_) Non me
lo ha detto.
CARLO. E... (_ancora un'ultima esitazione: forse coll'ultimo filo di
speranza_) e quando lo dirà?
EMMA. Allora... sì.
CARLO. E la mamma? Ma la tua mamma?
EMMA. Non so certo, avrò molto da lottare, da soffrire; ma pure...
oramai è deciso; è così. Quel che _lui_ mi dirà di fare, farò.
CARLO. Anche... anche _contro_ tua madre?
EMMA. _Lui_ non mi potrà mai consigliare una cosa mal fatta.
CARLO. Ma... lo conosci? Sei sicura di lui? — Come ne sei sicura? Lo
conosci bene?
EMMA. Lo sento!
CARLO. E subito?... Ti sei innamorata subito? In così poco tempo? Come
ha fatto? Come hai fatto?
EMMA. Non so: appena l'ho visto; fin dalla prima volta. L'ho visto
così grande! Tanto superiore a me! E la prima volta che mi ha parlato
ho sentito... che era padrone lui di me. Mi pareva quasi di dovermi
inginocchiare dinanzi a lui.
CARLO. E vi siete veduti... molte volte?
EMMA. Due... tre soltanto.
CARLO. E... vi siete detto di volervi bene?
EMMA. No, mai, stasera...
CARLO. Stasera sì?
EMMA (_balbettando_). Non domandarmi più niente... più, più; te ne
prego. Ora sai tutto (_quasi con rassegnazione accorata: quasi col
presentimento di dolori misteriosi, lontani_) Non parlamene più. Mi fa
male; tanto male. Per me... e anche per te.
CARLO (_dandole la mano_) Sei buona: hai sempre ragione. Ti prego;
soltanto questo: dimentica quanto ti ho detto.
EMMA. Dimenticare quanto mi hai detto? Ma, Carlo, ti par possibile?
Potrei dimenticarlo?
CARLO. Ebbene, anche fra me e te dev'essere come se io non ti avessi
parlato... non ti avessi detto niente.
EMMA. Con _lui_, come con tutti gli altri, come fra me e te: sarà come
se tu non mi avessi detto niente.
CARLO. E sarò... sono tuo fratello?.... Ancora?
EMMA (_con entusiasmo_) Sì! Sì! Sempre! Sempre!
CARLO (_dopo un momento di silenzio_) Asciugati gli occhi. Cerca di
ricomporti. (_Più serio, quasi grave_) Lui adesso dove sarà?
EMMA (_interrogandolo cogli occhi, meravigliata_) Non so. Perchè?
CARLO. Poco fa, nervoso, irritato, gli ho risposto male. L'ho offeso;
l'ho provocato. Voglio cercarlo, vederlo: gli domanderò scusa. Tu gli
vuoi bene: gli domanderò scusa.