L'indomani mattina Alberto era alla stazione ad aspettare l'arrivo dei
suoi parenti. Camminava in su e in giù sotto la risonante tettoia; i
fischi dei treni in arrivo e in partenza gli laceravano le orecchie e
gli straziavano i nervi. E in cuor suo pensava:
--A quest'ora avrei potuto partire con lei!
Partire con lei! Trovarsi, con lei sola, davanti alle danzanti acque del
mare! Camminare accanto a lei sui prati d'erba nuova, stellati di
primule e pervinche!... Anche lui non l'aveva mai veduta all'aperto se
non sullo squallido sfondo di grigiastre case, di strade affollate, di
piazze rumorose. Avrebbe potuto finalmente camminarle accanto nella
frizzante brezza mattutina, vederla libera nelle vesti svolazzanti, col
viso senza velo e la mano senza guanti, più fresca, più semplice, più
sua!... Avrebbe potuto--oh, meraviglia!--addormentarsi la sera tenendola
tra le braccia, risvegliarsi al mattino col capo sul suo seno. Ah! quel
risveglio meraviglioso degli amanti, ch'egli con lei non aveva mai
conosciuto!...
Un altro fischio, prolungato e villano, gli squarciò l'udito. Era il
treno di Verona che entrava nella stazione. Egli si avanzò con lunghi
passi volgendo al convoglio il viso torvo e pallido, interrogando gli
innumerevoli visi sconosciuti affacciati agli sportelli che
sfilavano--dapprima rapidi, poi rallentando--al suo sguardo.
Ma, ecco! ecco! da uno dei finestrini si sporgeva «la sua famiglia!»--la
mamma, con un cappellino nero sui capelli grigi; la sorella, con un
cappellino grigio sui capelli neri; e accanto a loro la cuginetta Alix,
con un cappellino rosso sui capelli biondi. Come mai era venuta anche
Alix? Poi Alberto scorse all'altro finestrino anche suo padre e il padre
di lei, lo zio Mario; sporgevano i visi tondi e abbronzati, dai baffi un
po' lunghi e spioventi come nessuno li porta più; tutt'e due ridevano, e
gli facevano allegri cenni di saluto colla mano.
Scesero; e vi furono abbracci, esclamazioni, interrogazioni.
--Dov'è la cappelliera?... E come stai? Sei sempre stato bene?... La
valigia nera, chi l'ha?... Sembri un po' dimagrito... E gli ombrelli?...
Ci vorrà un facchino...
Poi si avviarono tutti insieme verso l'uscita, dove ciascuno porse al
controllore il suo biglietto di seconda classe.
E al momento che essi uscivano, ecco arrivare Raimonda, molto elegante e
corretta nell'attillato abito da viaggio cenerino. Accanto a lei
camminava un uomo--un uomo che Alberto non conosceva--pallido, alto,
aristocratico, sulla cinquantina. Li seguivano la cameriera e due
facchini portando le poche irreprensibili valigie, i mantelli e i
soprabiti.
Essa passò vicinissima, sfiorando il gruppo senza aver l'aria di
accorgersene.
La sorella e la cugina di Alberto si volsero a guardarla, ridendo, con
commenti ingenui.