III.

Voi avete tutti udito senza dubbio le origini e il modo di quella

sollevazione che fecero a' dì nostri gli Spagnuoli contra Napoleone.

Ondechè, confortandovi solamente a richiamare a vostra mente que' fatti

che sono necessarii pel resto di questa istoria, io dico continuando

che.... «Maestro, maestro, fermatevi, se vi piace» disse una delle

gentildonne; e voi pensate sempre che tutti sien vecchi quanto voi. In

che anno dite che incominciò quella guerra?» «L'anno 1808, che seguì

quello in che io vi lasciava ieri.» «Or bene; con licenza vostra, non

ero nata.» «Ed io», disse un'altra, «non era guari che avevo lasciato il

petto di mia mamma.» «Ed io», disse una terza, «avrei pur potuto

incominciar ad udirne parlare; ma non so perchè non se ne parlava allora

come delle altre guerre dell'imperadore.» «Perchè» disse uno degli

uomini, «le altre gli andavano bene e questa male. E per la medesima

ragione, i Francesi che hanno scritto tanto e tanto bene dell'altre

guerre, hanno scritto assai meno di questa. E perchè poi i Francesi sono

i soli, con perdono del signor editor delle novelle, che sappiano

scrivere di cose e in modo che si faccian leggere popolarmente....» «Oh

oh!» gridai io editore. «Oh oh!» gridò un altro, e poi un altro; e

incominciò una disputa e una contesa che non c'intendevamo troppo, e in

men d'un minuto uscirono venti proposizioni che avrebber bastato a

tenerci bene o male tutta la notte. Ma quel paciero del maestro,

gridando «la novella, la novella», riuscì pure a far tacere a poco a

poco tutti, e così ricominciò.

Or bene! quantunque la tromba della storia mi stia troppo male in bocca,

pure, perchè vedo non saputi da tutti voi i fatti storici necessari

sapersi per il séguito di mia narrazione; io ve li dirò quali li andai

raccapezzando dai discorsi di Toniotto e dell'ufficiale, e poi anche

d'un signore spagnuolo racchiuso in Fenestrelle insieme con un prelato

romano che andavo in quegli anni a vedere. Voi avete dunque a sapere,

che prima del 1808 la Spagna fu retta da un re che tutto il giorno, ed

ogni giorno, non faceva altro che cacciare, e una regina che non faceva

nulla di buono, ed un favorito che facea tutto, ed a cui i ministri

ricorrevano, egli ministro, egli generalissimo, egli almirante, egli

ogni cosa. Chiamavasi il principe della Pace, e sarebbesi detto meglio

della servitù; tale e tanta era quella in che teneva soggetti a sè ed a

Francia, gli Spagnuoli. Fremevano essi, pur più della servitù esterna. E

fosse che gli appiccicassero quest'ira, o che in uno Spagnuolo anche

corrottissimo l'ira contro ai soverchiatori stranieri sopraviva

all'altre virtù, o che il principe temesse di Napoleone, o Napoleone

sospettasse di lui, certo è che nel 1807 si guastò la loro scellerata

amicizia; e il principe fu il primo a minacciar Napoleone, che era

allora mille miglia lontano impiccato nella guerra di Prussia. Non

rispose questi per allora; ma tornato vincitore minacciò a sua posta, e

spaventò l'incauto; e fu fatto un convegno perfido tra le due parti, a

spese, come succede, d'un terzo inferiore, il Portogallo. Ma fu in

quegli scellerati negozii finta talora la stessa perfidia. Il vero

vantaggio che Napoleone voleva trarre di questa, era aver suoi eserciti

introdotti e sparsi nella penisola; avutolo, più non si parlò di

quell'accordo così invecchiato in pochi mesi; sì di altri così bui che

non furono mai bene svelati, ma in che certo trattavasi di dividere o

menomare la Spagna, od anche di far migrar per America il re e tutta la

famiglia reale, lasciando il Regno, quasi casa diserta da legittimi

padroni, al primo occupante. Fosse poi vera o no questa disegnata fuga

del re e del principe, certo fu loro apposta dal popolo di Aranjuez; una

villa regia dove erano allora, e d'onde credevasi che fossero per

partire alla volta di Cadice e d'America. Questo popolo d'Aranjuez erano

tutte creature del Principe; ma perchè i beneficii degli usurpatori non

fruttano gratitudine vera mai, tutti si sollevarono contra lui, per

impedire la partenza della corte. E fuggendo egli e nascondendosi, lo

vegliarono due o tre dì e notti come una fiera nella sua tana; e

trovatolo, lo avrebbero scannato, se non era di Ferdinando principe

dell'Asturie, figliuolo primogenito ed erede del re. Il quale, essendo

stato più di niuno altro perseguitato dal favorito, pur lo salvò in quel

giorno, che credo fu il più bello di vita sua. Seguinne lo scendere dal

trono il vecchio re, il salirvi Ferdinando, e tornar subito a Madrid tra

le acclamazioni e l'amore universale; ma quasi a un tempo lo arrivar di

Murat generalissimo coll'esercito francese; il non voler questi

riconoscere il nuovo re; l'incamminarsi a Bajona, quasi ricorrendo alla

mediazione ed al supremo giudizio di Napoleone imperadore, prima il re

padre e la regina madre; poi, tratto da scellerati allettamenti e da

inetti consigli, anche Ferdinando, e suo fratello Don Carlos. A Bajona

furono vere scene di comedia e tragedia, che finirono colle rinuncie

universali di tutti quanti a Napoleone, e il nominarsi da questo il suo

fratello Giuseppe a re di Spagna; come avrebbe nominato a una prefettura

vacante. Intanto, Murat voleva far partir di Madrid gli ultimi principi

legittimi, Don Antonio zio, Don Francesco fratello ultimo, e la regina

d'Etruria sorella di Ferdinando re. Erano allestiti i cocchi, attaccate

le mule, pronte le scorte nel cortile e sotto gli atrii del palazzo. Fu

veduto da alcuni popolani. Incominciarono a far calca, a tagliar le

corde delle mule, ad esser respinti, a respingere, a gridar gli uni e

gli altri all'armi, ad assalirsi improvisi, inavvertiti nelle vie; i

Francesi colle spade e i fucili da guerra, gli Spagnuoli con gli

schioppi da caccia e i coltelli da tasca; in ultimo, i Francesi a

schiere arrivanti in ordinanza dal campo di fuor la città, gli Spagnuoli

anche in ordinanza al quartier dell'artiglieria sotto la condotta di

Daoiz e Velarde, due giovani capitani, che in breve poi parlamentando

furono trucidati su' loro pezzi. Uscirono allora in processione ed in

pompa il consiglio di Castiglia e gli altri magistrati, e persone

autorevoli, fra' combattenti, e fu sedata la sollevazione. La notte che

seguì, stabilironsi una commissione militare nella casa de' corrieri, e

due o tre picchetti di gendarmi o soldati, al Prado e alla porta del

Sol; e poi furono arrestati per via, tratti in giudicio, condannati e

trucidati in poche ore, chi dice alcune dozzine, chi centinaia di

popolani; ad esempio od a caso, certo non a giustizia, che a questo modo

non potè cader su' colpevoli, se pur tale potea dirsi nessuno. Ma tutti

coloro che temevano essere sospettati, partirono poscia il mattino

appresso, e si dispersero per tutta Spagna; e come arrivava uno di essi,

o la novella dell'infame ed immortale 2 di maggio, sollevavasi ogni

città, ogni terra o contado, giurando guerra e vendetta. Trovaronsi così

gli invasori confinati e pressati sulla strada maestra da Francia a

Madrid, e volendo allargarsi e far punte, spinsero colonne su varie

direzioni. Una su Saragozza, in cui entrarono fino a mezzo, e furono

respinti poi a colpi di tegole e mattoni fuor della porta; e allora

solamente si pensò a chiuder questa; e poi a trarre i cannoni sulle

mura; e far terrapieni, e tutto il rimanente di quell'assedio, anzi que'

due assedii che sono forse la più bella fazione militare che niuna città

antica o nuova abbia fatta mai. Andò un'altra colonna su Valenza; e fu

anche respinta di sotto alle porte; ed una terza nell'Andalusia. La

quale, capitanata dal generale Dupont, inoltrò inoffesa fino al ponte

dell'Alcolea sul Guadalquivir; nè ivi pure trovò dura resistenza; e

superatolo in una zuffa di poche ore, entrò l'istessa sera in Cordova,

capitale di regno, e città potente e ricca, che fu la Capua di

quell'esercito francese fermatovisi a predare e gozzovigliare.

La zuffa dell'Alcolea, la cannonata del ponte, il passaggio a guazzo del

fiume, la fuga degli Spagnuoli per il piano, l'inseguimento dei nemici,

la mala ed anzi niuna difesa della città, e l'ingresso trionfale de'

Francesi erano stati meglio che d'ogni altro luogo veduti (quasi scena

di teatro da' palchi) da certe rôcche che fan terrazza o bel vedere

sopra la città di Cordova, e suoi contorni, e il corso magnifico del

Guadalquivir. La sù era, e credo che sia per anco, una congregazione di

romiti secolari, che non hanno voto ma una regola durissima di silenzio,

solitudine e penitenze, così dura, che pochi vi reggono vivi oltre ad un

anno o due. Tuttavia, a malgrado della regola, e della segregazione loro

dal mondo, già da più giorni erano informati delle publiche calamità; e

tanto in chiesa dove solo s'adunavano, come nelle loro solitarie e

discoste celle, facevano preghiere e mortificazioni e penitenze nuove,

che a' quei santi uomini parevano allora il solo aiuto che nella loro

condizione potessero tributare alla patria pericolante. Un giovane

novizio particolarmente, o avesse più di questo zelo verso la patria, o

che ogni zelo sia maggiore in gioventù, non accontentandosi nè delle

penitenze consuete, nè delle straordinarie imposte, ne aggiungeva ancora

delle sue volontarie, e vi spendeva tutto il dì e la notte. E così è

che, fosse desto prima degli altri, o meglio degli altri conoscesse il

rombo del cannone, e il precipitato ripetersi delle schioppettate, certo

è ch'ei fu il primo quel mattino ad udirle. E perchè poi a chi ha udito

una volta quella musica, niun altra, dicea Toniotto, è che paia così

interessante, o che faccia tanto palpitare il cuore, interruppe egli a

un tratto le devozioni, che avrebbe dovuto tanto più rinnovare in quel

punto; ed uscito della cella o capanna, si fermò sull'uscio a mirare ed

udire, con orecchi ed occhi e tutti i sensi rivolti a ciò. Appressando

il rumor, vedevansi poi anche gli altri romiti, ora l'uno ora l'altro,

far capolino al medesimo modo fuori de' loro uscii: ma poi rientrare più

obbedienti al loro istituto a ripregare. Solo il giovane novizio rimase

lunghe ore; finchè, adocchiato dal priore da lungi, fu per uno squillo

particolare di campana ammonito, che badasse a sè e tornasse a sue

preci, e tornovvi. Ma in breve, non resistendo alla tentazione, di nuovo

uscì, e si rimise quasi involontario a quella così poco ascetica

contemplazione delle cannonate e delle schioppettate e degli

investimenti e delle cariche di fanti e cavalli che si succedevano.

Finalmente, a mezzo il giorno, vidersi su per gli andirivieni delle

rôcche dirigersi all'eremo, prima una o due e poi a dozzine molte

persone, uomini, donne, e principalmente gente di chiesa, carichi di

ogni sorta d'arredi sacri e profani, che fuggiaschi recavano a

nascondiglio nel segregato e povero romitorio. Allora il priore, che non

voleva tutto solo rimaner esposto a siffatto caso tutto nuovo, sonando a

congregazione la campana, chiamò tutti i fratelli alla chiesetta. Dove

in breve arrivando i fuggiaschi ognuno colle sue salmerie, stanchi le

ponevano in terra sulla piazzetta e sotto il portico; dove erano così

alla rinfusa, qua ricchi abiti e parati di palazzi e di chiesa, e

calici, e pissidi, ed altre argenterie, ed anche addobbi da uomini e da

donne, arme preziose, e gioie femminili; che gli uni di quei poveri

romiti ne togliean gli occhi per timor di pensieri mondani rinascenti,

gli altri per la gran pietà rompevano il voto del silenzio, sclamando

peccato! al vedere così sconce e rotte tante sacre preziosità; e intanto

il giovane novizio, quasi Achille in Sciro, non sapea tor gli occhi, già

non più bassi nè composti ad umiltà, ma torvi, biechi, rabbiosi, da

certi schioppi e certi pugnali che gli splendeano oramai troppo vicini.

Ben se n'appose il priore, e gli commandò di ritirarsi; ma già era una

confusione da non udirvisi i comandi di qualunque esercitato capitano,

non che d'un povero prior di romiti; e il novizio ammonito obbedì la

prima fiata sinceramente; ma per poco, e tornò; alla seconda, non obbedì

che di vista, e data una volta fu a un altro lato senza ritirarsi; alla

terza, resistette apertamente al comando, e forse guatò bieco l'istesso

priore. Certo è che questi con un alzar di spalle, od anzi un abbassar

di capo tutto dolcezza ed umiltà, non insistette, nè più espose a tal

cimento l'autorità. Alla sera, chiamato il novizio alla cella priorale,

accorse questi, e in breve ora poi non uscì.... non più novizio nè frate

o romito di niuna maniera, ma abbigliato da _majo_ Andaluso; la giubba,

i calzoni corti a bottoni d'oro, le calze di seta, e i calzari di cuoio

abbottonati, il cinto rosso con due paia di pistole e il pugnale, la

montera in capo sull'orecchio sinistro, e sulla spalla destra il buono

schioppo inglese a due colpi.

Io credo bene sia già mezz'ora che voi avete pensato, che il novizio

disfratato non era nè poteva esser altri che il nostro Perico. E così

era difatti. Ed io ho apposta lasciato di dirvi per quali miserie e

quali angoscie egli passasse, da quella notte che abbandonati i compagni

contrabandieri, egli aveva per selve e rupi fatto vita da sè, or

ricevendo per nulla l'ospitalità, ora spendendo que' pochi scudi che gli

rimanevano, e poi trovando modo di farne venire di casa sua. E così è,

che non gli mancava nè la sussistenza, nè nemmeno una tal qual

tranquillità che gli era lasciata da' suoi persecutori, o che essi

avesser perduta la traccia di lui, o che, principiando già i pubblici

scompigli, ognuno avesse a pensare a sè. Tuttavia, venutogli a noia quel

viver così cacciato d'ogni società, e quell'aver da difendere la propria

vita col prender l'altrui, che appunto, per essere stato costretto a

ripensare a queste cose, gli pesava ora più di prima; e più d'ogni cosa

poi essendo accorato di non saper più nulla di Marichita, anzi essendo

da sue spie o relazioni informato che non se ne sapeva niente nemmeno da

Donna Ramona, nè da Don Luis; perchè egli aveva posto in quell'amore

tutta la sua vita, e mancando quello, questa gli pareva troppo pesante;

in ultimo s'era risoluto di andarla a finire in quel romitorio dove

testè l'abbiamo trovato. E così è che, essendo questa vocazione falsa,

venuta tutta per motivi umani, ella per altri motivi umani in breve se

n'andò. Onde io tengo, che il priore fece benissimo di non serbar oramai

in convento così mal frate. E tanto più che egli, avuto il commiato suo,

invece di torlo a penitenza od ingiuria, ed andarsene quasi cacciato col

viso basso; appena ebbe un piè fuor della porticella del recinto, parve

anzi quasi aquila o nibbio a cui s'apra la gabbia, ed esca, e parta,

dritto dritto e d'un trar d'ali, il più lontano che può dalla prigione,

e non si fermi nè scenda se non quando gli manchi la forza d'aleggiare.

Così fece Perico, e credo bene che invidiasse agli uccelli lor ali, o a'

caprioli lor leggerezza; sì ratto veniva egli giù saltando, anzi

precipitando di rôcca in rôcca, fino al piano, ed indi camminando verso

la città, senz'altro pensiero che della gioia di sentirsi nuovamente

addosso l'abito leggero e le buone armi ch'ei faceva risuonar

camminando, come fa un cavallo addobbato a battaglia, o un sottotenente

il primo dì che si va ingalluzzando colla divisa militare. Così andò

Perico per una bella chiara notte fino alla porta di Cordova. Dove

essendo già per entrare, finalmente gli venne pensato se pur entrar vi

dovesse; e fermatosi, pur pensò che in una città testè occupata da'

nimici, un uomo armato com'egli non vi sarebbe il benvenuto; e tanto

meno che anche in una città più pacifica ei non avrebbe potuto render

conto troppo buono di sè. Quindi, tornando indietro sulle sue pedate,

venne a un casolare solitario in mezzo al piano; dove fu creduto uno dei

fuggitivi, tanto più facilmente ch'ei poteva meglio di niuno narrare i

particolari della giornata; e che, imbanditogli poscia il _pucero_ o

pentolone d'ogni sorta di carni lesse e condite con ispezierie, che è la

vivanda più cara agli Spagnuoli, egli che da più mesi non n'avea sentito

nemmeno l'odor del fumo, gli fece allora tale accoglienza da confermar

chicchessia nel pensiero, che egli avesse dovuto combattere e fuggire

tutto quel giorno senza un momento da riposare nè restaurarsi. Finita

così non brevemente la cena, gli fu poi dato ancora un letto, anch'esso

quantunque rustico troppo migliore dei nudi assi usati al romitorio.

Ondechè, messovisi addentro il giovane, sarebbe stato in pochi minuti

immerso in profondo sonno, se i casi suoi non fossero stati tali da

farlo invece immergere in profondi pensieri.

A lui il passato, tranne un affetto, era nulla; il presente, nulla; e il

futuro.... ciò ch'era per farne egli stesso: situazione d'animo questa

in che più o meno s'è trovato chiunque s'è mai avventurato sul mar degli

eventi. Situazione poi, da disperare chiunque mancando di cuore si perda

in rincrescimenti invece di afferrare speranze o almeno doveri. Perico

era di quelli che per natura mirano più volentieri innanzi che indietro.

Tuttavia i suoi pensieri errarono sull'uno e sull'altro alcun tempo;

finchè, vinto o dalla lauta cena, o dal buon letto, o dalla fatica, o

dalla gioventù che chiama anche involontario il sonno, prima che avesse

finita la deliberazione a cui s'era accinto, egli s'addormentò. Ma la

continuava poi, per così dire, anche addormentato, e nei sogni.

Passavano pingendosi alla rinfusa nella disordinata fantasia, ora le

scene di sua infanzia, gli scherzi, i giuochi sulla rena del mare, su'

prati fioriti, e tra gli armenti paterni; ora la scuola e i compagni, e

la spensierata allegria dell'adolescenza; or con più vivi colori la

prima gioventù, il primo amore e quegli altri che seguono, quasi variati

lievi preludii ad annunziar l'amor vero; il quale è poi il motivo, il

canto principale, reggitore e talora sovvertitore di tutta la vita.

Passava e ripassava allora l'imagine dell'amata, or tenera, ora briosa,

or appassionata, ora traditrice; e chiamate da questa ultima amara tutte

le dolorose ricordanze, gli spenti affetti, gli amici traditori, i

fiacchi, i morti. Allora, stretto affannato il petto, arso il capo,

svegliavasi a mezzo, e si riaddormentava, e vedeva armi, armati,

agguati, e zuffe, e battaglie, dove si precipitava con una gioia e un

ardor tutto nuovo; e destavasi con un grido di guerra. E così tornava

egli a sua prima deliberazione; e lasciando oramai il passato inutile,

davasi tutto cuore al futuro. Ma, per fissar che ei vi volesse gli occhi

della mente, fuggiva quello; come quelle figure di nebbie e nuvoli, che

mentre le miri si sciolgono. Allora, tutto impazienza e desiderio di

qualche realità qualunque fosse, alzavasi, usciva al sereno, e vedendo

albeggiare dietro la città, nascoste le armi in casa a' suoi ospiti, e

mutati in più grossi e villerecci i suoi abiti troppo appariscenti,

all'ora che incominciavano ad entrare i villani, egli pure inavvertito

entrò in Cordova, e diessi inosservato ad osservare.

Osservò eserciti che la fama avea detti di veterani, ed ei chiaramente

li vedea di reclute; che la paura avea detti innumerevoli, e li vedea

compresi in una città; detti giganti, ed erano omiciattoli; detti

infaticabili, e già svenivano delle marce e del caldo; detti in ultimo

disciplinatissimi, ed ognuno vi faceva a modo suo, sbrancandosi,

predando, e mal guardandosi. «Or bene,» dicea Perico, «io so che non

sono stato altro che un povero contrabandiero. Ma se ci fossimo tenuti a

questo modo, certo non avremmo durato gran tempo contro a' doganieri,

che eran le dieci e venti volte forti quanto noi. Ma noi andavamo ognuno

per proprio conto, e i doganieri per conto altrui. Costoro, paiono

doganieri. E se lor potessi metter contro solamente una ventesima o

trentesima parte dei buoni contrabandieri come vo' dir io, combattenti

per proprio conto; che bei colpi, che sorprese, che ficcarsi in mezzo e

prendere ed amazzare e poi sparire, che si potrebbe fare! miei buoni

contrabandieri, dove siete voi? dove vi potrei io trovare?» E in questi

ed altri simili pensieri girando per le vie della città, e vedendo

sempre più cose che lo confermavano nella sua deliberazione, venne a

quella di trovare i compagni antichi, ed aiutando l'occasione, ritrarli

dalla vita perduta ch'ei facevano, e farli di nemici amici e difensori

della patria e del principe. E perchè poi Perico era di quelli che non

sognano nè dubitano nè aspettano se non quando è impossibile di operare;

venuto subito all'eseguimento, cominciò ad entrare or qua or là nelle

taverne, e fermarsi per le piazze, destramente raccapezzando dagli uni e

dagli altri quante notizie potette avere non solamente della forza e

della posizione di quell'esercito, ma di tutti gli altri eserciti nemici

sparsi nella penisola, e delle sollevazioni popolari; e insomma d'ogni

cosa publica a cui egli mai fin allora non aveva guari badato. Poi,

tornato al suo casolare, e passatavi un'altra notte quasi tutta sveglia

a combinare e anticipar colla vigorosa fantasia il futuro, or non più

fuggente, or afferrato; la mattina molto per tempo indossate le armi,

partì; e lasciando poi le strade maggiori, ficcatosi ne' sentieri e

nelle rôcche della Sierra Morena, passò verso Baylen, e sceso a Menjibar

guazzò il Guadalquivir; e lasciata Jaen a destra, e Granata a sinistra,

verso i monti d'Alhama capitò una sera ad una _venta_ od osteria

isolata, il primo de' luoghi di convegno di contrabandieri che fosse da

quella parte. Nè trovavane là nissuno per allora. Ma seppe dall'oste i

luoghi dove poteva trovarli, e quanti e quali in ogni luogo; e qual vita

avean fatto dopo che gli avea lasciati, e tutti gli altri particolari

che gli eran d'uopo per l'ordinamento da lui premeditato. E così in

un'altra notte di deliberazione ebbe fermato tutto il suo disegno, e

come e quando e dove ed a quali se ne doveva aprire. E qui poi forza è

confessarlo. Egli che, per contrabandiero, era stato così timorato di

coscienza ed avea rotta ogni compagnia coi meno scrupolosi;

all'incontro, come capo di parte fu tutt'altro che minuto o

difficoltoso, e scelse ad aiuto non i più puri di coscienza ma i più

arditi e più destri e più spiritosi; anzi, dicono taluni, quell'istesso

briccone che egli avea avuto per contrario, pensando che chi mal

ispirato aveva avuta forza ed autorità per mal fare, diretto od anche

precipitato al bene avrebbe forza a ben fare. Del resto, l'ufficiale che

tanto parteggiare avea veduto in Francia ed in Ispagna diceva, che in

que' paesi le parti son sempre così; che al principio e nel pericolo

elle fanno d'ogni erba fascio, e mai non temono insudiciarsi; ma al fine

ed alla distribuzione dei premii diventano schizzinose, sanno trovare il

pel nell'uovo, e sogliono molto scrupolosamente purificarsi. Anzi

aggiungeva egli poi, che così debb'essere. Ma lasciamo stare. Ad ogni

modo Perico, trovati quelli che cercava, ed infiammatili del proprio

ardore, cioè fattili capaci, prima che era interesse loro, e poi anche

che sarebbe lor gloria il seguirlo; usando argomenti e modi e stimoli

adattati a quelli cui parlava, tanto e così ben fece, che in un otto o

dieci dì ebbe ragunati da cento di que' vagabondi contrabandieri, o che

so io, che per l'onor di Perico non si vuol verificare; e in un'adunanza

generale tenuta in mezzo a una valle scura della Sierra di Ronda fu

riconosciuto e gridato lor capitano.

Allora entrò in una nuova carriera d'imprese e faccende. Mandò due de'

più fidati suoi nelle isole del Guadalquivir, che vi recassero la nuova

ampliata e abbellita dell'essere stato egli Perico col consenso

universale di tutta la brava gente de' due Regni di Granata e Jaen

alzato al grado di capitano di tutte le truppe leggeri destinate contra

Francesi. Egli intanto co' suoi cento bravi che ogni giorno diventavano

più, ma pur li chiamava solamente la vanguardia, s'avanzava verso San

Roque, dove s'andava raccozzando un vero esercito sotto il comando del

famoso Castaños. Il quale, essendo già capitano generale di quel campo

contro agli Inglesi di Gibilterra, come seppe la sua patria invasa, il

suo principe prigione, ogni autorità cacciata o sciolta, sè stesso

autorando, fermò pace cogli Inglesi; ed aiutato da essi, e poi dalla

Giunta di Siviglia anche sollevata, si diè ad ingrossare l'esercito, e

farlo lesto e pronto a muovere contro Dupont. Perchè poi anch'egli era

di quelli che non perdono il tempo in troppe sofisticherie quando è

quello di operare, accolse molto bene, anzi accarezzò Perico e i suoi; e

non che di grazie o perdoni, d'altro non si parlò che di premii e gradi

ed avanzamenti; e fece Perico colonnello della gente che avea condotta

seco. E venutagli già quella che aspettava da sue terre, il nuovo

colonnello poi mosse dalla Sierra di Ronda verso Cordova e Andujar; e

unitosi là con altri capi di schiere irregolari, o come dissersi di

_guerriglie_; tutti insieme tenevano a bada, inquietavano, pizzicavano,

tagliavano, ed isolavano Dupont e i suoi Francesi. Quindi a spaventarsi

questi della sollevazione che pareva universale; avvisatine

all'incontro, a prenderne cuore, Castaños, e Reding, Peña, Coupigny,

altri generali spagnuoli aggiuntisi a lui; e a muovere poi tutti insieme

minaccevoli. Dupont a temere non gli fosse recisa la ritratta, a lasciar

Cordova, a indietreggiare fino ad Andujar e Baeza, difendendo i passi

del Guadalquivir, e tenendosi a cavallo sulla strada di Madrid;

finalmente ad avanzarsi in fronte a lui l'esercito spagnuolo, e ad

occupar, come quello la destra, così questo tutta la manca del fiume. E

allora incominciò la guerra in regola da quella parte.

Di nuovo dico, che ho vergogna di parlar io prete a voi donne di queste

cose; ma è forza che le udiate, se volete arrivare all'ultimo. Castaños

col grosso dell'esercito era in faccia al ponte d'Andujar su certi colli

che si chiamano Los Visos; Reding con un altro grosso di Spagnuoli a

destra e a monte del Guadalquivir rimpetto al guado di Menjibar.

Seguirono alcuni giorni di zuffe ed incontri; fazioni non gravi, ma che

pur portarono gli Spagnuoli ad assalir davvero, i Francesi a davvero

ritirarsi. Fecersi le due mosse a un tempo. Reding, passato il detto

guado, e volgendo a manca, si recò a Baylen sulla strada di Madrid per

tagliar il passo. Dupont partì la medesima notte di Andujar ed arrivò

all'aggiornare a Baylen, ed incontrò Reding che già l'occupava.

Castaños, avvisato che Andujar era vuota, passò il ponte, e inoltrò

finchè trovossi a spalle di Dupont; e intanto dall'altra parte arrivava

da Madrid, capitanato da Vedel, un nuovo corpo di Francesi mandati in

aiuto. Così trovavansi, strano accidente, incastrati quattro corpi

nemici l'un nell'altro; prima, incominciando da mezzodì, Castaños

spagnuolo ad incalzare; secondo, Dupont francese incalzato dietro, ed

investente innanzi a lui; terzo, Reding che facea due fronti, a vicenda

contra Dupont e contra Vedel; quarto ed ultimo, Vedel che scendea

correndo dalla Sierra Morena. Che dirovvi io più? I particolari di

questa famosa battaglia di Baylen sono disputati anche oggidì in Ispagna

e fuori; disputando i vincitori tra sè per attribuirsi ognuno la parte

maggiore; e i vinti per buttarla ognuno sopra altrui. Il risultato fu,

che Dupont, a mezzo del giorno, più spossato che vinto, entrò in

trattato per arrendersi: che Vedel si ritrasse, che gli Spagnuoli

rimasero superiori e perciò dettarono le condizioni; le quali essendo

durissime, il trattato stette poi tre giorni interi a conchiudersi, ma

si conchiuse, capitolando tutti i Francesi.

Ora di queste fazioni lasciando le cose che a' politici e militari

sarebbero più importanti, vengo a quello che importa a noi, alla parte

che v'ebbe Perico. Trovandosi già da qualche tempo intorno a Menjibar, e

conoscendo que' luoghi meglio di nessuno, egli era stato di quelli che

avean passato il guado con Reding, anzi, innanzi alle truppe di lui; e

n'avea poi fatto come la vanguardia, o il battitor di strada fino a

Baylen. Nè ivi pure erasi fermato; che, occupata la terra dal grosso di

Reding, questi l'avea spinto anche più in là ad unirsi con altre

guerriglie e bande leggeri di sollevati che vedevansi sopra i monti,

dalle parti di Cordova. Fazione importantissima, perchè compiuta

quell'unione, era così compiuto il cerchio dentro al quale volevasi

racchiudere Dupont, e fuor del quale escluder Vedel. E Perico eseguì

l'incarico con gran brio e prestezza, e in breve pe' suoi corridori fu

in comunicazione con quell'altre guerriglie; e fermossi allora a prender

posto. Ma poco andò, e scôrse appressarsi una schiera di Vedel; e

temendo allora non bastare a resistere, chiamò pressato aiuto a quelle

guerriglie, e intanto, siccome era uomo stato sempre valorosissimo anche

nelle sue male imprese, or tanto più nelle buone, credendo

importantissimo il posto che teneva, senza contare i nemici nè i suoi,

colle forze che aveva, entrò, come si dice, in ballo, e incominciò

bravamente a difendersi. Tuttavia, incalzati da' nemici che erano

superiori e pur s'andavano via via accrescendo, egli e i suoi sarebbero

stati costretti a cedere; se non che in breve videro da lungi staccarsi

da quegli altri guerriglieri, e prontamente dirigersi verso essi, e

allegramente avanzare una buona schiera di quelli; e tosto li udirono

dar liete grida, e rispondendo a quelle, finalmente li videro arrivare a

due tiri di schioppo, e il capitano che pareva più di niuno ardente,

fermarsi pure e rivolgersi, e fermare sua schiera pochi istanti per

riordinarla; e, riordinata, di nuovo poi a passo raddoppiato muoverla

fin quasi a toccar le spalle de' combattenti di Perico, ed ivi di nuovo

fermarla. Allora, perchè in mezzo al fuoco e al fumo non si potea

distinguere, il nuovo capitano chiedendo dove fosse il colonnello o

comandante del posto, ed essendogli additato, pieno d'ardore si avanzò

verso lui, ed abbassata, come a superiore, la spada: «I miei superiori»

diceva, «mi mandano agli ordini vostri...» e volea dir, colonnello; ma

mettendo gli occhi in lui, ed incontrandoli, e riconoscendosi, disse

l'uno: «Perico!» e l'altro: «Don Luis!» e diedero indietro un passo, e

quasi furono per rivolger i ferri l'uno contra l'altro. Ma riprendendo i

sensi primo Don Luis: «Colonnello,» disse franco allora, «io sono agli

ordini vostri; e, benchè nuovo qui, niun subalterno mi passerà in

obbedienza. Parmi poi non abbiate tempo a perdere in farne pruova. Qual

posto è il mio?» «Qui, accanto a me» disse Perico rasserenato già, «qui,

accanto a me; io scelgo sempre il miglior posto, e voi ne dovete avere

vostra parte. Fate avanzare vostra schiera in buon ordine, ben

formata.... com'ella è, che sta bene. Fatela avanzare a prender il posto

di questa brava gente che incomincia ad essere stanca, e un po'

scomposta per que' vuoti un po' numerosi che fa il cannone. Avanti,

avanti, in buon ordine. E voi altri figliuoli, adagio, indietro tra gli

intervalli, e sostenete il fuoco finchè principii l'altro ben caldo....

Bene così, bene così adagio, indietro, adagio. E quando siate a dugento

passi, tu il Nero e tu il Rosso, e tu il Guapo, li farete riposare

alcuni minuti, e distribuirete nuovi cartocci; e poi riformerete i

pelottoni, che ce ne sien pur meno, ma non sieno così piccoli come sono

qui ora; che fa troppo mal vedere, e troppo piacere ai nemici.... Bene,

bene così. E voi altri: passo di carica, avanti.... Ed ora, alto là;

incominciate il fuoco.» E così dicendo ed afferrando la sua buona

carabina, e più di niuno lesto caricandola, solo de' suoi, non

ritraevasi a riposare; ed andava porsi allato a Don Luis, e a combattere

con lui. Don Luis ancor egli, vedendo ciò inguainava la spada e prendeva

uno schioppo, e faceva da buon soldato In breve, riposati e riordinati

quelli primi di Perico rientravano in linea; e allora, tutti insieme già

più forti del nemico, avanzarono arditi contra lui, e sforzaronlo a

ritrarsi, benchè in ordine, e fermatosi di tempo in tempo a resistere.

Comandò allora Perico che avanzassero ad inseguire prima i suoi, e poi

quelli di Don Luis, e poi di nuovo i suoi, e gli altri sottentrando a

vicenda; fuori che egli e Don Luis sempre erano di quelli che

avanzavano, anzi, alla testa amendue, senza lasciarsi mai un momento,

quasi che all'antiche mal augurate disfide fosse tra i due una nuova più

opportuna sottentrata, a spese de' nemici della loro patria. In ultimo,

rivolta già in fuga la ritratta di questi, tutti insieme gli Spagnuoli

diedersi ad inseguirli di corsa fino al grosso dell'esercito francese;

ed allora solamente fermatisi Perico e Don Luis, ed entrati in

comunicazione co' proprii generali, ebbero ordine di rimaner insieme e

guardare i Francesi quella notte, e finchè finissero i trattati

incominciati. Ed essi così fecero, e disposero a ciò la loro gente; e, a

notte già avanzata, si ridussero poi al medesimo fuoco ed al medesimo

_rancio_, insieme co' loro principali.

E finita poi la cena, e ritrattisi gli ufficiali a loro posti, rimasero

finalmente là soli i due avversari a quattr'occhi; che è un momento

desiderato e temuto da chiunque, avendo cuor franco e ardito, vorrebbe,

ma non sa se dovrebbe far pace, e ad ogni modo desidera finir il dubbio

e rimaner amici o nimici. Appena furono scostati i subalterni,

incominciò Don Luis: «Uomo, egli è gran tempo che non ci siamo veduti

soli. All'ultima volta, tu avesti forse ad esser mal contento di me;

come io forse potetti essere di te poi. Ma, che che sia di tutto ciò, e

di quanto io udiva dire di te; certo, io non avevo pur udito il più

importante, quello che or veggo co' miei occhi: te colonnello e

condottiero per la nostra patria, e per l'infelicissimo nostro signor

re, che Dio guardi, Don Fernando; e condottiero poi certo buono e pro',

quanto niuno che militi per questa santissima causa. Nè io sono uomo,

dopo ciò e in questi tempi, da serbare i pregiudizii della nascita o

della educazione, o che creda non si possa acquistar nobiltà colle

nobili gesta, o non veda che nobilissime sono ora le tue.... Così è,

cavaliero; e d'ora in poi, te considerando come pari e non indegno di

qualunque maggior signore, te terrò.... Ecco mia mano, se ti piace; te

terrò d'or innanzi sempre.... per mio degno nimico.» Perico aveva già al

primo invito fatta innanzi la mano; ritrassela, come involontario,

all'inaspettata proposta ma poscia, in un attimo e con un lieve sorriso,

più altiero forse che non le altiere parole di Don Luis, sporsela di

nuovo, anzi afferrò quella di lui; e, tenendola stretta: «Or bene,»

disse, «per nimici sia; ed io così t'accetto; ma te n'avverto, senza

quella gratitudine che tu sembreresti richieder da me. Io 'l so, io 'l

sento, nè ho mestieri di tua concessione oramai: disuguale a te da

principio, sia pure per condizione; più disuguale certo per la trista

vita ch'io feci alcun tempo: ora tuo uguale, anzi, se vuoi mirare a mie

divise e udir il titolo che mi è dato, tuo superiore divenni per le mie

azioni in campo. Quindi io potrei, come tu già ricusasti me quasi troppo

basso nemico, così, ora io ricusar te. Nè io te ricuserei tuttavia

perciò.... Ma ad ogni modo.... nemmen t'accetto.» E così dicendo

respinse indietro la mano di Don Luis, che sdegnosa e involontaria si

portò a sua spada. Ma continuò Perico, oramai men dal grado, men dalle

azioni in campo, che dalla superior generosità de' suoi sensi fatto

superiore all'avversario: «Odi, Don Luis, non son tempi da queste gare,

nè tempi da far computi d'ingiurie a chi n'ha date o ricevute più; nè

tempi nemmeno.... da ricordar amori, nè da lasciarsi ammorbidire il

cuore; quando, occupata tutta la Spagna dagli stranieri, rapito, toltone

scelleratamente il re nostro, e Spagna e re chiamano tutti i nostri

sforzi, tutti i nostri pensieri, nostre spade, nostri coltelli, nostre

braccia, anima e corpo, tutti noi a quella sacra difesa, a quella sacra

ricuperazione. Mira là giù quei reggimenti, que' cannoni, quell'esercito

che dicevano invincibile. Ora il buon Castaños, il buon Reding, e posso

dire, per sua poca parte, anche il buon Perico il contrabandiero,

l'hanno vinto, lo hanno avvilito, l'hanno chiuso là come un toro

furibondo ma spossato e impotente in una piazza, onde già è destinato a

non uscir più se non morto, e cadavero vile strascinato per la rena. E

noi, noi pur siamo, noi stolti che ci credevamo dammeno di costoro! Noi

che gli abbiamo ridotti a ciò! Or che pensiero aver fuor di questo? Che

altro che far il medesimo a tutti i loro compagni? e tutti cacciarli non

che della bella Andalusia, ma anche della Mancia e di Castiglia, e di

tutta la penisola! Noi anderemo a liberare i Portoghesi; noi a tor

agl'Inglesi la paura, noi forse a invader Francia, a liberare tutti i

popoli dall'usurpatore. Or è sonato il giorno della Spagna. Ora,

liberati dall'infame Godoy, abbiamo scosso il collo, alzato il capo; ora

siam tornati Spagnuoli degni di quel Cortes, di quel Pizzarro, di quel

Gran Capitano, di quel Fernando e Isabella, di quel Cid, di quel Gusman

il buono che cantiamo ognidì, e vanno così nomati e gloriosi.... Oh

forse un dì sarà famoso anche il nome di Perico il contrabandiero. Uomo,

vuoi tu precipitar tutto ciò con pensar a cose dappoco, a cose che già

più non sono? Uomo, ecco la mano, io te lo dico; ecco la mano d'un amico

se la vuoi.... me nemico non avrai se non quando avrò agio a ripensarci,

passata la Bidassoa e sulle terre di Francia.» Don Luis era stato a

udire tacito, ma palpitante: ed anch'egli giovane, anch'egli Spagnuolo,

anch'egli datosi tutto cuore a quella santissima causa, non aveva potuto

non infiammarsi anch'egli di quei pensieri e quegli affetti caldamente

espressi da Perico, ed accompagnati poi di quella voce e

quell'espressione di verità e persuasione che è degli uomini d'azione, e

che persuade sovente più che non le stesse parole. Ondechè, sporgendo

anch'egli di nuovo la mano, tolse quella di Perico, e tenutesi pochi

istanti congiunte, congiungendosi, e per così dire toccandosi anche gli

sguardi, e per essi i pensieri e gli animi, ambi a un tempo aperte le

braccia, precipitavano al collo l'un dell'altro; e alcune rade virili

lagrime spargendo, giuravansi eterna amicizia.

E la serbarono, e perchè s'erano pacificati senza nemmeno spiegazione

intorno alla prima causa di lor nimicizia, che sovente è il miglior

mezzo di pacificarsi, spiegaronsene poi; e videro che avevano tutti e

due avuto men torto assai che non se n'eran creduto; e rispetto alla

Marichita, capacitandosi ognuno che l'altro non ne sapea più di lui,

ambi conchiusero che ella si fosse fuggita in quella stessa notte

dell'invasione de' contrabandieri nella casa di Ciclana. Don Luis

confessò che non sapeva pur egli nemmeno ciò che si volesse in quella

sua passione, ed era innamorato tanto da non volerle far torto mai di

niuna maniera, non tanto poi da risolversi a farla sua sposa. Onde

andava vivendo di dì in dì, e compiacendosi del vederla ed amarla ed

esserne amato, come credeva, ma finalmente, vedendola mutarsi e farsi

mesta, era forse per rompere il ghiaccio e probabilmente per isposarla,

quando ella era sparita. Perico narrò la scena della notte

all'inferriata; e i suoi dubbii pure di torla per moglie, e sua

risoluzione poi di rapirla ad ogni modo quell'altra notte, che ancor

egli era stato ingannato in non ritrovarla. E quindi perdendosi in vane

congetture, e talor rimanendo gran tempo senza riparlarne, talor

riparlandone concordemente, nulla fu mai più che guastasse la loro

amicizia. Don Luis rimase con Perico quasi tenente o secondo od eguale

suo, che non si sapea quale; levando insieme tutti e due una

numerosissima schiera, ed insieme capitanandola più anni nella prospera

e poi nell'avversa fortuna di lor patria, quasi fratelli. Tanto che la

guerriglia, invece di chiamarsi come prima del contrabandiero, chiamossi

poi per gran tempo la guerriglia de' due fratelli; ed era in tutta

Spagna famosa non solamente per la straordinaria loro prodezza e

disciplina e prontezza, ma anche per quel fratellevole amore, così per

amor della patria succeduto all'accanita inimicizia.

L'ufficiale narrator di questa novella fu prigione de' due guerriglieri,

e vide quella lor virile unione; e trattato umanissimamente, contro il

consueto degli altri guerriglieri, ebbe da essi medesimi la narrazione.

E domandando loro se mai più non avessero avuto notizia nè sospetto di

Marichita, dissero: che al principio del 1810, quando superata da'

Francesi la Sierra Morena, invasa Andalusia, presa Siviglia, e stretta

Cadice, volò il duca d'Albuquerque a serrarsi in questa città, essi che

erano dell'esercito di quel pro' giovanetto, non volendo, siccome

guerriglieri, andarsi a racchiudere entro una piazza, lo lasciarono; e

insieme poi se ne furono a guerreggiar alla spicciolata in Estremadura,

anzi su' limiti di questa e di Portogallo. Dove, capitati una sera a una

terra che non vollero dir quale, ma che non era quasi altro che un

convento di donne e sue dipendenze, ed entrati in chiesa in

sull'imbrunire, all'ora dell'ultimo ufficio, udirono nel salmeggiare dal

coro una che risonò in cuore ad ambedue; e involontarii miser gli occhi

in viso l'un all'altro; e sostati alquanto, finito l'ufficio uscirono

insieme, e datisi le mani ed abbracciatisi, disse Perico: «Vogliam noi

andare al nimico?» E Don Luis: «Camminando tutta la notte, potrebbesi

sorprenderlo all'aggiornare.» «E così scostarlo» aggiunse Perico «da

questo refugio di pace.» Abbracciaronsi i due fratelli di nuovo, e

chiamato, il tamburo, fecero dare il segno della partenza.

Novelle(#39658) · 第 21 / 27 题