Ma fuvvi ella mai l'_ogiva_ nella _Chiesa Gotica_ di Ravenna? Sì,
certamente, rispondo senza esitare, quantunque sia perita una tal
Chiesa, e che a me d'un Monumento, il quale piaceva tanto allo Spreti,
non sia punto nota l'immagine allo stesso modo, con cui l'aspetto della
città di Classe mi sta sotto gli occhi mercè un mosaico Ravennate
del sesto secolo. Tutti possono contemplare una tal figura nel
Fantuzzi[209]. Giorgio Vasari nondimeno, che nacque nel 1512 e che fu
lungamente in Ravenna, dovè senza dubbio veder l'effigie della _Chiesa
Gotica_: dovè anche vedere altre reliquie, oggi dileguate affatto,
degli edificj di quella città, costruiti dai Visigoti d'Eutarico degli
Amali; tra le quali potevano essere i _Bagni de' Goti_. Scriveva
Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel tempo e' diè alla luce per la
prima volta le sue Vite de' Pittori[210], venticinque anni dopo la
pubblicazione del _Trattato Geometrico_ d'Alberto Durer. L'Architettura
ogivale nel 1550 si chiamava _Tedesca_ in Italia e tale era divenuta,
sì come dissi, dopo il duodecimo secolo. Quale altro nome avrebbe
meritato ella in Europa, quando già sorgevano le Cattedrali di Colonia
e di Strasburgo? Tutta l'Italia chiamava gli Operatori Tedeschi:
_Laici_, sì, ma che venivano ad esercitar l'arte loro, secondo
gl'indirizzi ed i precetti di chi li chiamava, ovvero de' Vescovi e de'
Monaci Cattolici.
Brunellesco finalmente aveva posto la Cupola in Firenze. Allora gli
animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane; allora i
giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e l'opere di
Colonia e di Strasburgo parvero brutte. Io starò fermo nel proposito
di non dar sentenza fra l'Architetture de' Greco-Romani, e così de'
Goti come de' Tedeschi d'Alberto Durer; pur non so se Roma e l'Italia,
dove abbondavano i più egregj Monumenti dell'arte Pagana, simili al
Panteon d'Agrippa, fossero state le contrade più opportune a mettere
per la prima volta in opera il _Gotico pensiero_ del Duca Riccardo I,
che l'altezza delle Chiese debba sopravvanzare la sommità d'ogni altra
fabbrica. Ma quanto un tal pensiero, che fu ancor quello de' Visigoti
di Sisebuto e dei Daco-Geti d'esso Riccardo I, seguitati da' Tedeschi,
germogliò in Italia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie
dell'Architettura di Firenze, di Pisa e di tante altre Città, per non
parlare di San Pietro in Vaticano.
Odansi ora le parole del Vasari, che non ebbe altri occhi se non
quelli del Beulé per l'Architettura de' Goti e poi de' Tedeschi.
»Ecco un'altra spezie di lavori, che si chiamano _Tedeschi_, i quali
sono d'ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi e
da' moderni: nè oggi si usano per gli eccellenti, ma son fuggiti da
loro come _mostruosi e barbari_; mancando ogni lor cosa d'ordine che
piuttosto confusione o disordine si può chiamare, avendo fatto nelle
lor fabbriche, _che son tante che hanno ammorbato il mondo_, le porte
ornate di colonne sottili ed attorte ad uso di vite, le quali non
possono aver forza a reggere il peso di che leggerezza si sia, e così
per tutte le facce ed altri loro ornamenti facevano una maledizione di
tabernacoli l'un sopra l'altro con tante piramidi e punte e foglie, che
non ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano reggere;
ed hanno più il modo da parer fatte di carta, che di pietre o di marmi.
»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline, e
viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e spesso con
mettere cosa sopra cosa andavano _in tanta altezza che la fine d'una
porta toccava loro il tetto_. QUESTA MANIERA FU TROVATA DA' GOTI, CHE
PER AVER RUINATE LE FABBRICHE ANTICHE, e morti gli architetti per le
guerre, coloro che rimasero fecero dopo le fabbriche di questa maniera,
le quali GIRARONO LE VOLTE CON QUARTI ACUTI e riempierono tutta Italia
_di questa maledizione di fabbriche_, che per non averne a far più s'è
dismesso ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero
ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla
bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli più che
questo[211]».
Queste poche parole contengono la vera Storia dell'_Architettura
Gotica_; e, come oggi dicono, la _sintesi_ della Storia. I Goti dettero
l'_arco acuto_ a' Tedeschi, e questo da' Tedeschi tornò in Italia.
Il Vasari, poco versato nelle Storie civili de' popoli, non pensò
punto a' Visigoti, ma sì agli Ostrogoti: e così la brevità come la
sicurezza delle sue affermazioni dimostrano sempre più ch'egli ebbe i
disegni del Tempio Gotico in Ravenna innanzi agli sguardi. Certamente
non furono le presenti parole del Vasari, che per la prima volta nel
1550 comandarono agli uomini di chiamar _Gotico_ lo _stile ogivale_,
quantunque il nome di _Gotico_ non si legga in Leon Batista Alberti, ed
in altri Scrittori, che parlarono dell'_arco acuto_. Questo silenzio
procedette dal loro proposito di trattar delle ragioni dell'arte, non
della sua Storia. E però, secondo il comune dialetto di Liegi, nel
1659 chiamavansi _Gotici gli angoli acuti_ della Chiesa delineata nelle
_Lamine_ presso il Wiltheim[212].
Ed or si comprende, che la sintesi del Vasari contiene in se tutte
le verità Storiche intorno all'_Architettura Gotica_, od _ogivale_.
I più recenti Scrittori non fecero, che aleggiare intorno al vero,
descrivendone a brani a brani chi l'una e chi l'altra particella:
gli uni volendo che lo _stile ogivale_ si mostrò in Francia dopo la
caduta del Romano Imperio, senza pensare a' Visigoti ed a Sant'Oveno:
gli altri, che l'_ogiva_ fu nemica de' Cattolici, senza rammentarsi
dell'Arianesimo de' Visigoti: alcuni altri ch'ella fu Anglo-Sassonica,
non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cantorbery, non che a'
Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricordarono l'arcano
linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi secoli non avessero
i Geti o Goti usato nel Settentrione d'Europa il secreto idioma de' lor
mormorii e susurri Zamolxiani.
Un altro insegnamento si ritrae dal Vasari, ed è ch'e' non confuse
le stirpi de' Goti con quelle de' Germani di Tacito. L'Hickes
pretendeva, che Ulfila i cui progenitori nacquero, per attestato di
Filostorgio[213], in Cappadocia, fosse un Tedesco. Al che rispose
il gran Leibnizio, che i Goti non furono un popolo Teutonico:
»Quod doctissimus HICKESIUS novissime ULPHILAM ad FRANCOS, vel ad
aliam TEUTONICAM GENTEM voluerit GOTHICA referre, credo quod sibi
persuadere non possit GOTHOS fuisse adeo TEUTONES[214]». Gli Scrittori
Tedeschi d'oggidì scrivono intorno all'Origini Teutoniche secondo
la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo dottissimo
di Svezia venne aleggiando intorno al vero, senza raggiungerlo, ed
anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamolxi ed i suoi Goti
dalla Scandinavia per andare a predicare l'immortalità dell'anime
nella Tracia. Parlo della famosa Opera di Carlo Lund, intitolata
_Zamolxi_, ove dice: »GETAS SEU GOTHOS exisse e SCANDIA affirmant
inter alia _Scaldae_, mores, litterae, sacra et leges patriae _omnium
antiquissimae_[215]».
Simili errori sull'origini de' Geti o Goti e de' Teutoni o Germani di
Tacito corruppero la Storia dell'Architettura per la confusione fatta
delle due stirpi di popoli affatto diversi, e per la dimenticanza,
in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamolxi ed i fatti seguenti
dell'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana, la quale nel 412 passò
nelle Gallie Meridionali, e si diffuse in tutta l'Europa con una
doppia corrente; l'una Visigotica da' Pirenei, l'altra non meno Gotica
dall'Alpi di Scandinavia, da Cantorbery e dalla Normandia di Rollone il
Daco. Più volte, il confesso, doverono mutarsi e rimutarsi le sembianze
dell'_Architettura Gotica_ nel corso di più secoli; ma ella non perdè
mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubiana, e però diversa dalla
Greca e dalla Romana. Le sue varie trasformazioni ammisero un uso più
o men generale dell'_ogiva_: e se questa trionfò nel tredicesimo e
nel quattordicesimo secolo sull'_arco rotondo_, non perciò dee dirsi,
ch'ella era incognita nel quinto e nel sesto a' Visigoti.