La Chiesa di Roma ottenne in ogni età questa lode, che avesse amato
benedire e santificare, non distruggere i Tempj del Paganesimo. Lo
stesso ella fece intorno alle Chiese de' Goti Ariani di Spagna e della
_Gallia Gotica_, dopo la loro conversione al Cattolicismo nell'anno
587. Durante l'Arianesimo, ben dovettero i Visigoti usar l'ogiva
in odio della Chiesa Cattolica e dell'_arco rotondo_, al quale si
dia pur il nome di Sacerdotale o _Ieratico_. Nella _Gallia Gotica_,
ove ho detto più volte che rimase un lievito d'Arianesimo, l'ogiva
dovè più lungamente piacere a' Visigoti non convertiti. Roma intanto
accettato avea e benedetto l'_ogiva_, senza curare il breve stuolo de'
Visigoti ostinati nell'eresia. E ben videro i Pontefici Romani de'
secoli seguenti, che l'_ogiva_ era di gran sussidio all'_elevazione
Visigotica_ de' Tempj la quale innalza gli animi delle fragili creature
verso Dio.
Le Storie intanto dell'Architettura si scrivono al dì d'oggi sopra
il fondamento, che i Visigoti non ebbero arte d'alcuna sorte, e che
lo _stile ogivale_ nacque nel decimo e nel duodecimo secolo. Il danno
maggiore, che deriva da sì fatta proposizione, consiste nell'impedire,
che si facciano le più diligenti ricerche in Ispagna e nella _Gallia
Gotica_ per vedere se può scoprirsi una qualche reliquia delle
fabbriche de' Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo, Ervigio,
ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni del
Mariana. La Gallia Tolosana e la _Marca Ispanica_, ossia di Barcellona,
dovrebbero esplorarsi altresì per trovarvi una qualche rovina, od
almeno un qualche indizio di quell'industria Gotica, della quale il
_Muro_ ed il _Fosso_ di Monpellieri nell'undecimo secolo non furono
certamente il primo tentativo. Da queste ricerche un nuovo lume
apparirà nella Storia della Cavalleria Spagnuola, della lingua e
letteratura dei Provenzali e della civiltà intera d'Europa.