Qui è necessario sdebitarmi della mia promessa[123], dicendo una
qualche parola intorno al linguaggio arcano e però a' fatti dei
_Culdei_ o _Colidei_, onde favellarono dottamente lo Spelmanno ed il
Ducange ne' loro Glossarj. Ebbero per vero, seguitando l'autorità degli
Storici Ettore Boezio e Giorgio Bucanano, che sì fatti _Culdei_ furono
antichi Monaci o Canonici Regolari di Scozia, i quali non del tutto
ubbidivano, salvo la fede, a' precetti disciplinari del Pontificato
Romano. Ciò bastò ad alcuni recenti Scrittori per crederli o Eretici,
o seguaci dello Scisma de' Greci[124]; ed in tal qualità s'odono i
_Culdei_ predicare oggidì per inventori dell'_Architettura Gotica_
e dell'_ogiva_ od _arco acuto_, in odio dell'_arco rotondo_ dei
Romani Pontefici ed in dispregio di tutta la _Romanese_ Architettura.
Dell'_ogiva_ parlerò più innanzi: ma priva di qualunque fondamento
è l'opinione, che attribuisce ai _Culdei_ di Scozia d'aver creato
un'Architettura inimica della Cattolica; la medesima, cioè, che si
sparse tosto in tutta l'Europa Cattolica e divenne cara per molti
secoli ad infinite generazioni di Vescovi, di Sacerdoti e di Monaci,
ossequiosissimi a' Pontefici Romani. E poi che aveano di comune
co' Pontefici le mura di Merida o di Toledo e dell'altre Città de'
Visigoti; che aveano di comune co' Pontefici di Roma i loro Castelli
e Palagj con tutto il resto degli edifizj militari e civili di ogni
sorta?
Io non nego, che San Colombano, uscito dall'Ibernia, scritto non avesse
alcune acerbe parole contro la _Catedra di San Pietro_, da me non
taciute nel Codice Diplomatico Longobardo[125]. Ma e' le scrisse per
Cattolico zelo, ignorando nella sua qualità di straniero i fatti; e la
Romana Chiesa onora nel numero de' suoi Santi questo insigne fondatore
de' Monasteri di Lussovio (oggi Luxeu) nel Regno de' Borgognoni, e
di Bobbio nel Regno d'Italia; di Bobbio, che tosto divenne l'asilo
d'un gran numero di virtuosi e dotti uomini dell'Ibernia. San Gallo,
San Deicolo, San Romarico, Autori di famose Badie, furono Monaci,
non _Culdei_, di Lussovio, ed ebbero gran numero d'imitatori nel
settimo secolo, i quali tra' soli Monti Vogesi verso l'Alsazia, in uno
spazio non maggiore di quarantacinque leghe, costruirono, afferma lo
Schoepflin[126], un circa settanta Monasteri di Canonici Regolari e di
Religiosi dell'uno e dell'altro sesso. I loro edificj si giudicarono
_ammirabili opere_ dallo stesso Autore, _per l'ampiezza delle loro moli
e per la bellezza delle lor forme_; donde poi sursero, nè ciò increbbe
a' Pontefici di Roma, _un numero infinito di Ville, di Rocche, di Vici,
di Castelli e di Terre_[127].
Più singolare può credersi l'altra opinione[128], la quale confonde
gl'intendimenti de' _Culdei_ con le dottrine Architettoniche d'alcune
Consorterie di Laici, Operatori ed Architetti, che usarono un
linguaggio arcano fra loro, ed ebbero una particolar Gerarchia col
divieto di svelare a' profani la regola dell'arte loro e de' lor
computi Matematici. Lunghe fatiche si son tollerate in Germania e' non
ha guari per persuaderci, che la Gran Carta di sì fatte Consorterie
Laicali si compilò in Inghilterra, e propriamente nell'anno 926, al
tempo di Guglielmo _Lungaspada_ e di Riccardo I. Soggiungesi, che un
cotal Documento Anglo-Sassonico, disteso nell'Eboracense città, ovvero
in York, si conserva tuttora in Londra[129]. Che che sia di sì fatta
Scrittura, che io non lessi e della quale non posso dar giudizio,
ella non distrugge certamente le Storie dell'Architettura Gotica
Oltredanubiana, da Zamolxi fino a Deceneo e ad Ulfila; non distrugge
le Storie dell'Architettura in Ispagna e nella _Gallia Gotica_. La
compilazione, vera o falsa, del 926 non potè dunque non esser l'erede
necessaria d'un qualche precedente Sodalizio, dal quale in più remota
età si lavorò un qualche Trattato d'Architettura: e, se congregaronsi
Consorterie Architettoniche nel decimo secolo di GESÙ CRISTO, elle
non furono più antiche sì de' Collegj dei Fabbri presso i primitivi
Romani e sì degli altri de' _Maestri Comacini_ presso i Longobardi.
Simili Sodalizj formavansi non solo per le ragioni di ciascun'arte, ma
eziandio per soccorrersi a vicenda nelle varie occorrenze della vita;
e soprattutto nelle spese de' funerali, come il Mommsen[130] a' nostri
dì vien dimostrando in quanto a' Romani. Anche oggi pei medesimi fini
d'aiutarsi reciprocamente con carità religiosa vi sono le così dette
_Congregazioni Spirituali dell'Arti_ nel Reame delle due Sicilie. Gli
stessi modi, credo, si tennero da' Collegj degli Architetti Visigoti
di Spagna prima della venuta degli Arabi nel 711, e fino al duodecimo
secolo nella _Gallia Gotica_.
Non veggo perciò come si debba creder nuovo nel 926 l'essersi
formate o no alcune Consorterie non solo di _Culdei_ Ecclesiastici,
ma d'Architetti Laici; e come gli uni e gli altri avessero potuto
essere trovatori d'un'Architettura, non mai più veduta dianzi,
per contrapporla con insolito ardire a quella tenuta in pregio dai
Pontefici Romani. E poi, qual maraviglia, che parecchie Consorterie
giurassero di non comunicare a niuno il magistero dell'arte loro? Che
altro essi faceano se non quello che sempre s'è fatto e si fa e si
farà in tutte l'Officine dell'arti e de' mestieri, anche oggi che in
molti paesi d'Europa s'abolirono per Legge i Collegj d'arti e mestieri?
Non v'ha più giuramento del segreto, è vero; ma il privato interesse
in ogni Bottega di vini o di zolfi o di ferri sa custodire assai bene
a' nostri giorni le tradizioni e le pratiche della sua industria, per
nascondersi agli emuli e difendersi contro gl'imitatori. Del rimanente,
io non ignoro, che i costumi erano assai più feroci nel Medio-Evo, e
che allora un segreto violato aprir potea più agevolmente le vie alle
stragi ed al sangue, come si narra essere avvenuto nel 1099 a Corrado,
Vescovo d'Utrect, il quale rubò al giovine Pleber le sue _formole_
intorno al gittar le fondamenta d'una Chiesa (_arcanum magisterium_),
e fu per vendetta ucciso dal padre del giovine. Tralascio i paurosi
racconti, che si fanno sopra Erwino di Steimbach, autore d'una delle
Torri di Strasburgo nel secolo decimo quarto.
L'arcano linguaggio degli Operatori d'un'Architettura, che pretendesi
allora nata verso il 926, è un gran fenomeno agli occhi di chi giudica
essersi, mercè un segreto inespugnabile, propagata in tutta l'Europa
Cattolica l'arte da noi detta oggi _Gotica_. Quella, che noi chiamiamo
così, non vuole attribuirsi a' Visigoti; gente barbara ed ignorante,
la quale non edificò giammai se non alla Romana, e, sto per dire,
secondo i precetti di Vitruvio! A questo modo ragionano i presenti
Storici dell'Architettura, ignorando tutta la Storia Oltredanubiana de'
Visigoti da un lato, e dall'altro affannandosi per rintracciar nelle
Consorterie de' _Culdei_ o degli Architetti Laici tutto ciò che si
trova in quella Storia molti secoli prima del 926. Somigliano tal sorta
di Storici a chi con grande smania vada cercando gli occhiali, ch'egli
avea già sulla fronte.
Quel gran fenomeno del linguaggio arcano è un fatto non molto
dissimile all'altro d'essersi Riccardo I condotto da Roano in Baieux
per parlarvi la _Lingua Dacica_. Perciò i Visigoti di Spagna e della
_Gallia Gotica_, sebbene scrivessero in Latino, aveano pe' loro
usi particolari[131] la Visigotica od _Ulfilana Lingua_ in serbo;
istromento ed arcano del Regno loro sì per tener desta la patria
favella in mezzo a popoli di sangue diverso, e sì per non esser
talvolta compresi da' Romani, sudditi non sempre fedeli. Negli eserciti
d'Alessandro il Grande, composti di molte nazioni, la sua Macedonica
favella era divenuta il privilegio del minor numero; ed egli stesso
il Re non l'adoperava che in alcune rare occorrenze, avendo sempre
il Greco illustre fra le labbra. E però, volendo ammazzar Clito,
gridò contro lui all'armi nel dialetto dei Macedoni, chiamando a sè i
_Portatori di targhe_; l'uso del quale dialetto, nella sua bocca era
divenuto, scrive Plutarco, il segno e quasi un simbolo di qualche gran
turbazione. I discendenti di quei Bulgari d'Aleczone, i quali furono
dal Re Longobardo Grimoaldo collocati verso l'anno 667 nelle vicinanze
d'Isernia e nel tratto, che oggi chiamasi Provincia di Molise nel Reame
di Napoli, vivono ancora negli stessi luoghi, ove sopravvennero alcuni
stuoli di Schiavoni o Slavi al tempo del Re Ferdinando I d'Aragona. Son
tutte popolazioni bilingui, ed ora si veggono pubblicati dal Professor
De Rubertis, nato nella Provincia di Molise, alquanti brani delle
popolari canzoni, solite a cantarsi nel primo di Maggio presso i nipoti
e pronipoti degli Slavi[132]. Ma chi, senza una tradizione, potrebbe
percepirne il significato?
L'Architettura e le Matematiche nel Medio-Evo non s'insegnavano dalle
Cattedre, come oggi fra noi ma o ne' Monasteri o nelle Consorterie
Laicali degli Architetti. Non solevano in quel tempo disgiungersi
la scienza e la speculazione dall'operare. Nè si disgiunsero così
ne' Collegj de' _Comacini_ come in quelli de' Fabbri di Roma; non
si disgiunsero in più antica età presso i Visigoti, quando essi
edificavano di là dal Danubio, e quando poi edificarono in Ispagna e
nella _Gallia Gotica_. Sì agli uni e sì agli altri Visigoti dovè tornar
necessario un qualche Sodalizio d'arti e di mestieri, e soprattutto
d'Architetti e muratori. Da qualcuna di sì fatte Consorterie uscirono
per aventura gli Operatori della _Mano Gotica_, chiamati nel 534 da
Clotario I in Roano; e non saranno stat'i soli, che vennero nel Regno
de' Franchi di Neustria. Dopo la predicazione di San Bonifazio nella
Germania di Tacito, poterono alcuni di sì fatti Visigoti esservi
chiamati a costruir le Città e le Chiese, come certamente chiamati vi
furono i più vicini _Comacini_ d'Italia e come i Monaci Cattolici, di
qualunque nazione si fossero, v'andarono, sì per propagarvi la fede
Cristiana e sì per farvi costruire le Badie di Fulda e di Corbeia e
tante altre splendidissime. Il linguaggio di tutti costoro in principio
non si comprendea dai Germani di Tacito; semplicissimo fatto, sul
quale di poi s'inventarono tante favole intorno a' _Culdei_ ed agli
Architetti Laici del Medio-Evo, non che all'arcano lor favellare.