Un altro popolo intanto, a' giorni d'Alvaro di Cordova e del Diacono
Leovigildo e d'Otfrido, minacciava le spiagge dell'Europa Occidentale
sull'Oceano, recando con le sue marittime correrie i più gravi danni
e le più spietate stragi alla Spagna ed al Regno dei Franchi. Erano
i Normanni, a' quali ho detto, che Ulmaro nell'875 diè il nome di
_Geti_[112]: nome, che loro s'appartenea, sì come ho narrato nel Libro
Trigesimo Settimo della Storia. Qui solo dirò, che nel 912 Rollone il
Normanno ebbe dal Re Carlo il Semplice quella parte, la quale chiamossi
Normandia, del Regno de' Franchi di Neustria, col titolo di Duca: e
che il nuovo Duca pose la sua sede in Roano. Fu padre di Guglielmo
I. detto _Lungaspada_, il quale dalla nobilissima Sprota generò il
Duca Riccardo I. Sprota, rimasta vedova, da un secondo marito ebbe
Rodolfo, Conte così d'Ivry come di Baieux, e però fratello uterino
d'esso Riccardo I.[113]. Sulle relazioni di questi due fratelli,
Dudone di San Quintino compose l'enfatiche sue ma fedeli Storie de'
Normanni[114]; dalle quali apparisce, che quel Rollone fu veramente
_Dacigena_[115], ovvero della Dacia, e che parlava la _Lingua Dacica_.
Nacque, raccontavano l'uno e l'altro fratello, il loro avo Rollone in
Dacia; non nella Danimarca od in altra delle regioni poste sul Baltico,
alle quali si dava il nome generale di Dacia, per la conquista fattane
da' Goti o Daci dopo la morte d'Ermanarico il Grande: ma sì nella Dacia
confinante con l'Alania. L'Alania in varj tempi ebbe varj confini, più
o meno vasti: nondimeno ella non si distese giammai oltre gli spazj,
che interpongonsi fra il Mar Nero e la Vistola. Rollone fu prole d'un
Re, che possedè pressochè interi questi Regni d'Alania e di Dacia:
»DACIAE regnum _pene universum possidens_, AFFINES DACIAE ET ALANIAE
terras sibi vindicavit[116]». Dell'Alania parlarono i messi di Teodosio
Imperatore, dicendo: »DACIA et ALANIA finiuntur _ab Oriente_, desertis
SARMATIAE: _ab Occidente_, flumine VISTULA: _a Septemtrione_, OCEANO:
_a Meridie_, flumine HISTRO[117]».
Fuggito Rollone da quest'_Alanica Dacia_, navigò verso la Scandinavia
e giunse in Meora di Norvegia; donde poi venne a saccheggiar l'Europa
Occidentale co' suoi compagni, e, fatto Cristiano, dette i principj
al Ducato di Normandia, dal quale indi uscirono i conquistatori
d'Inghilterra e delle due Sicilie.
La prima cura di Rollone fu di far ricondurre nel Tempio _Gotico_
di Clotario I. il Corpo di Sant'Oveno, donando non poche terre a'
Monaci, rimpatriatisi. Altre ne donò a Santa Maria di Baieux, a Santa
Maria d'Evreux ed alla Chiesa del Monte di San Michele, denominato
_In pericolo di mare_; nobile scoglio, d'accesso difficile in mezzo
all'Oceano. Su quello scoglio surse la Badia, che oggi anche da lungi
ostenta le forme dell'_Architettura Gotica_. Ivi Rollone parlava la
sua _Dacica Lingua_, ignota del tutto anche a' discendenti di quei
Sassoni, che Gregorio Turonense[118] narra essersi dalla Germania di
Tacito tramutati, dopo varie guerre, in Baieux. Il Duca Guglielmo I.
_Lungaspada_, trovandosi nel 941 a parlamento con Arrigo nella vera
Germania di là dal Reno, udivvi Ermanno, Duca de' Sassoni, favellare
nell'idioma _Dacico_: »DUX SAXONUM, narra Dudone di San Quintino[119],
coepit affari DACICA LINGUA WILLELMUM, DUCEM NORTHMANNORUM».
Domandogli, maravigliando, in che modo avesse appreso un idioma non
conosciuto in Sassonia, ed Ermanno rispose d'essergli occorso ciò, a
suo malgrado, avendolo i valorosi Daci travagliato con assidua guerra
e poi fatto prigioniero: »Quis te, continua Dudone, DACISCAM LINGUAM,
INEXPERTEM SAXONIBUS, docuit? BELLICOSUM, respondit, TUAE PROGENIEI
DECUS, quae innumerabilia proelia in me exercuit, meque proelio captum
ad sua detrusit, et, _me nolente_, LINGUAM DACISCAM docuit». Di qui
s'impara, che la Dacica patria di Rollone stava situata tra l'Alania
e la Sassonia della Germania di Tacito, e che nel Novecento niuna
infusione della lingua de' Daco-Geti, ossia dell'_Ulfilana_ erasi fatta
nell'idioma di que' Sassoni, sebbene in più antica età dalle medesime
dimore Germaniche fossero usciti una porzione degli Anglo-Sassoni,
conquistatori dell'Inghilterra nel 449.
La _Lingua Dacica_ di suo padre Rollone fu cara cotanto al Duca
Guglielmo _Lungaspada_, che volle mandar in Baieux un suo tenero
figlioletto per esservi educato allegramente alla Normanna, e nel
nativo idioma de' _Daci_. Disse, che in questa città v'era un maggior
numero di Normanni, e che in Roano udivasi più volentieri parlare
il Latino, in danno del _Dacico_ linguaggio, »Quoniam (quegli che
parla, è sempre Dudone, buon testimone di que' fatti), ROTHOMAGENSIS
civitas ROMANA potius quam DACISCA utitur ELOQUENTIA, et BAIOACENSIS
frequentius. FRUITUR DACISCA quam ROMANA, volo ut puer ad BAIOACENSEM
deferatur ut EDUCETUR, FERVENS LOQUACITATE DACISCA[120]».
Con tali cure s'ingegnavano i popoli del sangue Daco-Getico di tenere
svegliata la patria lingua, e con tale predilezione l'antiponevano essi
al Latino, quantunque i loro Pubblici Atti si scrivessero Latinamente
per farli capire dall'universalità degli abitanti di Normandia. Ben
questo _Dacico_ era lo stesso linguaggio della _Gallia Gotica_ e di
Spagna; diverso affatto da quello de' Franchi, de' Sassoni e dell'altre
genti della Germania di Tacito. I Normanni di Rollone, il Daco, erano
idolatri, e quando passarono al Cristianesimo, non aveano la Liturgia
Ecclesiastica de' Visigoti: ma, in quanto all'_Architettura Gotica_,
ciascuno può di leggieri comprendere con quanto diletto avesse dovuto
Rollone veder la _Mano Gotica_ di Clotario I. in Sant'Oveno di Roano, e
con quale facilità largheggiar de' suoi doni verso quel Monastero.
Il fanciullo, che coltivò la _Lingua Dacica_ in Baieux, fu Riccardo
I.; e' succedette al padre Guglielmo _Lungaspada_ nel Ducato di
Normandia. Non credo, che la sua _Lingua Dacica_ di Baieux somigliasse
in tutto a quella de' Visigoti dopo la separazione di molti e molti
secoli fra i Geti passati nell'Occidente d'Europa, ed i Daco-Geti di
Rollone. Ma intelligibile certamente riusciva la favella di Rollone
a que' Visigoti; ciò che non avveniva punto ai Sassoni avveniticci
di Baieux, nè a' Sassoni rimasti nella Germania. Più ignoto sonava
l'idioma _Dacico_ di Rollone a' Romani di Normandia, suoi nuovi
sudditi; nè Rollone, o Guglielmo _Lungaspada_ cercarono di propagarne
l'insegnamento. La contraria sentenza piacque a Teodorico e ad
Amalasunta in Italia, i quali godevano del vedere i fanciulli Romani
addottrinarsi nella lor lingua Gotica. Tra questi s'annoverarono i
figliuoli del Patrizio Cipriano[121]: e tali studj piacquero tanto più
ad Amalasunta quanto più ella, dotta così nel Latino come nel Greco,
era vaga di mostrar a tutti le ricchezze del patrio linguaggio. Del
che lodavala Cassiodoro, scrivendo al Senato di Roma: »NATIVI SERMONIS
UBERTATE GLORIATUR[122]».