XXVI.

Un altro popolo intanto, a' giorni d'Alvaro di Cordova e del Diacono

Leovigildo e d'Otfrido, minacciava le spiagge dell'Europa Occidentale

sull'Oceano, recando con le sue marittime correrie i più gravi danni

e le più spietate stragi alla Spagna ed al Regno dei Franchi. Erano

i Normanni, a' quali ho detto, che Ulmaro nell'875 diè il nome di

_Geti_[112]: nome, che loro s'appartenea, sì come ho narrato nel Libro

Trigesimo Settimo della Storia. Qui solo dirò, che nel 912 Rollone il

Normanno ebbe dal Re Carlo il Semplice quella parte, la quale chiamossi

Normandia, del Regno de' Franchi di Neustria, col titolo di Duca: e

che il nuovo Duca pose la sua sede in Roano. Fu padre di Guglielmo

I. detto _Lungaspada_, il quale dalla nobilissima Sprota generò il

Duca Riccardo I. Sprota, rimasta vedova, da un secondo marito ebbe

Rodolfo, Conte così d'Ivry come di Baieux, e però fratello uterino

d'esso Riccardo I.[113]. Sulle relazioni di questi due fratelli,

Dudone di San Quintino compose l'enfatiche sue ma fedeli Storie de'

Normanni[114]; dalle quali apparisce, che quel Rollone fu veramente

_Dacigena_[115], ovvero della Dacia, e che parlava la _Lingua Dacica_.

Nacque, raccontavano l'uno e l'altro fratello, il loro avo Rollone in

Dacia; non nella Danimarca od in altra delle regioni poste sul Baltico,

alle quali si dava il nome generale di Dacia, per la conquista fattane

da' Goti o Daci dopo la morte d'Ermanarico il Grande: ma sì nella Dacia

confinante con l'Alania. L'Alania in varj tempi ebbe varj confini, più

o meno vasti: nondimeno ella non si distese giammai oltre gli spazj,

che interpongonsi fra il Mar Nero e la Vistola. Rollone fu prole d'un

Re, che possedè pressochè interi questi Regni d'Alania e di Dacia:

»DACIAE regnum _pene universum possidens_, AFFINES DACIAE ET ALANIAE

terras sibi vindicavit[116]». Dell'Alania parlarono i messi di Teodosio

Imperatore, dicendo: »DACIA et ALANIA finiuntur _ab Oriente_, desertis

SARMATIAE: _ab Occidente_, flumine VISTULA: _a Septemtrione_, OCEANO:

_a Meridie_, flumine HISTRO[117]».

Fuggito Rollone da quest'_Alanica Dacia_, navigò verso la Scandinavia

e giunse in Meora di Norvegia; donde poi venne a saccheggiar l'Europa

Occidentale co' suoi compagni, e, fatto Cristiano, dette i principj

al Ducato di Normandia, dal quale indi uscirono i conquistatori

d'Inghilterra e delle due Sicilie.

La prima cura di Rollone fu di far ricondurre nel Tempio _Gotico_

di Clotario I. il Corpo di Sant'Oveno, donando non poche terre a'

Monaci, rimpatriatisi. Altre ne donò a Santa Maria di Baieux, a Santa

Maria d'Evreux ed alla Chiesa del Monte di San Michele, denominato

_In pericolo di mare_; nobile scoglio, d'accesso difficile in mezzo

all'Oceano. Su quello scoglio surse la Badia, che oggi anche da lungi

ostenta le forme dell'_Architettura Gotica_. Ivi Rollone parlava la

sua _Dacica Lingua_, ignota del tutto anche a' discendenti di quei

Sassoni, che Gregorio Turonense[118] narra essersi dalla Germania di

Tacito tramutati, dopo varie guerre, in Baieux. Il Duca Guglielmo I.

_Lungaspada_, trovandosi nel 941 a parlamento con Arrigo nella vera

Germania di là dal Reno, udivvi Ermanno, Duca de' Sassoni, favellare

nell'idioma _Dacico_: »DUX SAXONUM, narra Dudone di San Quintino[119],

coepit affari DACICA LINGUA WILLELMUM, DUCEM NORTHMANNORUM».

Domandogli, maravigliando, in che modo avesse appreso un idioma non

conosciuto in Sassonia, ed Ermanno rispose d'essergli occorso ciò, a

suo malgrado, avendolo i valorosi Daci travagliato con assidua guerra

e poi fatto prigioniero: »Quis te, continua Dudone, DACISCAM LINGUAM,

INEXPERTEM SAXONIBUS, docuit? BELLICOSUM, respondit, TUAE PROGENIEI

DECUS, quae innumerabilia proelia in me exercuit, meque proelio captum

ad sua detrusit, et, _me nolente_, LINGUAM DACISCAM docuit». Di qui

s'impara, che la Dacica patria di Rollone stava situata tra l'Alania

e la Sassonia della Germania di Tacito, e che nel Novecento niuna

infusione della lingua de' Daco-Geti, ossia dell'_Ulfilana_ erasi fatta

nell'idioma di que' Sassoni, sebbene in più antica età dalle medesime

dimore Germaniche fossero usciti una porzione degli Anglo-Sassoni,

conquistatori dell'Inghilterra nel 449.

La _Lingua Dacica_ di suo padre Rollone fu cara cotanto al Duca

Guglielmo _Lungaspada_, che volle mandar in Baieux un suo tenero

figlioletto per esservi educato allegramente alla Normanna, e nel

nativo idioma de' _Daci_. Disse, che in questa città v'era un maggior

numero di Normanni, e che in Roano udivasi più volentieri parlare

il Latino, in danno del _Dacico_ linguaggio, »Quoniam (quegli che

parla, è sempre Dudone, buon testimone di que' fatti), ROTHOMAGENSIS

civitas ROMANA potius quam DACISCA utitur ELOQUENTIA, et BAIOACENSIS

frequentius. FRUITUR DACISCA quam ROMANA, volo ut puer ad BAIOACENSEM

deferatur ut EDUCETUR, FERVENS LOQUACITATE DACISCA[120]».

Con tali cure s'ingegnavano i popoli del sangue Daco-Getico di tenere

svegliata la patria lingua, e con tale predilezione l'antiponevano essi

al Latino, quantunque i loro Pubblici Atti si scrivessero Latinamente

per farli capire dall'universalità degli abitanti di Normandia. Ben

questo _Dacico_ era lo stesso linguaggio della _Gallia Gotica_ e di

Spagna; diverso affatto da quello de' Franchi, de' Sassoni e dell'altre

genti della Germania di Tacito. I Normanni di Rollone, il Daco, erano

idolatri, e quando passarono al Cristianesimo, non aveano la Liturgia

Ecclesiastica de' Visigoti: ma, in quanto all'_Architettura Gotica_,

ciascuno può di leggieri comprendere con quanto diletto avesse dovuto

Rollone veder la _Mano Gotica_ di Clotario I. in Sant'Oveno di Roano, e

con quale facilità largheggiar de' suoi doni verso quel Monastero.

Il fanciullo, che coltivò la _Lingua Dacica_ in Baieux, fu Riccardo

I.; e' succedette al padre Guglielmo _Lungaspada_ nel Ducato di

Normandia. Non credo, che la sua _Lingua Dacica_ di Baieux somigliasse

in tutto a quella de' Visigoti dopo la separazione di molti e molti

secoli fra i Geti passati nell'Occidente d'Europa, ed i Daco-Geti di

Rollone. Ma intelligibile certamente riusciva la favella di Rollone

a que' Visigoti; ciò che non avveniva punto ai Sassoni avveniticci

di Baieux, nè a' Sassoni rimasti nella Germania. Più ignoto sonava

l'idioma _Dacico_ di Rollone a' Romani di Normandia, suoi nuovi

sudditi; nè Rollone, o Guglielmo _Lungaspada_ cercarono di propagarne

l'insegnamento. La contraria sentenza piacque a Teodorico e ad

Amalasunta in Italia, i quali godevano del vedere i fanciulli Romani

addottrinarsi nella lor lingua Gotica. Tra questi s'annoverarono i

figliuoli del Patrizio Cipriano[121]: e tali studj piacquero tanto più

ad Amalasunta quanto più ella, dotta così nel Latino come nel Greco,

era vaga di mostrar a tutti le ricchezze del patrio linguaggio. Del

che lodavala Cassiodoro, scrivendo al Senato di Roma: »NATIVI SERMONIS

UBERTATE GLORIATUR[122]».

Della architettura gotica · 第 28 / 44 题