XXVIII.

La Dacia confinante con l'Alania, donde si partì Rollone, Duca di

Normandia, ebbe o no alcuni di sì fatti Collegj? Sembra, che avesse

dovuto averli; ma chi può dirlo con certezza? Se gli ebbe, i primieri

costumi della piraterìa di Rollone fan credere, ch'egli non si fosse

curato di portar Architetti sulle sue velocissime navi e la brevità del

suo Ducato dopo la sua conversione al Cristianesimo non gli permise

forse di chiamarne dalla sua Dacia nativa e dal Danubio. Ma volendo

Rollone fabbricare una qualche Chiesa od un qualche Palagio, non vedeva

egli la _Mano Gotica_ di Sant'Oveno in Roano? E non dovea egli esser

tentato di chiamar Visigotici anzichè _Romanesi_ Architetti?

Riccardo I. non solamente volle, che la Storia de' suoi Daco-Geti

Normanni, al tempo della loro idolatria, si scrivesse da Dudone di San

Quintino; ma vivi serbò nella sua mente i concetti dell'Architettura

Oltredanubiana di que' Daco-Geti. Gli piacquero innanzi ogni cosa

ne' Tempj l'_elevazione_, che chiamerò Visigotica, ed il pensiero di

circondarli con le _Torri_. Stando egli un giorno sulle soglie del suo

Normannico Palazzo di Fecampo, vide in qual maniera questo vincesse

nell'altezza l'opposta Chiesa della Trinità; e tosto mandò per un

Architetto, al quale impose d'alzar la nuova Chiesa cotanto, ch'ella

superasse le mura sì del Palazzo e sì della città. Il nuovo Tempio,

ricco di _Torri_ come quello di Santa Eulalia in Merida, non tardò

a levarsi maestoso nell'aria, con due file d'archi: »Delubrum MIRAE

AMPLITUDINIS, hinc inde TURRIBUS PRAEBALTEATUM, DUPLICITER ARCUATUM et

de CONCATENATIS ARTIFICIOSE LATERIBUS DECORAE ALTITUDINIS CULMINE...

Intrinsecus depinxit _historialiter_[133]». La Casa di Dio, disse

Riccardo I., dee superare tutte le sommità d'ogni altra fabbrica.

Notgero, Vescovo di Liegi, a' giorni di Riccardo I., riedificò nella

sua città la Basilica di San Lamberto, della quale si conserva

l'immagine nelle _Lamine_, descritte dopo il Dittico Liegese dal

Wiltheim[134], ove tutti possono scorgere il Gotico artificio delle

_Torri_ e de' _molti angoli_, compagni di que' della Chiesa di S.

Tirso d'Asturia. _Non è questa_, esclama il Wiltheim, _non è questa

l'Architettura da noi chiamata Gotica?_ »Vidisti in singulis tabellis

_tria_ FASTIGIA ACUMINATA, et sub unoquoque horum singulos ARCUS ACUTE

ANGULOSOS, genus structurae a VITRUVIANA SEU ROMANA GRAECAVE veteri

longe diversum: vulgo _Gothicum_ hodie appellant». In tal guisa,

gli esempj della _Mano Gotica_ di Roano si veggono passati dalla

Normandia in Liegi, appartenente al Regno de' Franchi d'Austrasia.

Un esempio più illustre diessi nella stessa Normandia da Riccardo I.

quando egli cominciò nel 966 a costruire un Monastero sul Monte S.

Michele. Ottenne dal Pontefice Romano Giovanni XIII. e da Lotario,

Re de' Franchi, grandi privilegj pel grandioso edificio, collocato

su quella marina rupe[135], ma le fiamme lo consumarono, ed il nuovo

Duca Riccardo II. lo ricostruì nel 1022: della quale ricostruzione

il Mabillon[136] pubblicò le figure. Ivi si ravvisano agevolmente le

forme dell'_Architettura Gotica_, e l'_elevazione_ aerea delle mura,

che n'era il principal distintivo. Non leggo in niun Documento, che

Riccardo I. e Riccardo II. avessero chiamato sul Monte San Michele

a lavorare alcuno de' _Culdei_ o degli Architetti Laici di Scozia e

di Inghilterra; ma la Cronica del Monte San Michele[137] ci assicura

che nel 966 e nel 1022 gli Abati di quel Monastero, Mainardo e

poscia Ildeberto, ne furono gli autori: Monaci entrambi, ed entrambi

Cattolici.

Orderico Vitale, il quale nacque nel 1065 e fu Monaco di Santo Ebrulfo

in Normandia, dove mori nel 1141, parla d'un celebre Architetto delle

Gallie a' giorni di Riccardo I e del suo uterino fratello Rodolfo,

Conte d'Ivry e di Baieux. Chiamavasi Lanfredo; ed Albereda, moglie

d'esso Rodolfo, pregollo di fabbricare in Baieux una _Torre_. Questa

riuscì famosa nelle guerre di Normandia (_Turris famosa, ingens,

munitissima_[138]): un sinistro romore intanto si divolgò, che Albereda

fatto avesse mozzare il capo a Lanfredo, acciocchè mai più egli non

costruisse di simiglianti lavori per alcuno[139]. Lo stesso lagrimevole

fine attribuiscasi all'Architetto della Meclenburghese Badia di

Dobberano, e ad altri; atroci fatti, pe' quali gli Architetti e

simili Operatori dell'arti si teneano più stretti ne' loro particolari

Collegj, e si circondavano di misterj, occultando la pratica dell'arte

loro, ed ogni procedimento Matematico.

Della architettura gotica · 第 30 / 44 题