Anche i Germani di Tacito a quella stagione cercavano d'ingentilire
il loro idioma, venuti al Cristianesimo dopo la predicazione di San
Bonifazio: già la loro agreste vita de' tugurj e delle capanne, senza
tegole e senza calce[108], s'era mutata nella vita della città: già
sorgeano da per ogni dove Cattedrali e Chiese, per la costruzione
delle quali doveano chiamarsi gli Architetti o Romani o Visigoti.
Ma la lingua Teotisca restò incolta e stridula per lunga stagione;
del che abbiamo solenne testimonianza in Otfrido[109]: il quale, tra
l'863 e l'879, si pose a parafrasar poeticamente i Santi Evangelj, e
dedicò que' suoi lavori a Liutberto, Arcivescovo di Magonza. Nacque
Otfrido non so se nel Regno dei Franchi o nella Germania di Tacito,
posseduta da' Re Franchi. Afferma d'esser _Teotisco_, sì come Walafrido
Strabone; ma il dialetto de' luoghi, ove Otfrido (nelle vicinanze
forse di Magonza) dettava i suoi versi, era inferiore d'assai a quello
de' paesi di Walafrido verso il Lago di Costanza, ove più larga e più
profittevole si fece sentire l'infusione della vera lingua Gotica, od
_Ulfilana_.
E però diceva Otfrido nella sua Prefazione a Liutberto, che _barbaro,
inculto ed indisciplinabile dal freno della Grammatica era il suo
linguaggio_ Teotisco, _e difficile a scriversi pel motivo della
pronunzia Germanica, dello stridore de' denti e della sonorità delle
fauci di que' popoli_. »Linguae THEOTISCAE BARBARIES, UT EST INCULTA
ET INDISCIPLINABILIS, ATQUE INSUETA CAPI FROENO GRAMMATICAE.....
DIFFICILIS SCRIPTU PROPTER LITTERARUM CONGERIEM AUT INCOGNITAM
SONORITATEM... OB STRIDOREM DENTIUM, UT PUTO, UTUNTUR LITERA Z, ET
LITERA K OB FAUCIUM SONORITATEM». E tosto soggiunse, _che sì fatta
lingua riputavasi agreste tuttora, e non era nè pur anco ridotta in
iscritto da' proprj suoi cittadini, nè polita con l'arte_. »LINGUA HAEC
VELUT AGRESTIS HABETUR, DUM A PROPRIIS NEC SCRIPTURA NEQUE ARTE ALIQUA
ULLIS TEMPORIBUS EXPOLITA[110]».
Queste ultime parole d'Otfrido attestano, che ignote a lui furono
molte Scritture dell'idioma de' Franchi, le quali soglionsi attribuire
all'ottavo secolo. Elle perciò sembrano appartenere alla seconda metà
del secolo nono, e di non aver l'antichità della Parafrasi d'Otfrido.
Tali sarebbero state le Versioni d'un Libro di Santo Isidoro di
Siviglia, e della _Regola_ del Patriarca San Benedetto; il _Pater
Noster_ Germanico; poche _Formole_ Catechistiche del Concilio di
Leptines (del 743, tradotte forse più tardi); la pugna d'Ildebrando e
d'Altubrando ne' Ritmi di Cassel; una preghiera di Weissemburgo della
Baviera[111].
In tal guisa Otfrido, che amava il suo linguaggio Teotisco e provavasi
a dirozzarlo con le sue sacre rime, non potè dissimularne i difetti
e la rusticità. Non trovo per verità, che Amalasunta in Italia e
Brunechilde in Ispagna fosser dotate di sì stridenti gole. Questa
pochezza e barbarie regnò parimente appo i Franchi, quando essi non
parlavano in Latino. Coloro, i quali confondono la razza de' Germani di
Tacito con quella de' _Geti_ o Goti si condannano a dover concludere,
che un solo furono l'idioma d'Otfrido e de' Visigoti così di Spagna
come della _Gallia Gotica_. In simil modo avranno essi a dire, che
le fabbriche imprese dopo San Bonifazio nella Germania di Tacito,
dalla seconda metà dell'ottavo secolo fino alla prima del nono ed
all'età d'Otfrido, uguagliarono in magnificenza ed in _elevazione_
i Tempj Toledani di Santa Eulalia e di Santa Leocadia, e que'
d'Alfonso il Casto in Oviedo e tutti gli altri magnifici Monumenti
dell'_Architettura Gotica_, de' quali s'è fin qui ragionato.