Contemporaneo di Vitizza o S. Benedetto Anianese, che morì nell'821,
fu Walafrido Strabone, Monaco di Reichenau sul Lago di Costanza.
Verso quel medesimo anno egli scrisse il suo Libro delle _Cose
Ecclesiastiche_, ove chiamossi uomo _Teotisco_, affermando, che il
suo _Teotisco_ linguaggio parlavasi da' _Geti_, ossia da' _Goti_, e
massimamente dalle Scitiche genti di Tomi (quivi era stato rilegato
Ovidio); sì come appreso avea da' racconti d'alcuni Monaci, fedeli
suoi confratelli. Nè seppe tacere, che a' suoi concittadini _Teotisci_
s'erano insegnate _molte utili cose_ da essi _Geti_, sebbene Ariani.
»MULTA nostros (THEOTISCOS) UTILIA DIDICISSE, PRAECIPUE A GETIS, QUI
ET GOTHI, cum eo tempore quo ARIANI effecti sunt (licet a vera fide
aberraverint), in GRAECORUM Provinciis commorantes, NOSTRUM, idest
THEOTISCUM, sermonem habuerunt.
»Et, ut historiae testantur illius gentis (GETICAE), divinos libros
transtulerunt, quorum ADHUC MONUMENTA APUD NONNULLOS HABENTUR.
»Et fidelium fratrum nostrorum relatione didicimus, apud quasdam
SCYTHARUM GENTES et maxime apud TOMITANOS eadem locutione ADHUC DIVINA
CELEBRANTUR OFFICIA[99]».
Qui tutti veggono, che si tocca della Traduzione d'Ulfila, e che di
questa v'erano alcune Copie ancora nell'820 sulle spiagge del Lago
di Costanza, sebbene i Teotisci di quelle contrade fossero divenuti
Cattolici. Ma quali furono i _Geti Ariani_, ammaestratori dei
_Teotisci_? Non essendo a noi noto, che i _Geti_ della _Gallia Gotica_
e di Spagna, cioè i Visigoti, avessero spedito alcuno a predicar
l'Arianesimo nelle vicinanze di Reichenau, può credersi, che quegli
ammaestratori de' Teotisci non fossero stati altri se non gli Sciti
Iutungi ed i Borgognoni, dell'Arianesimo e della lingua _Ulfilana_ de'
quali s'è più volte ragionato[100]. Senza l'Arianesimo, direi, che
Walafrido Strabone accennò al _Geta_ o Visigoto Vitizza ed a' suoi
Monaci della Congregazione Anianese. Si noti frattanto in qual modo
i Monaci, compagni di Walafrido Strabone, dal paese, ove abitarono
lungamente gli Sciti Iutungi d'Aureliano, conduceansi volentieri
nelle regioni degli Sciti d'intorno alle bocche del Danubio; e come
il linguaggio Tedesco d'oggidì potè divenir cotanto ricco, quanto
egli divenne, di vocaboli prettamente _Gotico-Ulfilani_. Questo
linguaggio _Ulfilano_ stringeva ed aumentava i commercj fra le regioni
circostanti al Lago di Costanza ed i vicini paesi, aiutati nelle Gallie
da' Borgognoni: linguaggio, che propagossi di tratto in tratto nella
Meridionale Germania, e che però si distendea dalle rive del Reno sino
alle Colonne d'Ercole in Ispagna, nell'età di Walafrido Strabone.
Ma già si veniva formando il linguaggio _Teotisco_, e già la
dominazione dei Franchi sì nella Germania di Tacito e sì ne' paesi
Burgundici, senza parlar della mutata Religione, andava ristringendo
i limiti, fra' quali s'udiva l'idioma _Ulfilano_. La _Gallia Gotica_,
la Spagna Visigotica dell'Asturia ed il rimanente della Spagna, mutata
in _Muzarabica_, serbarono sotto gl'ismaeliti l'antico affetto per la
lingua d'Ulfila; sì come faceano per la _Legge_, per la _Liturgia_ e
per l'_Architettura Gotica_: le quali cose non possono mai, chi ben le
considera, separarsi tra loro. Nell'853 Udalrico, Marchese di Gozia,
tenne un _Placito_ in Crespiano del Narbonese, per giudicar la causa di
Godescalco, Abate dell'Anianense Badia di San Piero in Cauna, contro
il Visigoto Odilone, che aveva usurpato alcune terre del Monistero.
Intervennero al giudizio molti nobili personaggi, sei Giudici ed un
_Saione_. Ivi s'allegarono le Leggi del Codice Visigoto, qual'egli
era divenuto dopo l'abolizione del Dritto Romano comandata dal Re
Cindasvindo[101], e quale il Re Pipino l'avea conceduto a' Visigoti col
Trattato d'_Accomandigia_ del 759[102]. Secondo sì fatte Leggi, che poi
per un'antica Versione Castigliana si dissero del _Fuero-Juezo_, diessi
vinta la lite all'Abate Caunense[103].
Nè solo i Visigoti, ma eziandio, sì come ho già detto, i Romani
_Muzarabi_ deploravano amaramente la caduta e la soggezione della
Gotica stirpe in Ispagna. Santo Eulogio, Romano di Senatoria famiglia,
che nell'858 lasciò la vita per la fede Cristiana, deplorava nel
suo Libro del _Memoriale de' Santi_ le sorti della Penisola Ispana.
_Cadde_, scrivea, _cadde il Regno de' Goti, fiorente per la dignità
de' suoi Sacerdoti, e splendido per l'ammirabile costruzione delle
sue Basiliche_. »Post excidium regni GOTHORUM, quod Venerabilium
Sacerdotum dignitate florebat, et ADMIRABILI BASILICARUM CONSTRUCTIONE
FULGEBAT[104]». Fu Santo Eulogio discepolo d'Alvaro; famoso Goto di
Cordova. Ma quanto più i Saraceni mettevano alle prove la pazienza
così de' Visigoti come de' Romani _Muzarabi_ di Spagna, tanto più
qualche volta prorompeva della Gotica stirpe il rigoglio. Non dubitò
quell'Alvaro di scrivere ad un suo detrattore, che rammentasse chi mai
si fossero i Geti, ovvero i Daci, dond'egli procedeva: _usi a spregiar
la morte, usi a lodar le loro ferite_. »Ut me, qui sim ipse, cognoscas
et amplius me tacendo devites, audi,
»Mortem contemnunt, laudato vulnere, GETAE........,
.... »Hinc DACUS premat, inde GETES occurrat[105]».
In mezzo alla vasta oppressione de' _Muzarabi_, Alvaro coltivò
l'amicizia del Diacono Leovigildo, il quale ancor egli nacque Visigoto
e possedeva in Cordova una ricca Biblioteca. Fu questa celebrata da
esso Alvaro, ed il suo possessore s'ascoltò insignire d'una gran
lode; _ch'egli_, cioè, _splendeva di Getica luce_: »GETICA QUI
LUCE FULGET[106]». In tal guisa i Visigoti serbavano in cuore la
memoria della loro passata grandezza, e però sempre, quando Alvaro
di Cordova scrivea, intendeano a conservare il più che poteano le
tre cose, onde ho testè favellato, la _Legge_ del _Fuero-Juezo_, la
_Liturgia_ e l'_Architettura Gotica_. Nell'878 tennesi un Concilio
in Troia di Sciampagna, nel quale si fecero Sigebodo, Arcivescovo di
Narbona ed altri Vescovi della _Gallia Gotica_ innanzi al Pontefice
Romano Giovanni VIII, pregandolo di provvedere a punire i sacrilegj:
materia, di cui non si faceva parola nel Codice Visigotico[107]. Poichè
Goti eran que' Vescovi, egli è facile il comprendere, che la loro
Ecclesiastica dignità non li distoglieva dall'esercizio, nè togliea
loro il godimento delle patrie Leggi civili, nè dava loro il consiglio
di mutare in _Romanese_ l'_Architettura Gotica_ delle Basiliche da essi
costruite.