XVIII.

A' giorni di Sisebuto la Città di Lemosi nella _Gallia Gotica_

fioriva per l'eccellenza delle sue arti. Nè l'arti Romane sotto i

Visigoti erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotto Eurico

vi predominarono le Visigotiche dell'Architettura, e sopratutto di

quella peculiare degli Ariani. Era in Lemosi una _Pubblica Officina

della moneta fiscale_, afferma Sant'Oveno, che circa un quaranta

anni dopo Sisebuto scrisse diffusamente la Vita del suo amico Santo

Eligio[64]. Ecco una Zecca nella _Gallia Gotica_, dove presedeva un

Orefice lodatissimo (_fabro aurifici probatissimo_), chiamato Abbone,

il quale v'insegnava le pratiche ingegnose dell'arte sua, ed ebbe Santo

Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visigoti questo Abbone? Un tal

nome non è Romano, e pur tuttavolta egli non sembra Visigotico: ma

Eligio, ed i suoi Genitori Eucherio e Terragia, si possono pei loro

nomi credere usciti di sangue Romano. Che che sia della nazione di

tutti costoro, Lemosi, retaggio di Brunechilde[65], ha le apparenze

d'essersi mantenuta Visigotica sotto la dominazione particolare della

Regina[66]; ma, dopo lei, si ripose in libertà. E ne godeva nel 620, se

dee credersi al contemporaneo Sant'Oveno, il quale narra, che alcune

cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a condursi nel Regno

de' Franchi[67]. Sopra una gran parte di questi regnava Dagoberto; ed

Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, negli ultimi giorni

di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta la Monarchia de' Franchi

e possedè il tratto di Lemosi, o per conquista, o per volontaria

dedizione. L'aura Visigotica spirò per lunga stagione in quel tratto,

dove di poi venne alla luce il Trovatore Gerardo di Berneuil, ricordato

dall'Alighieri nel Purgatorio e nell'_Eloquio Volgare_.

L'Orefice di Lemosì diventò il Ministro e l'amico principale del Re

Dagoberto. Tutti gli Ambasciatori, che dall'Italia e dalla _Gallia

Gotica_ non conquistata da' Franchi arrivavano al Regio Palazzo,

avevano a cuore, scrive Sant'Oveno[68], di rendersi benevolo Eligio:

per opera del quale, se non vado errato, si dette Lemosì a Dagoberto.

Grandi prove avea somministrato Eligio della sua eccellenza nel suo

mestiere, ma egli divenne ancora un edificator grande così di Monasteri

come di Chiese. Nel 631[69], si fe' donare dal Re un territorio in

Lemosì, dove costruì un ampio e magnifico Monastero, che indi fu

visitato con ammirazione da Sant'Oveno: poscia l'avventuroso Ministro

fabbricò nella sua propria casa d'abitazione in Parigi un nobile

Monastero per trecento Vergini (_dignum construxit Archisterium_).

Nel 634, con _Visigotica elevazione_, fabbricò l'alta Basilica fuori

le mura di Parigi, e coprì elegantemente di piombo quelli, che son

chiamati dal medesimo Santo Oveno i _sublimi tetti di San Paolo_.

Tralascio l'altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San

Marziale della sua patria Lemosina, per domandare se fu _Gotica_

o _Romanese_ la natura di tali edifizi? Saranno stati dell'una e

dell'altra sorta, rispondo, ma io l'ignoro. Certamente non furono

_Romanesi_ le forme primiere della Badia di S. Dionigi, fatta edificare

nel 637 da Dagoberto, e decorata con insigni opere d'Orificeria: lavori

dell'egregio artefice, dell'operoso costruttore d'un Monastero nella

sua propria casa e del possente Ministro della Monarchia. Eligio perciò

ebbe la più gran parte nel disegnare o nell'approvare le sembianze

Architettoniche di quella famosa Basilica, della quale il Pontefice

Stefano II.º volle al suo ritorno da Parigi fabbricarne in Roma una

simile, _secondo l'uso di Francia_, come a suo luogo dirò[70].

Donde si trae, che un nuovo spettacolo si vide sul Tevere quando ivi

surse la Chiesa di San Dionigi »JUXTA FORMAS SPECIES DECORATA SICUT

IN FRANCIA (Pontifex) VIDERAT». Son queste le parole di Benedetto del

Monte Soratte: dalle quali apprendiamo, che l'Architettura primitiva

del Tempio Parigino di San Dionigi non fu _Romana_ o _Romanese_ nè

_Druidica_ nè _Francica_ (i Franchi non ebber giammai arte propria

d'edificare), ma _Gallo-Visigotica_ e posta principalmente in atto da

Santo Eligio della _Gallia Gotica_, posseduta da Brunechilde. Non è mio

l'officio d'indagare quali mutamenti si recaron di poi all'Architettura

di San Dionigi del 637.

Della architettura gotica · 第 20 / 44 题