A' giorni di Sisebuto la Città di Lemosi nella _Gallia Gotica_
fioriva per l'eccellenza delle sue arti. Nè l'arti Romane sotto i
Visigoti erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotto Eurico
vi predominarono le Visigotiche dell'Architettura, e sopratutto di
quella peculiare degli Ariani. Era in Lemosi una _Pubblica Officina
della moneta fiscale_, afferma Sant'Oveno, che circa un quaranta
anni dopo Sisebuto scrisse diffusamente la Vita del suo amico Santo
Eligio[64]. Ecco una Zecca nella _Gallia Gotica_, dove presedeva un
Orefice lodatissimo (_fabro aurifici probatissimo_), chiamato Abbone,
il quale v'insegnava le pratiche ingegnose dell'arte sua, ed ebbe Santo
Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visigoti questo Abbone? Un tal
nome non è Romano, e pur tuttavolta egli non sembra Visigotico: ma
Eligio, ed i suoi Genitori Eucherio e Terragia, si possono pei loro
nomi credere usciti di sangue Romano. Che che sia della nazione di
tutti costoro, Lemosi, retaggio di Brunechilde[65], ha le apparenze
d'essersi mantenuta Visigotica sotto la dominazione particolare della
Regina[66]; ma, dopo lei, si ripose in libertà. E ne godeva nel 620, se
dee credersi al contemporaneo Sant'Oveno, il quale narra, che alcune
cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a condursi nel Regno
de' Franchi[67]. Sopra una gran parte di questi regnava Dagoberto; ed
Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, negli ultimi giorni
di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta la Monarchia de' Franchi
e possedè il tratto di Lemosi, o per conquista, o per volontaria
dedizione. L'aura Visigotica spirò per lunga stagione in quel tratto,
dove di poi venne alla luce il Trovatore Gerardo di Berneuil, ricordato
dall'Alighieri nel Purgatorio e nell'_Eloquio Volgare_.
L'Orefice di Lemosì diventò il Ministro e l'amico principale del Re
Dagoberto. Tutti gli Ambasciatori, che dall'Italia e dalla _Gallia
Gotica_ non conquistata da' Franchi arrivavano al Regio Palazzo,
avevano a cuore, scrive Sant'Oveno[68], di rendersi benevolo Eligio:
per opera del quale, se non vado errato, si dette Lemosì a Dagoberto.
Grandi prove avea somministrato Eligio della sua eccellenza nel suo
mestiere, ma egli divenne ancora un edificator grande così di Monasteri
come di Chiese. Nel 631[69], si fe' donare dal Re un territorio in
Lemosì, dove costruì un ampio e magnifico Monastero, che indi fu
visitato con ammirazione da Sant'Oveno: poscia l'avventuroso Ministro
fabbricò nella sua propria casa d'abitazione in Parigi un nobile
Monastero per trecento Vergini (_dignum construxit Archisterium_).
Nel 634, con _Visigotica elevazione_, fabbricò l'alta Basilica fuori
le mura di Parigi, e coprì elegantemente di piombo quelli, che son
chiamati dal medesimo Santo Oveno i _sublimi tetti di San Paolo_.
Tralascio l'altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San
Marziale della sua patria Lemosina, per domandare se fu _Gotica_
o _Romanese_ la natura di tali edifizi? Saranno stati dell'una e
dell'altra sorta, rispondo, ma io l'ignoro. Certamente non furono
_Romanesi_ le forme primiere della Badia di S. Dionigi, fatta edificare
nel 637 da Dagoberto, e decorata con insigni opere d'Orificeria: lavori
dell'egregio artefice, dell'operoso costruttore d'un Monastero nella
sua propria casa e del possente Ministro della Monarchia. Eligio perciò
ebbe la più gran parte nel disegnare o nell'approvare le sembianze
Architettoniche di quella famosa Basilica, della quale il Pontefice
Stefano II.º volle al suo ritorno da Parigi fabbricarne in Roma una
simile, _secondo l'uso di Francia_, come a suo luogo dirò[70].
Donde si trae, che un nuovo spettacolo si vide sul Tevere quando ivi
surse la Chiesa di San Dionigi »JUXTA FORMAS SPECIES DECORATA SICUT
IN FRANCIA (Pontifex) VIDERAT». Son queste le parole di Benedetto del
Monte Soratte: dalle quali apprendiamo, che l'Architettura primitiva
del Tempio Parigino di San Dionigi non fu _Romana_ o _Romanese_ nè
_Druidica_ nè _Francica_ (i Franchi non ebber giammai arte propria
d'edificare), ma _Gallo-Visigotica_ e posta principalmente in atto da
Santo Eligio della _Gallia Gotica_, posseduta da Brunechilde. Non è mio
l'officio d'indagare quali mutamenti si recaron di poi all'Architettura
di San Dionigi del 637.