XII.

Vere e franche parole, direte voi, ma chi vorrà proferirle? Rispondo:

proferiránnole prima pubblicamente le lingue dei savj, e nel secreto

de' lor pensieri i chierici ricreduti e buoni; che oggimai sommano

gran moltitudine, e da per tutto ve n'à uno scelto drappello. A quelle

lingue (se trombe del vero) converrà pure che schiudan l'orecchie

dell'animo i prelati più modesti e sinceri di tutta cristianità, e a

cui le riforme non pesano e non mettono sbigottimento: nè coloro che

arieggiano tanto o quanto all'arcivescovo di Parigi, sono sì scarsi

al dì d'oggi; e il novero non può scemare, anzi è fatale che cresca.

Perocchè, dove non resistono gl'interessi, entra e invade la generale

opinione; e questa oggi è ricevuta dal clero, non fatta; e chi la fa,

desidera quel medesimo che voi ed io desideriamo.

Ora, ponete che i Sinodi diocesani ed i provinciali moltiplichino;

le discussioni sdrúcciolino quivi bel bello in tale argomento, e il

discorso popolare se ne occupi e se ne infiammi; ponete che l'esigenze

dei tempi s'aggravino; le strettezze di Roma s'addoppino, le sue sorti

precipitino, la sua smoderanza e gli errori spesseggino, come suole

avvenire ad ogni istituto scassinato e cadente. Fate che i Sinodi, come

par naturale, assicurino ai meno arrischiati e più circospetti libertà

onesta di parlare e di consigliare; e che l'oscitanza e l'ignavia di

gran porzione del clero sia vinta e sforzata, e la sua muta e timida

sottomissione abbia termine; ed ei si risenta alcun poco, e parli

e supplichi con voce riverente bensì, ma concorde e robusta, e non

mai discontinua: tutte cose, chi ben le stima, che il secolo nostro

apparecchia e trae seco quasi per mano. Fate che da alcuni reggimenti

più popolari (e già gli Svizzeri ne ragionano) venga restituito alle

parocchie il diritto di eleggere o di proporre per lo manco i proprj

rettori: esempio ne' nostri giorni impossibile a tenere occulto, e

senza efficacia d'imitazione. Fate, da ultimo, che a ciascun uomo,

ed ai governi e ai principi, non meno che alle popolazioni compaja

verissimo, siccome pur troppo è, nulla concessione, riforma ed

innovazione, potersi più oltre aspettare da Roma, quasi per paura

e viltà impietrita; e questa sola ed unica via che noi indichiamo,

rimanere sgombra e non intercisa, e dare varco e passaggio ad ogni

ammenda, ad ogni salute, ad ogni conseguibile grado di perfezione nella

Chiesa e nel mondo; e la cosa, da speculativa e ipotetica, piglierà

certamente aspetto compiuto di certa e non transitoria realità.

Io stringo, mio riverito Signore, ogni concetto in uno, e concludo: o

nessun partito e nessuna prudenza è buona e bastevole in tale materia,

perchè l'agita e la governa lo sdegno di Dio: ovvero è bisogno che

la presente prelatura romana si rimpasti e rinsanguini tutta, e muti

gran parte degli ordini suoi; e però faccia luogo a un santo e dotto

sinedrio, scelto e inviato alla città eterna da tutte le Chiese

cattoliche, per essere squille di verità, e nell'universo intero

dispanderla e celebrarla.

Crispo Salustio, interrogato da Cesare sul riformare lo Stato e il

governo di Roma, provavagli con gran saldezza, doversi cominciare,

anzi tutto, dal condurre in quella nuove schiatte di cittadini. Ora,

io dico ed affermo: chi vuol correggere e riformare la Roma moderna

pontificale, dia nuovi abitatori a Monte Cavallo.

Di Genova, li 10 di novembre del 1850.

Scritti politici · 第 296 / 310 题