XI.

— Un nuovo caldo di evangelico zelo ricerca, Padre Santo, le viscere

della Chiesa, e scoppiano qua e là faville di luce nuova. Imperocchè

l'anime pie, forte sgomentate delle vaste e crescenti ruine, e trafitte

in cuore dell'accidia abituale e immedicabile dei ministri di Dio,

pregarono con singhiottoso pianto al Signore, e sclamarono: _Vieni da

quattro venti, o spirito, e soffia su cotesti morti, e vivano._[52]

Però il mondo cristiano non à indietreggiato in sui sentieri di

perfezione, e posto à lunga fatica _a riempier di beni i famelici,

e nell'esaltazione degli umili_ si è compiaciuto.[53] Se non che

(facciasi luogo al vero), quegli ubertosi principj di umanità, di

scienza e di sempre crescente prosperità e gloria di nostra stirpe,

che il Vangelo va maturando, e quegli eterni ed inessicabili semi

di libertà, di fratellanza e d'universale amicizia fra i popoli che

la legge d'amore produce, ànno germinato assai meglio ed in maggior

copia nell'altrui campo e sotto le mani de' laici, che nelle terre

de' Chierici all'ombra stessa del santuario. Posciachè questi, mal

ravvisando il lento portato della cristiana carità, sembrano ributtare

indietro e combattere fieramente il vivere moderno civile, e l'infinita

potenza di bene che vi si cela. Quindi negano che nel suo grembo

prosiegua sotto altre sembianze l'effettuazione di quell'annunzio

apostolico: _Voi a libertà siete chiamati, o fratelli_;[54] quindi

ricusano di conoscere il decreto sommo e providissimo, il quale

dispone che al colmo d'ogni libertà si giunga per la pienezza d'ogni

scienza e per la progressiva sublimazione degl'intelletti e dei cuori;

essendochè fu promesso _che il vero ci farà liberi_,[55] e fu comandato

all'umano consorzio di ascendere di grado in grado nell'infinito d'ogni

eccellenza, _tanto che siamo perfetti, siccome il padre celeste è

perfetto_;[56] e similmente s'infingono di non sapere _che il regno

di Dio debba avvenire altresì sulla terra_;[57] e _la città santa

debba discendere dall'eccelso acconcia siccome sposa che al suo marito

s'adorna; mentre una voce uscente dal trono divino sarà udita sclamare:

Ecco il tabernacolo di Dio per mezzo agli uomini, ed egli abiterà

con loro, ed essi saranno suo popolo_.[58] A tale funesto dissidio è

necessità metter fine. Necessità grande si è che i pastori dell'anime,

entrando con esse per le inusate e magnifiche vie del secolo,

procaccino di divertirle dai precipizj dove, abbandonate da noi e di

noi fastidite, rischiano di dirupare.

Può la civiltà senza religione essere altra cosa che apparenza ed

orgoglio, ludificazione e rimpianto? e può la fede e la religione

divisa dagli abiti della presente vita comune, non riuscire un eccesso

di mente solitario e infruttifero, e _sembiante al tamarisco che sorge

nell'aridità del deserto e in terra abbruciata ed inabitabile?_[59]

Eziandio è grande necessità, che cotesto verbo evangelico il quale

ora udiamo _acclamare tra i popoli i loro diritti_,[60] e con alte

e distinte voci parlare di carità cittadina, di pubbliche e maschie

virtudi, e d'universale affrancamento e giustizia; e il quale,

come tutte le cose divine, è novissimo e antichissimo a un tempo;

echeggi non solo e riverberi negli orecchi della Santità vostra,

ma sempre le risuoni vicino; e non possano i motti de' cortigiani

e lo strepito delle cancellerie romane sopraffarlo ed estinguerlo,

nè altrui cavare della memoria, che _servir si debbe in novità di

spirito, non in vecchiezza di lettera_,[61] e che _lo spirito solo

vivifica e la lettera uccide_.[62] Ei fa bisogno oggimai, che gli

eletti e rappresentanti del clero cattolico, e i veri testimonj ed

annunziatori del comune ed universale pensiero cristiano, siedano

accosto all'eccelsa cattedra vostra, sì che la parola uscente da

quella, torni, siccome fu per antico, augusta ed autorevole a tutte le

umane prosapie; e sia cessato lo scandalo triste e lamentabile senza

fine di vederla accolta assai spesse fiate con muto dolore dai buoni,

con non curanza dalle plebi, e con beffevole riso dagli avversarj. Più

non è concedibile oggi, che tutto un preclaro e venerando collegio

il quale debbe ad una con la Santità vostra reggere e cardinare la

Chiesa, esca dall'arbitrante suffragio d'un solo ed unico uomo, sia

pure principalissimo e il più degno e onorando di tutti i credenti;

perchè all'individua esperienza e all'individuo consiglio di nessun

uomo è dato mai di conoscere gl'innumerevoli particolari de' luoghi

e delle persone, meglio o altrettanto di quello che li sa e conosce

ciascuna Chiesa a rispetto del proprio gregge e nei confini del proprio

ovile: però si legge nell'Esodo, _Peso è cotesto non dagli omeri

tuoi, nè potrai durarlo tu solo_.[63] Oltrechè, nei sacri negozj i

quali il divino afflato non comanda nè modera egli medesimo, ma sono

alla prudenza dell'ordine sacerdotale affidati, non par dubioso che

si convenga di governarli oggidì conformemente al genio dei tempi

universale e imperioso, ed a cui non apparisce ben validato e sancito

verun officio ed atto, quando da libera e larga elezione non pigli

origine e forza. E da qual dubio, Padre beatissimo, può rimanere su

ciò avviluppata la mente nostra, ricordandoci che nella Chiesa fu

massima inviolata e perenne della esemplarissima antichità, dovere

ogni qualunque sacro ministro essere conosciuto, amato, desiderato da

tutti coloro a cui gli appartiene di comandare? e che altro modo più

proprio e più conducente a cotal fine ci avverrà di trovare, se non

l'elezione operata da quelli in cui s'adempie il comando? Per fermo,

egli è scritto _il pastore va davanti al suo gregge, e questo lo

seguita perchè conosce la voce sua,[64] e perchè è pasciuto da lui con

la spontaneità, e non con la forza_.[65] E ciò tutto se per ogni luogo

è vero, quanto divien più vero e più certo in risguardo di Roma, dove

al presente ogni cosa si va meschiando di cupe passioni e disorbitanti,

e quasi si è fatto impossibile serbare giudizio imparziale e mente

non preoccupata e libera? Noi scorgiamo con gran dolore, che intorno

al seggio pontificale accalcasi una sempre medesima specie e natura

di uomini, mossi non rado da private mire e ambizioni, inesperti del

rimanente mondo, nati o allevati in iscuole e in dottrine sterili

e pedantesche, vuote di vera scienza, traboccanti d'orgoglio, ove

la lettera uccide lo spirito e usurpa il luogo della virtù e della

sapienza; ondechè ei son fatti _un rame risonante e un cembalo che

tintinna,[66] e i loro umani comandamenti saranno diradicati come

piantagione che non fu opera del padre celeste_.[67]

Angoscioso ufficio adempiamo di nudare e trattare le piaghe della

sposa di Cristo; _ma il cuor nostro si rassicura nel cospetto della

verità_,[68] e ci bisogna spegnere qualunque temenza di pronunciarla,

_perchè timore e carità non s'accorda_.[69] E come ardiremmo noi di

chiudere e sigillare le nostre bocche, vedendo tutto giorno lo studio

diligente e infelice che pongono costà i cortigiani e gli scribi,

perchè il sommo reggitore dell'orbe cattolico sia sempre una verga

pullulata di lor semenzajo, e perchè egli, a vicenda, delle propaggini

loro faccia rinfronzire i più eletti luoghi dell'orto di Cristo?

Vogliano i cieli misericordiosi disperdere cotale malizia, e confondere

il serpe, il quale mordendo la propria coda e sè in se stesso rigirando

continuamente, chiude dentro al suo viluppo l'altare e il tempio di

Dio. Certo è, beatissimo Padre, che fra quegli uomini e l'altre genti

diffuse per le terre cattoliche, sembrano alzate lunghe muraglie e

attraversati non valicabili fiumi.

Ma, per ragionare di ciò che il giudicio umano può, circa al proposito

nostro, avvisare e provvedere, egli è grandemente mestieri che intorno

di voi, supremo gerarca, radunisi, eletto innanzi nel seno d'ogni

nazione, un santo concistoro di cherici e vescovi, fiore di tutta

cristianità, sale della terra, munito, per così dire, e precinto dello

spontaneo voto e mandato delle chiese e dei popoli. Esente egli dalle

grette passioni, dalle subite paure, dalle soppiatte carnalità, dalle

temporali sollecitudini che in cotesta Roma dànno perpetua battaglia;

esente dalle prelatizie vanezze e piacenteríe, ignaro dei sofismi

curiali e delle mene e ambagi segretariesche, recherà ai piedi della

Santità vostra gli affetti e i consigli sinceri e patenti delle singole

comunanze cattoliche; e quivi dinanzi a Voi, con semplicità di cuore

e altezza d'intendimento, sponendo ciascuno il proprio concetto; da

ultimo, lo spirito inerrante di Dio trarrà da tutti i lor pensieri,

siccome da corde di celeste salterio, la mente armonizzata ed unificata

della gran Chiesa universale. _Ecco, io li adunerò da tutte quante le

terre...., e darò loro un sol cuore e una sola via._[70]

Antico adiutorio è questo che noi invochiamo, e alle apostoliche

tradizioni affatto conforme: però un consiglio interiore ci ammonisce

di sperare in esso altamente. E per solo esso, al conflitto acerbissimo

e lacrimabile insorto fra lo Stato ed il Sacerdozio, fra l'Italia e il

Papato, fra il governo clericale e le sempre ammutinate e calcitranti

provincie, può rinvenirsi buona composizione e durevole accordo;

perchè ai degni eletti delle diverse e remote provincie e nazioni poco

importando gl'imperj secolareschi e le ricche ed oziose prebende, verrà

presto veduto alcun modo di perfetta conciliazione fra la libertà dei

popoli, la franchezza d'Italia; e la indipendenza e libertà della Santa

Sede, a cui bisogna ugualmente di non obbedire nè alle plebi nè ai

principi; i quali con finissima dissimulazione vogliono alla Santità

vostra concedere quante più sembianze e mostre e apparati si trovano

d'arbitrio e di signoria, e quanta minore sostanza è possibile: però

si legge, _e lo vestirono di porpora, e gli posero nella destra una

canna, e beffandolo s'inginocchiarono_. Allora la rinnovata sapienza di

Roma, sposandosi ad ogni popolare e civile spirito dell'età nostra, e

cessando di riprovare i sentimenti generosi e le aspirazioni magnanime

di tanta e si nobil parte dell'umana progenie, un filiale amore,

un'osservanza ossequiosa e una dolce e perdurabile maraviglia entrerà

in cuore di tutti verso l'apostolico ministero della Santità vostra,

e le fornirà schermo e difesa infinitamente migliore che non le armi

straniere e il temporale principato. E per fermo, chi più di voi,

Maestà spiritale e sovramondana, dee vivere in sospetto e paura di

quella sentenza, _maledetto l'uomo che confida nell'uomo e s'appoggia

a braccio di carne?_[71] Nè dee cadere dalla vostra memoria, che la

pupilla del profeta vide i re inchinarsi alla donna sedente su molte

acque, e con lei fornicare e bevere alla coppa sua; ma scamparla da

mezzo ai rischj ed alle ruine già non li vide.

Non può la indipendenza vera e perpetua del sacerdozio d'altronde

uscire che dal diritto e incrollabile animo dei pontefici per un

lato, e dalla comune coscienza per l'altro delle nazioni civili,

la quale professi altamente e insegni e promulghi in tutte le leggi

ed insinui in tutti i costumi, essere iniquo e barbarico sturbare e

comprimere una potestà immateriale ed inerme, che chiede ai cuori e

agl'ingegni suggezione razionale e spontanea, e niun mezzo terreno

adopera, salvo la parola e l'esempio. Che se dalle Chiese adunate

innanzi alla Paternità vostra uscirà sapiente e libera quella parola,

non è sui monti di Dio così bene eretta e fondata, nè così d'armi e

palvesi celesti guernita la torre di Dávide, come sarà la seggia vostra

immortale e l'impero del Vaticano.

Noi confessiamo riverenti, che in Voi, santissimo Padre, è il colmo

d'ogni dignità e la plenitudine d'ogni giurisdizione; e sappiamo

che lassù prega Cristo Signore perchè la vostra fede detrimento non

soffra. Ma si consideri benignamente da Voi la umiltà degli Apostoli,

pieni d'infallibile verbo, i quali ciò non pertanto convocata la

moltitudine dei credenti, dicevano loro: _Avvisate di elegger fra voi

sette uomini...... acciocchè noi li costituiamo nel ministerio del

diaconato._[72]

Piacciavi, dunque, non che di permettere, ma sibbene di comandare e

sollecitare la pronta convocazione dei nazionali concilj, dovunque

non gl'interdica la legge secolare e scandalo non ne segua. E ad

ogni modo, prescriva la Beatitudine vostra da per tutto ove ancora

è bisogno, e con istudio e cura solerte e diligentissima instighi

e affretti la esecuzione piena e fedele del canone tridentino, il

qual vuole s'adunino per ogni luogo ed ogni anno le Sinodi diocesane

(_quotannis_); le provinciali de' Vescovi una volta almeno (_saltem_)

in ciascun triennio! Sia prescritto parimente e raccomandato

dall'oracolo vostro, ch'elle si pongano quanto più possono, e per ogni

onesta e spedita maniera, in commercio di mente e d'affetto fra loro;

talchè i pensieri, le proposte, le controversie, gli scrutinj, le

deliberazioni e le opere s'accostino fra tutte esse alla maggiore unità

di concetto, di proponimento e di metodo. Essendo, certissimamente, che

loro spetta di avverare la sentenza di Paolo: che siccome non v'à nei

cieli più che un Signore Iddio, così nella Chiesa v'à un solo corpo ed

un solo spirito;[73] e Similmente, elle debbono procacciare che sia la

preghiera di Cristo esaudita, _di rendere tutti i discepoli suoi una

cosa sola_.[74]

Fatto ciò, noi supplichiamo l'alto datore e dispensatore dei lumi,

perchè a Voi persuada fermissimamente e con giudicio immutabile, di

comandare a ciascuna di quelle pie radunanze d'eleggere fra' suoi

più illustri e specchiati per virtù e sapienza, uno o parecchi, i

quali sieno nunzj e rappresentatori di lei appo la vostra eccelsa

persona. Quindi, convenuti a grave consulta innanzi di Voi, con Voi

riposatamente e con apostolica libertà e zelo ragionino della salute

universa del cattolico gregge. Ma, principalmente, e per ufficio e

mandato espresso e particolare, discutano del modo più degno e più

pronto e meglio operabile di comporre in futuro appresso la cattedra

santa di Pietro, un Concistoro elettivo, da tutte le Chiese costituito,

interprete verace ed eloquente di tutte, e il quale partecipi ciascun

giorno al vostro magno ministero, e regga in Laterano le vostre

braccia, non per isconfiggere e vincere alcuno, ma per benedire e

letificare ogni umana generazione. Così liberamente appresso di Voi

_radunato il popolo d'Israel_, acceso di fiamma profetica e tristo a

morte delle accumulate ruine di Gerosolima, _porrà mano tutto lieto e

concorde a riedificare sulla pianta loro stessa l'altare e il tempio di

Dio_.[75] —

Scritti politici · 第 295 / 310 题