— Un nuovo caldo di evangelico zelo ricerca, Padre Santo, le viscere
della Chiesa, e scoppiano qua e là faville di luce nuova. Imperocchè
l'anime pie, forte sgomentate delle vaste e crescenti ruine, e trafitte
in cuore dell'accidia abituale e immedicabile dei ministri di Dio,
pregarono con singhiottoso pianto al Signore, e sclamarono: _Vieni da
quattro venti, o spirito, e soffia su cotesti morti, e vivano._[52]
Però il mondo cristiano non à indietreggiato in sui sentieri di
perfezione, e posto à lunga fatica _a riempier di beni i famelici,
e nell'esaltazione degli umili_ si è compiaciuto.[53] Se non che
(facciasi luogo al vero), quegli ubertosi principj di umanità, di
scienza e di sempre crescente prosperità e gloria di nostra stirpe,
che il Vangelo va maturando, e quegli eterni ed inessicabili semi
di libertà, di fratellanza e d'universale amicizia fra i popoli che
la legge d'amore produce, ànno germinato assai meglio ed in maggior
copia nell'altrui campo e sotto le mani de' laici, che nelle terre
de' Chierici all'ombra stessa del santuario. Posciachè questi, mal
ravvisando il lento portato della cristiana carità, sembrano ributtare
indietro e combattere fieramente il vivere moderno civile, e l'infinita
potenza di bene che vi si cela. Quindi negano che nel suo grembo
prosiegua sotto altre sembianze l'effettuazione di quell'annunzio
apostolico: _Voi a libertà siete chiamati, o fratelli_;[54] quindi
ricusano di conoscere il decreto sommo e providissimo, il quale
dispone che al colmo d'ogni libertà si giunga per la pienezza d'ogni
scienza e per la progressiva sublimazione degl'intelletti e dei cuori;
essendochè fu promesso _che il vero ci farà liberi_,[55] e fu comandato
all'umano consorzio di ascendere di grado in grado nell'infinito d'ogni
eccellenza, _tanto che siamo perfetti, siccome il padre celeste è
perfetto_;[56] e similmente s'infingono di non sapere _che il regno
di Dio debba avvenire altresì sulla terra_;[57] e _la città santa
debba discendere dall'eccelso acconcia siccome sposa che al suo marito
s'adorna; mentre una voce uscente dal trono divino sarà udita sclamare:
Ecco il tabernacolo di Dio per mezzo agli uomini, ed egli abiterà
con loro, ed essi saranno suo popolo_.[58] A tale funesto dissidio è
necessità metter fine. Necessità grande si è che i pastori dell'anime,
entrando con esse per le inusate e magnifiche vie del secolo,
procaccino di divertirle dai precipizj dove, abbandonate da noi e di
noi fastidite, rischiano di dirupare.
Può la civiltà senza religione essere altra cosa che apparenza ed
orgoglio, ludificazione e rimpianto? e può la fede e la religione
divisa dagli abiti della presente vita comune, non riuscire un eccesso
di mente solitario e infruttifero, e _sembiante al tamarisco che sorge
nell'aridità del deserto e in terra abbruciata ed inabitabile?_[59]
Eziandio è grande necessità, che cotesto verbo evangelico il quale
ora udiamo _acclamare tra i popoli i loro diritti_,[60] e con alte
e distinte voci parlare di carità cittadina, di pubbliche e maschie
virtudi, e d'universale affrancamento e giustizia; e il quale,
come tutte le cose divine, è novissimo e antichissimo a un tempo;
echeggi non solo e riverberi negli orecchi della Santità vostra,
ma sempre le risuoni vicino; e non possano i motti de' cortigiani
e lo strepito delle cancellerie romane sopraffarlo ed estinguerlo,
nè altrui cavare della memoria, che _servir si debbe in novità di
spirito, non in vecchiezza di lettera_,[61] e che _lo spirito solo
vivifica e la lettera uccide_.[62] Ei fa bisogno oggimai, che gli
eletti e rappresentanti del clero cattolico, e i veri testimonj ed
annunziatori del comune ed universale pensiero cristiano, siedano
accosto all'eccelsa cattedra vostra, sì che la parola uscente da
quella, torni, siccome fu per antico, augusta ed autorevole a tutte le
umane prosapie; e sia cessato lo scandalo triste e lamentabile senza
fine di vederla accolta assai spesse fiate con muto dolore dai buoni,
con non curanza dalle plebi, e con beffevole riso dagli avversarj. Più
non è concedibile oggi, che tutto un preclaro e venerando collegio
il quale debbe ad una con la Santità vostra reggere e cardinare la
Chiesa, esca dall'arbitrante suffragio d'un solo ed unico uomo, sia
pure principalissimo e il più degno e onorando di tutti i credenti;
perchè all'individua esperienza e all'individuo consiglio di nessun
uomo è dato mai di conoscere gl'innumerevoli particolari de' luoghi
e delle persone, meglio o altrettanto di quello che li sa e conosce
ciascuna Chiesa a rispetto del proprio gregge e nei confini del proprio
ovile: però si legge nell'Esodo, _Peso è cotesto non dagli omeri
tuoi, nè potrai durarlo tu solo_.[63] Oltrechè, nei sacri negozj i
quali il divino afflato non comanda nè modera egli medesimo, ma sono
alla prudenza dell'ordine sacerdotale affidati, non par dubioso che
si convenga di governarli oggidì conformemente al genio dei tempi
universale e imperioso, ed a cui non apparisce ben validato e sancito
verun officio ed atto, quando da libera e larga elezione non pigli
origine e forza. E da qual dubio, Padre beatissimo, può rimanere su
ciò avviluppata la mente nostra, ricordandoci che nella Chiesa fu
massima inviolata e perenne della esemplarissima antichità, dovere
ogni qualunque sacro ministro essere conosciuto, amato, desiderato da
tutti coloro a cui gli appartiene di comandare? e che altro modo più
proprio e più conducente a cotal fine ci avverrà di trovare, se non
l'elezione operata da quelli in cui s'adempie il comando? Per fermo,
egli è scritto _il pastore va davanti al suo gregge, e questo lo
seguita perchè conosce la voce sua,[64] e perchè è pasciuto da lui con
la spontaneità, e non con la forza_.[65] E ciò tutto se per ogni luogo
è vero, quanto divien più vero e più certo in risguardo di Roma, dove
al presente ogni cosa si va meschiando di cupe passioni e disorbitanti,
e quasi si è fatto impossibile serbare giudizio imparziale e mente
non preoccupata e libera? Noi scorgiamo con gran dolore, che intorno
al seggio pontificale accalcasi una sempre medesima specie e natura
di uomini, mossi non rado da private mire e ambizioni, inesperti del
rimanente mondo, nati o allevati in iscuole e in dottrine sterili
e pedantesche, vuote di vera scienza, traboccanti d'orgoglio, ove
la lettera uccide lo spirito e usurpa il luogo della virtù e della
sapienza; ondechè ei son fatti _un rame risonante e un cembalo che
tintinna,[66] e i loro umani comandamenti saranno diradicati come
piantagione che non fu opera del padre celeste_.[67]
Angoscioso ufficio adempiamo di nudare e trattare le piaghe della
sposa di Cristo; _ma il cuor nostro si rassicura nel cospetto della
verità_,[68] e ci bisogna spegnere qualunque temenza di pronunciarla,
_perchè timore e carità non s'accorda_.[69] E come ardiremmo noi di
chiudere e sigillare le nostre bocche, vedendo tutto giorno lo studio
diligente e infelice che pongono costà i cortigiani e gli scribi,
perchè il sommo reggitore dell'orbe cattolico sia sempre una verga
pullulata di lor semenzajo, e perchè egli, a vicenda, delle propaggini
loro faccia rinfronzire i più eletti luoghi dell'orto di Cristo?
Vogliano i cieli misericordiosi disperdere cotale malizia, e confondere
il serpe, il quale mordendo la propria coda e sè in se stesso rigirando
continuamente, chiude dentro al suo viluppo l'altare e il tempio di
Dio. Certo è, beatissimo Padre, che fra quegli uomini e l'altre genti
diffuse per le terre cattoliche, sembrano alzate lunghe muraglie e
attraversati non valicabili fiumi.
Ma, per ragionare di ciò che il giudicio umano può, circa al proposito
nostro, avvisare e provvedere, egli è grandemente mestieri che intorno
di voi, supremo gerarca, radunisi, eletto innanzi nel seno d'ogni
nazione, un santo concistoro di cherici e vescovi, fiore di tutta
cristianità, sale della terra, munito, per così dire, e precinto dello
spontaneo voto e mandato delle chiese e dei popoli. Esente egli dalle
grette passioni, dalle subite paure, dalle soppiatte carnalità, dalle
temporali sollecitudini che in cotesta Roma dànno perpetua battaglia;
esente dalle prelatizie vanezze e piacenteríe, ignaro dei sofismi
curiali e delle mene e ambagi segretariesche, recherà ai piedi della
Santità vostra gli affetti e i consigli sinceri e patenti delle singole
comunanze cattoliche; e quivi dinanzi a Voi, con semplicità di cuore
e altezza d'intendimento, sponendo ciascuno il proprio concetto; da
ultimo, lo spirito inerrante di Dio trarrà da tutti i lor pensieri,
siccome da corde di celeste salterio, la mente armonizzata ed unificata
della gran Chiesa universale. _Ecco, io li adunerò da tutte quante le
terre...., e darò loro un sol cuore e una sola via._[70]
Antico adiutorio è questo che noi invochiamo, e alle apostoliche
tradizioni affatto conforme: però un consiglio interiore ci ammonisce
di sperare in esso altamente. E per solo esso, al conflitto acerbissimo
e lacrimabile insorto fra lo Stato ed il Sacerdozio, fra l'Italia e il
Papato, fra il governo clericale e le sempre ammutinate e calcitranti
provincie, può rinvenirsi buona composizione e durevole accordo;
perchè ai degni eletti delle diverse e remote provincie e nazioni poco
importando gl'imperj secolareschi e le ricche ed oziose prebende, verrà
presto veduto alcun modo di perfetta conciliazione fra la libertà dei
popoli, la franchezza d'Italia; e la indipendenza e libertà della Santa
Sede, a cui bisogna ugualmente di non obbedire nè alle plebi nè ai
principi; i quali con finissima dissimulazione vogliono alla Santità
vostra concedere quante più sembianze e mostre e apparati si trovano
d'arbitrio e di signoria, e quanta minore sostanza è possibile: però
si legge, _e lo vestirono di porpora, e gli posero nella destra una
canna, e beffandolo s'inginocchiarono_. Allora la rinnovata sapienza di
Roma, sposandosi ad ogni popolare e civile spirito dell'età nostra, e
cessando di riprovare i sentimenti generosi e le aspirazioni magnanime
di tanta e si nobil parte dell'umana progenie, un filiale amore,
un'osservanza ossequiosa e una dolce e perdurabile maraviglia entrerà
in cuore di tutti verso l'apostolico ministero della Santità vostra,
e le fornirà schermo e difesa infinitamente migliore che non le armi
straniere e il temporale principato. E per fermo, chi più di voi,
Maestà spiritale e sovramondana, dee vivere in sospetto e paura di
quella sentenza, _maledetto l'uomo che confida nell'uomo e s'appoggia
a braccio di carne?_[71] Nè dee cadere dalla vostra memoria, che la
pupilla del profeta vide i re inchinarsi alla donna sedente su molte
acque, e con lei fornicare e bevere alla coppa sua; ma scamparla da
mezzo ai rischj ed alle ruine già non li vide.
Non può la indipendenza vera e perpetua del sacerdozio d'altronde
uscire che dal diritto e incrollabile animo dei pontefici per un
lato, e dalla comune coscienza per l'altro delle nazioni civili,
la quale professi altamente e insegni e promulghi in tutte le leggi
ed insinui in tutti i costumi, essere iniquo e barbarico sturbare e
comprimere una potestà immateriale ed inerme, che chiede ai cuori e
agl'ingegni suggezione razionale e spontanea, e niun mezzo terreno
adopera, salvo la parola e l'esempio. Che se dalle Chiese adunate
innanzi alla Paternità vostra uscirà sapiente e libera quella parola,
non è sui monti di Dio così bene eretta e fondata, nè così d'armi e
palvesi celesti guernita la torre di Dávide, come sarà la seggia vostra
immortale e l'impero del Vaticano.
Noi confessiamo riverenti, che in Voi, santissimo Padre, è il colmo
d'ogni dignità e la plenitudine d'ogni giurisdizione; e sappiamo
che lassù prega Cristo Signore perchè la vostra fede detrimento non
soffra. Ma si consideri benignamente da Voi la umiltà degli Apostoli,
pieni d'infallibile verbo, i quali ciò non pertanto convocata la
moltitudine dei credenti, dicevano loro: _Avvisate di elegger fra voi
sette uomini...... acciocchè noi li costituiamo nel ministerio del
diaconato._[72]
Piacciavi, dunque, non che di permettere, ma sibbene di comandare e
sollecitare la pronta convocazione dei nazionali concilj, dovunque
non gl'interdica la legge secolare e scandalo non ne segua. E ad
ogni modo, prescriva la Beatitudine vostra da per tutto ove ancora
è bisogno, e con istudio e cura solerte e diligentissima instighi
e affretti la esecuzione piena e fedele del canone tridentino, il
qual vuole s'adunino per ogni luogo ed ogni anno le Sinodi diocesane
(_quotannis_); le provinciali de' Vescovi una volta almeno (_saltem_)
in ciascun triennio! Sia prescritto parimente e raccomandato
dall'oracolo vostro, ch'elle si pongano quanto più possono, e per ogni
onesta e spedita maniera, in commercio di mente e d'affetto fra loro;
talchè i pensieri, le proposte, le controversie, gli scrutinj, le
deliberazioni e le opere s'accostino fra tutte esse alla maggiore unità
di concetto, di proponimento e di metodo. Essendo, certissimamente, che
loro spetta di avverare la sentenza di Paolo: che siccome non v'à nei
cieli più che un Signore Iddio, così nella Chiesa v'à un solo corpo ed
un solo spirito;[73] e Similmente, elle debbono procacciare che sia la
preghiera di Cristo esaudita, _di rendere tutti i discepoli suoi una
cosa sola_.[74]
Fatto ciò, noi supplichiamo l'alto datore e dispensatore dei lumi,
perchè a Voi persuada fermissimamente e con giudicio immutabile, di
comandare a ciascuna di quelle pie radunanze d'eleggere fra' suoi
più illustri e specchiati per virtù e sapienza, uno o parecchi, i
quali sieno nunzj e rappresentatori di lei appo la vostra eccelsa
persona. Quindi, convenuti a grave consulta innanzi di Voi, con Voi
riposatamente e con apostolica libertà e zelo ragionino della salute
universa del cattolico gregge. Ma, principalmente, e per ufficio e
mandato espresso e particolare, discutano del modo più degno e più
pronto e meglio operabile di comporre in futuro appresso la cattedra
santa di Pietro, un Concistoro elettivo, da tutte le Chiese costituito,
interprete verace ed eloquente di tutte, e il quale partecipi ciascun
giorno al vostro magno ministero, e regga in Laterano le vostre
braccia, non per isconfiggere e vincere alcuno, ma per benedire e
letificare ogni umana generazione. Così liberamente appresso di Voi
_radunato il popolo d'Israel_, acceso di fiamma profetica e tristo a
morte delle accumulate ruine di Gerosolima, _porrà mano tutto lieto e
concorde a riedificare sulla pianta loro stessa l'altare e il tempio di
Dio_.[75] —