Il vivere appartato ed oscuro non bastò sempre all'Autore di queste
prose per sottrarsi alla indiscrezione di certi libri e gazzette, che
alcuna volta il maltrattarono e con menzogne l'assalirono. Ned egli
se ne risentì; perchè le ingiurie sconcie ed immeritate si spuntano;
le accuse zoppe cascan per via. Ma quando parlano scrittori probi,
diligenti ed assai reputati, il silenzio non è scudo buono, e può
parere confessione del torto.
Ora, l'Italia annovera con gran ragione tra que' probi, diligenti ed
assai reputati, il chiarissimo dettatore degli _Ultimi Rivolgimenti
italiani_, nel primo volume de' quali raccontasi, in fra l'altre
cose, la Convenzione fatta in Ancona il 26 marzo del 1831, tra il
cardinale Benvenuti e il Governo Provvisorio delle provincie unite
italiane, e vi si leggono le infrascritte parole: «Questo atto
però fu causa di recriminazioni anche fra i liberali. Terenzio non
lo aveva voluto firmare, credendo le cose tuttavia non disperate.
Gli eventi non giustificarono le sue speranze; ed egli con questo
rifiuto, che chiarivalo uomo più immaginoso che pratico, trovossi
tra i meno temperanti collocato: ciò era certamente più per eccesso
d'immaginazione, o piuttosto per voglia di primeggiare, che non per
radicali principj che nudrisse in cuore. Il fatto però dee notarsi.»
Che il Mamiani nel 1831 si chiarisse uomo più immaginoso che pratico,
non fa maraviglia; perchè, oltre all'essere egli il più giovine di
tutti que' suoi colleghi, ignorava interamente i maneggi politici, e i
maggiori negozj ministrativi, dai quali erano i sudditi laici del papa
gelosamente tenuti discosto. Se non che, sotto tal rispetto, non sembra
che fossegli da contrapporre l'ingegno e l'arte de' suoi colleghi;
imperocchè ad essi pure _gli eventi non giustificarono le speranze_, e
poca pratica dimostrarono, presumendo, contro la storia e contro ogni
buon giudicio, che alla convenzione da loro fatta in quel caso e in
que' termini avrebbe Roma tenuto fede. Ad ogni modo, l'abbondare di
fantasia per sè non è male, e la coscienza non se ne grava, potendosi
riversare la colpa sulla natura. Ma perchè promovere il dubbio che il
Mamiani dissentisse da' suoi colleghi per voglia di primeggiare? non
si conveniva egli o tacere l'accusa o fornirla di qualche prova? Se
pigliamo arbitrio di parlare poco lodevolmente delle intenzioni altrui
senza obbligo di citarne i segni e gl'indizj manifesti, nessuno andrà
esente d'errore; e si scriverà, per esempio (ed anzi fu scritto), che
i colleghi del Mamiani si unirono in quell'accordo non per prudenza
ma per paura. Del resto, il Mamiani (come vedesi dal Documento A
stampato qui appresso) ricusò di soscrivere la convenzione solo
perchè ne avea biasimato il concetto quando se ne tenne particolare
consiglio e deliberazione. Nel qual parere egli venne per due ragioni.
La prima, che reputava il patto insufficientissimo, e da non essere
mai serbato e osservato. La seconda, che gli sembrava poco onorevole
il dar quell'esempio agl'Italiani di chiedere venia ad un cardinale
che, mandato a sollevare le plebi delle Marche e delle Romagne, avea
costretto il Governo a trarselo dietro prigione da Bologna ad Ancona;
e falso è che venisse prosciolto prima del trattare la convenzione.
Aggiungeva a tutto ciò il Mamiani, doversi ad ogni modo aspettare
l'arrivo dello Zucchi, nè risolvere tanto affare senza che s'intendesse
la mente del capo delle milizie. Vero è peraltro, che la grande umiltà
di quell'atto rimase come velata agli occhi del popolo; ma non per
industria del Governo, bensì per quella del cardinale, che, divenuto a
un tratto, di prigione che era, padrone ed arbitro d'ogni cosa, mostrò
maravigliosa modestia e mansuetudine, e degna al tutto d'un santo
vescovo.
Pel rimanente, il Mamiani ringrazia il signor Gualterio del non avergli
attribuito opinioni eccessive, e del lodare che fa le nomine allora
avvenute dei prefetti e vice-prefetti, le quali procederono tutte
da esso Mamiani, che reggeva il ministero degli affari interiori, e
che nella scelta almeno delle persone mostrò di tenere in briglia la
fantasia.
Quanto poi al giudicio che leggesi nel primo volume dei _Rivolgimenti_
circa la sollevazione del 1831, non riuscirà forse inutile di
paragonarlo all'altro conciso, ma schietto, che ne dava il Mamiani
or sono parecchi anni, e il quale riferiamo sotto la lettera _B_,
togliendolo dal secondo volume delle _Memorie_ del generai Pepe, ove
primamente venne inserito.