IX.

Le mutazioni debbono esser cercate nè inferiori al bisogno

nè superiori. Debbono alla sostanza delle discipline antiche

ecclesiastiche non solo non contrastare, ma conformarsi

intrinsecamente, e rinnovarne lo spirito quanto l'indole dell'età

nostra il comporta. Debbono eleggersi le più semplici e pronte,

eleggersi tali che si vedano consentire sapientemente ai pensieri

nuovi del secolo; infine, eleggersi le più agevoli, od, a favellare

esatto, le men malagevoli, poichè la cosa di sua natura è tra le

difficili e travagliose. Gli anteriori discorsi provarono, credo, con

abbondanza, ch'elle non possono primamente e direttamente proceder

da Roma, e dovere oggi, com'altra volta, nel corpo cattolico il vital

calore ed il sangue dalle membra estreme salire e rifluire nel capo.

Conciossiachè per le membra scorre tuttora occulta e sottile un'aura di

salute e di vigoria più penetrativa e meglio efficace che nol giudica

il volgo. Dov'io m'inganni e m'illuda su cotal punto, e nemmeno nel

clero inferiore, il qual vince l'altro di sensatezza e di numero, non

sia buona disposizione a ricevere e seguitare le verità che la general

discussione va dimostrando e dilucidando, tutto il restante di questa

lettera confesso che cade e s'annulla.

D'altro lato, non è forse la Chiesa, per propria essenza, la vita

spirituale e comune di tutti i fedeli? Ella è in ogni luogo, e non è

intera in veruna parte; e ciò tutto che piglia sostanza ed autorità

perdurabile in lei, ottenne per innanzi l'universale consentimento,

vogliatelo espresso o tacito, posteriore ai decreti di Roma o

anteriore. Che il pontefice sia _caput Ecclesiæ_, ovvero _caput in

Ecclesiâ_, come sottilmente si questionò, poco importa di definire.

Conciossiachè nell'una e nell'altra sentenza rimane vero pur questo,

che da sè e per sè il papa non è la Chiesa, nè alla Chiesa può

prevalere.

Ma io vo dubitando non forse questo mio lungo proemiare e questo

discorrere alquanto sospeso sieno per accendere in voi una troppa

viva curiosità, la quale io non ò modo alcuno di soddisfare. E per

fermo, egli trattasi unicamente di ricondurre in onoranza e in costume

(benchè solo in qualche porzione e in maniera assai temperata) ciò

che la cristianità intera praticò abitualmente per molti secoli e

in tutte cose; intendo la elezione dei capi e dei reggitori fatta a

suffragio comune del clero, e accettante e plaudente il popolo. Dico

di rinnovarsene l'uso in qualche porzione, e in riguardosa maniera.

Seguite, vi prego, le mie parole, e giudicherete, illustre Signore,

s'io sono quell'avventato e guasto cervello che dicono. Io propongo,

adunque, per lo men male, che in niuna provincia italiana o straniera

si sveglino per al presente le gelosie di Stato; e però prosiegua il

pontefice, prosiegano i principi a scêrre, come per addietro, i pastori

spirituali de' popoli. Taccio similmente di Sinodo universale infino a

tanto che popoli e principi con ardore e concordia non lo richiedano:

il che sarà molto tardi. Ma voglio che dai suffragi del clero

appostatamente adunato in ciascuna provincia, escano tutti coloro a cui

spetta il nome e l'ufficio assai profanato, ma solenne pur nondimeno e

magnifico di cardinale di Santa Chiesa; e voglio, quindi, che il capo

e giudice di tutta la cristiana repubblica venga da tutta essa eletto

mediante que' suoi deputati nel novello Concistoro raccolti.

Il principio elettivo fu anima della Chiesa, e sua legge sovrana ed

universale. I tempi declinando al peggiore, e sempre più temperandosi

ella agli usi e alle fogge regie e feudali, recarono presso che al

nulla quel suo spirito di franchigia e di fratellanza. Ora, il mondo

che in ogni culta contrada esce di pupillo e ricompónesi a libertà, e

in tutte le funzioni civili e politiche e in ogni maniera di magistrati

rimena e dilata la virtù elettiva e forme più popolari di reggimento,

chiede con giusta impazienza di scorgere altresì il principio elettivo

restituito nella repubblica dell'anime e delle coscienze, che è la

Chiesa. Certo, comparirebbe strano ed intollerabile, che il diritto

dell'eleggere fosse durato appo lei ne' giorni ch'era sbandito dalla

città e dal consorzio politico, e non risorgesse al presente che è da

per tutto ricuperato, e in ogni principale esercizio del viver comune è

intromesso ed usato assai largamente.

Queste cose non prima si annunziano, che il buon giudicio universale

le assente, e brillano a tutti gli occhi di verità e di evidenza;

perchè le necessità e il carattere dell'età nostra, la maturezza

delle opinioni, l'indole singolare e propria de' nuovi costumi e de'

nuovi istituti, la mente, a così dire, di tutto il secolo le pensa e

le persuade. Ponete in disparte coloro al cui intelletto fa velo la

cupidità e l'orgoglio, e coloro alla cui pietà e religione fa misero

inganno la tirannia dell'uso, e la pochezza e viltà dell'ingegno

e dell'animo; e voi sopra ogni bocca cristiana udirete oggi suonar

di nuovo la sentenza antichissima di San Leone pontefice, che nelle

sacre elezioni _sia colui preferito il quale dal clero e dal popolo

consenzienti è richiesto_. Del pari, voi scorgerete esser nel voto

d'ognuno, che la Casta del Quirinale si sperda; e udrete quindi

ripetere comunemente quella troppo legittima e naturale interrogazione

di San Bernardo, ch'io poneva in fronte della mia lettera: _an non

eligendi ex toto orbe orbem judicaturi?_ Ben è vero che molte e

significative assai sono state le domande di quel non timido cenobita,

alle quali nè papa Eugenio nè gli eredi suoi nella tiara trovato ànno,

infino al dì d'oggi, buona e adequata risposta.

Scritti politici · 第 293 / 310 题