Le mutazioni debbono esser cercate nè inferiori al bisogno
nè superiori. Debbono alla sostanza delle discipline antiche
ecclesiastiche non solo non contrastare, ma conformarsi
intrinsecamente, e rinnovarne lo spirito quanto l'indole dell'età
nostra il comporta. Debbono eleggersi le più semplici e pronte,
eleggersi tali che si vedano consentire sapientemente ai pensieri
nuovi del secolo; infine, eleggersi le più agevoli, od, a favellare
esatto, le men malagevoli, poichè la cosa di sua natura è tra le
difficili e travagliose. Gli anteriori discorsi provarono, credo, con
abbondanza, ch'elle non possono primamente e direttamente proceder
da Roma, e dovere oggi, com'altra volta, nel corpo cattolico il vital
calore ed il sangue dalle membra estreme salire e rifluire nel capo.
Conciossiachè per le membra scorre tuttora occulta e sottile un'aura di
salute e di vigoria più penetrativa e meglio efficace che nol giudica
il volgo. Dov'io m'inganni e m'illuda su cotal punto, e nemmeno nel
clero inferiore, il qual vince l'altro di sensatezza e di numero, non
sia buona disposizione a ricevere e seguitare le verità che la general
discussione va dimostrando e dilucidando, tutto il restante di questa
lettera confesso che cade e s'annulla.
D'altro lato, non è forse la Chiesa, per propria essenza, la vita
spirituale e comune di tutti i fedeli? Ella è in ogni luogo, e non è
intera in veruna parte; e ciò tutto che piglia sostanza ed autorità
perdurabile in lei, ottenne per innanzi l'universale consentimento,
vogliatelo espresso o tacito, posteriore ai decreti di Roma o
anteriore. Che il pontefice sia _caput Ecclesiæ_, ovvero _caput in
Ecclesiâ_, come sottilmente si questionò, poco importa di definire.
Conciossiachè nell'una e nell'altra sentenza rimane vero pur questo,
che da sè e per sè il papa non è la Chiesa, nè alla Chiesa può
prevalere.
Ma io vo dubitando non forse questo mio lungo proemiare e questo
discorrere alquanto sospeso sieno per accendere in voi una troppa
viva curiosità, la quale io non ò modo alcuno di soddisfare. E per
fermo, egli trattasi unicamente di ricondurre in onoranza e in costume
(benchè solo in qualche porzione e in maniera assai temperata) ciò
che la cristianità intera praticò abitualmente per molti secoli e
in tutte cose; intendo la elezione dei capi e dei reggitori fatta a
suffragio comune del clero, e accettante e plaudente il popolo. Dico
di rinnovarsene l'uso in qualche porzione, e in riguardosa maniera.
Seguite, vi prego, le mie parole, e giudicherete, illustre Signore,
s'io sono quell'avventato e guasto cervello che dicono. Io propongo,
adunque, per lo men male, che in niuna provincia italiana o straniera
si sveglino per al presente le gelosie di Stato; e però prosiegua il
pontefice, prosiegano i principi a scêrre, come per addietro, i pastori
spirituali de' popoli. Taccio similmente di Sinodo universale infino a
tanto che popoli e principi con ardore e concordia non lo richiedano:
il che sarà molto tardi. Ma voglio che dai suffragi del clero
appostatamente adunato in ciascuna provincia, escano tutti coloro a cui
spetta il nome e l'ufficio assai profanato, ma solenne pur nondimeno e
magnifico di cardinale di Santa Chiesa; e voglio, quindi, che il capo
e giudice di tutta la cristiana repubblica venga da tutta essa eletto
mediante que' suoi deputati nel novello Concistoro raccolti.
Il principio elettivo fu anima della Chiesa, e sua legge sovrana ed
universale. I tempi declinando al peggiore, e sempre più temperandosi
ella agli usi e alle fogge regie e feudali, recarono presso che al
nulla quel suo spirito di franchigia e di fratellanza. Ora, il mondo
che in ogni culta contrada esce di pupillo e ricompónesi a libertà, e
in tutte le funzioni civili e politiche e in ogni maniera di magistrati
rimena e dilata la virtù elettiva e forme più popolari di reggimento,
chiede con giusta impazienza di scorgere altresì il principio elettivo
restituito nella repubblica dell'anime e delle coscienze, che è la
Chiesa. Certo, comparirebbe strano ed intollerabile, che il diritto
dell'eleggere fosse durato appo lei ne' giorni ch'era sbandito dalla
città e dal consorzio politico, e non risorgesse al presente che è da
per tutto ricuperato, e in ogni principale esercizio del viver comune è
intromesso ed usato assai largamente.
Queste cose non prima si annunziano, che il buon giudicio universale
le assente, e brillano a tutti gli occhi di verità e di evidenza;
perchè le necessità e il carattere dell'età nostra, la maturezza
delle opinioni, l'indole singolare e propria de' nuovi costumi e de'
nuovi istituti, la mente, a così dire, di tutto il secolo le pensa e
le persuade. Ponete in disparte coloro al cui intelletto fa velo la
cupidità e l'orgoglio, e coloro alla cui pietà e religione fa misero
inganno la tirannia dell'uso, e la pochezza e viltà dell'ingegno
e dell'animo; e voi sopra ogni bocca cristiana udirete oggi suonar
di nuovo la sentenza antichissima di San Leone pontefice, che nelle
sacre elezioni _sia colui preferito il quale dal clero e dal popolo
consenzienti è richiesto_. Del pari, voi scorgerete esser nel voto
d'ognuno, che la Casta del Quirinale si sperda; e udrete quindi
ripetere comunemente quella troppo legittima e naturale interrogazione
di San Bernardo, ch'io poneva in fronte della mia lettera: _an non
eligendi ex toto orbe orbem judicaturi?_ Ben è vero che molte e
significative assai sono state le domande di quel non timido cenobita,
alle quali nè papa Eugenio nè gli eredi suoi nella tiara trovato ànno,
infino al dì d'oggi, buona e adequata risposta.