Da chiunque conosce fiore delle storie ecclesiastiche verrà confessato,
che in tutta quasi la età di mezzo nessuna maniera di potenza e nessuna
specie di grandezza civile conobbe il mondo, la quale non rilucesse
in massimo grado nel Pontificato romano. E può dirsi anzi, che la
civiltà tuttaquanta foggiavasi allora e informavasi unicamente delle
fogge e forme che le porgeva la cattolicità, e però i capi supremi di
questa. Ai dì nostri, per contrario, è visibile che alcune di quelle
potestà e maggioríe sono affatto scomparse, e in tutte le rimanenti
è precipitosa declinazione; quando pure non se ne voglia eccettuare
quella tendenza perpetua della Roma papale, a ridurre di più in più
il reggimento della Chiesa a stretta forma di monarcato. Nel che io
concedo Roma non essere declinata; ed anzi, i modi del suo governo
tenere assai più del regio e dell'assoluto quest'oggi, che non ai tempi
(poniamo) d'Ildebrando e di Bonifacio. Perchè, sebbene ai giorni loro
niuno sospettasse dell'autenticazione e veracità delle false Decretali,
e tuttochè le sentenze d'un libro che ascrivesi comunalmente a Gregorio
VII[48] ricevessero confermazione dalla Sinodo ch'egli convocava appo
sè in Laterano nel 1076, e ponessero con ciò il colmo all'autorità dei
pontefici, così per la giurisdizione come per gli uffizj nell'Ordine;
purnondimeno confuse e mal definite e dubiamente applicate si
rimanevano in molta porzione quelle dottrine, e vi ostavano tuttogiorno
usanze e possessi antichi, privilegi e prepotenze di principi. E però,
all'arbitrio pieno ed incontroverso che le più volte esercitavano que'
pontefici nel reggimento della Chiesa, si vuole assegnare per cagione
principalissima l'altezza di mente, l'energia propria e fortunata
di parecchi di loro; e la ignoranza, lo scompiglio e la dissoluzione
estrema dei tempi.
Non vi sia di tedio, o Signore, lasciarmi alquanto discorrere questa
materia in cui giova insistere per maggiore dichiarazione del nostro
subbietto.
Dico, dunque, che il dominio assoluto dei papi trovò conferma e
sanzione solenne più tardi, e particolarmente dalla Sinodo tridentina,
la quale nol contradisse, e, fuori assai dell'aspettazione comune,
contradisse invece le massime ristrettive dei concilj di Costanza e
di Basilea. Vero è che alquante cose ne tagliò e corresse; ma con ciò
appunto a tutto il gran rimanente pose suggello, e stimò di rimarginare
le piaghe mortali aperte nel Papato dalla servitù avignonese e dallo
scisma durato non meno di quarant'anni. Più modernamente non sostenne
quel dominio assalti e guerre pericolose; imperocchè le dichiarazioni
del clero francese nel 1682 non vennero dall'Europa imitate, e
l'opposizione di Porto Reale affogò nella teologia.
A me non compete il giudicio del fatto. Ma sembrami utile assai che
il mondo se ne ricordi, e si noti con più diligenza il trapassare
che à fatto la comunione cattolica dagl'istituti (come in politica si
direbbe) popolari e misti, a quelli di monarchia poco meno che intera e
arbitraria.
A coloro cui mette spavento l'udir parlare di mutazione e di novità
nella Chiesa, io maraviglio forte come non faccia alcuna apprensione
nè svegli alcun dubio questa verissima e sostanzialissima alterazione
insinuatasi nell'orbe cattolico. Per fermo, ei non negheranno che
l'elezioni de' vescovi a popolo da prima si diradassero, e poi si
stringessero all'ordine solo dei preti, più tardi ai soli capitoli
delle cattedrali, e da ultimo cadessero tutte o in mano al pontefice,
ovvero in mano de' principi, con ciascuno de' quali (rimosso ed escluso
affatto il popolo e il clero) patteggia quegli di pieno arbitrio e
stipula i concordati: il cui primo esempio infelice quello fu tra Leone
e Francesco I, ove molto guadagnò il papa, moltissimo il re, e perdè
invece ogni cosa il clero, usato a richiamarsi ai principj e ai diritti
della Prammatica sanzione.
Per simil guisa, come in principio ogni vescovo perveniva alla
risoluzione de' negozj con l'ajuto e consiglio del presbiterio suo;
e i Patriarchi, i Primati e i Metropolitani, con quello dei Vescovi
suffraganei e de' Sinodi Provinciali e talvolta de' nazionali; e il
Papa, infine, con l'assistenza, autorità e consultazione di tutti essi:
in decorso di età, i vescovi pigliarono avviso o dal proprio senno
o dai mandamenti di Roma; e i papi, sempre meno solleciti di adunar
concilj, e raccolta ogni potestà consultiva nel Collegio de' cardinali,
terminarono col non molto inclinare ed attendere a questo medesimo, non
ostante i capitoli ristrettivi e severi giurati innanzi da Martino V e
da Eugenio IV, poi da Paolo II, e da talun altro lor successore. E dove
peraddietro ogni faccenda di momento deliberavasi in Concistoro, e si
pubblicavano le risoluzioni come fatte _de consensu Fratrum_, oggi quel
consentimento o non è domandato, o vien presupposto, o piglia valore
ed uso di cerimonia. Oltre di ciò, il titolo arrogatosi dai pontefici
di patriarchi d'Occidente; le riserve senza misura moltiplicate; le
cause avocate a Roma da tutte parti del mondo; i legati nelle provincie
spediti con facoltà imperiose e superlative; le fraterie dall'obbedire
agli ordinarj esentate; le dispense copiose e gli innumerabili
privilegi e favori che dal Quirinale tuttogiorno provengono,
sottraendo, come può scorgere ognuno, e derogando l'un di più che
l'altro alla giurisdizione propria dei vescovi, ànno altrettanto
aggrandita ed esagerata quella dei papi. La quale, d'altra banda, di
semplice esecutrice e custode di leggi, sembra ascesa e trapassata alla
gran potestà di quelle creare e mutare. E veramente, da lunghissimo
tempo le decretali e le bolle competono di materia, di maestà e di
forza, coi canoni più vetusti e solenni. Il perchè, la legislazione
ecclesiastica, guardata e avvisata negli usi suoi cotidiani e nel
concetto de' moderni, tende a convertirsi in un Editto papale perpetuo,
come di già nel civile l'Editto imperatorio pigliava il luogo dei
Senatoconsulti e dei Plebisciti.
Nè già si nega che questo condursi pian piano il Pontificato a più
stretti ordini di monarchia, fu condizione e incremento naturale di
cose, meglio che arte e ambizione di prelati e curiali. Conciossiachè,
lasciando stare l'altre ragioni, ei si fa manifesto per sè medesimo,
che in un gran corpo sociale composto di membra diverse, interessi
discordi, comunità orgogliose, superiori gareggianti, appena scema e
rallentasi quella caritevole unione che le virtù e lo zelo primitivo
ed eroico annodarono, bisogna o correr pericolo di scissure e
dismembramenti, o che cresca e pigli nerbo una forza interiore,
unitrice e moderatrice. E tanto è ciò vero, che al forse smoderato
predominio papale, ognuno, dopo lo scisma germanico, cedette luogo,
e lo reputò salutevole e necessario, singolarmente in Italia, fatta
provincia spagnuola, e dove il Papato serbava ancora alla nostra
nazione alcun titolo di preminenza. Io voglio unicamente notare fra
voi e me, che per lo stesso naturale procedere delle cose, la potestà
monarcale, ed anzi ogni potestà di governo, sia in uno o in pochi o in
tutti raccolta e compiuta, rischia di disfarsi e perire tuttavolta che
a sè medesima non procura un limite, una competenza ed un sindacato. E
si affermi pure, che il pontificato romano non possa disfarsi e perire;
può nondimeno infiacchirsi e scadere, e tutti i danni e gli sfregi
patire della infermità, della decrepitezza e dello scredito universale.
E però, con gran senno parlava quel vescovo di Granata ai Padri di
Trento, che s'egli con ardore venia fiancheggiando i diritti e le
giurisdizioni dei vescovi, ciò era appunto perchè volea salva e integra
in futuro l'obbedienza e l'ossequio de' popoli inverso la Santa Sede.
Per fermo, se al presente travagliare della Roma spirituale sono da
attribuirsi altre molte cagioni oltre l'imperio di lei eccessivamente
assoluto, questo, per lo meno, la reca ad un'accidia e ad un languore
funesto ed immedicabile, e rendela insufficiente ad ogni gran gesto,
e incapace per niuna guisa di restaurarsi e di rifiorire. Attesochè
non ferve la vita e non si mantiene rigogliosa e operante laddove
alle facoltà e doti de' valentuomini non è lasciato libero spazio e
sicuro; nè dove i premj e gli onori poco dipendono dalla virtù e molto
dal patrocinio; e dove, alfine, tutto si compie o col regolo di viete
prammatiche o col maneggio de' cortigiani.