Io sempre ò notato e ripensato fra me, con cupa melanconia, come la
felicità di Giorgio Washington sia troppo rara nel mondo, e come troppo
sovente agl'iniziatori d'imprese sante e magnifiche venga interdetta
la gioja di trarnele essi medesimi a fine. E qui, per tutti gli esempi
valgami quello vulgatissimo e sì confacente al luogo ove parlo. Io dico
del profeta legislatore, morto in sul passo della terra di promissione,
e innanzi d'aver veduto piantare lungo il sacro Giordano i tabernacoli
d'Israele. Forse nascondesi in ciò un gran mistero di placamento e
d'espiazione, parendo che non si possa la libertà e prosperità dei
popoli conseguire senza sconto di dolore e tribolazione, la quale ne'
più illustri e innocenti torna maggiormente accettevole. O forse è
divino decreto, il qual vuole per più alta glorificazione degli uomini
sommi e delle vere virtù, che laddove queste nell'adempimento del fine
parrebbono assai compensate e ben profittevoli a sè, rimangano in
quella vece impremiate sempre ed a sè disutili, e sieno cimentate e
provate insino al dì ultimo dalle avversità; la maggior delle quali,
senza alcun dubbio, è perdere l'intento massimo ed unico per cui fu
spesa e logorata ed afflitta la vita intera.
Di quest'arte eccelsa e terribile di provvidenza vedemmo essere gran
testimonio alle viventi generazioni il giusto che qui piangiamo: Egli
a tanto dolore e jattura si rassegnò con pio e modesto silenzio.
E ciò non pertanto, diviso com'era da ogni speranza, e sprovveduto
d'ogni potere e d'ogni ricchezza, volle pur di lontano e insino agli
estremi spiriti proseguir sempre a giovare l'Italia in qualunque suo
pensiero ed atto; siccome colui che aveva deliberato di lasciar dietro
sè ogni cosa, salvo la perfetta bontà e grandezza dell'animo esulanti
insieme con lui, e per efficacia delle quali, eziandio nell'umiltà e
solitudine del suo romitaggio, ei porgeva esempj e proferiva parole
da registrarle la storia e ripeterle con meraviglia i nostri nepoti.
A lui nessuna nuova sciagura della patria era rimasta celata. Sapeva
le stragi di Brescia e la caduta dei Siciliani; quella dei Veneti
presentiva. Sapea Toscana invasa, Roma collegarsi con Vienna in
intimo patto d'amicizia e d'ajuto; la Russia schiacciar l'Ungheria;
Francia e Inghilterra rimanersene spettatrici; in Alemagna quel
desiderio spasimante di libertà e d'unione confederativa venirsi
agghiacciando; sì gran tempesta di animi, sì gran turbinio di casi
somigliare un esercito d'api azzuffato, il quale da pochi grani di
sabbia lanciativi dentro s'acqueta e discioglie. Cresceva amarezza
e cordoglio acutissimo all'abbandonato Re ognuna di esse sventure o
prevista o saputa: ma con tutto questo (giova pur replicarlo), la fede
di lui nel trionfo del buon diritto e nella libertà e indipendenza
degl'Italiani, quella robusta fede che sempre e ad ogni opera sua
porse i fondamenti e i principj, uguale a sè stessa e indeclinabile
si rimaneva; e quale fu in trono, tale durava in esiglio; quale sotto
le prime percosse, tale si mostrava sotto le ultime e irreparabili
dell'infortunio. Conciossiachè ella ardeva nel petto di lui nudricata e
difesa dalla virtù, come fiaccola di santuario perennemente custodita
ed alimentata, e che i venti e le procelle di fuori nè crollano nè
oscurano: con ciò insegnando a noi tutti e all'età incredula e fiacca
che il buon cittadino può d'ogni cosa vivere in dubbio e in paura; non
delle speranze, però, fondate nella giustizia e nel dritto; non della
sapienza altissima che creò da principio le leggi e gli ordini eterni
del mondo civile, e giurò nel profondo consiglio suo la salute delle
nazioni. Cotale trovarono CARLO ALBERTO i messaggi del Parlamento, e
sì fatti sensi, e non altri giammai, racchiudevano le sue risposte
e i suoi caldi e ingenui colloqui, nessun dei quali menava egli a
fine senza molto rammaricarsi e compiangere le nuove conculcazioni e
gli strazj della dolce patria perduta. Quanto a sè e alle avversità
proprie, al grande scopo fallitogli, al deposto diadema, all'acerbità
dell'esiglio, ai sostenuti travagli, alle immedicabili infermità, al
poco avanzo di vita, nessun lamento giammai e nessuna stanchezza, come
fossero sacrificj appena uguali al suo debito, od accidenti di nulla
importanza verso la causa comune e perpetua d'Italia. Degli sconoscenti
e calunniatori, di tanti che lo schernirono, e ne abusarono l'amicizia
e la fede, si risentiva sì poco, che pareva neppur saperli e neppur
ricordarli. Ma, rispetto al trasmodare dei partiti, ai lor soppiatti
maneggi, alle fomentate dissensioni, agli eccessi, ai vilipendj, alle
slealtà, se reputava dannoso il tacere, sempre mansuetamente parlavane,
compiangendo piuttosto che infierendo e increpando: accusava i tempi,
scusava gli uomini, e solo pregava da Dio che l'esperienza luttuosa
giovasse, e a tutti apparisse manifestissima la necessità di maggiore
prudenza, concordia ed annegazione; perchè appena imparato ad esser
virtuosi ed uniti, nessuna forza umana, diceva, c'impedirebbe di
diventare nazione, e pareggiar di nuovo con l'opere la inestimabile
grandezza delle memorie e del nome. Però, quest'unico desiderio
raccomandava, morendo, alla carità de' figliuoli, all'amore, alla fede
de' popoli suoi; questo consiglio legava come un tesoro ai presenti
Italiani ed agli avvenire.