Io m'accorgo, e nol celo, che le cagioni le quali ritrovo ed espongo
de' fatti che vo raccontando, sembrar possono troppo insolite, e troppo
tenere del maraviglioso e del mistico. Ma, d'altra parte, io sono
scusato compiutamente, se necessità mi sforza ad attribuire a quei
fatti le cagioni proprie e impellenti, ancora che al primo aspetto
elle ci compariscano nè bene congeneri nè proporzionate nè prossime:
e ch'io le desuma dalla natura vera ed intrinseca del personaggio
di cui discorro, vi diverrà chiaro e patente, quando l'attenzione
vostra non si ritiri dalle ultime narrazioni che imprendo. Certo, non
ò io fabbricato quel forte sorprendimento dell'animo, e per poco non
dissi quello stupore che induce in tutti vedere CARLO ALBERTO in sul
mettere le prime orme nell'arrischiato e non mai battuto sentiero;
vederlo, dico, alle più ricise e ferme e sollecite risoluzioni
appigliarsi, quando per addietro, predominato dal vizio stesso della
sua complessione, e dalle infermità che dentro le forze gli consumavano
e i più vigorosi spiriti del sangue mungevangli, pareva troppo
sovente rivolgersi e travagliarsi tra opposti consigli, ed éssersegli
fatto ordinario ed abituale l'esitare e il temporeggiare. Intelletto
assegnato e prudente, in nessuna cosa eccessivo, in nessuna impetuoso,
avvezzo a temere il male più che il bene a sperare, negli uomini poco
fidante, del rivolgersi dei casi estimator non corrivo; diviene, per
carità d'Italia, speditissimo e confidentissimo, e imprende fatti così
audaci e zarosi, che temerarj dimanderebbonsi dove men liberale e men
santo fosse lo scopo. Altrettanto prodigioso à sembrato vederlo ad un
tratto spogliare quell'apprensione continua dei popolari movimenti,
e quella voglia ed inclinazione a resistere loro, statagli per lunghi
anni accresciuta e avvivata da sleali consiglieri, che tante volte ànno
procurato ingannarlo, tante divertirlo da' suoi nobili concepimenti, e
d'una in altra contraddizione trabalzarlo. In fine (e ciò gli antichi
avrebbero quasi chiamato un trasumanarsi), dopo consumata la maggior
parte di sua vita in mediocrità di fama e di opere, non un pensiero,
non un atto, non una parola lasciar quindi innanzi udire e conoscere,
che eroica non sia, nè battuta (a così parlare) con lo splendido
conio della immortalità, e la qual non trascini seco la dilezione, la
maraviglia e la gratitudine di tutte le Genti Italiane.