XI.

Io m'accorgo, e nol celo, che le cagioni le quali ritrovo ed espongo

de' fatti che vo raccontando, sembrar possono troppo insolite, e troppo

tenere del maraviglioso e del mistico. Ma, d'altra parte, io sono

scusato compiutamente, se necessità mi sforza ad attribuire a quei

fatti le cagioni proprie e impellenti, ancora che al primo aspetto

elle ci compariscano nè bene congeneri nè proporzionate nè prossime:

e ch'io le desuma dalla natura vera ed intrinseca del personaggio

di cui discorro, vi diverrà chiaro e patente, quando l'attenzione

vostra non si ritiri dalle ultime narrazioni che imprendo. Certo, non

ò io fabbricato quel forte sorprendimento dell'animo, e per poco non

dissi quello stupore che induce in tutti vedere CARLO ALBERTO in sul

mettere le prime orme nell'arrischiato e non mai battuto sentiero;

vederlo, dico, alle più ricise e ferme e sollecite risoluzioni

appigliarsi, quando per addietro, predominato dal vizio stesso della

sua complessione, e dalle infermità che dentro le forze gli consumavano

e i più vigorosi spiriti del sangue mungevangli, pareva troppo

sovente rivolgersi e travagliarsi tra opposti consigli, ed éssersegli

fatto ordinario ed abituale l'esitare e il temporeggiare. Intelletto

assegnato e prudente, in nessuna cosa eccessivo, in nessuna impetuoso,

avvezzo a temere il male più che il bene a sperare, negli uomini poco

fidante, del rivolgersi dei casi estimator non corrivo; diviene, per

carità d'Italia, speditissimo e confidentissimo, e imprende fatti così

audaci e zarosi, che temerarj dimanderebbonsi dove men liberale e men

santo fosse lo scopo. Altrettanto prodigioso à sembrato vederlo ad un

tratto spogliare quell'apprensione continua dei popolari movimenti,

e quella voglia ed inclinazione a resistere loro, statagli per lunghi

anni accresciuta e avvivata da sleali consiglieri, che tante volte ànno

procurato ingannarlo, tante divertirlo da' suoi nobili concepimenti, e

d'una in altra contraddizione trabalzarlo. In fine (e ciò gli antichi

avrebbero quasi chiamato un trasumanarsi), dopo consumata la maggior

parte di sua vita in mediocrità di fama e di opere, non un pensiero,

non un atto, non una parola lasciar quindi innanzi udire e conoscere,

che eroica non sia, nè battuta (a così parlare) con lo splendido

conio della immortalità, e la qual non trascini seco la dilezione, la

maraviglia e la gratitudine di tutte le Genti Italiane.

Scritti politici · 第 274 / 310 题