Ai termini di questa Nota, fattesi a voce da alcun nostro
Commissario le debite chiose, le quali venivano, la più parte,
dedotte dalle norme caute e prudenti allora seguite e che la
presente Lettera accenna più sopra, ambedue i Governi, Francese
cioè e Inglese, mostraronsi soddisfatti, e promisero d'interporsi
tra il Principe e il popolo, come discreti e pacifici mediatori.
Certo è che, innanzi alla convocazione della Costituente romana e
all'acclamazione della repubblica, sebbene dal Cavaignac fu mosso
discorso d'intervento armato e cominciátane l'esecuzione, non
potè il disegno venir proseguito, mancando affatto i pretesti.
Dell'Inghilterra basterà dire, che in ogni dispaccio di lord
Palmerston intorno al proposito, raccomandavansi caldamente tutte
le guise opportune e possibili di conciliazione e d'accordo, e
biasimavasi con ricise parole qual si volesse intervento ed uso
di forza straniera. Non per questo si presume da noi di negare,
che rotto l'esercito italiano a Novara, diventava probabile assai
l'invasione austriaca nelle Provincie Romane, quantunque mantenute
si fossero nella suggezione del Papa, e dentro gli angusti limiti
dello Statuto. Ma l'amore del vero e l'amor d'Italia ci forzano a
dire, che gli ultimi rivolgimenti di Roma e della Toscana nocquero
più che mediocremente al buon esito della riscossa; e ad ogni
modo, l'Austria sola invadente arrecato avrebbe non altro che
odio e scredito immenso alla fazione prelatizia che la chiamava.
Forse mancato sarebbe allora la possibilità eziandio di abolir
lo Statuto rimasto sempre in atto, e dimorando dal lato nostro
intatti e compiuti la ragione e il diritto. Più certo è che non
avrebbe potuto Leopoldo abolire il suo proprio in Toscana, nella
quale senza le mene repubblicane ogni cosa sarebbesi mantenuta
quieta. Ma praticandosi sino alla fine la politica iniziata
dall'autore di queste lettere, ciò che del sicuro veniva impedito,
era il fatto funesto e misero sopra tutti, d'una specie di Santa
Crociata che l'Europa Cattolica à messo insieme per rialzare la
potestà temporale dei papi, e rialzarla assoluta, e secondo le
pretensioni e le massime del giure divino dei Monarchi. Onde, tanto
sono ora angosciati e disanimati i popoli, quanto imbaldanzita e
infreneticata la setta nemica d'ogni concessione e d'ogni interesse
nazionale italiano; e a cui sembrano quasichè ritornati i tempi di
Gregorio VII e d'Innocenzio III. Nè mai si può deplorare quanto
ragion vorrebbe quest'uscio aperto e spalancato oggidì in Italia
all'intromessione armata di tutti i forestieri nelle nostre
faccende, sotto sembiante di reggere e puntellare il principato
ecclesiastico.
Oh! vi puzzano, dunque, le glorie che i repubblicani sonosi
guadagnate, ed anzi ànno guadagnato all'Italia, combattendo in
guerra disugualissima e senza speranza? Amiamo le vostre glorie,
e come Italiani ne andiamo alteri. Ma lottare a morte contro
l'Austria non era certo men bello che contro la Francia; e le file
de' combattenti, sarebbero state più folte, il diritto più intero,
la colleganza europea renduta impossibile, rimosso dalla patria
un gran principio di divisione, strappato a forza il suffragio di
quanti uomini liberi e onesti illumina il sole.
_Nota_ F, _pag._ 351.