Discorso sulla necessità della guerra

_Il dì 7 d'agosto, occupandosi il Parlamento d'alcuna proposta di

legge con fine di sopperire alle necessità della guerra italiana;

e volendosi da parecchi sottometter quelle a nuova consulta nelle

Sezioni; il Deputato di Pesaro parlò in questi termini:_

Io spero dalla vostra usata prudenza, o Colleghi, che le proposte di

legge le quali verrannovi presentate quest'oggi perchè si discutano e

vadano quindi a partito, non saranno rimesse in esame nelle Sezioni,

o di nuovo rimandate ai commissarj, conforme è il parere d'alcuni....

Odo che si mormora che io voglio sopprimere la libertà del vostro

suffragio: nulla di ciò mi sta in mente. Ma io non son fuori, credo,

del mio diritto, se io fo notare alla Camera che quando una Proposta

di legge fu discussa innanzi nelle Sezioni, quindi consegnata ai

commissarj scelti da quelle perchè ne giudichino e ne riferiscano, e

da ultimo fu da essi commissarj emendata accuratamente, dopo maturo e

libero esame, secondo il migliore lor senno e il frutto raccolto delle

varie opinioni udite; la Camera, tramutando quasi per intero l'opera di

quei commissarj, sembra a me che pongasi in qualche contradizione con

sè medesima; e ad ogni modo, dichiari e testimonii assai manifestamente

la poca stima che fa de' giudici e relatori prescelti da lei.

Io dico, pertanto, a voi e a me stesso: abbiamo ciò in considerazione

quest'oggi, trattandosi massimamente di leggi la cui opportunità

è sì fatta che dimanda una somma, anzi un'estrema sollecitudine.

Trattasi, ben vel sapete, di provvedere alle bisogne, ai pericoli

ed alle urgenze della gran Causa italiana; le quali dopo il disastro

di Custoza crescono poco meno che d'ora in ora. Quanto a me, io non

mi périto di dichiarare in sin da questo momento, che le proposte di

legge, segnatamente quali vi furono jeri significate dai commissarj, mi

piacciono assai e m'appagano. Ingegnose mi sembrano nella invenzione,

acconce al tempo ed al luogo, bene ordinate, sopratutto, e in ogni lor

parte e membro rispondenti e connesse. Quindi, se vi arrecherete voi

mutazione un po' sostanziale, romperete, del sicuro, quell'armonia che

le governa, e quel dritto filo raziocinale con cui vennero pensate e

dedotte.

Nè porzione di loro vi è nuova; perchè presentòlla a voi, se ben vi

ricorda, il passato Ministero: se non che, allora fu sottomessa al

vostro giudicio con forma e nome di tassa, non comportando i tempi che

senza pericolo niuno ragionar si potesse di prestazioni forzate. Oggi

le sventure sopravvenute dànnoci questa non desiderabile facoltà e

balía.

Concludo, pertanto, ch'egli bisogna, colleghi miei, affrettarsi.

Nè basta che ognuno di voi senta e ripeta nell'animo cotal verità.

Conviene vi rispondano i fatti, e rimanga delusa e scornata la

speranza d'alcuni infelici che vorrebbono far vani i vostri disegni

indugiandoli. Forse ch'ei fa mestieri ch'io vi stimoli e infiammi

con nuove e speciose ragioni? e non è suprema ragione il dire:

affrettiamoci, perchè ogni giorno che passa, reca non leggier

detrimento al successo della italiana risurrezione? Certo, io non salgo

a questa tribuna per crescere impacci al Governo; ed anzi saluterò

con vivissima compiacenza il novello Ministero, quando io vi vegga

rilucere il nome del conte Odoardo Fabbri. La sua veneranda e incolpata

canizie mi rassicura. Quella sua vita spesa tuttaquanta in soffrire e

combattere per la libertà e l'Italia, porgemi abbondante caparra che il

Ministero nuovo non tenterà nulla contro le pubbliche guarentigie, nè

contro il finale successo della guerra italiana. Ma per qual cagione

non compare esso qui e non siede fra noi? perchè si cela e non parla?

perchè ad ogni momento, in ogni occasione, sono l'esigenze e gli usi

d'un libero e rappresentativo governo manomessi e frustrati? perchè

taluno de' Ministri non reca, com'è suo debito, a questa o all'altra

Assemblea il disegno di quelle leggi che ambedue i Consigli ànno

già, non nella massima solo, ma nelle principali disposizioni puranco

approvate? Afflittive incertezze, dannose e inesplicabili esitazioni

son queste; ed in ciascun'ora di tale specie d'interregno cresce il

nostro comune pericolo.

L'esercito di Carlo Alberto dall'Adda e dall'Oglio ci guarda ed aspetta

soccorso. Genova (corre voce) si vuota di popolo, e fanno il simile

le città di Piemonte e di Lombardia. Un grido solo risuona per quelle

provincie, e da tutte le bocche ripetesi un grido solo: al campo,

Italiani, al campo. In me è gran fede, o signori, che se piace al

Governo, se voi lo volete, se i popoli vi udranno parlare, le città di

Romagna, le città delle Marche, e questa Roma medesima alzeranno tutte

insieme quel salutare e magnanimo grido: al campo, al campo.

Onorandi colleghi, trenta secoli di storia civile già sono trapassati

sopra l'Italia; eppure non vi si rincontra un punto di tempo e una

congiuntura di casi forse tanto solenne e tremenda siccome quella in

cui c'imbattiamo al presente; imperocchè la Penisola intera può con

isforzo gagliardo di volontà fabbricare oggi a sè stessa i proprj

destini, il che mai non le accadde. Può l'Italia effettualmente in

questi giorni (pensiamoci bene) salir tutta e per sempre alla signoria

di sè; e nelle sue monche e lacere membra suscitare e perpetuare la

congiunzione del viver civile, státale ognora interdetta, e principio

e cagione negli altri popoli d'ogni virtù, d'ogni gloria, d'ogni

possanza. Ella può, dico, questi prodigj; ma pareggiar le conviene con

l'ampiezza de' sacrificj il bene immenso ed inestimabile della libertà

e della indipendenza. Dopo molti sentieri trascorsi, dopo infiniti

passi perduti, eccoci alfine al bivio terribile, dove Dio e le sorti

e le nostre colpe e le altrui senza riparo e difesa ci àn trascinato.

O l'Italia sarà libera e grande, e conquisterà pure alfine un pieno

essere di nazione; o ricadrà per sempre nel sonno affannoso d'ogni

abbiezione e d'ogni servaggio. E dico sonno affannoso, perchè dopo

la tentata risurrezione, forza è a lei che quello trapassi turbato

e funestato ad ognora dal rimorso doloroso e profondo della propria

viltà.

Miriamo, signori, altresì al debito nostro speciale innanzi a Dio e

innanzi agli uomini, e come noi pure siamo posti in fra due estremi, e

sceglier conviene senza dimora. O i nostri nomi soneranno alle venture

generazioni i più benedetti e gloriosi, o i più miseri e abbominati del

mondo. A che giova, in che ci avvantaggia il chiudere gli occhi davanti

a questo fiero dilemma? egli non perciò stringe e martella con minor

furia le nostre coscienze. Rompiamo gl'indugi, tronchiam le parole; ai

fatti, signori, all'opere generose e virili. Se domani stesso io non

vedrò seduti in que' loro posti i nuovi Ministri, risalirò in ringhiera

affin di proporre all'estremo male un qualche estremo rimedio.

Scritti politici · 第 180 / 310 题