VII.

Ma un sì vasto e laborioso edificio di leggi e di studj, a costruire

il quale vorrete intendere con ogni ardore, avrebbe fondamento di

creta e di sabbia, quante volte non l'afforzassero da ogni banda i

due sostegni più saldi del franco e sicuro vivere, che sono la libertà

di stampa e l'armi cittadine. E poichè piacque all'anima generosa del

nostro pontefice di voler munire a sufficienza dell'una e delle altre

la incominciata rigenerazione di nostra patria, noi vi preghiamo e

sollecitiamo ad usare ogni accorgimento e ogni modo a fine che il buon

desiderio del principe non sia impedito e frodato, e possiate voi e i

colleghi vostri compire e perfezionare tali due istituzioni; di cui la

prima è la mente e la seconda è il braccio del popolo; e con l'una si

cerca la piena e spontanea cognizione del vero, con l'altra si vieta a

chiunque di contrastarne e turbarne la possibile effettuazione.

Voi vi adopererete, pertanto, ad ottenere che in ogni materia

d'interesse civile e politico, e la qual non s'attenga nè al dogma

nè a negozj di religione, sia la censura a grado a grado abolita,

e solo rimanga il reprimente delle leggi come si pratica appresso i

popoli più civili. Chè quando anche, in sulle prime, l'esercizio di

tal preziosa facoltà e franchigia non procedesse mai sempre ammodato e

prudente (riuscendo molto più arduo il bene usare d'un diritto che il

possederlo), ciò non può turbare nè sgomentare salvo che i pusillanimi

e gl'inesperti affatto della vita politica: poichè la stampa emancipata

e sciolta da ogni censura, emenda col tempo e frena necessariamente sè

stessa; avverandosi ogni dì questo, ch'ella tanto scapita nel credito

e nell'autorità, quanto falsa il vero e trasmoda; e, per lo contrario,

tanto à maggiore e durevole imperio sugli animi e sulle intelligenze,

quanto si fa temperata, circospetta e severa. Rimane che noi vi

avvertiamo di cosa sopramodo importante; e ciò è ch'eziandio la stampa

non censurata diviene timida e serva con l'apparenza di liberissima,

ognorachè gli scrittori possano venire tradotti innanzi a giudici male

preoccupati e soverchio dipendenti e suggetti al governo. A voi tocca

quindi badare con gran diligenza alla specie di tribunale e alla forma

di giudicio cui si vorranno sottoporre i giornalisti e gli scrittori

d'ogni ragione.

Quanto è poi alle armi, voi primamente dovete levar di mezzo tutti

quegli impacci e rompere quelle dimore per cui la istituzione sì bene

augurata della Civica procede (sia luogo al vero) lenta, incerta, e

in varia e disforme maniera. Voi mostrerete al glorioso Pio, come i

municipj nostri sieno tutti apparecchiati a largheggiar nelle spese,

con sacrificio ed annegazione, per l'armamento spedito e compiuto

de' cittadini; come desiderino caldamente buon numero d'ufficiali

istruttori, de' quali se lo Stato patisce difetto, vorrebbero pure che

si chiamassero ed invitassero da alcun'altra provincia italiana, e dal

Piemonte segnatamente, che n'è in copia fornito: e ciò condurrebbe

eziandio questi popoli a stringere nuova colleganza e amicizia coi

subalpini fratelli nostri. Voi mostrerete come da tutti i savj delle

provincie pontificie s'aspetti bramosamente che gli ordini disciplinari

della Guardia cittadina sieno presto compiuti, propalati e condotti

all'atto, ed escludasi da essi persino l'ombra e il sospetto della

parzialità e del privilegio, vegliando il governo con assiduità e

rigore per la esecuzione esatta e durevole delle leggi. Imperocchè,

rimossa o rallentata di un poco tal vigilazione e perseveranza, la

istituzione della Civica o non gitterà affatto radici, o potrannosi

sbarbare e recidere più che facilmente; essendochè in Francia stessa,

dove i popoli sono per natura bellicosissimi e così adatti e proclivi

alle armi e arrendevoli alla disciplina, mal si sarebbe introdotta e

corroborata la milizia cittadina, qualora non l'avesse il governo,

con lodevolissima ostinazione e severità, conservata viva, e fatta

sempre istruire ed esercitare. In fine, voi mostrerete come potendosi

rinnovellare la paura e il rischio dell'invasione, sia per noi tutti

bisogno grande di prepararci alle più salde difese con quiete e

subordinazione, ma con prontezza altresì e con energia. Per ciò è

necessario che dalla Civica stanziale, o (come in Francia la dicono)

sedentaria, si cavi la Guardia mobile; la quale, sì per effetto

della cerna che la compone, sì per la speciale disciplina che le si

appropria, è sola capace di ajutare e spalleggiare utilmente la truppa

assoldata. Ma nessuna forma di Guardia civica, nessun ordinamento di

bande, nessun artificio di tattica può reggere e prevalere contro un

nemico assai poderoso, quando non vi sia esercito, o vi sia troppo

scarso e troppo male assettato: e chi non sente tal verità, cade in

errore grave e funesto, e di cui troppo tardi dovremmo pentirci. Le

cure, adunque, del governo e della Consulta sieno pur volte eziandio

inverso le truppe di linea: ne crescano quanto si può il numero; le

forniscano di buoni ufficiali, e di numerose e valide artiglierie; le

addestrino ed esercitino ad ogni fazione, ad ogni fatica; le scaldino e

confermino tuttavia ne' nobili sentimenti di nazionalità e di onore.

Scritti politici · 第 68 / 310 题