VI.

A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità, convien

dare il primo e incrollabile fondamento, il primo mezzo e la prima

efficienza; e ciò consiste nell'istruzione. Principio d'ogni cosa

sono le idee, e queste non iscaturiscono belle, luminose e operabili,

se non dalla scienza. La istruzione, quindi, la più sostanziosa e

moltiplice debbe farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato.

Nè perchè il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai

vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo

particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai che il

principe voglia sottrarli alla vostra investigazione, che sarebbe un

togliervi il primo e più efficace strumento d'ogni riforma e d'ogni

progresso. Ed anzi, gli è tanto più naturale e credibile che la mente

savissima del Pontefice voglia udire intorno di ciò le opinioni de'

suoi consultori, in quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj

sono rimasti da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare;

e a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via per

inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile che di ogni

altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere su tal proposito

con animo franco e deliberato, e di condurre le vostre cure e domande a

qualche effetto notabile.

V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli studj e il

sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre nuove, e

chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa è in fatto assai

più avviluppata e difficile, e ricerca un vasto e completivo sistema

di scuole, di accademie, di discipline, in virtù del quale compongasi

di mano in mano intorno alle menti de' giovani una specie (a così

domandarla) d'atmosfera e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse,

l'erudizione e la scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le

nudriscano e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti

i pori e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però

voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed iniziale,

come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio dei libri,

le adunanze de' letterati, le biblioteche, i laboratorj, i circoli,

le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri mezzi privati e pubblici

onde s'accresce e agevola il cambio delle cognizioni, sia per ogni

guisa promosso e per ogni guisa ajutato. Intorno poi alle accademie, ci

piace di farvi avvisato che noi non siamo di quelli che le deridono,

ma sì invece riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte

d'Italia una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e diffusa

civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e correggendole

e tramutandole condurre l'opera loro ad utili fini, altrettanto

ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso, e sorridere con

compiacimento e con beffa alla loro ruina.

A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano assai

poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle propagarsi e fiorire,

semprechè manchino le scuole magistrali, o, come le domandano oggi,

normali; e similmente i robusti e virili studj delle università

rimangono in gran parte infecondi, qualora gli studj mezzani e

preparatori de' licei e de' collegi non sieno condotti a sufficiente

perfezione, e non bene si proporzionino col più alto insegnamento.

A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo, o

signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La prima, che se pur si

vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie università, elle vengano

almeno disposte e coordinate fra loro in guisa da recare ciascuna un

incremento speciale al comune sapere; il che produrrà da ultimo una

profittevole varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente

degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di scienza

e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni de' luoghi

occasionano e determinano la peculiar condizione di studj a quelli più

confacente: e, per via di esempio, ella è naturalissima cosa che in

Roma riescano più che altrove estesi e compiti gli studj teologici, e

vi splendano le cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in

quel cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume gli studj

del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione che ivi lessero

un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo punto di osservazione

a noi si mostra esser questo, che la forza cioè e l'anima del pubblico

insegnamento risiede sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i

metodi desideriamo sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica

speculazione trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste,

imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica, al

meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua di tutte le

facoltà mentali.

L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito, si è la

libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che si conceda ai

popoli nostri così estesa ed intera, quanto può conciliarsi col debito

che ànno i governi d'universale tutela, e d'invigilare per tutto e

sempre la moralità pubblica e la santità della religione. L'Inghilterra

trascende forse in questa materia dal lato della libertà, la Francia

dal lato della soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono

migliori temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando

nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse si

troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a ciò pensato e

messo ad effetto.

Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle condizioni

attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un nostro concetto, il

quale ci sembra molto capace di accalorarvi davvantaggio a favore di

quelli. Egli è difficile agli Italiani, ricordevoli di loro grandezze

non ancor superate da alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare

tanto animo, quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che

non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere magnanimo

di non solo raggiungere le altre nazioni nel corso della civiltà,

ma in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare: e

ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in fatto

dagli altri popoli si vede e si misura quanta è, e molti difetti vi

si discoprono; ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza

invisibile e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella

eccellenza ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie

ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano. Ora, noi vediamo

molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà formidabile ai popoli

con gli eserciti e con le armate, ovvero li supererà nei commerci

e nelle ricchezze; ma il primato delle scienze e dell'arti nessuno

può toglierci se noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à

nell'ingegno e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente

privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio e quale

più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina nella potenza

dell'intelletto?

Scritti politici · 第 67 / 310 题