A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità, convien
dare il primo e incrollabile fondamento, il primo mezzo e la prima
efficienza; e ciò consiste nell'istruzione. Principio d'ogni cosa
sono le idee, e queste non iscaturiscono belle, luminose e operabili,
se non dalla scienza. La istruzione, quindi, la più sostanziosa e
moltiplice debbe farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato.
Nè perchè il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai
vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo
particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai che il
principe voglia sottrarli alla vostra investigazione, che sarebbe un
togliervi il primo e più efficace strumento d'ogni riforma e d'ogni
progresso. Ed anzi, gli è tanto più naturale e credibile che la mente
savissima del Pontefice voglia udire intorno di ciò le opinioni de'
suoi consultori, in quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj
sono rimasti da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare;
e a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via per
inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile che di ogni
altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere su tal proposito
con animo franco e deliberato, e di condurre le vostre cure e domande a
qualche effetto notabile.
V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli studj e il
sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre nuove, e
chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa è in fatto assai
più avviluppata e difficile, e ricerca un vasto e completivo sistema
di scuole, di accademie, di discipline, in virtù del quale compongasi
di mano in mano intorno alle menti de' giovani una specie (a così
domandarla) d'atmosfera e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse,
l'erudizione e la scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le
nudriscano e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti
i pori e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però
voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed iniziale,
come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio dei libri,
le adunanze de' letterati, le biblioteche, i laboratorj, i circoli,
le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri mezzi privati e pubblici
onde s'accresce e agevola il cambio delle cognizioni, sia per ogni
guisa promosso e per ogni guisa ajutato. Intorno poi alle accademie, ci
piace di farvi avvisato che noi non siamo di quelli che le deridono,
ma sì invece riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte
d'Italia una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e diffusa
civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e correggendole
e tramutandole condurre l'opera loro ad utili fini, altrettanto
ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso, e sorridere con
compiacimento e con beffa alla loro ruina.
A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano assai
poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle propagarsi e fiorire,
semprechè manchino le scuole magistrali, o, come le domandano oggi,
normali; e similmente i robusti e virili studj delle università
rimangono in gran parte infecondi, qualora gli studj mezzani e
preparatori de' licei e de' collegi non sieno condotti a sufficiente
perfezione, e non bene si proporzionino col più alto insegnamento.
A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo, o
signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La prima, che se pur si
vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie università, elle vengano
almeno disposte e coordinate fra loro in guisa da recare ciascuna un
incremento speciale al comune sapere; il che produrrà da ultimo una
profittevole varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente
degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di scienza
e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni de' luoghi
occasionano e determinano la peculiar condizione di studj a quelli più
confacente: e, per via di esempio, ella è naturalissima cosa che in
Roma riescano più che altrove estesi e compiti gli studj teologici, e
vi splendano le cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in
quel cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume gli studj
del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione che ivi lessero
un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo punto di osservazione
a noi si mostra esser questo, che la forza cioè e l'anima del pubblico
insegnamento risiede sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i
metodi desideriamo sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica
speculazione trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste,
imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica, al
meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua di tutte le
facoltà mentali.
L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito, si è la
libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che si conceda ai
popoli nostri così estesa ed intera, quanto può conciliarsi col debito
che ànno i governi d'universale tutela, e d'invigilare per tutto e
sempre la moralità pubblica e la santità della religione. L'Inghilterra
trascende forse in questa materia dal lato della libertà, la Francia
dal lato della soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono
migliori temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando
nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse si
troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a ciò pensato e
messo ad effetto.
Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle condizioni
attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un nostro concetto, il
quale ci sembra molto capace di accalorarvi davvantaggio a favore di
quelli. Egli è difficile agli Italiani, ricordevoli di loro grandezze
non ancor superate da alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare
tanto animo, quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che
non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere magnanimo
di non solo raggiungere le altre nazioni nel corso della civiltà,
ma in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare: e
ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in fatto
dagli altri popoli si vede e si misura quanta è, e molti difetti vi
si discoprono; ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza
invisibile e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella
eccellenza ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie
ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano. Ora, noi vediamo
molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà formidabile ai popoli
con gli eserciti e con le armate, ovvero li supererà nei commerci
e nelle ricchezze; ma il primato delle scienze e dell'arti nessuno
può toglierci se noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à
nell'ingegno e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente
privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio e quale
più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina nella potenza
dell'intelletto?