Il Santo Padre, nella circolare delli 19 aprile mandata dal cardinal
Gizzi a tutti i governi delle provincie, raccomandava più specialmente
alle cure e meditazioni dei fedeli deputati l'ordinamento nuovo de'
Municipj. E di vero, con gran senno il principe nella riformazione
dello Stato prende le mosse da quella che ragguarda i Comuni;
imperocchè, come puossi dare assetto, figura e vita all'intero corpo,
qualora non sieno per innanzi ben composte e figurate le membra? Noi
vi preghiamo, pertanto, se pure di ciò è mestieri pregarvi, che vi
occupiate con tutto l'animo nella costituzione nuova dei Municipj;
e intendiamo che ciò si faccia da voi con mente affatto imparziale
e con estesi e generali concetti, badando sempre alle condizioni ed
all'esigenze comuni, e non alle minute particolarità e pretensioni
di tal luogo o di tale altro: imperocchè noi non vogliamo che il bene
della città e provincia nostra sia per privilegio e per eccezione, e
meno vogliamo che torni a scapito di qualunque altra parte dell'intero
corpo della patria; ma sì domandiamo che ogni riforma ed innovazione
nostra particolare avvenga per effetto di leggi comuni, e si accordi
perfettamente con l'universale prosperità. Verso tre punti principali
debbe addirizzarsi la perspicacia vostra nella materia dei Municipj.
Il primo si è, che a rispetto dello Stato risiede nel Municipio una
libertà naturale di azione circa il formare e usare di tutti i suoi
beni, appunto come nell'individuo a rispetto della città. Di quindi
procede che le franchigie non gli son date dalla legge, ma sì dalla
legge sonogli assegnate le giuste limitazioni di quelle; e però, in
generale, la legge non dee (come sotto i governi dispotici) venire
numerando le speciali e singolari facoltà del Comune, e prescrivergli
quello che può, ma quello che non può e non dee.
Da cotal massima procede il secondo punto, che la legge cioè sappia
e voglia costituire il Comune con quanta maggior larghezza si può;
e intendiamo dire, che la spontanea vita di esso si svolga e cresca
e si eserciti sciolta dalle restrizioni e pragmatiche che or sotto
nome di tutela, or sotto quello di sopraveggenza e di buon governo,
impacciano dannosamente e oltre ad ogni necessità il corso naturale dei
pensamenti e delle azioni commutative. E qui ci piace di ricordarvi,
che la prima e fondamental cagione della prosperità sociale, durevole
e non artefatta, si è la spontaneità, siccome quella che s'ingenera
immediatamente dalla nobile natura umana, la essenza di cui è libera
e _incoercibile_: di tal guisa, l'avviamento dell'uomo al vero ed al
bene non dee venir procurato dalle prescrizioni della legge troppo
speciali e forzose, ma dall'impulso generale dei metodi educativi,
dall'incremento e diffusion del sapere, e da tutte quelle cagioni
che per semplice virtù ed efficienza morale persuadono e ottengono i
miglioramenti e perfezionamenti civili.
Per la ragione medesima, noi non vi raccomandiamo di estendere e
moltiplicare le pertinenze dei magistrati municipali; stantechè ogni
cosa per natural diritto è di pertinenza loro, quante volte essi
operino a nome e per facoltà del popolo committente, e non invadano
alcun ufficio che le leggi decretarono dover competere allo Stato e a'
suoi reggitori. Molte volte accade, per lo contrario, che al governo
generale dello Stato divenga profittevole sopramodo il chiamare i
Comuni a partecipare ad alcune funzioni politiche; come, per via
d'esempio, al ministero della polizia, ovvero a quello della giustizia
con la istituzione dei pacieri e dei giudicj conciliativi, e ad altri
incarichi d'ugual peso.
La terza considerazione che accade di fare intorno ai Municipj, si è
di conoscere e misurare sin dove debba la volontà di quelli piegarsi
e cedere alla volontà universale legislatrice, la quale reputa di
comandare a nome del maggior bene comune. Conciossiachè non àvvi bene
comune sì grande (toltone fuori le estreme necessità chiare e visibili
a tutti), che compensi il gran danno di violentar troppo l'arbitrio
individuale, e troppo restringere l'adoperamento e l'uso spontaneo
delle facoltà e dei beni proprj. Scoprire il giusto temperamento tra
l'arbitrio eccessivo dei Municipj e l'eccessivo ingerimento della
potenza legislatrice, imperante a nome del bene comune, non è agevole
impresa, ed è impossibile, noi crediamo, a determinarsi in universale.
Il buon senso e la pratica ammaestrano in ciò, come in altre ardue
questioni, più sicuramente e assai meglio che le ambiziose teoriche;
e però ci contenteremo di ridurvi in pensiero più d'un esempio che la
pratica moderna europea ne reca innanzi. Noi giudichiamo, pertanto, che
l'autorità legislativa in Francia degeneri parecchie volte in violenza,
a rispetto delle libertà individuali e comunitative; e per opposto,
giudichiamo che in Germania ella rimanga troppo timida in faccia de'
privilegi o personali o municipali. In Inghilterra scorgiamo (massime
in questi ultimi anni) una giusta e quasi perfetta proporzione fra
tali due estremi: e tanto più i concetti nostri in questa materia si
accostano all'Inghilterra e divertono dalle consuetudini della Francia,
quanto il comprimere di soverchio in Italia la individuale forza e
spontaneità, si è togliere a lei la più gagliarda cagione e la più
intrinseca di tutte quelle meraviglie e grandezze che la storia ricorda
e l'universo tuttora ammira.
Per ciò, poi, che s'appartiene alla forma costitutiva del Municipio
medesimo, desideriamo, o signore, che vi sia in mente la massima
professata nel Motuproprio di Sua Santità intorno alla fondazione
del Municipio Romano; e questa è che i titoli e i requisiti così di
elettore come di eligibile e così di magistrato come di consigliere,
scaturiscano tutti dal censo e dalla capacità; e che il censo a ciò
domandato sia tenue quanto si possa il più; e sia indizio della
capacità ogni professione il cui possedimento ed uso ricerca una
sufficiente coltura d'ingegno. Noi non vorremmo, inoltre, che il
censo venisse dalle rendite misurato, ma dalle imposte bensì e dalle
patenti, e da ogni maniera di dazj, inscrizioni e registrature;
imperocchè questi dati compariscono tutti ne' libri pubblici, laddove
le rendite ad essere bene conosciute domandano certa indagine che
à dell'_inquisitorio_, e però è sempre odiosa: che se il censo non
bene risponde all'entrate per difetti e disproporzioni gravissime
del catasto, ei bisogna emendarlo; e ad ogni modo, cotesto sconcio
è assai minore dell'altro accennato. Nè qui varrebbe citar l'esempio
dell'Inghilterra, fondato sopra costumi troppo diversi dai nostrali.
In genere, noi opiniamo che le disposizioni costitutive delle
magistrature e de' Consigli municipali esser debbano liberalissime
ed assai popolari; perchè, parlando secondo ragione, all'uso d'ogni
qualunque diritto non istà dallato altro limite certo e non valicabile,
salvo che la poca o nessuna sufficienza d'esercitarli; e perchè
questa nelle faccende comunitative riesce molto men rara che nelle
politiche, così molto minori e più rare debbono essere le esclusioni.
Non ignoriamo quello che da parecchi pubblicisti si obbietta contro le
assemblee popolari e i larghi ordinamenti elettivi: a noi non esce di
mente che la saggezza e la dottrina sempre sono di pochi; essere la
moltitudine passionata e tumultuosa; dimostrarsi dai matematici, con
certi lor modi speciosi, che la probabilità dell'ottima deliberazione
è in ragione inversa del numero dei deliberanti. Con tutto ciò, noi
pensiamo che l'equità e il diritto debbon passare innanzi ad ogni altra
considerazione, e che dove sta l'equità e il diritto debbe l'azione
del tempo condurre altresì la maggiore utilità pubblica: oltre a ciò,
noi pensiamo, le moltitudini essere più savie degli individui in quel
che s'attiene immediate agl'istinti e ai placiti del senso comune;
essere insofferenti e nimicissime sopra tutto dell'ingiustizia, ed
estimatrici egregie sì del valor morale degli atti e sì della bontà o
malvagità degli animi; lo spirito gretto e calcolatore del secolo farsi
tanto meno scorgere, quanto maggiormente si sale inverso il patriziato
o scendesi inverso il popol minuto; infine, nelle moltitudini scemano
l'ignoranza e le fallaci preoccupazioni col crescere della civiltà, e
questa colà cresce e propagasi più prestamente dov'è maggiore la vita
pubblica e la partecipazione di tutti ai comuni negozj. Oltrechè, il
mondo va ora per cotal via; nè si può fare il bene davvero se non per
essa, posciachè il secolo si può correggere, ma non mutare. Di tali
cose parliamo un po' più disteso, perchè è nostra mente, o signore,
che a voi piaccia, in qualunque caso d'istituzioni elettive, attenervi
sempre ai sistemi e alle pratiche meno strette e più popolari.
Vogliate del pari, che sciolto si mantenga d'ogni legame non necessario
il deliberare e l'operare del Municipio; e dappoichè al governo
è ragionevolmente serbata la facoltà d'interporre l'autorità sua
tuttavolta che il Municipio o travia dalle forme preordinate di sua
istituzione, o rompe alcuna legge od alcun decreto dello Stato, in
qualunque altro caso non fa mestieri e non giova l'assentimento de'
superiori, siccome atto giustamente presunto e che mai non difetta.
Molto meno, poi, fa d'uopo la presenza e assistenza de' supremi
ufficiali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi; molto meno
il richieder licenza per le ordinarie e straordinarie convocazioni de'
Consigli: e il simigliante si dica per altre suggezioni ed impacci.
Dopo le cose fino a qui ragionate, ci occorre di aggiungere poche
parole intorno ai Consigli provinciali. Imperocchè gli è manifesto che
molte delle franchigie e delle costituzioni qui avanti domandate pei
Municipj, convengono più che bene ai Consigli delle provincie. Del pari
divien manifesto, che noi vivamente desideriamo che il modo con cui
verranno chiamati i rappresentanti dei Municipj al consesso provinciale
sia il più largo possibile, ed ogni Circondario almeno abbiavi il suo
deputato: la qual cosa diviene oggi tanto più necessaria, quanto, a
tenore dell'ultimo Motuproprio, i Consigli provinciali s'ingeriscono
direttamente nella elezione dei deputati alla Consulta di Stato. E
però, nel determinare l'ordinamento finale di essa Consulta (secondo
l'arbitrio che ve ne lascia il sovrano), voi considererete per bene
tutte le intrinseche attinenze che legar debbono i Municipj ai Consigli
provinciali, e questi alla generale deputazione.
Possono ancora con vantaggio e con equità i Consigli provinciali
venire investiti del diritto di esamina e di revisione per tutte quelle
risoluzioni comunitative le quali inchiudessero gravi e straordinarie
spese, o decretassero istituzioni nuove di gran momento o l'abolizione
di antiche; il qual diritto dovrebbesi per innanzi determinare con
quanta maggiore esattezza e lucentezza è desiderabile e conseguibile
in tali materie. Nella vita sociale umana appajono quotidianamente
due atti contrarj e insieme correlativi, nel giusto combinamento dei
quali giace la precipua cagione d'ogni prosperità: il primo atto è
innovare, il secondo è conservare; e comechè ambedue facciano d'uopo
ugualmente al bene comune, ciò nondimeno la varietà degli umori e delle
condizioni produce che le tali persone sieno inclinate all'innovare
e le tali altre al conservare. Similmente occorre al bene comune,
che nelle faccende pubbliche gli uomini esercitino con opportunità
e con giusta misura così l'ardore dell'animo, come la riflessione; e
così l'impeto e l'energia del volere, come la lentezza e maturità del
giudicio. Ma egli avviene del pari, che la differenza dell'indole,
delle professioni e d'altri accidenti, facciano l'una specie o classe
di uomini più riflessiva e fredda di quello che operosa e infiammata;
ed un'altra, tutto il contrario. Ei si conviene, per conseguenza
di tutto ciò, stabilire che in ogni ordinamento sociale e politico
deesi far luogo agli innovatori e conservatori, agli ardenti ed ai
giudiziosi, per via di speciali e separate congregazioni. Ma perchè
poi l'umana repubblica è vita e operosità, e suo destino è procedere
innanzi nel nuovo, però nell'autorità conservatrice non mai (per
quello che noi ne sentiamo) debbe dimorare una illimitata potestà e
un divieto assoluto e definitivo, ma bensì una facoltà di rivedere,
sospendere e ritardare; di guisa che la riflessione spassionata e la
cognizione piena e corretta possano entrare in tutte le menti, e che
le ragionevoli rimostranze delle minorità (come suolsi chiamarle) non
sieno dalla prepotenza del numero soffocate. In questi termini, e non
altrimenti, noi vorremmo attribuire ai Consigli provinciali un diritto
di tutela e di moderanza; chè di là da quei termini potrebbero essi
Consigli addivenire tanto più soverchianti e oppressivi, quanto la lor
condizione ed origine non li scioglie abbastanza dalle passioni, dagli
errori e dagli interessi personali e locali.