Noi crediamo debito nostro e utilità e profitto di questi popoli
Metaurensi l'aprire a Voi pubblicamente, o illustre signore, i nostri
pensieri circa que' negozj gravissimi, a trattare i quali siete
chiamato in Roma dal glorioso Pontefice. E del manifestarvi la mente
che abbiamo e i desiderj e le speranze che vi accompagnano, ci sembra
tanto maggiore la opportunità e la convenienza, quanto che noi non
siamo per via diretta e per suffragio proprio e immediato i committenti
vostri; tuttochè a noi sia gran cagione di stimarvi altamente e di
confidarci nel vostro zelo e sapere la scelta che à fatto di voi il
sovrano. Questi, nell'ultimo suo Motuproprio delli 15 ottobre, col
quale à recato gioja sì viva nell'animo de' suoi popoli e in cui
definisce gl'incarichi e le pertinenze dei deputati, rassegna fra esse
l'ufficio _di determinare le regole che la Consulta di Stato debbe
tenere in trattare, deliberare e sindacare gli affari_. Noi, dunque,
v'invitiamo per prima cosa a compiere quell'ufficio in maniera, che
la manifestazione della mente dei deputati e qualunque altro esercizio
di lor facoltà e prerogative sia franco e spontaneo quanto bisogna, ed
abbia per testimonio e per giudice quotidiano e debitamente istruito la
pubblica opinione.
E voi potete ciò facendo chiarire altresì ed estendere alcune
disposizioni di esso Motuproprio, le quali noi desidereremmo e più
larghe e meglio determinate, affinchè le pubbliche guarentigie che vi
si attengono, riescano da nessun lato apparenti e vacillanti, ma reali,
ferme ed irrevocabili in ogni parte.