3. — _Dell'istruzione intellettuale e morale del popolo._

I buoni prendono giusta allegrezza a vedere che in Toscana, in

Lombardia e in altre provincie d'Italia si pensa e suda all'istituzione

delle _casse dei risparmj_, a quella delle scuole infantili e delle

scuole lancastriane, alla compilazione di più giornali popolareschi,

e ad altri mezzi efficaci ad educare e rigenerare la povera plebe.

Se dovunque il popolo è autore di grandi fatti, in Italia è stato di

sommi e miracolosi: e chi fa stima conveniente della vecchia stirpe

latina, ed à ragionevol fede nelle prodigiose facoltà inserite in lei

da natura, debbe ansiosamente aspettar di vedere quello che produrranno

le intelligenze popolane, riscosse dal torpore profondo di quasi tre

secoli; e quello che potrà in loro la coscienza restituita del proprio

ingegno e della dignità propria, la curiosità ridestata e vogliosa di

apprendere alcuna porzione del vero, la notizia sopravvenuta d'altri

paesi, d'altre leggi, d'altri istituti, di tanta maggior ricchezza,

potenza, gloria ed attività.

Abbiamo fede nelle plebi italiane.

Ma la nuda, nuda istruzione è strumento così del bene come del male,

e più rado forse del primo che del secondo. Però intendasi con fatica

incessante all'educazione dell'animo: e poichè il buon senso del

popol minuto sempre vuole unificata la moralità con la religione,

sforziamoci, quanto si può meglio, di purgare la pietà religiosa della

scura feccia che la corrompe: sopratutto si volga l'animo a insegnare e

persuadere la _religione civile_, quella cioè che insieme con le virtù

private insegna ed inculca le pubbliche, santifica tutte l'opere volte

ad ajutare il progredimento sociale, e chiama il Vangelo codice eterno

e divino di libertà e di fratellanza. Avventuratissimi gli Italiani, se

riusciranno a instillare nell'animo dei più la _religione civile_: ma

l'impresa è dura e diuturna e piena di cure e travagli; perchè quella

forma di religione non pure è nuova nel popol minuto, ma si è nuova

in gran parte nella cristianità, la quale à più spesso udito insegnare

l'obbedienza passiva, la perfezione dei solitarj e una muta e indolente

rassegnazione: però il vero non istà chiuso, e già comincia a splendere

di gran luce per molti libri. Il mondo impigliato ne' traffichi e

nelle lascivie, infiacchisce di più in più e prende a schifo i nobili

pensamenti, e poco o nulla risponde a quei desiderj e a quelle speranze

che tutto il cuore gli ardevano, or sono appena cinquant'anni. Un

sentimento nuovo bisogna, forte, immaginoso, infinito: e questo dove

lo rinverremo noi, salvo che nella religione civile, in cui la libertà

è santa cosa, la fratellanza e la carità nella plebe sono un supremo

dovere, il progredimento indefinito dell'umanità nel vero e nel bene è

il consiglio perpetuo della Provvidenza?

Scritti politici · 第 29 / 310 题