4. — _Della conversione del clero._

Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne di

Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della caccia e dell'aria

buona. Il curato di quel luogo lo visitava, ed egli lui. Parlavano

di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione, e il curato trovando

il giovane non poco istruito e propenso alla religione, l'avea caro

oltremodo. Vito ne profittava per diradare le male apprensioni del

prete e farlo persuaso di utili verità. Gli accennava abilmente gli

ostacoli numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla

pubblica prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme

cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali. Le

domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso più volentieri

sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente i principj, le

massime e la bellezza della religione civile. Alle sue parole davano

autorità li suoi specchiati costumi, l'animo caritatevole e l'amor

grande che portavagli la gente minuta di quel contado. Così non gli fu

gran fatica condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle

sue opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe sperare

l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili a questo

Vito?

Scritti politici · 第 30 / 310 题