Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne di
Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della caccia e dell'aria
buona. Il curato di quel luogo lo visitava, ed egli lui. Parlavano
di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione, e il curato trovando
il giovane non poco istruito e propenso alla religione, l'avea caro
oltremodo. Vito ne profittava per diradare le male apprensioni del
prete e farlo persuaso di utili verità. Gli accennava abilmente gli
ostacoli numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla
pubblica prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme
cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali. Le
domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso più volentieri
sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente i principj, le
massime e la bellezza della religione civile. Alle sue parole davano
autorità li suoi specchiati costumi, l'animo caritatevole e l'amor
grande che portavagli la gente minuta di quel contado. Così non gli fu
gran fatica condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle
sue opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe sperare
l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili a questo
Vito?