VIII.

Io proseguirò pertanto a discorrere alcune cose intorno all'Italia,

ponendo a capo di tutte questo vero importante e solenne, ch'ella

non possa e non debba fidare eccetto che nelle forze proprie e

nella propria energia. E facendomi dal supposto che si voglia dar

mano all'opera dell'affrancamento senza aspettare congiunture molto

migliori, come quelle che non sono per accadere, dico che se il moto

della libertà dee procedere tutto da noi e con proposito fermo di

affrontare lo straniero il quale intenda reprimerlo, non pertanto

noi dobbiam concordarlo e in certa guisa proporzionarlo con lo stato

generale d'Europa. Però coloro i quali consigliano d'incominciare

la rivoluzione italiana proclamando altamente _la repubblica una ed

indivisibile_, domandano agli Italiani servi, divisi ed infemminiti

da tre secoli d'ozio e scoraggiati da tante sventure, ciò che

l'Inghilterra e la Francia non osano anche di porre in fatto. E si

pensi che contro la Francia, forse i re perderebbono ardire in quel

mentre stesso che i popoli l'ajuterebbono tentando sollevazioni. Contro

l'Italia, il più timido dei monarchi prenderà cuore, e i popoli non

confidenti guarderanno da lungi, aspettando l'esito. Noi avremo in

sulle braccia tutte mai le armi e lo sforzo delle corone d'Europa,

le quali temperate o dispotiche verranno in subito accordo e amicizia

per estinguere il primo incendio repubblicano. Dietro gli eserciti poi

staranno i macchinamenti, l'oro, le seduzioni, i terrori, tutto ciò che

la paura e la collera dei monarchi saprà inventare di più efficace e di

più pernicioso.

Ma instanno i tribuni nostri, dicendo che il proclamare la repubblica

trascina inverso di noi le plebi, le quali d'ogni consorzio civile

sono la parte più numerosa, più gagliarda e più generosamente devota

al bene. Gridando la repubblica, ogni mezzana via è chiusa: la

rivoluzione procede di necessità con modi energici ed assoluti: non

può retrocedere, non può transigere. Propagasi a tutti gli animi una

scossa viva e profonda, e attevole a suscitare in essi ogni facoltà,

e produrvi quella esuberante pienezza di coraggio, di attività e di

ardimento, che all'Italia abbisogna per cacciare d'ogni provincia sua

e per sempre il Tedesco. Atterra la bandiera repubblicana, e tu cadi

issofatto nelle antiche fallacie, nelle tradigioni de' principi, nelle

trame dei cortigiani, in quelle concessioni dissimulate e in quelle

mostre di libertà che addormentano gl'intelletti e il progresso vero

ritardano. — Cotesti, a ridurli alla loro sostanza, sono i ragionamenti

che si ripetono ciascuno dì da parecchi Italiani, in cui quanto

abbonda l'ingegno e lo zelo, altrettanto fallisce il giudicio ed il

senso pratico. Nè si vuol negare da noi, che alcuni aspetti chiari e

vantaggiosi appariscono nel partito che essi propongono, come alcuni

svantaggiosi ed oscuri in quello che propongono gli amici nostri. Ma

nelle faccende politiche niente è netto e assoluto, e sempre si à per

miglior consiglio quello che dà luogo a sconvenienze minori ed è più

praticabile. Molti svantaggi, poi, che sembrano andar di conserva col

tenore dei fatti e il metodo di operare che noi commendiamo, possono

venire scansati assai di leggieri, come si prova qui appresso.

Scritti politici · 第 20 / 310 题