Io proseguirò pertanto a discorrere alcune cose intorno all'Italia,
ponendo a capo di tutte questo vero importante e solenne, ch'ella
non possa e non debba fidare eccetto che nelle forze proprie e
nella propria energia. E facendomi dal supposto che si voglia dar
mano all'opera dell'affrancamento senza aspettare congiunture molto
migliori, come quelle che non sono per accadere, dico che se il moto
della libertà dee procedere tutto da noi e con proposito fermo di
affrontare lo straniero il quale intenda reprimerlo, non pertanto
noi dobbiam concordarlo e in certa guisa proporzionarlo con lo stato
generale d'Europa. Però coloro i quali consigliano d'incominciare
la rivoluzione italiana proclamando altamente _la repubblica una ed
indivisibile_, domandano agli Italiani servi, divisi ed infemminiti
da tre secoli d'ozio e scoraggiati da tante sventure, ciò che
l'Inghilterra e la Francia non osano anche di porre in fatto. E si
pensi che contro la Francia, forse i re perderebbono ardire in quel
mentre stesso che i popoli l'ajuterebbono tentando sollevazioni. Contro
l'Italia, il più timido dei monarchi prenderà cuore, e i popoli non
confidenti guarderanno da lungi, aspettando l'esito. Noi avremo in
sulle braccia tutte mai le armi e lo sforzo delle corone d'Europa,
le quali temperate o dispotiche verranno in subito accordo e amicizia
per estinguere il primo incendio repubblicano. Dietro gli eserciti poi
staranno i macchinamenti, l'oro, le seduzioni, i terrori, tutto ciò che
la paura e la collera dei monarchi saprà inventare di più efficace e di
più pernicioso.
Ma instanno i tribuni nostri, dicendo che il proclamare la repubblica
trascina inverso di noi le plebi, le quali d'ogni consorzio civile
sono la parte più numerosa, più gagliarda e più generosamente devota
al bene. Gridando la repubblica, ogni mezzana via è chiusa: la
rivoluzione procede di necessità con modi energici ed assoluti: non
può retrocedere, non può transigere. Propagasi a tutti gli animi una
scossa viva e profonda, e attevole a suscitare in essi ogni facoltà,
e produrvi quella esuberante pienezza di coraggio, di attività e di
ardimento, che all'Italia abbisogna per cacciare d'ogni provincia sua
e per sempre il Tedesco. Atterra la bandiera repubblicana, e tu cadi
issofatto nelle antiche fallacie, nelle tradigioni de' principi, nelle
trame dei cortigiani, in quelle concessioni dissimulate e in quelle
mostre di libertà che addormentano gl'intelletti e il progresso vero
ritardano. — Cotesti, a ridurli alla loro sostanza, sono i ragionamenti
che si ripetono ciascuno dì da parecchi Italiani, in cui quanto
abbonda l'ingegno e lo zelo, altrettanto fallisce il giudicio ed il
senso pratico. Nè si vuol negare da noi, che alcuni aspetti chiari e
vantaggiosi appariscono nel partito che essi propongono, come alcuni
svantaggiosi ed oscuri in quello che propongono gli amici nostri. Ma
nelle faccende politiche niente è netto e assoluto, e sempre si à per
miglior consiglio quello che dà luogo a sconvenienze minori ed è più
praticabile. Molti svantaggi, poi, che sembrano andar di conserva col
tenore dei fatti e il metodo di operare che noi commendiamo, possono
venire scansati assai di leggieri, come si prova qui appresso.