Tre cose si ricercano per accertare l'esito buono della rivoluzione
italiana. 1º Ministri che mallevino con la vita propria della fedeltà
loro inverso la causa comune. 2º Lo stato-maggiore dell'esercito
rimaneggiato e rifatto compiutamente. 3º Il popolo tutto quanto
infiammato a salvare la libertà, sì per nobile affetto e sì per computo
d'interesse.
Perchè si ottenga il primo, vuolsi domandare e pretendere dai nuovi
capi dimostrazioni ed opere tali che, vinta la rivoluzione, serrino
loro ogni via di scampo e di perdonanza. Di più, bisogna che essi capi
così cimentati, pigliando la volta loro, inducano i parlamenti e i
capitani dell'esercito a fare opere e dimostrazioni altrettali; sicchè
nessuno di loro possa retrocedere d'una spanna.
Il rifacimento dello stato-maggiore dell'esercito richiede negli
ufficiali a ciò deputati viva e straordinaria energia e risoluzione. E
intorno a questa materia (come importantissima in supremo grado) verrà
in luce fra breve uno scritto assai meditato e molto savio e proficuo,
dettato da un egregio Napoletano conoscentissimo di tali cose.
Per infiammare e interessare l'animo dei popolani inverso la
racquistata libertà, sono molte le vie; tra le quali preferiamo di
accennar queste. Sminuire quanto è possibile il più le imposte e i
dazj che gravano sulle infime classi: riconoscere e guarentire ogni
franchigia municipale, con intervento e suffragio del popolo intero
nella scelta dei magistrati, e con _rendiconto_ al popolo stesso di
tutti i ministeri ed uffici loro. Manifestare in parole ed in opere,
che la prima e maggiore sollecitudine del reggimento nuovo sia inverso
le genti minute, le quali riescono da pertutto numerosissime e povere:
accrescere ed ajutare con instancabile zelo gl'istituti caritativi:
decretare scuole, ricoveri ed officine, ove i braccianti e gli operai
di qualunque ragione trovino per continuo istruzione e lavoro. De'
pubblici uffici e delle dignità investire persone specchiate e giuste,
ossequiose della religione e affettuose inverso la plebe. Adoperare
ogni diligenza per amicarsi la parte meno ambiziosa e più frequente del
clero, quella per appunto ch'esce dal popolo minuto e con esso popolo
vive; il che domanda dal lato nostro integrità di costumi, religiosità
di sentimenti, osservanza del culto. Ecco maniere, al nostro giudicio,
migliori e più certe di quelle proposte dai nostri passionati affine
di scuotere validamente le moltitudini, sventare gli intrighi dei
cortigiani e i tradimenti dei re. Del resto, noi dichiariamo di non
parteggiare in alcuna maniera per le opinioni repulsive e troppo
assolute, e di credere che le questioni di repubblica e di monarchia,
di unità e di confederazione, sieno, per rispetto all'Italia,
sommesse più assai che altrove a mille varie congiunture di tempi
e di circostanze. Sopra ogni cosa desideriamo la indipendenza,
come il fondamento primo e saldo della riedificazione italiana; noi
domandiamo eziandio l'unione morale, come il mezzo primo efficiente che
all'acquisto dell'indipendenza ne può condurre.
Tutte le forme, pertanto, di governo politico che a tali due fini
sembreranno menar l'Italia con maggiore sicurezza e facilità, verranno
da noi e acclamate e obbedite, fossero pure il dispotismo di un re, la
prepotenza di un capitano, la teocrazia di un pontefice.