IX.

Tre cose si ricercano per accertare l'esito buono della rivoluzione

italiana. 1º Ministri che mallevino con la vita propria della fedeltà

loro inverso la causa comune. 2º Lo stato-maggiore dell'esercito

rimaneggiato e rifatto compiutamente. 3º Il popolo tutto quanto

infiammato a salvare la libertà, sì per nobile affetto e sì per computo

d'interesse.

Perchè si ottenga il primo, vuolsi domandare e pretendere dai nuovi

capi dimostrazioni ed opere tali che, vinta la rivoluzione, serrino

loro ogni via di scampo e di perdonanza. Di più, bisogna che essi capi

così cimentati, pigliando la volta loro, inducano i parlamenti e i

capitani dell'esercito a fare opere e dimostrazioni altrettali; sicchè

nessuno di loro possa retrocedere d'una spanna.

Il rifacimento dello stato-maggiore dell'esercito richiede negli

ufficiali a ciò deputati viva e straordinaria energia e risoluzione. E

intorno a questa materia (come importantissima in supremo grado) verrà

in luce fra breve uno scritto assai meditato e molto savio e proficuo,

dettato da un egregio Napoletano conoscentissimo di tali cose.

Per infiammare e interessare l'animo dei popolani inverso la

racquistata libertà, sono molte le vie; tra le quali preferiamo di

accennar queste. Sminuire quanto è possibile il più le imposte e i

dazj che gravano sulle infime classi: riconoscere e guarentire ogni

franchigia municipale, con intervento e suffragio del popolo intero

nella scelta dei magistrati, e con _rendiconto_ al popolo stesso di

tutti i ministeri ed uffici loro. Manifestare in parole ed in opere,

che la prima e maggiore sollecitudine del reggimento nuovo sia inverso

le genti minute, le quali riescono da pertutto numerosissime e povere:

accrescere ed ajutare con instancabile zelo gl'istituti caritativi:

decretare scuole, ricoveri ed officine, ove i braccianti e gli operai

di qualunque ragione trovino per continuo istruzione e lavoro. De'

pubblici uffici e delle dignità investire persone specchiate e giuste,

ossequiose della religione e affettuose inverso la plebe. Adoperare

ogni diligenza per amicarsi la parte meno ambiziosa e più frequente del

clero, quella per appunto ch'esce dal popolo minuto e con esso popolo

vive; il che domanda dal lato nostro integrità di costumi, religiosità

di sentimenti, osservanza del culto. Ecco maniere, al nostro giudicio,

migliori e più certe di quelle proposte dai nostri passionati affine

di scuotere validamente le moltitudini, sventare gli intrighi dei

cortigiani e i tradimenti dei re. Del resto, noi dichiariamo di non

parteggiare in alcuna maniera per le opinioni repulsive e troppo

assolute, e di credere che le questioni di repubblica e di monarchia,

di unità e di confederazione, sieno, per rispetto all'Italia,

sommesse più assai che altrove a mille varie congiunture di tempi

e di circostanze. Sopra ogni cosa desideriamo la indipendenza,

come il fondamento primo e saldo della riedificazione italiana; noi

domandiamo eziandio l'unione morale, come il mezzo primo efficiente che

all'acquisto dell'indipendenza ne può condurre.

Tutte le forme, pertanto, di governo politico che a tali due fini

sembreranno menar l'Italia con maggiore sicurezza e facilità, verranno

da noi e acclamate e obbedite, fossero pure il dispotismo di un re, la

prepotenza di un capitano, la teocrazia di un pontefice.

Scritti politici · 第 21 / 310 题