Debbono adunque gli Italiani, per tutto il fin qui ragionato, rimanere
persuasi e risoluti compiutamente di questo; cioè che lor bisogna o
reputare incerto e remoto assai il giorno dell'affrancamento della
patria comune, o non attendere congiunture molto migliori delle
presenti per dar mano all'opera. Della quale necessità non solamente
noi non ci sgomentiamo, ma invece ringraziamone Dio; imperocchè siamo
in questa ferma credenza, l'Italia non poter risorgere mai daddovvero,
se non fidando nel proprio valore e cimentandosi animosamente con lo
straniero. Le macchie antiche e recenti che oscurano l'onor nostro,
non potranno cancellarsi altramente mai, che tra le armi e col sangue:
tra le armi e col sangue avrem battesimo di nazione: tra le armi
ritempreremo l'animo, alzeremo l'ingegno, purgheremo gli affetti e i
costumi. Il genio di Dante e l'ardire di Masaniello, i prodigj della
lega lombarda e il disperato resistere delle Calabrie, lo splendore di
Roma, la libertà di Firenze, le armate Veneziane, i tesori Genovesi,
ogni gloria passata, ogni grandezza caduta lascerà trovare di sè fra le
armi e le battaglie alcuna semenza vivace e feconda, e tutte largamente
inaffiate dal nostro sangue rifioriranno.
Base d'ogni prosperità civile è il sentimento del proprio valore e
della propria dignità: vita delle nazioni è la gloria, e salda difesa
loro è la potenza che spiegano e la suggezione che incutono. Se lo
scoramento e la diffidenza stanno oggidì fra le ragioni precipue
del nostro servire, giammai non ne usciremo che per effetto de' lor
contrarj. Che sarebbe la libertà regalataci dallo straniero, salvo che
apparenze, vacillamento ed umiliazione? e i doni e gli ajuti della
fortuna che diverrebbono, se noi non siamo per ajutare noi stessi
gagliardamente? E ben ci sovvenga che più d'una volta in questa prima
parte di secolo la fortuna ci arrise e porse alle nostre mani tutta
quanta la chioma, e noi non sapemmo afferrarla.