Rimane che si supponga qualche gran rivoltura in alcuno degli Stati
imperiali, come la Boemia, la Galizia, l'Ungheria e la Transilvania.
Ora, noi diciamo che tali provincie ajutano di già non mediocremente
l'Italia con la inquietezza e l'acuta esacerbazione che le tormenta;
perchè costringono l'Austria a mantenere per tutto considerevoli corpi
d'esercito, e scemano ciascun giorno il profitto ch'indi potrebbe
ritrarsi pel comun bene dell'impero. Ma credere che pur durante la pace
europea, esse abbiano forza e audacia d'insorgere e di sostenere guerra
aperta contro esso impero, è giudicio precipitato e vano. Il malumore
de' Boemi non à peranche nè intensione bastevole, nè omogeneità di
opinioni e di sentimenti. La Galizia non può in disparte dall'altre
provincie polacche osare di sollevarsi; e l'Ungheria è frenata dalla
disunione, che in lei perpetuano le differenze di razze e di lingue, le
gare fra i due ordini di nobiltà, e il giogo, difficilissimo a scuotere
in Austria, della militare disciplina.
Ci vien notizia che molti fra gli Italiani attendono con certezza
d'animo mutazioni e sconvolgimenti tragrandi alla morte di
Luigi-Filippo. Però, se le cose qui innanzi discorse si appongono al
vero, ognuno s'avvede quanto una simile aspettazione dia nell'errore:
imperocchè elle dimostrano molto chiaro lo stato presente d'Europa non
tanto dipendere dalla abilità e scaltrezza di Luigi-Filippo, quanto
dalla necessità dei fatti per parte dei potentati, e dalla natura delle
opinioni e degli interessi per parte della Francia.
In ultimo luogo, non taceremo neppur di taluni i quali, nonostante
le infelici prove della spedizione di Savoja, ripongono ancora molta
speranza nei tentamenti dei rifuggiti, e aspettano l'adempimento di non
sappiam bene quale sbarco armato sulle coste d'Italia. Ora, a chi ben
considera la sostanza delle cose e la pratica dei negozj, dee parer
manifesto che poche novelle e romanzi tornerebbono così difficili ad
attuarsi, come è difficile di avverare questo bel sogno dello sbarco
dei rifuggiti armati; e l'averci fede e aspettarlo come principio
desiderato e solenne della libertà italica, è, al creder nostro,
soverchia semplicità: la quale poi non sarebbe in alcuno se la storia
antica italiana venisse meglio studiata dai nostri giovani; imperocchè
ei vi leggerebbero quante volte ne' secoli addietro le vane speranze e
i vani disegni degli sbanditi ànno nociuto a quelli di dentro, e come
lo stato del loro animo radamente li rendeva capaci di riconoscere e
confessare la verità che lor dispiaceva sopra misura.