Del secondo supposto, cioè che una rivoluzione nuova succeda in
Francia, noi affermiamo similmente che niuna buona ragione la dimostra
vicina e probabile; intendendo, come si dee, sotto nome di rivoluzione
non già un moto popolare in fra pochi dì represso e infrenato assai
facilmente, e qual può dirsi con poca alterazione del vero essere stato
quello del 1830; ma una scossa profonda e durevole che si propaghi
all'Europa tutta, rechi molte e sostanziali novità nell'ordine delle
cose, e ponga la Francia alle prese coi suoi nemici.
E per fermo, le vere rivoluzioni sono provocate ogni sempre da gravi e
pressanti necessità: ma di queste noi non sappiamo scorgerne alcuna in
Francia a' giorni che corrono. Il desiderio di forma migliore politica
non basta a un sì grande effetto; imperocchè nè un tal desiderio riesce
molto efficace e vivo presso d'un popolo converso tutto ai piaceri e
ai guadagni, nè dopo assai delusioni e le tante prove ed innovazioni
che à praticate, ei conserva grande e robusta fede alle promesse e alle
speranze del meglio. Oltreciò, sentendosi egli pieno di forza e arbitro
effettivamente della propria fortuna, non estima dover entrare in
incerte rivoluzioni per conseguire riforme e perfezionamenti, ai quali
pensa che giungerà senza fallo, e in modo piano e spedito, il giorno
ch'ei sieno desiderati e voluti con fermezza e vigore dalla generalità.
Da ultimo, ei non sa persuadersi che una o più sollevazioni sanguinose
e violente varrebbero a disgroppare il nodo di que' nuovi problemi
sociali, la cui risoluzione appar tenebrosa e lontana così ai filosofi
come al volgo.
Ben è vero che i _proletarj_ e soffrono e si dolgono tuttavia della
scarsa provvidenza delle leggi in verso di loro. Verissimo ch'ei sono
numerosi e maneschi, e quei di Parigi e di Lione arditi sopra ogni
credere e sprezzatori della morte: ma con tutto ciò, qual potere
effettivo risiede in loro e quale capacità di operare con unione e
perseveranza, bisognevoli come sono del lavoro quotidiano, sprovveduti
di capi e di ordinamento, senza disciplina e governo, senza disegno
e fine determinato? Gran porzione poi d'essi pressente quasi per
istintivo giudicio, e in parte eziandio per le cose vedute e sofferte,
che una rivolta operata dalle sole lor braccia o non reggerebbe contro
le forze unite e ordinate delle classi più ricche e civili, o verrebbe
senza profitto loro maneggiata e usurpata dai demagoghi, o infine non
recherebbe rimedio a quei mali di cui si querelano, e le cui triste
radici pajono penetrare e occultarsi nell'ultimo fondo dell'umana
natura e nelle condizioni essenziali del viver sociale. Il fatto è
poi, che la storia delle nazioni non ci porge esempio notabile alcuno
d'una sollevazione di plebe che senza l'ajuto efficace e spontaneo
delle classi civili abbia proseguito prosperamente e riuscito al fine
proposto. Potrà, pertanto, la porzione men sofferente e più baldanzosa
de' _proletarj_ francesi consumare rivolte gravi e piene di sangue, ma
non mai una rivoluzione profonda e durevole.