III.

Ora, se tutte insieme queste prospere congiunture non bastano a

persuadere agl'Italiani del mezzogiorno una generale sollevazione

per redimersi in libertà, forza è concludere, o che quivi le opinioni

liberali procedano ancora assai lente, e dimorino in soli quegli ordini

del consorzio civile che quanto abbondano di agi e di buona istruzione,

altrettanto si peritano di affrontare pericoli estremi; ovvero che

la memoria delle passate sventure tenga tutti gli animi impauriti ed

incerti. Nell'un caso e nell'altro noi affermiamo che il sano partito

a cui debbonsi oggi appigliare ostinatamente e con fede i generosi e

i dabbene, si è di darsi ciascuno a rialzare intorno di sè gli spiriti

soverchiamente abbattuti, e a stenebrare le menti del popolo con lunga

e paziente opera. Questo, diciamo, è da farsi con gran pertinacia, con

gran solerzia, con grandissima alacrità; e non commettere la scempiezza

e la codardia insieme o di aspettare oziando e bamboleggiando che i

Francesi scendano giù dalle Alpi per rompere le nostre catene, o che la

fortuna intessa con le sue mani e componga noi non sappiamo bene che

sorta di avvenimenti straordinarj, onde un bel giorno ci ritroviamo,

quasi per atto di negromanzia, divenuti liberi ed indipendenti.

Noi sentiamo rispondere da parecchi, che per verità ei non aspettano nè

l'uno nè l'altro di tali prodigi, ma sì spiano quel momento desiderato

in cui le forze tedesche occupate e distratte fuori d'Italia non

potranno resistere se non debolmente assai alla rivoluzione italiana.

Contro a siffatto ragionamento noi obbiettiamo, che visti e considerati

per bene i casi politici odierni, e raffrontate insieme le condizioni

diverse degli Stati d'Europa, niun avvenimento sappiam noi prevedere

di quella natura e di quella efficacia che si spera e attende da

cotestoro. A simile giudicio noi siamo indotti malgrado nostro dalla

virtù prepotente della verità, e non badando ch'ei possa riuscire amaro

a moltissimi: imperocchè la salute d'Italia non pensiamo che sia per

sorgere mai dalle lusinghe e dai sogni del corrivo desiderio e della

troppo accesa immaginazione.

Scritti politici · 第 15 / 310 题