donna la Tilde da non permettere improvvisazioni a chicchessia!
GUSTAVO
Ciò mi rassicura per la Bice. Fra sorelle, certe tendenze sono
contagiose.
ERNESTO
Dunque _(molto preoccupato e confidenziale)_, sei proprio deciso a
tentare il matrimonio?
GUSTAVO
Lo sai. Perchè mi rivolgi questa domanda?
ERNESTO
Perchè vorrei che tu ci riflettessi molto. Per me, capirai, sarebbe
tanto di guadagnato se il tuo matrimonio con la mia cognatina andasse a
vele gonfie. Io ne avrei un incoraggiamento. Mi rianimerei. Mi sentirei
solidale con te. Amore di qua, amore di là, tu da una parte, io
dall'altra, tutti innamorati, tutti allegri, tutti... sotto le armi! Ma,
purtroppo, Gustavo mio, temo che ti accinga a fare anche tu il passo più
lungo delle gambe.
GUSTAVO
Non ho più di questi timori, io. Il sospetto di dovermi ritirare dalla
piazza l'ho avuto, non lo nego. Ma era una ipocondria del mio sistema
nervoso. Gli è che ne avevo abbastanza d'un certo genere di donne e d'un
certo genere d'amori. Ecco tutto. E, difatti, la freschezza genuina
della fanciulla pura ed inconsciente mi ha convinto che io posso
benissimo riaprire bottega.
ERNESTO
_(mettendogli una mano sulla spalla)_ Io ti consiglio sempre però di non
vendere all'ingrosso.
GUSTAVO
_(irritandosi)_ Dillo francamente che non hai voglia di appoggiarmi.
ERNESTO
Con tutto il cuore ti appoggio e te ne ho detta la ragione. Purchè mia
moglie non mi metta alla porta un'altra volta, io sarò qui, al tuo
fianco. E «noi pugnerem da forti» come il basso e il baritono dei
Puritani. Vuoi che vada a vedere se finalmente Tilde è tornata?
GUSTAVO
Te ne sarei gratissimo, perchè sto sulla corda da un'ora, e non ne posso
più.
ERNESTO
_(energicamente)_ All'opra! _(Va all'uscio a destra, e, nell'aprirlo,
esclama:)_ È proprio lei che viene.
GUSTAVO
_(vedendola venire, spalanca tanto d'occhi, e, prima che ella
comparisca, spaventato, chiama:)_ Ernesto!
ERNESTO
_(corre a lui)_ Che hai?!
GUSTAVO
Sei sicuro che quella sia tua moglie?
ERNESTO
Ma ti pare possibile ch'io non sappia com'è fatta mia moglie? Tu dài
segni di follia!
SCENA VI.
GUSTAVO, ERNESTO, TILDE, _poi_ BICE.
TILDE
_(ha smesso l'abito da educanda; indossa una veste a strascico ed è
pettinata come prima del travestimento. Si avanza con dignitosa
affabilità.)_ Anzitutto, signor Franchesi, una stretta di mano: il
saluto leale dell'ospitalità.
GUSTAVO
_(guardandola fisamente, si accerta dell'identità. Suda freddo, e,
porgendole la mano con una specie di ritegno, a stento riesce a emettere
la voce)_ Signora....
ERNESTO
_(dietro di lui, pianissimo)_ Mi sembri un fanciullo, mi sembri!
TILDE
_(stringendo la mano di Gustavo)_ Lei si sarà giustamente formalizzato
del mio ritardo. Ma sa, in questi casi, c'è tanto da discutere. Su,
dalla zia, si è discusso sinora con la Bice, che, in uno stato di
ansietà, facile a comprendersi, ha insistito per assistere a questo
colloquio.
GUSTAVO
_(in un misto di rabbia compressa e di sbigottimento)_ Spero... che non
glie l'avrà... che non glie lo avrà concesso.
TILDE
In verità, glie l'ho concesso per evitare ogni malinteso. Eccola qui.
ERNESTO
_(piano a Gustavo)_ Su! Su!... Che è questo avvilimento?!
BICE
_(entra dal fondo, trepidante)_ Buon giorno, signor Gustavo.
GUSTAVO
Buon giorno,... signorina.
ERNESTO
_(a Tilde, ad alta voce)_ E a me... è concesso di restare?
TILDE
Ne hai il diritto. Sei un così valido avvocato del tuo amico!
_(Indicando una sedia)_ S'accomodi, signor Franchesi.
GUSTAVO
No... non serve.
TILDE
Come non serve? Ci accomodiamo tutti, se Dio vuole. Non è il caso d'aver
fretta.
_(Siedono TILDE e BICE.)_
ERNESTO
Non è il caso di aver fretta. Si tratta di assodare se possiamo essere
felici.
TILDE
Assodiamolo.
GUSTAVO
Assodiamolo.
ERNESTO
_(calcandogli le mani sulle spalle lo fa sedere, sedendo anche lui.)_
_(Ora son tutti seduti: GUSTAVO quasi nel centro della camera. Gli altri
tre intorno a lui. ERNESTO gli è poco discosto.)_
_(Un silenzio.)_
TILDE
_(a Gustavo)_ La parola è a lei.
GUSTAVO
A me?
TILDE
Sì, a lei.
GUSTAVO
Io... non ho niente da aggiungere....
TILDE
A che cosa?
GUSTAVO
A quello che ho detto alla signorina.
TILDE
_(cortesissimamente)_ Scusi, di quale signorina parla?
GUSTAVO
_(rodendosi dentro)_ Di signorine, non ce n'è che una.
TILDE
In tutto il mondo?
GUSTAVO
_(imponendosi la flemma necessaria)_ Per me, sì... non c'è che la
signorina Bice.
TILDE
Alla Bice avrà detto naturalmente... d'esserne innamorato.
GUSTAVO
È chiaro.
TILDE
Ma, con la squisita raffinatezza che io indovino in lei, le avrà potuto
dire delle cose anche più graziose, più speciali....
ERNESTO
Oh! lui ne trova delle graziosissime. È delizioso con le donne!
BICE
Con le donne?!
GUSTAVO
_(lanciandogli un'occhiata)_ Ernesto!
ERNESTO
_(subito, per rimediare)_ No: è delizioso con gli uomini.
TILDE
Non faccia della modestia, signor Franchesi. Accanto a una fanciulla, io
so che lei è... _un sireno_. A me sembra di sentirlo ciò che lei ha
detto alla Bice: _(imitandolo un po')_ «Il suo aroma, signorina, mi
turba,... la sua ingenuità m'ipnotizza, i suoi piedini mi dànno alla
testa...»
ERNESTO
_(interrompendo — a Gustavo)_ Ti dànno alla testa i piedini della Bice?!
TILDE
_(continuando a imitar Gustavo)_ «Io dimentico per lei i miei impegni,
io dimentico i miei doveri....»
BICE
No, questo non me l'ha mai detto!
ERNESTO
_(a Gustavo)_ Tu avevi dei doveri?!
GUSTAVO
_(confondendosi)_ Ma niente affatto! Me ne regala gentilmente... non so
perchè... la signorina tua moglie!
ERNESTO
La signorina mia moglie?!
TILDE
Chiamandomi signorina, dopo nove anni di vita coniugale, lei offende
crudelmente mio marito.
ERNESTO
_(a Gustavo)_ È proprio vero che mi offendi!
GUSTAVO
Dio buono... mi sono sbagliato. Andiamo avanti, adesso, signora, se non
le dispiace.
TILDE
Quanto poi ai doveri che lei tiene a rinnegare, io, invece, loderei
molto l'uomo che all'età sua credesse di avere per lo meno quello di non
andare a cercar moglie negli educandati. Perchè, senta, è qui che casca
l'asino.
ERNESTO
È qui che casca l'asino.
TILDE
Lei mi chiede la mano di mia sorella Bice, a quel che pare.
ERNESTO
A quel che pare.
GUSTAVO
_(fa un lievissimo cenno con la testa.)_
TILDE
La chiede o non la chiede?
GUSTAVO
La chiedo, sì, la chiedo.
TILDE
E non trova che la sua età sia un ostacolo?
GUSTAVO
No.
TILDE
Ecco, ecco, questo è il punto su cui non siamo d'accordo.
ERNESTO
Questo è il punto.
TILDE
Ebbene... parliamone a lungo della sua età.
GUSTAVO
A lungo, poi, perchè?... La cosa non è eccessivamente complicata.
ERNESTO
_(con zelo)_ Ne ha appena cinque meno di me. Io ne ho cinquantadue
suonati; sicchè....
GUSTAVO
_(con dissimulata rabbia)_ Il conto è bell'e fatto!
TILDE
E non è confortante. Io sono convinta che lei, benchè uomo di moltissimo
spirito, quando vuole esercitare i suoi incontestabili fascini su
qualche fanciulla, sente la necessità di imitare le donne....
ERNESTO
_(a Gustavo, accostandoglisi con la sedia)_ Tu imiti le donne?!
TILDE
_(continuando)_ Sente cioè la necessità di calarsi un pochino gli anni.
ERNESTO
_(a Gustavo, accostandoglisi ancora di più)_ Ti cali gli anni?
GUSTAVO
Non mi seccare, tu.
ERNESTO
Io non capisco! _(A Gustavo, continuando ad accostarglisi)_ Hai nascosta
alla Bice la tua vera età?!
TILDE
Se l'abbia nascosta alla Bice non so...
ERNESTO
E allora a chi?
GUSTAVO
_(a Ernesto)_ Fammi la grazia di non interloquire sempre!
TILDE
_(a Gustavo)_ Lasci pure che mio marito la difenda.
ERNESTO
_(a Gustavo, urtando con la sua sedia in quella di lui)_ Ma sì, lascia
che io ti difenda. Oltre che alla Bice, su quali ragazze hai esercitati
i tuoi incontestabili fascini? Su nessuna. Tu sei una persona così
delicata, così scrupolosa, che se avessi fatta la corte ad altre
fanciulle le avresti sposate.
TILDE
Tutte quante?!
ERNESTO
_(a Tilde)_ Per modo di dire. Voglio intendere che l'unica fanciulla
ch'egli abbia corteggiata è la Bice.
BICE
Me l'ha giurato!
ERNESTO
Glie l'ha giurato.
TILDE
Sarebbe disposto il signor Gustavo a confermare il suo giuramento
dinanzi a me?
GUSTAVO
_(vorrebbe tergiversare, e non trova le parole)_ Ma veda, signora....
BICE
_(segue il dibattito in preda alla più viva emozione.)_
ERNESTO
_(a Gustavo)_ Io non t'ho mai visto così impacciato. Avevo in animo di
patrocinare la tua causa, ma il tuo contegno avvilisce anche me. Io mi
smonto facilmente, e quando non capisco, peggio di peggio. Vorrei
sapere, se non altro, che cos'è che ti ha trasformato a tal punto.
TILDE
È evidente: la mia presenza.
ERNESTO
_(a Gustavo)_ Difatti, nello scorgere mia moglie, hai allibito, hai
tremato. M'è parso che ti cogliesse un malanno. Hai perfino pronunciato
delle parole sconcludenti.
GUSTAVO
_(cercando un'intonazione di calma relativa)_.... Alla loro cortesia
domanderei la sospensione di questa angosciosa seduta. _(Si alza.)_
ERNESTO
Ah no! Abbi pazienza: io desidero che tu mi dica subito la ragione per
cui davanti a mia moglie non ti riesce di ritrovare il calore che avevi
addimostrato per questo matrimonio.
TILDE
Ma parli, parli. Se ha qualche cosa da rivelare, la riveli.
BICE
_(agitatissima)_ Parli, signor Gustavo.
GUSTAVO
_(comprimendosi)_ Via, mi permettano di prendere licenza.
_(Si alzano tutti.)_
ERNESTO
_(inquieto, irritato)_ Non è il momento di prendere licenza questo. Qui
sotto c'è un mistero. Mia moglie ti sfida a fare una rivelazione. Non so
se questo sia segno della sua tranquillità d'animo o della sua audacia.
Io sono all'oscuro. È da te che aspetto la verità.
TILDE
_(a Gustavo)_ Lei è troppo cavalleresco per tollerare che mio marito
continui a ferirmi con le sue bizzarre supposizioni.
GUSTAVO
_(fremendo)_ Ah! è la verità che si vuole da me? La verità tutta
intera?... _(A Ernesto)_ Sì, io mi sono ostinato a tacerla sinora per
non addolorare la signorina Bice, che non può vedere le cose nel loro
vero aspetto, ma l'ho taciuta anche per deferenza verso tua moglie.
Perchè, se il tranello che mi ha teso ha provata la mia balordaggine,
non è poi di tal genere che una dama come lei se ne possa vantare!
TILDE
Lei mi attacca alla baionetta!?
GUSTAVO
_(a Tilde)_ Corpo a corpo, come ha fatto lei.
ERNESTO
Corpo a corpo?!
GUSTAVO
_(a Ernesto, concitandosi)_ Mediante un pretesto di cui scioccamente non
ho scorto l'artificio, quando ero solo in questo salotto, mi si è
cacciata dinanzi un fac-simile di educanda.
TILDE
_(seccamente)_ Dolores.
ERNESTO
Una spagnuola?
GUSTAVO
Ma che spagnuola! Si chiamava Dolores come si sarebbe potuta chiamare
Fifì, Mimì, Ninì, Lilì. Il nome non conta. Quello che conta è che costei
mi ha tratto in una ragnatela invisibile con la più abile esperienza
della seduzione femminile. Quello che conta è che, dopo tutto, questa
educanda apocrifa, suscitando in me qualche vivacità galante e
compiacendosi di qualche mia manifestazione imprudente, nell'insidioso
giochetto ci ha rimesso del suo.
TILDE
_(energicamente)_ No che non ci ha rimesso nulla!
GUSTAVO
_(con forza)_ Ah sì, o signora. Una donna che si lascia stringere, sia
pure per un istante, fra le braccia di un uomo che ha conosciuto da
pochi minuti, perde nel breve contatto per lo meno quel tanto che egli
ci guadagna.
BICE
_(prorompendo)_ Ma dunque lei, signor Gustavo, non è che un mentitore?!
GUSTAVO
Un mentitore, no, perdinci!
BICE
Sì, mi ha mentito, mi ha ingannata.... E il giorno in cui doveva
chiedere la mia mano, ha stretto fra le braccia la signorina Dolores...
proprio come voleva fare con me ieri sera.
ERNESTO
_(interrompendo — a Gustavo)_ Proprio come volevi fare con lei!!!
BICE
Tilde! Tilde! Mi sento morire!... Sono morta! _(Si abbandona fra le
braccia di Tilde, piangendo.)_
ERNESTO
_(a Gustavo)_ Lo vedi quello che fai? Fai morire la gente.
TILDE
No, piccina mia, no,... non c'è da morire. Anzi, questa è la guarigione,
è la salvezza. _(Sorreggendola e conducendola amorosamente)_ Vieni,
vieni... La tua Tilde ti spiegherà minutamente come sono andate le cose.
Vedrai che sono andate molto bene; e vedrai che la signorina Dolores ti
ha reso un gran servizio, come te l'avrebbe potuto rendere... una
sorella.
_(Escono a destra.)_
ERNESTO
_(che ha ascoltato dappresso, e con acuta attenzione, ciò che Tilde ha
detto a Bice, riflette, e quindi afferma:)_ Io... non ho capito
perfettamente nulla! In conclusione, che c'è di vero in tutta questa
faccenda?
GUSTAVO
_(uscendo fuori dai gangheri)_ E dàgli ad annoiarmi, e dàgli a vessarmi,
e dàgli a farmi dire tutto ciò che non vorrei. Ti ho raccontata la
verità. Che altro pretendi da me?
ERNESTO
_(con violenta asprezza)_ Pretendo di sapere chi era la sedicente
educanda, che ha avuta la spudoratezza di farsi abbracciare!
TILDE
_(tornando dalla destra.)_ Presente!
ERNESTO
_(con tragico furore)_ Disgraziata! _(Si frena. Pausa.)_ Sta bene!
_(Un silenzio.)_
GUSTAVO
_(freddamente, a Tilde)_ È soddisfatta?
TILDE
_(con pari freddezza)_ Io, sì. E lei?
GUSTAVO
_(vorrebbe rispondere. Ingoia la risposta.)_ Riverisco, signora!
TILDE
Rrrriverisco!
GUSTAVO
_(rabbiosamente)_ Addio, Ernesto.
ERNESTO
_(fra i denti)_ Addio!
GUSTAVO
_(esce.)_
SCENA VII.
ERNESTO, TILDE, NINO.
ERNESTO
_(si avvicina a Tilde, grave e minaccioso, con le braccia incrociate, e
le si ferma dinanzi)_. Ed ora... a noi due!
NINO
_(non visto da lui, con in mano una stecca di bigliardo, a passo lieve,
entra dalla porta a sinistra, e si avanza sino alle spalle di Ernesto, a
cui la punta della stecca sfiora quasi l'orecchio.)_
TILDE
_(a Ernesto, con semplicità, indicando Nino)_ Cioè... a noi tre!
ERNESTO
_(si volta, e, vedendo Nino, ha il solito sussulto)_ Eh?!... _(Con
subitanea risoluzione, andando via rapidamente dal fondo)_ Ah no! Ah
no!... Ah no!
_(Sipario.)_
ATTO TERZO.
_Lo stesso salotto — illuminato. La porta di fondo, aperta. Si notano
nella stanza, proprio dinanzi alla porta contigua, dei grandi specchi
che nell'atto precedente non c'erano._
SCENA I.
GUSTAVO _ed_ ERNESTO
GUSTAVO
_(è solo, in un canto, sdraiato su d'una gran poltrona. Accende un
avana. Fuma. Sbadiglia.)_
ERNESTO
_(entra a lenti passi da una porta laterale, cogitabondo. Vedendo
Gustavo)_ Solo soletto, eh?
GUSTAVO
Solo soletto. Ho cenato bene e faccio il mio chilo.
ERNESTO
Io, no.
GUSTAVO
Perchè ti sarai abbandonato alle danze.
ERNESTO
Ho altro che danze per la testa!
GUSTAVO
Non mi dire quello che hai... per la testa, perchè non me ne importa
niente!
ERNESTO
_(sogghignando)_ Il signor Nino mi va fuggendo. Tutta stanotte non ha
fatto che evitarmi.
GUSTAVO
E te ne rammarichi? Ti adiravi tanto del suo ostinato attaccamento!
ERNESTO
Va bene, me ne adiravo. Ma se ora mi va fuggendo, significa che ha la
coscienza lesa. E significa pure che non ha più bisogno di
appiccicarmisi addosso. È chiarissimo. Ha gettata l'àncora in porto!
GUSTAVO
Sei troppo tortuoso nei tuoi sillogismi. _(Sbadigliando)_ Mi confidi
piuttosto perchè hai dato questo ballo?
ERNESTO
Non l'ho dato io, lo ha dato mia moglie.
GUSTAVO
In occasione di che?
ERNESTO
Per fare esordire in società sua sorella: la tua ex fidanzata.
GUSTAVO
Ah, ecco.
ERNESTO
_(per punzecchiarlo)_ Non l'ami più?
GUSTAVO
Dopo sette mesi!?... Capirai che è la vista della tavola apparecchiata
ciò che stuzzica un po' l'appetito a chi soffre d'inappetenza. Tua
moglie si prese la briga di sparecchiarmela, e io mi sono rassegnato
all'inappetenza cronica.
ERNESTO
_(siede sospirando)_ Mah!
GUSTAVO
_(sospira anche lui)_ Mah!
_(Pausa.)_
ERNESTO
Hai mai fatta la cura dell'elettroterapia?
GUSTAVO
La sola cura possibile è quella che volevo fare io cominciando con
l'adornare di fiori d'arancio una bella fanciulla estremamente
fanciulla.
ERNESTO
_(con enfasi triste)_ Per poi finire con l'esserne estremamente adornato
in un modo diverso!
GUSTAVO
Sei diventato molto malinconico. Sembri l'Amleto dei mariti.
ERNESTO
Perchè l'«Amleto»?
GUSTAVO
«Essere o non essere»!
ERNESTO
Essere o non essere... che cosa? _(Nervoso)_ Aggiungi pure la brutta
parola che hai omessa per convenienza. Non me ne ho a male. Anzi!
GUSTAVO
Hai una gran voglia di sfogarti. Ma io non ho nessuna voglia di
ascoltare i tuoi sfoghi.
ERNESTO
_(si alza e gli si accosta confidenzialmente, quasi misteriosamente.
Poi, lo interroga:)_ A te che te ne pare: — Lo sono o non lo sono?
GUSTAVO
_(con serietà)_ Dio, meriteresti di esserlo. Ma si vedono tante
ingiustizie su questo mondo!
ERNESTO
Insomma, di quel signor Nino, tu che ne pensi?
GUSTAVO
Penso che è un bravo ragazzo e che non può darti più nessun fastidio
visto che da un paio di mesi si è dedicato completamente alla tua
cognatina.
ERNESTO
Alla tua ex fidanzata?! È una finta, caro mio. È una manovra!
GUSTAVO
Io sono il suo consigliere. A me risulta che non è una finta.
ERNESTO
E tu ti fai infinocchiare da quel ragazzo?!
GUSTAVO
Come sei noioso! Lasciami un po' dormire, che ho sonno. E poi non senti
il vocìo degl'invitati che cominciano ad andarsene? Avresti il dovere di
salutarli, almeno.
ERNESTO
Perchè?
GUSTAVO
Non sei il padrone di casa?
ERNESTO
Io sono il padrone di casa? Ah già, me n'ero dimenticato! _(S'avvia
verso il fondo. Giunto alla porta, si ferma. Quindi, ritorna d'un
subito, prende una sedia e siede immediatamente dietro alla poltrona di
Gustavo)_ Io sono convinto che il ragazzo si è dedicato a mia moglie e
non a mia cognata.
GUSTAVO
E se ne sei convinto, a che scopo, santo cielo, vieni ad affliggere me?
ERNESTO
Senza nessuno scopo, ma tu non puoi lavartene le mani. Non hai forse
contribuito non poco alla mia disgrazia?
GUSTAVO
Ma che altro vai arzigogolando, adesso?
ERNESTO
Sicuro. Il giorno della famosa canzonatura che ti fece mia moglie, tu,
inferocito verso di lei, caricasti le tinte del tuo racconto; e io,
credendo che fosse accaduto chi sa che cosa, mi ruppi definitivamente
con lei.
GUSTAVO
Ebbene?
ERNESTO
Se quel giorno io avessi invece ripresa la posizione, avrei sbarrata la
strada al nemico! Il quale non sarebbe padrone del campo!
GUSTAVO
_(svogliato)_ Ma lascia andare!
ERNESTO
_(scattando in piedi, furibondo)_ Che io lasci andare?! Ti garantisco,
perdio, che appena questo piccolo furfante me ne dà l'incentivo, faccio
scoppiare una catastrofe! Io non cerco che un pretesto, e lo troverò. Oh
se lo troverò!
GUSTAVO
Commetteresti semplicemente una corbelleria. Quando non ci sono delle
prove....
ERNESTO
_(accalorandosi sempre di più)_ Ma io dico: che interesse hai tu a fare
il salvatore del signor Nino? Non ne cavi nulla, per tua norma. Se non
ci sono delle vere prove, ci sono degl'indizi gravissimi. Ah sì, quando,
sul principio, il ragazzo mi assediava con le sue cerimonie, io, lo
confesso, non vedevo in lui che un precoce seccatore: il seccatore nato,
il seccatore di genio! Ma ben presto ebbi il sospetto ch'egli assediasse
me per espugnare mia moglie. Seguendola dovunque, si atteggiava a
figlioccio. Era un figlioccio eccessivamente devoto ed eccessivamente
servizievole. E mille altre sfumature hanno alimentato man mano il mio
convincimento: ora un'occhiata di mia moglie, ora l'imbarazzo di lui,
ora l'imbarazzo di tutti e due....
GUSTAVO
Tu sei impressionabile. Te lo sento ripetere da tanto tempo! Data la tua
impressionabilità, questi sono degli indizi che non hanno alcuna
importanza.
ERNESTO
No, mio caro Gustavo, questa volta non c'entra la mia impressionabilità.
_(Arrabbiandosi)_ Non m'irritare di più con le tue attenuanti! Io sento
di essere quello che sono e non c'è da discutere. È inutile! Su ciò non
ammetto discussioni!
GUSTAVO
Dunque, non discutiamo.
ERNESTO
_(incalzando)_ Convieni che il giovanotto si fa giuoco di me?
GUSTAVO
_(perdendo la pazienza)_ Sì!
ERNESTO
Convieni che io sono ingannato come l'ultimo dei mariti?
GUSTAVO
Sì!
ERNESTO
Convieni che ho ragione d'esserne convinto?
GUSTAVO
Sì!
ERNESTO
_(con furore)_ E credi giusto ch'io sia preso per un imbecille?
GUSTAVO
Sì!!
ERNESTO
Va all'inferno anche tu! _(Esce correndo dal fondo.)_
GUSTAVO
_(respirando)_ Ah! _(Prende un cuscino e lo mette sulla spalliera della
poltrona. Vi si sdraia più comodamente come per sonnecchiare.)_
_(La spalliera di questa poltrona è molto alta, e alti ne sono i
bracciuoli. Sicchè, chi entra dal fondo, non può accorgersi della
presenza di GUSTAVO)._
SCENA II.
GUSTAVO, BICE, NINO.
BICE
_(di dentro)_ Dove mi conducete?
NINO
_(sulla soglia della porta in fondo)_ Io voglio imparare. In questo
salotto recondito potrete darmi scrupolosamente la vostra lezione di
boston. _(Entra.)_
GUSTAVO
_(tra sè)_ Cupìdo in flagrante!
BICE
_(arrestandosi presso l'uscio)_ Qui siamo soli a dirittura. Tilde ci
sgriderà.
NINO
La signora Tilde non se ne avvedrà neppure. È intenta agli onori di
casa. Venite. Mi dicevate ch'io faccio il passo troppo stretto?
BICE
_(avanzandosi)_ Troppo stretto. Ed è perciò che restate sempre al
medesimo posto.
NINO
Insegnatemi il passo più lungo.
BICE
Voi fate così... _(Esegue.)_
NINO
_(canticchia la musica del boston per darle il ritmo.)_
BICE
E invece, no, no. Bisogna fare così.... _(Esegue di nuovo per precisare
i passi della danza.)_
NINO
_(canticchiando, guarda attentamente.)_
GUSTAVO
_(alzandosi)_ E facendo così, non c'è più pericolo di restare al
medesimo posto.
BICE
_(fermandosi quasi impaurita)_ Oh!
NINO
_(sorpreso)_ Eravate qui? Non vi si vedeva punto in quella poltrona.
GUSTAVO
Ma io mi sono affrettato a mostrarmi. Sarebbe stata una indelicatezza da
parte mia assistere, non visto, ad una lezione di boston data da una
bella fanciulla a un bel giovanotto.
BICE
... Ritorniamo in sala, signor Nino! Andiamo via.
GUSTAVO
Perchè? Spetta a me di andar via. Tanto, ci sono abituato. Oltre di che,
sono troppo buon amico di Nino per avere la crudeltà di sottrarlo
all'insegnamento... del passo più lungo. _(A Nino)_ Del resto, benchè la
signorina Bice non lo creda, sono anche uno zelante amico di lei. Voi,
Nino, potete attestarlo.
BICE
Io la supplico, signore, di non occuparsi di me.
GUSTAVO
Ecco l'ingratitudine!
NINO
Non la mia.
GUSTAVO
Ah! l'ingratitudine vostra poi non la sopporterei. Siete già in
condizione di esercitarvi al boston in un salotto recondito: non
negherete, spero, che io abbia un po' contribuito coi miei suggerimenti
a questi rapidi progressi. _(In mezzo, tra l'uno e l'altra, rivolgendosi
a Bice)_ Non contesto di certo l'efficacia del reciproco fascino. Ma gli
è che una fanciulla dotata di grazie e di virtù eccezionali è per l'uomo
come una plaga remota, come una terra sconosciuta. Lo sapete voi quello
che accade in fatto di terre sconosciute? Un bel giorno, qualcuno ha
un'ispirazione geniale e indica all'umanità un punto inesplorato del
globo. Se egli avesse i mezzi per esplorare, non ci penserebbe due volte
e, fiducioso, si metterebbe in cammino. È su per giù la storia di
Cristoforo Colombo. Orbene, quello della ispirazione sono stato io. I
mezzi non li avevo e nessuno poteva darmeli. Ma avrò sempre il diritto
di vantarmi d'avervi additata a questo ardente viaggiatore, il quale non
ha che a volere.... per compiere degnamente l'impresa gloriosa! _(A
Nino)_ Dico giusto, mio giovane amico?
NINO
_(confuso)_ In verità.... io non intendo...
GUSTAVO
Ma che cosa c'è da non intendere? La plaga remota _(indicando Bice)_ è
già, viceversa, alle viste. Avanti, dunque! Preparatevi a dare il vostro
nome, come Amerigo Vespucci, alla terra su cui farete fiorire... la
civiltà coniugale. _(Mutando tono: paternamente a tutti e due)_ Sentite
a me, ragazzi miei: non vi perdete in danze inutili. Seguite l'impulso
del vostro cuore, non quello dei vostri piedi. E se riuscirete, com'è
presumibile, a mettervi d'accordo, non dimenticate che io, in un modo o
nell'altro, sono stato un po', tra voi, il tratto d'unione. Non crediate
che io abbia l'idea di esserlo anche in avvenire. Non mi ci divertirei.
Ma, in compenso, nei vostri momenti felici... rivolgete un pensiero
all'amico lontano! _(Li guarda.)_
BICE _e_ NINO
_(abbassano gli occhi.)_
_(Un silenzio)_
GUSTAVO
No?... Pazienza: nemmeno questo! _(Via dal fondo.)_
SCENA III.
BICE _e_ NINO. _Poi_ GUSTAVO _e_ TILDE.
BICE _e_ NINO
_(restano a gran distanza, molto impacciati e alquanto sbalorditi.)_
BICE
_(dopo una pausa)_ Signor Nino...
NINO
Signorina Bice....
BICE