_(mal celando il fastidio che gli arreca la presenza di Nino)_ Dopo la

colazione, mi sono precipitato perchè ho saputo che c'era da

Castellammare un diretto bis, e lui _(indicando Nino)_ si è precipitato

con me.

TILDE

Disapprovo completamente._ (A Ernesto)_ E la colpa è tua. Tu non

ignoravi ch'io sarei stata occupatissima tutto il giorno. Perchè non

restare tranquilli a Sorrento? Caro signor Nino, io non posso darle

nemmeno un minuto.

NINO

Gli è che... le dovevo far leggere necessariamente... una lettera della

mamma...

TILDE

Quando mi sarò sbrigata. Adesso no, non è possibile.

BICE

Io vado, Tilde?

TILDE

Sì, piccina.... Ma aspetta: una presentazione a tutta velocità. _(A

Bice)_ Il signor Nino Lovigiani. _(A Nino)_ Mia sorella.

BICE

_(fa una piccola riverenza.)_

NINO

_(s'inchina.)_

TILDE

_(a Bice)_ Va, e ricorda bene ciò che abbiamo concluso. Non farmi

arrabbiare.

BICE

(esce per la porta a destra.)

ERNESTO

_(si accosta a Tilde per dirle qualche cosa. Si accorge che Nino si è

avvicinato anche lui e che gli è proprio alle spalle, quasi

toccandogliele col naso. Mite e supplichevole, gli chiede:)_ Lei... mi

permetterebbe di dire una parola a mia moglie?

NINO

Anzi. _(Resta da parte, guardando il soffitto.)_

ERNESTO

_(a Tilde, sottovoce)_ A quale espediente debbo io ricorrere per

liberarmi da questo giovanotto, che mi si è appiccicato addosso come una

mosca cavallina?

TILDE

_(pianissimo)_ Per ora, è assolutamente indispensabile che tu lo conduca

via. Giungerà tra poco Gustavo Franchesi e, per una mia idea, voglio che

qui non ci si trovi nessuno. Bada che ci conto. _(Con severità quasi

minacciosa)_ Fa a modo mio, se ti è cara la tua pace!

ERNESTO

Io vorrei almeno capire....

TILDE

_(troncando)_ Sono cose di cui non ti devi occupare affatto.

ERNESTO

Però, di questo seccatore che non mi lascia respirare, sono costretto,

purtroppo, ad occuparmene.

TILDE

Lo inviterò io a pranzo per stasera, e così tu avrai agio di pranzare

solo al Circolo. Va bene?

ERNESTO

Ma che va bene! Il rimedio è peggiore del male. Tu pranzerai con me, non

con lui.

TILDE

Perchè con te?

ERNESTO

Ho il mio programma da svolgere e ti prego di non persistere nel tuo

ostruzionismo.

TILDE

Io non posso trascurare quel povero ragazzo, che mi è stato caldamente

raccomandato...

ERNESTO

_(interrompendo)_ Da sua madre.

TILDE

E parla con rispetto di quella santa donna!

ERNESTO

Se non ho detto nulla!

TILDE

_(alzando la voce e rivolgendosi a Nino)_ Insomma, signor Nino, mio

marito vorrebbe proporle di fare con lui una bellissima passeggiata.

ERNESTO

_(a Nino)_ Ma pensavo che lei potrebbe passeggiare anche senza di me.

Non avrà mica paura dei veicoli!

NINO

Il passeggiare con lei mi riescirà mille volte più gradito.

TILDE

_(a Ernesto)_ Egli non è abbastanza pratico di Napoli. Gli farai da

cicerone. Andate già così d'accordo voi due! Con permesso, signor Nino.

I miei doveri mi reclamano. A più tardi.

NINO

_(malcontento)_ A più tardi.

TILDE

_(esce a destra.)_

SCENA III.

ERNESTO, NINO, _poi_ GUSTAVO.

NINO

_(siede.)_

ERNESTO

Dunque?

NINO

Dunque?

ERNESTO

Questa passeggiata?

NINO

Non vuole?

ERNESTO

È lei che non vuole. Si è seduto.

NINO

_(senza alzarsi)_ Io sono ai suoi ordini. Se lei va, io vado; se lei non

va, io non vado.

ERNESTO

Torno a ripeterle che io pensavo invece di lasciarla in libertà.

NINO

Ma che dice mai? Io non desidero che di dedicare a lei tutta la mia

giornata.

ERNESTO

_(a denti stretti)_ Veda, tutta la sua giornata è troppo. Io non

l'accetto. Si fa un piccolo giro insieme e poi...

NINO

E poi si torna qui. Lei sa che mi preme di far leggere alla signora

Tilde la lettera della mamma.

ERNESTO

Ah già! C'è la lettera della mamma.

NINO

_(lentamente, s'alza.)_

ERNESTO

È molto affezionato lei alla mamma?

NINO

Immensamente.

ERNESTO

Sicchè, immagino, non vede l'ora di ritornarsene a Roma.

NINO

No, perchè la mamma crede opportuno che io mi stabilisca per qualche

tempo a Napoli. E io non la contraddico mai.

ERNESTO

Si stabilirà... si stabilirà... a Napoli?

NINO

Mi stabilirò. Tanto più che ho avuto il piacere e l'onore di trovare in

lei e in sua moglie... come ho da dire?...

ERNESTO

Quello che ha trovato in mia moglie non lo so; ma mi pare che in me non

abbia trovato gran cosa. Io sono un po' bisbetico. Ho delle abitudini

così personali, dei gusti così strani, _(esagerando)_ così ostici!...

NINO

Eppure, noi due combaciamo in tutto.

ERNESTO

Combaciamo?

NINO

... Combaciamo.

ERNESTO

_(concludendo, siede rassegnato)_ Combaciamo.

NINO

_(siede subito di nuovo anche lui.)_

_(Silenzio)_

ERNESTO

_(si alza)_ Si va?

NINO

_(si alza)_ Si va.

ERNESTO

Benchè... passeggiare con questo caldo...

NINO

Difatti, fa un caldo indiavolato.

ERNESTO

_(nervosissimo)_ Avrei bisogno..., avrei bisogno di una bevanda molto

fresca!

NINO

È il solo ristoro possibile.

ERNESTO

D'estate, veramente, le bevande fresche non fanno che aumentare i

sudori!

NINO

È innegabile che se ne ha un refrigerio, ma si suda di più.

ERNESTO

Quasi quasi, preferirei un tè bollente.

NINO

Un tè bollente è più adatto.

ERNESTO

Ma con questa temperatura è poco piacevole.

NINO

È spiacevole addirittura.

ERNESTO

Tutto considerato, è meglio crepare di sete.

NINO

Indubbiamente.

ERNESTO

E creperemo! _(Esce difilato per la porta in fondo.)_

NINO

_(lo segue con passo affrettato.)_

_(Sulla soglia, s'incontrano con GUSTAVO.)_

GUSTAVO

_(a Ernesto)_ Dove vai così di corsa? Il domestico m'ha detto che tua

moglie è uscita, ma che io devo aspettarla. Tienimi compagnia un po' tu,

almeno.

ERNESTO

_(in gran furia)_ Addio, addio! Sono cose di cui non devo occuparmi

affatto. Io vado a passeggiare. Ho il dovere di passeggiare. E se ti è

cara la mia pace, mettiti bene in mente che qui non hai trovato nessuno,

non hai visto nessuno: nè me, nè questo signore, nè il diavolo che mi

porti!

_(ERNESTO va via velocemente, seguito da NINO.)_

GUSTAVO

_(attento, li segue con lo sguardo. Dopo una pausa)_ Non c'è che dire:

sono stato ricevuto con molta cordialità! _(Si avanza. Pazientemente,

siede borbottando fra sè:)_ Farò un solitario a memoria.

SCENA IV.

TILDE, GUSTAVO.

TILDE

_(di dentro, con una voce festosa e una intonazione quasi infantile)_

Bice! Bice! Bicetta! Dove sei?

GUSTAVO

_(tra sè)_ Chi è che chiama Bice?

TILDE

_(ancora di dentro)_ Sono io, Bicetta! Mi fai fare il giro di tutta la

casa! _(Vestita da educanda, i capelli ravviati con semplicità, in mano

un piccolo cappellino tondo, entra correndo.)_ Dove ti sei nascosta?_

(Nel vedere Gustavo si arresta)_ Uh! perdoni.

GUSTAVO

_(alzandosi)_ La signorina Bice non c'è. Credo che sia fuori con sua

sorella. Suppongo che non tarderanno troppo.

TILDE

_(con timidità)_ È strano che nè il domestico, nè la cameriera mi

abbiano avvertita. È vero che io mi sono cacciata dentro all'impazzata,

ma...

GUSTAVO

No, no, ho notato anch'io: c'è un po' di confusione.

TILDE

_(come per andare)_ Permetta...

GUSTAVO

Faccia pure, ma se preferisce accomodarsi...

TILDE

_(indugia.)_

GUSTAVO

Lei è evidentemente una compagna di collegio della signorina Bice.

TILDE

_(ha gli sguardi a terra e la voce lievemente tremula)_ Dal collegio...

io sono uscita un mese dopo di lei.

GUSTAVO

Ah sì?

TILDE

Perchè dovevo riparare.

GUSTAVO

Cosa aveva da riparare?!

TILDE

La geografia.

GUSTAVO

E ha riparato?

TILDE

No.... Ho brigato perchè mi si cambiassero i punti.

GUSTAVO

Ha fatto bene.

TILDE

Bice fu approvata a tutti gli esami. Ma ha circa un anno più di me. Per

forza doveva essere più brava.

GUSTAVO

È logico. E adesso? Niente più studio?

TILDE

Adesso, ci sarebbe da fare il corso di perfezionamento. Bice se la

_scappotta_. E me la _scappotto_ anch'io.

GUSTAVO

Non conta di perfezionarsi?

TILDE

Mi perfezionerò, ma non in collegio. Io ci ho miss Katie. La conosce?

GUSTAVO

No, miss Katie non la conosco.

TILDE

Quattro lingue.

GUSTAVO

Perbacco!

TILDE

Oltre la filosofia.

GUSTAVO

Miss Katie è filosofa?

TILDE

Certamente. Se sentisse quello che dice!

GUSTAVO

Deve essere interessante.

TILDE

Filosofia per signorine, s'intende.

GUSTAVO

Filosofia leggera, insomma.

TILDE

Sì sì, leggera: i diritti della morale, i diritti della donna, i diritti

dell'uomo....

GUSTAVO

Sono i più numerosi, m'immagino.

TILDE

Veramente non lo so, perchè non li ho imparati ancora. E poi...

_(ricordando)_ i diritti della Società... i diritti della Natura...

GUSTAVO

Anche? È una scienziata di prim'ordine!

TILDE

Sicuro.

GUSTAVO

E quando glie l'insegna tutti questi diritti?

TILDE

Per la strada.

GUSTAVO

Per la strada?!

TILDE

È la mia accompagnatrice.

GUSTAVO

Sicchè è miss Katie che l'ha accompagnata qui?

TILDE

_(con zelo)_ Se desidera conoscerla... _(Chiama)_ Miss Katie! Miss

Katie!

GUSTAVO

_(affrettandosi a farla tacere)_ No, no, la lasci stare. Non c'è

premura. Ci sarà tempo.

TILDE

_(lo guarda in un attimo per fargliene accorgere, e riabbassa gli occhi

come per celare d'averlo guardato.) (Un silenzio) (Timidissimamente)_ In

tal caso... a rivederla._ (Fa per uscire.)_

GUSTAVO

Ma perchè se ne va? Lei aspetta la signorina Bice, io aspetto la signora

Tilde sua sorella. Aspettiamo insieme.

TILDE

Non le do noia?

GUSTAVO

Al contrario.

TILDE

_(con una piccola riverenza)_ Grazie.

GUSTAVO

_(dopo una breve pausa)_ Nessuno ci vieta di sedere. _(Avvicinandole una

sedia)_ Prego.

TILDE

_(piccola riverenza)_ Grazie _(Siede.)_

GUSTAVO

_(sedendo)_ Intanto, mi presento da me: Gustavo Franchesi.

TILDE

_(si alza. Altra riverenza, e torna a sedere.)_ E io sono Dolores.

GUSTAVO

Soltanto?

TILDE

No. Dolores... di Torrecaduta.

GUSTAVO

Di Torrecaduta?

TILDE

_(stupidamente)_ Già.

_(Ancora un silenzio.)_

GUSTAVO

E così,... lei mi diceva che ha circa un anno meno della Bice?

TILDE

Non si vede?

GUSTAVO

Forse non si vede, ma io... io lo sento.

TILDE

Dove?

GUSTAVO

Dove vuole che lo senta? Intendevo dire che, non ostante certe sue...

precocità apparenti, i suoi gesti, la sua voce, le sue parole... mi

rivelano la bambina.

TILDE

_(ribellandosi)_ Bambina poi no!

GUSTAVO

Ha torto di rammaricarsene.

TILDE

Io non ammetto che mi si chiami bambina. Si hanno tanti fastidi per

diventare una donna!

GUSTAVO

Scusi, lei quali fastidi ha avuti?

TILDE

C'è delle cose che un giovanotto non può capire.

GUSTAVO

Io non sono un giovanotto.

TILDE

È ammogliato?

GUSTAVO

No, ma non sono così giovane _(con un po' di vanità)_ come forse le

sembro. Quanti anni mi dà?

TILDE

Quanti anni le do? _(Si rialza, gli si avvicina e lo guarda

accuratamente dal capo ai piedi.)_

GUSTAVO

Mi esamina?

TILDE

Eh, con gli uomini ci si può sbagliare!

GUSTAVO

Perchè?

TILDE

_(accennando ai capelli)_ Ce n'è di quelli che si tingono.

GUSTAVO

_(un po' seccato)_ Ma io non mi tingo, signorina!

TILDE

Ce n'è di quelli che mettono il busto.

GUSTAVO

Ma che busto! Uomini col busto non ce ne sono!

TILDE

Sì che ce ne sono! Glielo dico io.

GUSTAVO

O come mai lo sa proprio lei?

TILDE

_(riprendendo il suo posto)_ Non è poi così difficile il sapere ciò che

fanno gli uomini. In collegio, lo sapevamo tutte.

GUSTAVO

Ma sono sempre delle cognizioni molto sommarie. È deplorevole che nei

collegi femminili non si abbia un concetto esatto... dell'uomo. È una

delle tante lacune dell'insegnamento. Senta a me, l'uomo è migliore

della sua fama. Col tempo _(affabile ed insinuante)_ lei stessa... avrà

modo di assicurarsene.

TILDE

_(riatteggiandosi a timida)_ No, no... non voglio assicurarmi di nulla.

GUSTAVO

_(mutando tono)_ Dunque, non mi dice quanti anni mi dà?

TILDE

Pochi.

GUSTAVO

Non esageri, però.

TILDE

Venti...sei. Al più al più,... ventisette.

GUSTAVO

Oh no, signorina. Ne ho già... trentaquattro o... trentacinque.

TILDE

_(quasi dimenticandosi)_ Che bugiardo!

GUSTAVO

Cosa?

TILDE

Pare una bugia, perchè non li dimostra.

GUSTAVO

Sì, in verità, è l'impressione di tutti.

TILDE

Felice lei che è arrivata a cotesta età!

GUSTAVO

M'invidia?

TILDE

Lei, oramai, non deve più obbedire, come me, al babbo e alla mamma.

GUSTAVO

Difatti, al babbo e alla mamma non obbedisco più... da qualche tempo.

Sono fuori tutela.

TILDE

Piacerebbe molto anche a me di esser libera!

GUSTAVO

Per far che?

TILDE

Tante cose! Per esempio... _(Cerca.)_

GUSTAVO

Per fare... all'amore?

TILDE

_(con una specie di timor panico e di risentimento)_ Questo, no! Già,

non so nemmeno con precisione di che si tratti.

GUSTAVO

È uno dei diritti della donna e... dell'uomo... quando s'incontrano di

faccia. Miss Katie non glie ne ha mai parlato?

TILDE

_(sempre con gli occhi bassi)_ Una sola volta, di sfuggita.

GUSTAVO

E che le disse? Che le disse?

TILDE

Che l'amore è come... _a little mouse_[1].

[1] Si pronunzia: _e littel maus_.

GUSTAVO

Abbia la bontà di tradurre. Io non posseggo tutte e quattro le lingue di

Miss Katie.

TILDE

Disse che l'amore è come un topolino, perchè si intromette dovunque...

GUSTAVO

È abbastanza vero.

TILDE

... e che perciò è giusto che le donne ne abbiano paura.

GUSTAVO

A prima giunta, forse un po' di paura è giustificabile. Ma poi ci si fa

l'abitudine. Lei ha paura dei topolini?

TILDE

Altro che! In collegio, quando se ne vedeva uno, saltavamo tutte sulle

sedie, sulle panche, sulle tavole. — E una ragazza svenne perchè si

trovò un topolino nella gonna.

GUSTAVO

Ma in certi casi, come in questo, il paragone di miss Katie non regge.

Supponiamo che lei, signorina, un bel giorno, si accorgesse di sentire

un po' d'amore, un amore piccolo piccolo....

TILDE

Nella gonna?

GUSTAVO

Non nella gonna, che diamine!, ma nel suo cuoricino. Supponiamo che se

ne accorgesse così, tutto ad un tratto, senza averne sospettato la

presenza. Dica francamente: svenirebbe dallo spavento o ne avrebbe la

più dolce e più promettente delle emozioni?

TILDE

_(intrecciando le dita d'una mano con quelle dell'altra e

torturandosele)_ Non so.

GUSTAVO

_(impulsivamente, le siede assai più dappresso)_ Del resto, lei ha

perfettamente ragione di confondersi. Le faccio delle domande che si

potrebbero appena permettere a un vecchio amico, mentre io l'ho vista

per la prima volta venti minuti fa. Eppure, chi sa perchè, è certo che

in questo momento a me pare d'averla tenuta sulle ginocchia quando era

alta così _(col gesto analogo)_ e d'averle dati gli zuccherini per non

farla piangere. Non ha forse lei, contemporaneamente, una illusione che

corrisponde alla mia? Non ha come il ricordo di essermi stata sulle

ginocchia?

TILDE

_(continuando a torturarsi le dita)_ Proprio sulle ginocchia, no; ma...

GUSTAVO

Non stia a tormentare quelle povere dita, ed esprima liberamente il suo

pensiero.

TILDE

Ne convengo... Io non parlo con lei come con un estraneo.

GUSTAVO

E questa bizzarra corrispondenza d'illusioni ci consente di eliminare il

tirocinio che prelude alla amicizia. Io penserei d'inaugurarla subito

sottraendo quelle due manine a una tortura che non meritano. Me le vuol

favorire?

TILDE

_(titubante)_ Lei giura che le pare d'avermi tenuta sulle ginocchia?

GUSTAVO

Ma io le giuro che mi pare d'averla vista nascere!

TILDE

E allora... _(mette le sue mani in quelle di lui.)_

GUSTAVO

Ecco fatto. _(Glie le stringe un po', dissimulando la troppa

compiacenza, e le trattiene guardandole.)_

TILDE

_(furbescamente gliele abbandona.)_

GUSTAVO

Lei se le sciupa queste due manine di bambagia ricamate di venette

azzurre...

TILDE

_(di scatto, vivacissimamente)_ Le mani di Bice sono un po' più lunghe.

GUSTAVO

_(ha un sussulto e, alzandosi, lascia cadere le mani di Tilde)_ Scusi,

come c'entrano le mani della signorina Bice?

TILDE

In collegio io e la Bice si giuocava sempre a scaldamani, e, giuocando,

io notavo che le mani sue erano più lunghe delle mie.

GUSTAVO

..... Sta tutto qui?

TILDE

Tutto qui; ma lei ha fatto un salto come se il nome di Bice fosse stato

un chiodo venuto fuori dalla sedia!

GUSTAVO

Lo ha pronunciato così all'improvviso... così inopportunamente....

TILDE

_(con fastidiosa curiosità)_ Perchè inopportunamente?

GUSTAVO

No, credevo che... _(confondendosi)_ Mi usi la cortesia, signorina, di

non badare nè a quello che dico, nè a quello che ho detto. E il meglio

che io possa fare è di andar via. Se non me ne vado, commetto qualche

sciocchezza.

TILDE

_(in tono di malcontento infantile)_ Non vuole aspettare la signora

Tilde?

GUSTAVO

Senta: non mi faccia rammentare adesso anche della signora Tilde!

TILDE

_(in confidenza)_ Le è antipatica come a me?

GUSTAVO

Oh!... Molto di più, probabilmente! Si conservi, dunque, signorina....

Mi perdoni d'averla trattenuta.... E quando ci incontreremo in questa

casa o altrove... conti... per lo meno... sulla mia profonda

ammirazione. _(Via dal fondo.)_

TILDE

_(tra sè)_ Ah no! Troppo presto te ne vai! _(Sale immantinente sopra la

seggiola più alta, gridando_:) Soccorso! Sono perduta! Soccorso!

Soccorso!

GUSTAVO

_(ritornando spaventato)_ Signorina Dolores!

TILDE

L'ho visto! L'ho visto coi miei occhi!

GUSTAVO

Chi?!

TILDE

Un topolino.

GUSTAVO

Dov'è?

TILDE

È fuggito lì sotto.

GUSTAVO

_(guardando sotto qualche mobile)_ Lo strano è che appunto se n'era

parlato poco fa. Un vero caso di telepatia!

TILDE

Lo prenda, lo prenda. Lo porti via.

GUSTAVO

Badi che non è facile prendere un topo. Io non ho mai avuto le

attitudini del gatto.

TILDE

_(dando un altro grido)_ Ah! è venuto da questa parte.

GUSTAVO

Ma dove? Io non lo vedo.

TILDE

Povera me! Sarà salito sulla sedia anche lui.

GUSTAVO

Le assicuro che non è salito.

TILDE

Non vede proprio niente sulla sedia?

GUSTAVO

Vedo, purtroppo,... i suoi piedini.

TILDE

E il topo?

GUSTAVO

Il topo, no. Sarà un topo che non apprezza... il bello.

TILDE

Se mi fossi ingannata, signor Franchesi?

GUSTAVO

Io ritengo appunto che sia stata un'allucinazione. Lei è rimasta scossa

dalle reminiscenze della ragazza con la bestiola nella gonna. Il

raccontare le sventure altrui lascia delle traccie negli animi

sensibili. L'impressione si ripercuote, e la fantasia fa il resto. Ma si

acqueti, ora, signorina Dolores. E si compiaccia di scendere da quella

seggiola. Se entra qualcuno, facciamo una figura ridicola tutti e due.

TILDE

_(con reticenza)_ Abbia almeno la bontà di aiutarmi.

GUSTAVO

Subito. _(Le porge una mano guardandole i piedini.)_

TILDE

Cosa fa con quegli occhi? Non mi guardi i piedi!

GUSTAVO

La colpa non è dei miei occhi: è della sua veste corta.

TILDE

_(appoggiandosi alla mano di Gustavo)_ L'allungherò. Ma così mi fa

perdere l'equilibrio.

GUSTAVO

... Sono io che lo perdo l'equilibrio!

TILDE

Mi aiuti meglio.

GUSTAVO

_(deliberatamente)_ Ebbene, sì, l'aiuto meglio! _(Le circonda la vita

con ambo le braccia.)_

TILDE

_(si lascia prendere e gli si abbandona un po'.)_

GUSTAVO

_(la fa scendere, turbandosi visibilmente. Si sventola col fazzoletto.)_

Oh Dio!

TILDE

Che cos'ha?

GUSTAVO

Ho che lei contiene, non so, un aroma che mi turba; ho che la sua

squisita ingenuità m'ipnotizza; ho che la sua veste succinta mi

sconvolge; ho che i suoi piedini mi danno alla testa; _(animandosi

molto)_ ho che lei, signorina, mi fa dimenticare la ragione per cui sono

qui, mi fa dimenticare i miei doveri, gl'impegni che ho assunti, le

promesse che mi legano a una fanciulla da cui sono amato, e ho

finalmente che, dimenticando tutte queste cose, io non sono che una

perfetta canaglia!

TILDE

_(con ingenua meraviglia e vivo corruccio)_ Una canaglia per causa mia!?

GUSTAVO

Per causa sua!

TILDE

Per causa della bestiola, deve dire. _(Con commozione crescente)_ Se io

non avessi avuto paura della bestiola, lei non sarebbe tornato. E se non

fosse tornato, non mi avrebbe presa in braccio. E se non mi avesse presa

in braccio, non avrebbe sentito l'aroma. E se non avesse sentito

l'aroma, non sarebbe... _(lasciandosi sfuggire una intonazione quasi

sincera)_ quella canaglia che è.

GUSTAVO

_(offeso)_ Signorina!

TILDE

Lo ha detto lei.

GUSTAVO

Non per questo mi garba che lo dicano gli altri.

TILDE

Ma è ancora in tempo, sa, per rimediare. È ancora in tempo, perchè,

tanto, io le giuro che non racconterò mai a nessuno tutto quello che è

accaduto oggi....

GUSTAVO

Fortunatamente, non è accaduto gran che.

TILDE

_(raggiungendo l'effetto della massima commozione)_ Vada, vada a

mantenere le promesse. Vada a sposare la fanciulla che ha un altro

aroma, che ha delle altre mani, che ha degli altri piedi....

GUSTAVO

Si calmi, per carità, si calmi....

TILDE

Sì, sì, ha degli altri piedi, ha degli altri piedi, e non me ne importa

niente, ha capito? E giacchè la mia veste corta le dà tanto incomodo,

non dubiti, non dubiti,... corro immediatamente a casa e me ne metterò

una così lunga _(scoppio di pianto)_ così lunga... che se ne ricorderà

per tutta la vita! _(Esce a destra.)_

GUSTAVO

_(calorosamente)_ No, no, signorina, senta... senta.... _(Giunto

all'uscio, si ferma di botto e se la piglia con sè stesso:)_ Ma domando

e dico: in quale ginepraio mi vado cacciando io?! Io stavo per

compromettermi seriamente. E poi? Come diavolo me la sarei cavata?

SCENA V.

GUSTAVO, ERNESTO, _poi_ NINO.

ERNESTO

_(entrando dal fondo)_ Parli solo?

GUSTAVO

_(affettando disinvoltura)_ Sì... parlo un po' solo... per passare il

tempo.

ERNESTO

E stai solo da quando sei venuto?

GUSTAVO

_(con qualche reticenza)_.... Non hai incontrato nessuno di là?

ERNESTO

Nessuno.

GUSTAVO

Neanche per le scale?

ERNESTO

Per le scale?... Ah sì! Ho incontrato il pedicure della marchesa zia. Ti

sei trattenuto con lui?

GUSTAVO

Col pedicure?!

ERNESTO

È una persona eminente. È stato decorato dal Sultano.

GUSTAVO

Io non conosco questo signore.

ERNESTO

Sicchè, avrai avuto il famoso colloquio con mia moglie.

GUSTAVO

Tua moglie non si è ancora benignata.

ERNESTO

È curioso.

GUSTAVO

Ed è alquanto più curioso che tu mi abbia lasciato in asso a casa tua

nel momento in cui avresti dovuto starmi vicino.

ERNESTO

Fammi la grazia di non aggiungere i tuoi rimproveri a tutti i miei guai

di oggi. Questa per me è una giornata nera. Io t'ho lasciato in asso

perchè mia moglie mi aveva ordinato, con misteriosa solennità, di

condurre via a qualunque costo quel ragazzo che mi si è messo alle

calcagna. Quale idea ella abbia avuta, io non l'ho capito, perchè già io

non capisco più nulla. Ma tu sai che sono molto impressionabile. Mia

moglie mi suggestiona. Quando tu sei giunto, io ero suggestionato, ero

nervosissimo. E poi l'impossibilità di liberarmi da quel seccatore mi

esasperava, _(esasperandosi tuttora nel ricordarsene)_ mi faceva divenir

matto, mi....

NINO

_(entrando dal fondo, quasi correndo)_ Signor Ernesto, io sono qui.

ERNESTO

_(come per un pugno ricevuto alle spalle, si volta. — Breve pausa. —

Frenandosi)_... Mi pare, veramente, che ci eravamo salutati.

NINO

Sì, ci eravamo salutati, ma poi ho detto fra me e me: a quest'ora forse

la signora Tilde si sarà sbrigata e io le potrò far leggere....

ERNESTO _e_ NINO

_(insieme)_ La lettera della mamma.

NINO

Appunto.

ERNESTO

Senonchè, lei, fra sè e sè,... non l'ha imbroccata. Prima che mia moglie

si sbrighi, ce ne vuole. E quindi, giovanotto mio, se lei, come vedo,

alla lettura di questa benedetta lettera non è disposto a rinunziare,

faccia una cosa.

NINO

Dica.

ERNESTO

È giocatore di bigliardo lei?

NINO

Un pochino.

ERNESTO

Be', si trattenga allora nella sala del bigliardo che è lì _(indica la

porta a sinistra)_ e faccia... molte partite.

NINO

Con lei?

ERNESTO

Con sè stesso. È uno sport utile e dilettevole.

NINO

Va benissimo. Profitterò. _(Andando dritto verso la porta opposta a

quella indicata, cioè verso le stanze di Tilde)_ Da questa parte?

ERNESTO

_(afferrandolo pel dorso)_ No: da quest'altra parte. Dopo la biblioteca.

NINO

Prima c'è la biblioteca e poi...?

ERNESTO

_(spazientito, quasi spingendolo)_ E poi.... c'è la sala del bigliardo!

NINO

Grazie. _(Esce a sinistra.)_

ERNESTO

Io finirò col fargli uno sgarbo violento.

GUSTAVO

Ma chi è? Come ti è capitato addosso?

ERNESTO

Sua madre, Donna Livia Lovigiani di Roma, ha avuto il gentile pensiero

di affidarlo a mia moglie.

GUSTAVO

È il figlio di donna Livia? Lo conoscerò con piacere.

ERNESTO

E io fin da ora faccio i più ardenti voti affinchè egli si attacchi a te

come si è attaccato a me. Almeno faremo metà per uno.

GUSTAVO

Bada che è un bel giovanotto. Se donna Livia lo ha proprio affidato a

tua moglie, non dolerti di averlo sempre sott'occhio.

ERNESTO

Di che cosa vuoi che mi preoccupi?! È un fanciullo.

GUSTAVO

Ci sono anche degli _enfants prodiges_. A dodici anni, Beethoven

improvvisava al cembalo.

ERNESTO

Il frutto acerbo: Commedia in tre atti · 第 2 / 4 段