Tu credi di saperlo, ma mi calunni. Io sono... un nevrasteni

ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME QUINTO

MATERNITÀ — =IL FRUTTO ACERBO=

3ª EDIZIONE RIVEDUTA.

REMO SANDRON — Editore

Libraio della Real Casa

MILANO-PALERMO-NAPOLI

PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i

paesi, non esclusi i Regni di Svezia e di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il

consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre

1882)_.

Published in Palermo, 10th. June. Privilege of Copyright in the United

States reserved under the Act approved March 3rd. 1905, by Roberto

Bracco and Remo Sandron.

OFF. TIP. Sandron — 41 — I — 310113.

IL FRUTTO ACERBO

Commedia in tre atti.

Rappresentata per la prima volta al teatro _Sannazaro_ di Napoli dalla

Compagnia di VIRGINIA REITER, nell'aprile del 1904.

PERSONAGGI:

TILDE RICCHETTI

ERNESTO RICCHETTI _suo marito_

GUSTAVO FRANCHESI

NINO LOVIGIANI

BICE, _sorella di_ TILDE

CAMERIERI D'UN HÔTEL A SORRENTO

CAMERIERA DI CASA RICCHETTI

La scena, al primo atto, è a Sorrento. Al secondo e al terzo atto, è a

Napoli.

Dal secondo al terzo atto, passano sei mesi.

ATTO PRIMO.

_Un salotto dell'appartamentino che Tilde Ricchetti occupa in un hôtel

di Sorrento. — Seggiole leggere, seggiole a bracciuoli, un sofà, una

tavola con su giornali, riviste, libri e oggetti di scrittoio. Una sola

porta a destra, una sola porta a sinistra. Nel centro della parete di

fondo, un'ampissima finestra nel cui vano l'azzurro luminoso del cielo

brulica di scintille, come per una festa dell'aria. Di su, dal parapetto

della finestra, verdeggiano nel sole le cime degli aranci e dei limoni

del giardino sottostante._

SCENA I.

TILDE _e_ NINO. _Poi_ UN CAMERIERE _dell'hôtel_.

_(Quando si alza il sipario, la scena è vuota. Si ode cantare, a grande

lontananza, l'ultima strofa dell'antica canzone_ «Santa Lucia» _con

accompagnamento di chitarra e mandolino. È una delle canzoni che i

forestieri sogliono chiedere ai cantori ambulanti napoletani:)_

O dolce Napoli,

O suol beato

Ove sorridere

Volle il creato,

Tu sei l'impero

Dell'armonia.

Santa Lucia!

Santa Lucia!

CORETTO — Tu sei l'impero

Dell'armonia,

Santa Lucia!

Santa Lucia!

_(Poi un minuto di silenzio.)_

TILDE

_(entra dalla porta a destra, quasi come fuggisse. Si lascia cadere sul

sofà, abbandonando la fronte alla spalliera, col viso tra le mani, e

mormorando:)_ Che cosa ho fatto! Che cosa ho fatto!

NINO

_(in costume di ciclista — dopo qualche istante — entra dalla stessa

porta e resta interdetto, mortificato, non sapendo in che modo

regolarsi. Indi balbetta:)_ Tilde!... Signora Tilde!... Signora

Ricchetti!... Fatevi coraggio!... Ve ne supplico.... Fatevi coraggio!...

Voi dimenticherete.... Io dimenticherò....

TILDE

_(voltandosi di botto)_ Ah? Saprete anche dimenticare?

NINO

No.... Dicevo soltanto per confortarvi. Vi vedo afflitta.... Vi vedo

desolata....

TILDE

Per voi, è un nonnulla ciò che è accaduto?

NINO

Per me?... Per me è un avvenimento straordinario!

TILDE

Ma ci pensate voi? Ci pensate?

NINO

Io ci penso.

TILDE

Noi non ci conosciamo che da quindici o sedici giorni. È enorme! E poi,

chi siete voi? Chi siete? Siete un ragazzo.

NINO

Questo no!

TILDE

Sì, sì, un ragazzo, perchè un uomo alla vostra età non è che un ragazzo.

E io mi sono lasciata prendere da voi così... come un giocattolo.

NINO

Ma che giocattolo! Io vi amo.

TILDE

_(adiratissima)_ Con una violenza da bambino impertinente e maleducato!

NINO

_(si mortifica sempre più e non osa guardarla.)_

TILDE

È inutile oramai che vi atteggiate a timidità. A chi credete di darla a

bere con quella faccia da seminarista?

NINO

Io non....

TILDE

Silenzio! _(Pausa.)_ Ah! io lo so quello che vorreste dirmi. Voi

vorreste dirmi che non ce ne avete avuto colpa che per metà. Vorreste

dirmi che se io vi avessi respinto con uguale violenza, che se vi avessi

dato un pugno in un occhio, forse ora non avrei niente a deplorare. Con

quella impudenza che vi distingue, sareste capace di dirmele queste

cose: non è così? _(Breve pausa.)_ Ma parlate, Dio buono! Confermate,

rettificate, negate, aprite la bocca per farne venir fuori una parola

qualunque.

NINO

Mi avete detto: «silenzio!».

TILDE

Voi obbedite soltanto se vi torna conto di obbedire. Perchè non mi avete

obbedito stamane?

NINO

Quando?

TILDE

Quando vi ho ordinato di non accompagnarmi fin qui; quando vi ho

ordinato di lasciarmi almeno rientrar sola. Per la vostra cocciutaggine,

avete voluto accompagnarmi sino all'albergo. Avete voluto introdurvi

nelle mie stanze. Alle dieci del mattino, capite!

NINO

Capisco.

TILDE

Alle dieci del mattino!... In un albergo.... Voi tenete a sembrare un

giovanotto? Ebbene, rispondete: s'è mai visto un giovanotto introdursi

nelle stanze d'una signora alle dieci del mattino?

NINO

No... non s'è mai visto.

TILDE

Ne convenite, eh?

NINO

Ne convengo... perchè, difatti, non sono stato visto neanche io. Già,

sino a oggi, Sorrento è come se fosse vuota. I villeggianti non sono

ancora venuti. Ci sono dei forestieri; ma i forestieri....

TILDE

Non hanno occhi per vedere?

NINO

No, non li hanno. Li hanno, cioè, per vedere i panorami; ma voi non

siete un panorama, e neppure io. Intanto, i forestieri di questo

albergo, nel momento in cui entravamo, erano tutti sul terrazzo a sentir

cantare, a guardar Napoli col cannocchiale, a contemplare il pennacchino

del Vesuvio....

TILDE

E le persone di servizio?

NINO

Attraversando le sale e i corridoi, non ne abbiamo incontrata nessuna.

TILDE

Tutto questo non attenua l'irregolarità del vostro procedere, non

diminuisce le proporzioni del disastro. Dio! Dio mio! In un albergo!...

In un albergo!...

NINO

Tuttavia, voi siete qui come in casa vostra. Avete il vostro

appartamentino privato.

TILDE

Silenzio! Non sapete trovare una sola parola di vero conforto. Se almeno

vi mostraste pentito di avermi trascinata così in basso! Ma niente! Voi

non ne avete la coscienza. Da quel ragazzo che siete, avete appunto la

crudeltà inconsapevole di certi ragazzi. Siete crudele, sì, siete

crudele: orribilmente crudele! _(Quasi piangendo)_ Ah, poveretta me: che

cosa ho fatto! che cosa mi avete fatto fare! _(Abbandona di nuovo la

fronte sulla spalliera del sofà, col viso tra le mani, piagnucolando.)_

NINO

_(dopo essere stato qualche istante stupidamente indeciso, si getta d'un

subito ginocchioni.)_ Ecco qua, lo vedete, sono in ginocchio. Io mi

pento... mi pento di tutto.... Che devo dirvi?... Sono un vero

sciocco.... Non so esprimermi.... Ma vi accerto che il mio pentimento è

sincero.... Non mi sgridate più. Mi fa male. Mi fa molto male. E

all'idea di avervi dato un dispiacere, non ci resisto. Via, Tilde...

signora Ricchetti.... Ditela ora voi a me una parola di conforto.

_(Pausa.)_

TILDE

_(tenendo ancora il viso tra le mani e la fronte sulla spalliera, con

voce mite, quasi affettuosa)_ Mi promettete di non farlo più?

NINO

Ve lo prometto.

TILDE

Mi promettete di essere obbediente... rispettoso?

NINO

Ve lo prometto.

TILDE

Non avete niente da soggiungere?

NINO

Sì.

TILDE

E allora... soggiungete.

NINO

Vorrei essere sicuro....

TILDE

Di che?

NINO

Del vostro perdono.

TILDE

_(un po' scontenta)_ Solamente di questo?... E sia. Contateci.

NINO

Ah! Grazie! Grazie! Grazie! _(Le si accosta, camminando sulle ginocchia

e allungando le braccia e il collo)_ Come siete indulgente! Come siete

gentile! _(La circonda e la baciucchia nella foga della gratitudine.)_

TILDE

_(voltandosi irritata)_ Ma che fate?! Siamo da capo?

NINO

_(desiste subito e resta immobile.)_

TILDE

_(con mutamento rapido e con uno slancio infrenabile)_ Sì, sì, siamo da

capo, siamo da capo _(gli piglia le mani)_ e così deve essere, e non

vorrei che fosse diversamente. Venite qua. Vicino a me. In ginocchio,

no, no! Mai più in ginocchio. Voi non avete nulla da farvi perdonare.

NINO

_(levandosi con gioia franca e gioconda)_ Davvero?

TILDE

Sì, davvero.

NINO

_(sedendole accanto)_ Ah! Quale felicità! Quale immensa felicità!

TILDE

_(commossa e festosa)_ La mia bocca diceva una cosa e io ne sentivo

un'altra. Sentivo di dover rimproverare me stessa e rimproveravo voi.

Ma, dopo questa piccola crisi, per fortuna, sento di non dovere più

rimproverare nè me nè voi. Che siate un _bébé_, è certissimo. Che io sia

un po' vecchierella al paragone vostro, è ugualmente certo. Voi avete

diciannove anni; io ne ho già... ventotto. Eppure, che monta? Ci sono

oramai e ci resto. Non voglio che vi pentiate. Non voglio che siate

obbediente. No! Disobbeditemi sempre che ne avete l'impulso. È la vostra

disobbedienza di bambino che mi ha liberata in così poco tempo; e

nessuna astuzia di seduttore avrebbe potuto ottenere ciò che hanno

ottenuto la vostra timidità e la vostra audacia. Oh! l'audacia del

timido!... Che sollievo qualche volta per una donna!

NINO

Dunque, non mi proibite d'amarvi? Dunque, mi amate? _(Stringendola fra

le braccia)_ Tilde! Tilde!...

TILDE

_(svincolandosi)_ State attento: mi soffocate.

NINO

Comandatemi di star tranquillo, affinchè io abbia... l'impulso della

disobbedienza.

TILDE

Di già!?

NINO

Come «di già?»

TILDE

Non sarà passata che una mezz'ora da che mi avete così bene disobbedito.

NINO

Io vorrei disobbedirvi... ogni dieci minuti!

TILDE

Pazzo che siete! _(Con grazia tenera)_ Ma adesso _bébé_, sentite, vi

mando via. _(Si alza.)_ Debbo provvedere a cento cose. Debbo riparare un

po' al disordine della mia _toilette_.... Debbo scrivere a mio

marito....

NINO

_(alzandosi)_ A vostro marito?!

TILDE

Avete dimenticato che ho un marito?

NINO

Sì, quanto ad avere un marito, va bene: passi. Ma, scrivergli! Proprio

oggi poi!...

TILDE

È il meno che io possa fare per lui.

NINO

Non avrete nulla da dirgli.

TILDE

Gli scriverò di voi.

NINO

_(con un moto di timor panico)_ No!

TILDE

Ho da preparare il terreno, io. Questo ufficio sgradevole, purtroppo,

spetta a me. Comincerò col mettervi in buona luce. Gli racconterò....

NINO

Quello che è accaduto?!

TILDE

Ma dove avete la testa? Gli racconterò che vi ricevo spesso, che vostra

madre da Roma mi ha tanto pregata d'essere gentile con voi; gli

racconterò che siete venuto qui per divagarvi dopo aver compiuti i

vostri studî.... A proposito, _bébé_, quali studî avete compiuti?

NINO

_(con orgoglio)_ Nessuno! Io voglio fare il letterato.

TILDE

Meglio! Dirò che siete qui per lavorare.

NINO

_(con ardore)_ Per scrivere... un gran poema.

TILDE

In bicicletta?

NINO

Vicino a voi!

TILDE

In versi sciolti?

NINO

... In tutti i versi!

TILDE

In tutti i versi, è un po' grave.

NINO

_(aprendo le braccia per abbracciarla)_ Perchè, vicino a voi, io non so,

ma....

TILDE

_(difendendosi graziosamente con le mani protese)_ La continuazione al

prossimo numero.

NINO

_(malcontento)_ Quando?

TILDE

Stasera.

NINO

Fino a stasera dovrò aspettare?

TILDE

Verrete un po' prima di sera. Verrete a veder tramontare il sole.

NINO

Ci sarà sempre da aspettar molto. Se il sole mi facesse il favore di

tramontare a mezzogiorno....

TILDE

Ma _bébé_ dev'essere ragionevole.

NINO

No, decisamente, quel «_bébé_» non mi piace.

TILDE

Piace a me, e basta!

NINO

Io crederei....

TILDE

_(interrompendolo)_ Silenzio!!

NINO

E già: come di solito. Quando sto per dire qualche cosa di serio,

«silenzio!».

TILDE

_(dopo breve pausa)_ Vogliamo venire ad un accomodamento? Io vi chiamerò

_bébé_, vostro malgrado, sempre che queste due sillabe carine mi

verranno sulle labbra, e in compenso, stamane, v'invito a fare colezione

con me.

NINO

_(con gli occhi luminosi)_ Colezione con voi? Non a _table-d'hôte_?

TILDE

Qui, qui, soltanto con me, in questo salotto.

NINO

_(folleggiando)_ In questo salotto?! Come due sposini?!... Come due

sposini in tutto e per tutto?!... Io griderò per le vie la mia gioia.

TILDE

Prima di gridarla per le vie, andrete a vestirvi correttamente. Non

crederete che in cotesti arnesi si possa far colezione con una signora.

E poi, un uomo in costume di ciclista rassomiglia sempre un po' a una

donna travestita da uomo.

NINO

Io rassomiglio a una donna?! Vado subito a mutare d'abito.

TILDE

Attento nell'uscire! Che i camerieri non vi vedano.

NINO

Un'idea! Esco dalla finestra. Scavalco il parapetto e, con un salto, me

la svigno per il giardino, dove non c'è mai un'anima viva.

TILDE

No no, potreste cascar male.

NINO

Siamo quasi a pianterreno e sotto la finestra c'è anche un arancio che

può aiutarmi con i suoi rami.

TILDE

No, _bébé_, avrei paura. Lasciate stare la ginnastica. Piuttosto...

facciamo la spia. _(Va alla porta a sinistra. Apre. Sporge la testa al

di fuori. Indi, a voce bassa:)_ Il cammino è libero. Profittate.

NINO

_(prendendo il suo berretto)_ Arrivederci.

TILDE

_(stringendogli la mano)_ Arrivederci!... Non perdete tempo.

NINO

_(indugiando)_ Neanche un bacio?

TILDE

Per carità! Con l'uscio aperto!

NINO

Vi avverto che, dopo colezione, vi disobbedirò molto.

TILDE

Quanto vorrete!

NINO

_(fa per baciarla.)_

TILDE

_(si scansa con severità.)_

NINO

_(esce.)_

TILDE

_(chiude la porta. Resta un po' pensosa. Poi, scacciando le

preoccupazioni, ha un gesto come per dire: tanto è fatta! — Respira ed

esclama:)_ Ah sì! N'era tempo! _(Tocca il bottone del campanello

elettrico.)_

_(Alla porta a sinistra si picchia discretamente.)_

TILDE

Avanti, avanti.

_(Entra un cameriere dell'hôtel.)_

TILDE

La colezione, a mezzogiorno. Per due.

IL CAMERIERE

Sta benissimo. _(Esce.)_

TILDE

_(volta la chiave dell'uscio, ed esce a destra.)_

_(Dopo qualche istante, si vede comparire la testa di Nino di là dal

parapetto della finestra. Poi, sul parapetto, se ne vedono le mani e le

braccia. Poi, mezza la persona. Egli scavalca, ed eccolo un'altra volta

dentro. Si toglie il berretto. Si avanza timoroso. Come pentito, torna

indietro. Ci ripensa. Torna ad avanzarsi. Va per picchiare alla porta a

destra. Riflette che sarebbe sconveniente. Desiste. E, risolutamente,

siede!)_

TILDE

_(entra, ancora intenta alla sua toilette, mettendosi una cintola o

annodandosi un nastro. Alzando gli occhi e vedendo Nino, ha un

sussulto.)_ Ancora?!

NINO

_(si drizza d'un subito.)_

TILDE

Ma, se ho chiusa io stessa la porta con la chiave!... Per dove siete

entrato?

NINO

No... io non sono entrato.

TILDE

Non siete entrato?!

NINO

Non sono entrato per la porta, ecco.

TILDE

_(indicando la finestra)_ Vi siete arrampicato per i rami dell'arancio?!

NINO

_(col capo fa cenno di sì.)_

TILDE

Come uno scimpanzè?

NINO

_(fa un altro cenno affermativo.)_

TILDE

_(compiaciuta e, nondimeno, ostentando severità)_ Ma io dico: non vi

pare che, in fin dei conti, sia un po' troppo?

NINO

Per non compromettervi....

TILDE

S'era però stabilito che sareste andato al vostro _hôtel_ per mutare

d'abito e che sareste venuto a colezione in forma ufficiale.

NINO

Per non compromettervi....

TILDE

E dàgli. Com'è che credete di non compromettermi con queste pazzie?

NINO

Nessuna pazzia. Tutt'altro! Ho dimenticato nella vostra stanza da

letto... il cosino....

TILDE

Che cosino?

NINO

... La targhetta che avevo qui all'occhiello della giacca: il distintivo

del Touring-club. Ricordate? Me l'avete fatto togliere perchè... in quel

momento... vi dava fastidio: urtava... non so dove.

TILDE

Avreste potuto riprenderlo più tardi il cosino.

NINO

E se qualche cameriera l'avesse trovato nella vostra stanza? Non era

forse una compromissione? Voi non appartenete mica al Touring-club.

TILDE

Approvo la vostra scrupolosità; ma non c'era da allarmarsi per questo.

NINO

Posso andare a riprenderlo?

TILDE

Andateci.

NINO

Non sarebbe meglio... andarci insieme?

TILDE

Ah no! Ah no! Ci andate solo. E alla svelta!

NINO

_(rassegnato)_ Alla svelta. _(Esce lentissimamente dalla sinistra.)_

TILDE

_(tra sè, sorridendo)_ Santa pazienza!

_(Un silenzio.)_

TILDE

Avete trovato?

NINO

_(dalla stanza attigua)_ Sì.

TILDE

Sia lodato il cielo! _(Aspetta. Ma Nino non si decide a lasciare quella

stanza. Ella gli grida:)_ Io vorrei sapere che diavolo fate lì dentro.

NINO

_(come sopra)_ Odoro.

TILDE

Ma che cosa odorate!

NINO

Tutto.

TILDE

_(in tono di comando, battendo un piede a terra)_ Venite qua! Venite

subito qua!

NINO

_(entra, quasi continuando ad annusare ed estasiandosi.)_

TILDE

Ingordo!

NINO

Invece, io... mi accontento di quello che trovo.

TILDE

Ma questo non è trovare: questo è saccheggiare. Starete fresco in

avvenire!...

NINO

Perchè? Mi spaventate.

TILDE

Quando non sarò più sola, non potrete essere invadente come siete

adesso, non potrete dar la scalata alle mie stanze, non potrete cacciare

il naso... dove vi pare e piace....

NINO

Io mi auguro, intanto, che vostro marito non ci venga in campagna.

TILDE

E in città, non vivo forse con mio marito e con la mia sorellina? Senza

contare la zia marchesa che abita nel medesimo palazzo. Addio follie!

Addio libertà!

NINO

No, no, vi prego: non ci voglio pensare!

TILDE

Saremo obbligati ad amarci con prudenza, con parsimonia....

NINO

Mi fate venire i nervi, signora Tilde. Tacete!

TILDE

E poi pretendereste che non vi si chiamasse _bébé_?

NINO

_(nervosissimo)_ Sono più uomo di tanti altri e non merito questa

offesa! Voi volete tormentarmi.... Addio, addio!... _(Si avvia per

uscire.)_

TILDE

Ma non siate davvero così bambino quando io tocco un argomento su cui è

più che necessario intenderci.

NINO

_(si ferma.)_

TILDE

_(rifacendolo)_ «Sono più uomo di tanti altri»! Se lo siete, mettete i

capriccetti da parte e guardate con serietà la situazione in cui ci

troviamo. Noi non potremo aver pace che a condizione di rassegnarci a

qualche sagrifizio. Io adoro la vostra gioventù. E giacchè ho spezzati i

freni, piacerebbe anche a me un po' di spensieratezza. Ma come si fa?

Non ci sarà permesso. Bisognerà essere accorti, bisognerà,

disgraziatamente, ricorrere alle piccole viltà, alle finzioni,

all'astuzia. Voi non siete astuto? Imparerete. Prima di tutto, per

esempio, avrete cura di affiatarvi con mio marito.

NINO

_(col broncio)_ In che modo?

TILDE

Fingerete... d'aver le sue idee, i suoi gusti, le sue opinioni, le sue

abitudini....

NINO

E così...?

TILDE

Così, a poco a poco, conquisterete la sua amicizia.

NINO

Io non ci tengo.

TILDE

Sarà increscioso. Sarà increscioso per voi come per me, sarà perfino

disgustevole, ma dovete diventare amico suo. È il metodo migliore. È

quello adottato da tutte le persone per bene. E poi, nel caso nostro,

che cosa ci sarebbe di più pratico? Voi vorrete vedermi il più spesso

possibile. Voi vorrete essere sempre sulle mie tracce. E dunque? Se

riuscirete ad appiccicarvi al soprabito di mio marito, il problema sarà

risoluto.

NINO

_(tuttora imbronciato)_ Mi ci appiccicherò.

TILDE

E avrete raggiunta la perfezione del metodo quando sarete la sua ombra,

quando sarete la sua eco, senza esitazioni, senza paure....

NINO

Sarò tutto quello che volete, ma, dentro di me, io l'odierò! Già, me lo

immagino. Deve essere un uomo insopportabile.

TILDE

È un uomo piuttosto simpatico, invece.

NINO

_(astioso)_ Anche simpatico?

TILDE

Il suo torto è di avere cinquantadue anni.

NINO

_(seccato)_ Ah, non è mica un vecchio.

TILDE

A vederlo, no.

NINO

«A vederlo, no». E poi?...

TILDE

E poi... lo è.

NINO

Me lo dite per non addolorarmi.

TILDE

Ve lo dico perchè è la verità. E credete che io sarei sdrucciolata così

se fossi stata ancora veramente la moglie di mio marito?

NINO

_(sorpreso, rianimandosi)_ Come, come?... Fra voi e lui...?

TILDE

Fra me e lui il matrimonio non è oramai che... una conversazione.

NINO

_(con subitanea gaiezza)_ Una conversazione!?

TILDE

Vi mettete in allegria, adesso?...

NINO

Ne gioisco! Io non speravo tanto. È bellissimo, parola d'onore!

TILDE

Voi gioite delle sventure altrui; ma non si sa mai!...

NINO

Cioè, un momento.... Spiegatevi.

TILDE

L'uomo, Ninetto mio, è una _boîte à surprises_. Ogni volta che si apre

questa _boîte_, si ha una sorpresa. Viene poi un giorno in cui la si

apre e non vi si trova... più niente. E quella è la sorpresa finale.

NINO

_(protestando)_ No, no! Non facciamo confusioni....

_(Si ode picchiare alla porta.)_

SCENA II.

TILDE, NINO, UN CAMERIERE, _poi_ ERNESTO

TILDE

_(levandosi)_ Zitto! Hanno bussato. _(A voce alta)_ Chi è?

IL CAMERIERE

_(di fuori)_ Nella sala di lettura c'è un signore che cerca di lei.

TILDE

_(sottovoce, quasi tra sè)_ Una visita! A quest'ora? _(Al cameriere,

attraverso l'uscio)_ Il nome di questo signore?

IL CAMERIERE

Non ne ha.

TILDE

Ma che dite?

IL CAMERIERE

Gliel'ho domandato. Non mi ha risposto.

TILDE

Sarà stata una distrazione. Fatevi dare la sua carta.

IL CAMERIERE

Proverò.

TILDE

_(a Nino)_ Se è un amico, devo riceverlo qui. E voi? Per la porta non

potete uscire perchè vi s'incontrerebbe certamente, e, nella mia stanza

da letto, non potete nascondervi perchè rimarreste in trappola chi sa

per quanto tempo.

NINO

Ma io me ne vado comodamente per dove sono entrato.

TILDE

E sì: per questa volta non c'è che la finestra.

NINO

_(con solennità comica)_ La finestra!!

TILDE

_Bébé_, tu sei un eroe!

NINO

_(correndo difatti alla finestra, gioiosamente)_ Io sono uno scimpanzè,

e me ne vanto!

TILDE

Aspetta. Ti aiuto. Non c'è nessuno giù?

NINO

_(si affaccia)_ Sì.

TILDE

_(impaurita)_ Chi c'è?

NINO

Un asino.

TILDE

Stupido! _(Lo raggiunge per aiutarlo.)_

NINO

_(celiando)_ Se raglia, siamo perduti! _(Scavalca il parapetto.)_

TILDE

_(sostenendolo per le ascelle)_ Attento, _bébé_!... Dove mettete il

piede?

NINO

Non lo so. _(Profittando della posizione le dà un bacio.)_

TILDE

Questo bacio ve lo faccio scontare!

IL CAMERIERE

_(di fuori, picchiando)_ Signora, ho qui la carta di quel signore.

NINO

_(a lei)_ Ne parleremo dopo colezione. _(Sparisce.)_

TILDE

_(dalla finestra, tutta gioconda)_ Mostro! _(Col viso acceso, corre alla

porta a sinistra. Apre.)_

IL CAMERIERE

_(avanzandosi, le porge la carta in un vassoio.)_

TILDE

_(la prende e legge. Ha una scossa ed esclama:)_ Ma questo è mio marito!

ERNESTO

_(di dentro, sganasciandosi dalle risa)_ Ah ah ah ah.... Chi avevi

creduto che fosse? _(Entra, continuando a ridere.)_

IL CAMERIERE

_(esce.)_

TILDE

_(comprimendo la sua rabbia e nascondendo la sua emozione)_ Scusa, non

ci arrivo. Perchè tante storie?

ERNESTO

Ho pensato che la visita antimeridiana d'un estraneo t'avrebbe seccata

non poco e ho voluto farti paura. Uno scherzo, insomma. Sono di

buonissimo umore.

TILDE

Me ne compiaccio.

ERNESTO

E vengo... a godermi la vita!

TILDE

Con me?

ERNESTO

Con te.

TILDE

Vieni per restare?

ERNESTO

Per restare, beninteso. Le mie valige arriveranno più tardi... e sono

molte! _(Canticchia)_ Trallalà là là, trallalà là là....

TILDE

_(rodendosi)_ Il numero delle valige non ti riconcilierà certo con la

campagna che hai sempre odiata. Ti annoierai.

ERNESTO

Nossignora!... Non mi annoierò. Trallalà là là, trallalà là là.......

TILDE

_(guardandolo curiosamente)_ Ma che è «trallalà là là»?

ERNESTO

Che è «trallalà là là»? È il benessere, è la salute, è la forza! Non mi

vedi?

TILDE

Ti vedo.

ERNESTO

Come ti sembro?

TILDE

Come eri. Tale e quale.

ERNESTO

Ah no! Non hai l'occhio clinico. Da parecchio tempo io non mi sentivo

così bene.

TILDE

Tu me lo dici e io ti credo.

ERNESTO

E non ne provi una consolazione?

TILDE

Certamente. _(Siede presso il tavolino.)_

ERNESTO

Ti do un consiglio: abbracciami.

TILDE

Io non ci penso neppure. _(Prende un libro.)_

ERNESTO

Va là! Non dissimulare. Tu desideri ardentemente di abbracciarmi. La

solitudine non è per te. L'aria ossigenata non ti basta. Non di sola

aria... vive la donna! Guarda come ti riduci! Hai dei lividi qui _(si

tocca sotto gli occhi)_ che mi rivelano... tutto! Nella solitudine, tu

deperisci, mia cara. Vuoi rifiorire?... Abbracciami.

TILDE

_(apre il libro come per leggere.)_

ERNESTO

_(togliendole di mano il libro senza bruschezza)_ Non metterti a

leggere, Tilde. Non ci vediamo da tanti giorni! Sii un po' graziosa.

_(Pausa)_ _(Sedendole accanto)_ Sai che cosa sono io?

TILDE

Più o meno, lo so.

ERNESTO

Tu credi di saperlo, ma mi calunni. Io sono... un nevrastenico. Niente

altro. Cioè, rettifico: ora non lo sono più. O, meglio, lo sono e non lo

sono. La natura del nevrastenico — mi ha detto il dottore — ci è sempre,

e devo stare in guardia. Ma dopo la cura che ho fatta, ho guadagnato il

cento per cento. Se io non fossi sicuro d'essere la stessa persona che

ero, non mi riconoscerei più. E sai qual'è la cura che ho fatta?

TILDE

_(lievemente)_ No.

ERNESTO

L'elettroterapia! Elettricità, senza risparmio. Correnti elettriche...

da per tutto. E non vanno via, no! Restano dentro. Io mi sento pieno di

correnti. Suppongo che se di notte mi si applica una lampada, io sono

buono ad illuminare un tunnel. Fa miracoli, mia cara Tilde, la scienza

moderna.

TILDE

Per i mariti antichi.

ERNESTO

Per i mariti antichi che abbiano delle qualità resistenti come le ho io.

TILDE

Tu hai delle qualità resistenti?!

ERNESTO

Sì che le ho.

TILDE

Dimmene una.

ERNESTO

Te ne dico una che è rarissima: _(con prosopopea)_ la fedeltà!

TILDE

Ah, senti: è il colmo dell'improntitudine!

ERNESTO

Sospetti che io abbia dei capricci fuori di casa?

TILDE

Dei capricci, tu?! Sta tranquillo: so bene che non è verosimile.

ERNESTO

Dunque, non sono infedele.

TILDE

Per la medesima ragione per cui non sei neppure fedele.

ERNESTO

Ecco il solito pessimismo che mi paralizza! Tu sei pessimista. Tu sei...

oscurantista. Nelle tue parole non manca mai l'idea che ti sei fitta in

mente: cioè che io sono un ferro vecchio, che io sono arrugginito, che

io non so amarti più. A via di ripetermelo, ne hai persuaso anche me. Il

medico appunto questo mi spiegava: — «Voi siete impressionabile come

tutti i nevrastenici. Se vi si ripete, mettiamo, che non potete

camminare, ve ne convincete voi più di ogni altro... e non camminate

davvero. Dovreste pregare chi vi vuol bene di non impressionarvi a

vostro svantaggio. Altrimenti, siete perduto». E tu, al contrario, oggi

come sempre, non fai che impressionarmi nel modo più... debilitante. Mi

cascano le braccia.

TILDE

Me ne duole assai; ma non per te.

ERNESTO

E per chi?

TILDE

Per le correnti elettriche.

ERNESTO

_(cercando di aver fiducia in sè stesso)_ Verrà, verrà il momento in cui

non le piglierai più in canzonella!

TILDE

E la nevrastenia? E le impressioni? E il mio pessimismo? Il mio

oscurantismo?

ERNESTO

Quando avrò la ferma volontà d'infischiarmene, me ne infischierò. Non

sorgerà il sole di domani se io non ti avrò dimostrato che so amarti

freneticamente, furiosamente.

TILDE

Tra gli altri guai, c'è che ne parli troppo di questa cosa.

ERNESTO

Te ne ho parlato per difendermi.

TILDE

Ma continui a parlarmene.

ERNESTO

Soltanto per dirti quello che certamente farò.

TILDE

_(sentenziando argutamente)_ «Chi lo dice, non lo fa.»

ERNESTO

_(alzandosi)_ Santi numi del cielo, sei implacabile!

TILDE

_(riprende il libro e lo riapre.)_

ERNESTO

_(passeggiando nervosamente)_ «Chi lo dice, non lo fa!» Io non intendo

che gusto ci trovi a crearmi queste prevenzioni che hanno sempre messo

del ghiaccio fra me e te. È una illegalità! _(Poi, a un tratto,

assumendo un aspetto orgoglioso)_ Or bene, Tilde, io rompo il ghiaccio e

vado avanti! _(Si slancia appassionatamente su lei.)_

TILDE

Ahi!... Mi hai pestato un piede.

ERNESTO

Accidente anche ai piedi! _(Si allontana dicendo quasi tra sè:)_ È

bell'e finita: mi sono smontato. _(Le si riavvicina con cortesia

affettuosa)_ Ti ho fatto male? Ti ho fatto molto male? Senti dolore?

TILDE

Non ti accorare. Sono dolori che passano. Pensa piuttosto che il mio

piede ti ha trattenuto sull'orlo del precipizio. Ma è forse questa l'ora

più adatta per rompere il ghiaccio? È incredibile che la tua carriera di

uomo non ti ammonisca. E poi, stammi a sentire: Non ti ci fissare.

Distraiti. Scegli qualche argomento diverso per discorrere con me. Ciò

ti curerà la nevrastenia meglio di tutti gli espedienti a cui sei

ricorso fino adesso.

ERNESTO

_(siede lontano, contrariatissimo._ — _Pausa)_ Dimmi tu stessa, in

questo momento, per esempio, di che cosa dovrei discorrere.

TILDE

_(alzandosi)_ Avresti dovuto già darmi notizie di casa nostra.

ERNESTO

_(seccamente)_ È piena di polvere.

TILDE

Perchè?

ERNESTO

Perchè i domestici non spolverano.

TILDE

Ma io desidero notizie di mia zia, di mia sorella...

ERNESTO

_(balza in piedi percotendosi la fronte con la mano)_ Bestia che sono!

Avevo completamente dimenticata la commissione di tua sorella e di tua

zia.

TILDE

Di che si tratta?

ERNESTO

D'una novità importantissima. C'è in campo un matrimonio.

TILDE

Per mia zia?!

ERNESTO

Per tua sorella.

TILDE

_(indignandosi)_ E io non ne so nulla?!

ERNESTO

Sono io appunto incaricato d'informartene.

TILDE

Ma che! Sarà una semplice chiacchiera. Bice è appena uscita di collegio.

Non ci mancherebbe altro! E poi, l'averla io affidata per qualche mese

alla zia non vuol dire che rinunzio al diritto e al dovere di guidarla

in ogni suo passo.

ERNESTO

Una semplice chiacchiera non è. Iersera, Gustavo Franchesi fece la sua

brava dichiarazione alla ragazza, e, con molta correttezza, ne parlò

subito alla zia, sollecitando un abboccamento con te.

TILDE

_(meravigliata)_ E la piccina?

ERNESTO

La piccina piangeva di gioia e si lasciava asciugare le lagrime da lui

con un fazzoletto all'opoponax. Quando vorrai ricevere il pretendente,

non avrai che a recarti per un giorno a Napoli o ad invitarlo a venir

qui, il che sarebbe più semplice.

TILDE

Io sono intontita.

ERNESTO

Eppure, tua sorella te ne aveva scritto spesso di Gustavo Franchesi.

TILDE

Mi aveva scritto che le era stato presentato dalla zia e in due o tre

lettere, con una certa compiacenza bambinesca, aveva accennato alle

cortesie di costui. Nulla di saliente. Come mai in meno d'un mese il

cuore di questo signore e il cuore di questa ragazza hanno fatto tanto

cammino!?

ERNESTO

In automobile.

TILDE

_(austera)_ Ti prego di prendere sul serio il cuore di mia sorella.

ERNESTO

E che devo sposarla io? Del resto, è stato proprio così. La zia ha fatto

quasi ogni giorno una gita in automobile con tua sorella ed ha sempre

invitato Gustavo Franchesi. In automobile, capirai... si fa presto ad

andare avanti.

TILDE

Mi dirai, spero, qualche particolare più preciso su tutta questa

faccenda.

ERNESTO

Io non saprei dirti altro. Ma ho per te un'epistola _(frugando nelle

tasche)_ che la ragazza mi ha consegnata aperta non senza una certa

solennità e in cui essa ti svela tutti i suoi sentimenti.

TILDE

E te la conservavi per te?!

ERNESTO

Se è per causa tua che non ho la testa a posto! _(Porgendole una busta)_

Ecco qua la lettera.

TILDE

_(ansiosamente, cava dalla busta un foglietto, lo apre e legge:)_

«Arseniato di stricnina... » Ma questa è una ricetta!!

ERNESTO

_(irritandosi con sè medesimo)_ Quando il diavolo ci mette la coda!...

TILDE

Prendi, prendi. _(Rendendogli il foglietto, con una smorfia di

repugnanza)_ Dio sa che roba!

ERNESTO

_(impappinandosi e riprendendo il foglietto)_ Una ricetta per la tosse.

TILDE

Non hai mai tossito in otto anni di matrimonio!

ERNESTO

_(affrettandosi a tossire)_... Non senti?

TILDE

Ti sbrighi sì o no con questa lettera?

ERNESTO

_(tirando fuori da una saccoccia un'altra busta)_ L'ho trovata. _(Gliela

porge.)_

TILDE

_(apre e legge, passando di meraviglia in meraviglia. A un punto

esclama:)_ È tutta in fiamma l'educanda! _(Poi, più giù, commenta:)_ E

con quale enfasi descrive l'uomo amato! _(Rilegge a voce alta:)_ «Egli

ha il sorriso ammaliatore ed irresistibile; e ti assicuro che è

veramente una sirena». _(a Ernesto)_ È una sirena?!

ERNESTO

Coi baffi.

TILDE

_(continua a leggere, e, più giù, commenta ancora:)_ Mi dice perfino

dove abita! Lei, andando alla passeggiata in via Caracciolo, passava

sotto le finestre di lui!

ERNESTO

In questo, non c'è nulla di straordinario. Sono le donne, oramai, che

passano sotto le finestre degli uomini.

TILDE

_(leggendogli le ultime parole della lettera:)_ «Tilde mia cara, se

tutto ciò che ti ho scritto non ti basta, puoi chiedere di lui a tuo

marito, che è il suo amico più intimo». _(A Ernesto)_ Sei il suo amico

più intimo?

ERNESTO

Sono per lo meno uno dei suoi più intimi amici.

TILDE

Io non l'ho mai visto, per altro.

ERNESTO

Non potevi vederlo, perchè egli è tornato a Napoli da pochissimo tempo.

È vissuto per un pezzo a Roma, a Milano, a Parigi.

TILDE

E dove vi siete conosciuti?

ERNESTO

A scuola.

TILDE

_(spalancando gli occhi)_ Eravate compagni di scuola!!?

ERNESTO

Compagni precisamente, no: ma...

TILDE

Ci sarà tra voi una grande differenza di età.

ERNESTO

Perchè ci dovrebbe essere? Egli avrà cinque o sei anni meno di me.

TILDE

Soltanto?

ERNESTO

Soltanto.

TILDE

_(con uno scatto di furore)_ Ed io dovrei consentire a mia sorella di

commettere la stessa sciocchezza madornale che ho commessa io?!

ERNESTO

Grazie per quello che mi riguarda!

TILDE

_(eccitandosi)_ Ah no! No davvero! No, no, e poi no! Io non so quello

che farò, ma so che per opera mia lei non sarà vittima del mistificatore

numero due.

ERNESTO

Potresti anche chiamarlo il «mistificatore numero uno» e lasciare in

pace me.

TILDE

_(eccitatissima)_ È tutta una combriccola di mistificatori e di

scrocconi!

ERNESTO

Io però...

TILDE

_(senza dargli retta e senza mai dargli tempo di parlare)_ È la lega

degl'invalidi!...

ERNESTO

Io però....

TILDE

Quando sono arrivati al punto di non distinguere una donna da una sedia,

si rivolgono alle fanciulle, con la speranza che esse facciano loro

riacquistare... la vista....

ERNESTO

Io sostengo invece....

TILDE

Per non essere respinti, si mascherano da mariti, e, dopo che hanno

scroccata una luna di miele,... ci vedono meno di prima!

ERNESTO

Senonchè, mi pare....

TILDE

Sono essi che rendono necessaria la ribellione delle donne: sono essi

che le spingono a tutto quello che c'è di più triste; sono essi che le

spingono all'infedeltà coniugale, che è una cosa ignobile anche quando è

una cosa giusta!...

ERNESTO

Senonchè....

TILDE

Ma l'avrà da fare con me questo tuo collega. L'avrà da fare con me.

Sinora s'è lavorata la piazza a piacer suo? Iersera ha creduto di aver

conseguita la sua vittoria! _(Esce repentinamente a destra.)_

ERNESTO

_(seguendola ed uscendo dietro di lei)_ Senonchè....

_(Si odono le loro voci dalla stanza vicina.)_

TILDE

Ah! Ci sono capitata io, e basta! Basta, sì! Basta!

ERNESTO

_(gridando)_ Una parola me la fai dire?

TILDE

_(gridando più di lui)_ No!

ERNESTO

_(con immediata rassegnazione)_ Allora, non te la dirò.

TILDE

_(rientra, sempre frettolosamente, portando in mano il cappello,

l'ombrellino e i guanti.)_

ERNESTO

_(ancora seguendola)_ E dove vai, adesso?

TILDE

_(innanzi allo specchio, mettendosi il cappello in furia)_ Vado a

Napoli. Il tuo amico ha sollecitato un abboccamento con me? Io glielo

accordo senza por tempo in mezzo. Non più tardi di oggi, gli parlerò.

Prima di partire da Sorrento, telegrafo alla zia che giungo tra poche

ore. E telegrafo anche a lui. Ho l'onore di sapere dove abita... il

_sireno_! Mia sorella mi ha data questa preziosa notizia: ne approfitto.

_(In piedi, presso la tavola, scrive velocemente due telegrammi e un

biglietto, mentre Ernesto parla.)_

ERNESTO

Ma, Tilde, rifletti a quel che fai. Non prendere delle risoluzioni sotto

l'impulso delle tue idee esagerate. Gustavo Franchesi è un gentiluomo

perfetto. Ha un bel nome. Dispone d'un patrimonio non disprezzabile.

Potresti pentirti d'averlo trattato male. Resta qui, oggi, con me.

_(Sottolineando)_ Domani, sarai un po' più calma ed esamineremo

freddamente il _pro_ e il _contra_. Il ritardo d'un giorno non aggiunge

nè toglie nulla.

TILDE

_(tutta vibrante di collera)_ Con una ragazza che è già così esaltata e

con un malfattore che, naturalmente, non ammette dilazione? _(Tocca il

bottone del campanello elettrico.)_

ERNESTO

«Malfattore, scroccone, mistificatore, invalido»! Dio degli dei!

TILDE

Anche il ritardo d'un'ora, in questi casi, può essere fatale.

_(Si bussa alla porta.)_

TILDE

Entrate pure. Se ho chiamato, è superfluo bussare....

_(Entra IL CAMERIERE.)_

TILDE

_(al Cameriere)_ Due commissioni, in fretta: questi telegrammi da fare,

e questo biglietto al suo indirizzo. _(Glieli dà.)_

ERNESTO

_(con curiosità semplice)_ Che biglietto?

TILDE

Niente, niente. Te lo dirò poi. _(Al Cameriere)_ E immediatamente una

carrozza con due buoni cavalli.

IL CAMERIERE

Con due buoni cavalli, non dubiti. E la colazione, eccellenza?

TILDE

_(un po' imbarazzata)_ La colazione....

ERNESTO

_(al Cameriere)_ Se è pronta, servitela subito.

IL CAMERIERE

_(zelante)_ Fra due minuti. _(Esce a sinistra.)_

ERNESTO

Prima di metterti in viaggio, mangerai qualche cosa.

TILDE

_(agitata, inquieta, calzando i guanti)_ Io, no. Impossibile. Ho appena

il tempo di giungere a Castellammare per prendere il diretto che va a

Napoli.

ERNESTO

A buon conto, dopo la doccia fredda che mi hai regalata, mi condanni per

giunta alla delizia di far colazione solo? Ed io ch'ero venuto a godermi

la vita!!

SCENA III.

TILDE, ERNESTO, NINO, DUE CAMERIERI.

NINO

_(di fuori, in tono scherzoso e festevole)_ È permesso? Si può...

penetrare?

ERNESTO

_(a Tilde)_ Chi è?

TILDE

_(ostentatamente disinvolta)_ Venga, venga, signor Nino.

ERNESTO

_(con semplice curiosità)_ «Signor Nino»?

NINO

_(in corretto costume da mattina, entra vivacemente; e, vedendo Ernesto,

si ferma, sconcertato.)_

TILDE

_(a Nino)_ Or ora le ho mandato un biglietto. Si vede che lei non lo ha

ricevuto, ed è bene che sia stato così. _(Ad Ernesto)_ Ti lamentavi di

dover fare colazione solo? Ti presento un commensale graziosissimo: il

signor Nino Lovigiani, il primogenito della mia amica Donna Livia

Lovigiani di Roma, che me lo ha raccomandato con tutto il calore con cui

una madre può raccomandare un suo figlio. Signor Nino, lei aveva tanto

desiderio di conoscere mio marito?... Eccolo qui.

NINO

_(senza fiato)_ È una fortuna!

ERNESTO

_(getta a Tilde un'occhiata di rimprovero.)_

_(Entrano due CAMERIERI, portando un tavolino elegantemente

apparecchiato con due coperti. Lo collocano nel mezzo della stanza e

vanno via.)_

TILDE

_(a Nino)_ Senta, io sono mortificata di dovermi assentare. Un affare

urgente mi obbliga a recarmi a Napoli. Ma mio marito mi sostituirà. Del

resto, a tavola, gli uomini preferiscono la compagnia degli uomini. Sarà

quindi un piacere per lei e _(indicando Ernesto)_ per lui.

ERNESTO

_(seccatissimo, con svogliata dissimulazione)_ Per me specialmente.

NINO

_(quasi con le lagrime agli occhi, cercando di fingere)_ Per me.

ERNESTO

_(voltandogli il dorso e allontanandosi per non farsi scorgere, tra sè

borbotta:)_ Bella rottura di scatole!

TILDE

_(subito, pianissimo e vivamente a Nino)_ Non vi distaccate più da lui.

_(Levando la voce e stringendogli la mano)_ Si stia bene, signor Nino, e

scusi, scusi tanto....

NINO

Ma le pare....

TILDE

_(accostandosi a Ernesto)_ Addio, Ernesto. _(Pianissimo, con calore)_

Sii molto cortese con questo ragazzo! _(Levando la voce)_ Non mi dài un

bacio?

ERNESTO

_(la guarda stupito come per dire: «oh che novità è questa?» e,

stringendosi nelle spalle, accondiscende.)_ Te lo do. _(Esegue.)_

TILDE

_(a Nino)_ A rivederla presto, giovanotto.

NINO

A rivederla....

TILDE

_(si avvia per uscire. Presso la porta si volta. Contemplandoli un po',

dice con molta grazia:)_ E buon divertimento... a tutti e due. _(Esce a

sinistra.)_

NINO _ed_ ERNESTO

_(dopo un silenzio, si accingono, simultaneamente, a dir qualche cosa.

Ma non dicono nulla.)_

I DUE CAMERIERI

_(entrando, portano l'uno una bottiglia stappata di vino bianco, l'altro

l'antipasto, e si fermano impalati, aspettando.)_

ERNESTO

_(fa un gesto invitante Nino a prender posto.)_

NINO

_(fa un gesto di ringraziamento.)_

_(Accennano le cerimonie d'uso e siedono dirimpetto, presso il tavolino

apparecchiato.)_

_(Con sveltezza corretta e con una contemporaneità automatica, a guisa

di due macchinette identiche, un CAMERIERE serve l'antipasto, l'ALTRO

versa il vino. Quindi, restano, diritti, come due sentinelle, a uguale

distanza, l'uno dietro ERNESTO, l'altro dietro NINO.)_

_(ERNESTO e NINO turbati, impacciatissimi, non si decidono a cominciare.

A un tratto, simultaneamente, quasi sentissero qualcosa alle spalle, si

voltano. Ciascuno guarda il cameriere che gli è dietro. Ambedue i

CAMERIERI, vedendosi guardati, senza muoversi dal loro posto, anche

simultaneamente, voltano la faccia verso NINO ed ERNESTO e li guardano

in attesa di ordini. — Allora NINO ed ERNESTO, come per un dovere,

urgentemente cominciano a mangiare.)_

_(Sipario.)_

ATTO SECONDO.

_Un elegante salotto in casa Ricchetti. — Una sola porta a destra, una

sola porta a sinistra. Una gran porta alla parete in fondo._

SCENA I.

TILDE, _la_ CAMERIERA, _poi_ BICE.

TILDE

_(giunge allora allora dalla campagna. Seguìta dalla CAMERIERA, che si

ferma aspettando gli ordini, entra dal fondo con passo affrettato.

Inquieta e pensosa, passeggia in silenzio su e giù per la stanza,

agitando l'ombrellino.)_

TILDE

_(dopo di aver passeggiato per un po')_ Andate su dalla marchesa zia e

dite a mia sorella che io sono qui.

LA CAMERIERA

E alla signora marchesa, nulla?

BICE

_(nei suoi abiti di educanda — entra festosamente, commossa, correndo ad

abbracciare e a baciare Tilde)_ Tilde! Tilde! Tilde mia cara!

_(LA CAMERIERA via.)_

TILDE

_(ricambiando con freddezza l'abbraccio di Bice)_ Mi hai visto giungere?

BICE

Sì, la zia ha ricevuto il tuo telegramma, e io t'aspettavo ansiosa alla

finestra. Sarei discesa immediatamente; ma ho creduto che tu andassi su

per parlare con lei.

TILDE

Mi preme più di parlare con te.

BICE

Come sei stata buona nel venire così presto!

TILDE

Trovi?

BICE

_(intimorita dal tono di lei)_ O Dio, Tilde!... Non sei ben disposta?

TILDE

Tutt'altro che ben disposta.

BICE

Dio mio!

TILDE

Uscita da poco più d'un mese dal collegio, ti fai pigliare da questa

frenesia? Il primo uomo che ti si è messo innanzi t'è parso una

divinità! Ed ecco, all'impensata, la bomba del matrimonio!

BICE

_(paurosa)_ Io t'avevo già avvertita che Franchesi era molto gentile con

me.

TILDE

Anzitutto, io non sapevo che costui fosse un compagno di scuola di mio

marito. E, d'altronde, non potevo immaginare che in quindici giorni

riuscisse ad accenderti la fantasia sino a farti scrivere di quelle

stupidaggini! Il mago! L'irresistibile!... La sirena!

BICE

_(quasi piangendo)_ Tu mi mortifichi troppo!

TILDE

Ma no, angelo caro. Io non ho l'intenzione di mortificarti. Io ce l'ho

con la zia a cui ho avuto il torto di affidarti, e ce l'ho.... ce l'ho

con tutta quella mala gente, di cui noi donne non sappiamo fare a meno.

BICE

_(con schietta ingenuità)_ Qual'è la mala gente?

TILDE

Gli uomini.

BICE

Ciò significa che lui... è un uomo eccezionale.

TILDE

Un uomo che è eccezionale non è un uomo! Intanto, quel che ho letto

nella tua lettera di stamane non depone certo in suo favore. Questo

signore, che alla sua età ti si offre come marito senza pensarci su due

volte e che, a quanto mi hai scritto, ti ha amato subito perchè t'ha

conosciuta in abito di educanda, è semplicemente un vizioso!

BICE

Perchè? Che vizio ha?

TILDE

... «Vizioso» è una parola generica.

BICE

Non è solo per questo vestito che si è innamorato di me.

TILDE

Ma io indovino che questo vestito non lo hai smesso ancora per secondare

la sua mania. E la bambola dov'è? Anche per la bambola che conservi da

quando eri bimba pare che costui si sia deciso a sposarti. Tutto ciò è

inaudito, piccina mia!

BICE

Ritorci le cose a modo tuo!... Sì, la bambola, l'abito di educanda, i

capelli pettinati con semplicità, le trecce sulle spalle, sono delle

cose che gli fanno un grande effetto. Non c'era abituato. Ma poi mi ama

per altre ragioni.

TILDE

_(sedendo)_ Fuori le altre ragioni.

BICE

Mi ha assicurato che quando mi parla e io arrossisco, gli sembra...

_(cercando di ricordarne appuntino le parole)_ gli sembra... di «fare un

bagno di verginità»....

TILDE

_(come fra sè)_ Ricostituente!

BICE

... e che gli basta di guardare la punta del mio piede e il neo che ho

qui sul collo per capire... per capire... «com'è fatto il paradiso».

TILDE

E, avendolo capito, ti vuole sposare.

BICE

Mi vuole sposare,... «per darmi tutta la sua vita»....

TILDE

... e per pigliarsi la tua.

BICE

S'intende.

TILDE

Senonchè, la tua è ancora intera, e della sua non ne resta a lui che

poco o nulla.

BICE

Come se fosse un vecchio!

TILDE

Non ha che pochi anni meno di mio marito. Mio marito è un vecchio per

me. Egli sarebbe un vecchione per te.

BICE

Mi ha spiegato che gli uomini maturi sono i mariti migliori, perchè

hanno già vissuto molto.

TILDE

È la solita canzone. L'ho ascoltata anch'io. Ma ti persuade che chi ha

già fatto cento chilometri di strada possa proseguire con più lena di

chi non ne abbia fatti che due?

BICE

E l'esperienza non la conti? Franchesi ripete sempre ch'egli è forte

della sua esperienza.

TILDE

Piccina mia, credi a me, l'esperienza non rinforza: indebolisce.

BICE

Trovi a ridire a ogni sua parola, perchè non lo conosci.

TILDE

Senza averlo mai visto, io lo conosco come tu non lo conosceresti che

dopo d'averlo sposato. Ah! io vorrei potermi pentire della mia sfiducia.

Vorrei che egli non fosse di quelli che all'ultima ora ricorrono al

rossore delle fanciulle soltanto... per fare dei «bagni di verginità».

Vorrei che, malgrado l'età sua, fosse un uomo in buone condizioni...

_(ripigliandosi)_ onesto, sincero, veritiero....

BICE

Allora, tu pensi che egli m'inganni?

TILDE

Prima d'ingannare te, inganna sè stesso. È pronto a sposarti?... Tante

grazie! O sposare o rinunziare. Ma, disgraziatamente, gli uomini, per

ammogliarsi, non devono presentare un certificato d'idoneità!

_(Attirandola a sè e mettendosela sulle ginocchia)_ No, non ti turbare

così e non credermi ingiustamente severa. Vuoi comprendermi un po'? Vuoi

cercare di comprendermi, angelo caro?

BICE

_(fa cenno di sì.)_

TILDE

Supponiamo che egli, invece d'imbattersi in te, si fosse imbattuto in

un'altra fanciulla: e supponiamo che quest'altra fanciulla fosse stata

bella come te o anche meno bella, meno intelligente, meno virtuosa, e

avesse nondimeno arrossito come te e avesse avuto, come tu hai, la

freschezza dei diciotto anni, il profumo dell'innocenza, l'impronta

dell'educandato. Non ti pare che, nel vederla, nell'avvicinarla, egli

avrebbe avuto le medesime sensazioni?

BICE

No, no, Tilde! Certamente no!

TILDE

Ah! se avessimo il mezzo di metterlo alla prova, come ti convinceresti

del contrario!

BICE

Prima di far la corte a me non l'aveva mai fatta a una fanciulla.

TILDE

_(riflettendo, con un lampo negli occhi)_ Dovremmo assicurarci che egli

sarebbe incapace di farla adesso a qualcuna.

BICE

Io ne sono più che sicura! Altrimenti, non l'amerei come l'amo.

TILDE

E quali indagini hai potuto compiere, tu, piccina mia? Lascia, lascia a

me l'incarico d'indagare un po' seriamente....

BICE

In che modo?

TILDE

_(celando il suo pensiero)_... Interrogherò delle persone....

BICE

Bisogna per altro guardarsi dalle calunnie. È così calunniato!

TILDE

Da chi è calunniato?

BICE

Dalle donne.

TILDE

Poveretto!

BICE

Si vendicano, sai, perchè da un certo tempo in qua egli ha sempre detto

di no a _tutte_!

TILDE

_(ironica)_ Buon segno! Ma io non interrogherò nessuna donna.

BICE

Mi permetterai di assistere al colloquio che avrai con lui?

TILDE

Forse, te lo permetterò, ma.... _(risoluta)_ a condizione che tu non gli

comparisca davanti in questi abiti ridicoli. Ti devi accertare che egli

sia innamorato di te, non della tua veste. Comincia dunque con lo

smetterla e col dirle addio per sempre. Poi, vattene su, buona buona,

dalla zia, e aspetta che io ti chiami.

BICE

_(alzandosi, inquieta, malcontenta)_ Ti obbedisco.

TILDE

E fida in tua sorella, che ha il dovere di farti da mamma. _(Si alza

anche lei, e la carezza ancora affettuosamente.)_ In fondo, io non ho

nulla contro di lui. Io ho in odio bensì l'istituzione dei mariti troppo

vecchi, che sono una vera piaga sociale, e la combatto ora con

accanimento perchè tu, piccina cara, ne sei minacciata. Se mi accorgerò

che nel signor Franchesi questa istituzione è meno infetta che in altri,

chiuderò un occhio e gli aprirò le braccia... le tue, beninteso.

SCENA II.

TILDE, BICE, ERNESTO, NINO.

ERNESTO

_(entra brioso e scherzoso)_ Tu mi fuggi, e io t'inseguo.

TILDE

Tu qui?!

ERNESTO

T'inseguo, t'inseguo!

NINO

_(entra come Ernesto, a brevissima distanza da lui, quasi cercando di

giustificare con lo scherzo la sua indiscretezza)_ La inseguiamo!

TILDE

Anche lei?!

ERNESTO

Il frutto acerbo: Commedia in tre atti · 第 1 / 4 段