Sono disgrazie che accadono a noialtri mortali. Francesco Giarelli, non
prevedendo la sua prossima fine, sognava di trovarsi ancora sulla terra
dopo il duemila.
“Le energie elettriche — egli dice — hanno conquistato la terra, il
mare, l'atmosfera. Tutto è elettrico. Abbiamo l'aeroplano, l'aeronave,
i quartieri aerei, gli alberghi e i giardini pensili, i teatri a
domicilio, la lingua universale e cento altre cose belle.„
E i libri? Come si pubblicheranno i libri?
Il geniale storico dell'avvenire non ne parla. Si è forse dimenticato.
Sta male. È una colpa grave dimenticare i ferri del mestiere. Un
letterato che dimentica i libri somiglia al contadino che dimentica
il suo arnese. Ma io credo che il Giarelli non si sia dimenticato.
Forse avrà creduto che nel duemila non ci saranno più libri. Oggi da
tutti si vocifera: “Il libro decade, il libro decade!„ Il Giarelli
avrà detto: “Se oggi decade, domani sarà morto.„ E si è ingannato. Le
scienze biologiche ci hanno assicurato che nulla muore, proprio nulla.
Ciò che esiste oggi 20 luglio 1911 dovrà necessariamente esistere
fino al cataclisma generale; andrà soggetto a trasformazione, ad
evoluzione, ma morire, no. La morte, è bene che lo sappiano tutti, non
esiste. E volete che muoia il libro? Nossignore; il libro non muore: si
trasforma.
Edison, questo titano dell'elettrotecnica, autore di oltre 600
invenzioni, pare che voglia cambiar rotta. Visto che non c'è più
nulla da scovrire, si è dato alla profezia ed ha detto che avremo una
grande rivoluzione nel campo dei libri. “Fuori la carta! La carta è
tramite d'infezione. Sarà sostituita da foglietti di nichel, spessi un
duemillesimo di millimetro. Un libro dallo spessore di due centimetri
conterrà 40 mila pagine e costerà appena sei lire.„
Evviva il buon mercato! La _Storia Universale_ del Cantù sarà racchiusa
in un sol volume e costerà dalle tre alle quattro lire. _La Divina
Commedia, i Promessi Sposi,_ pochi centesimi! E non ci sarà bisogno di
grossi scaffali. Una piccola libreria, alta due metri, potrà contenere
migliaia di opere. E poi quei libri avranno sempre il loro valore
intrinseco. Oggi i libri vecchi si vendono a peso ai salumai, ma allora
si venderanno allo Stato, che ne farà nichelini!
Edison però non ci dice quando verrà questo giorno. Un periodico
americano invece ci fa sapere che fra non molto i libri si stamperanno
con inchiostro fosforescente. Visto e considerato che la miseria cresce
e che l'olio rincara, i nostri figli leggeranno all'oscuro.
Voi ridete? Eh! dovete ridere di compiacenza. Questa invenzione apporta
immensi beneficî. Si è sempre detto che un buon libro illumina la mente
e riscalda il cuore. Eh! domani ci illuminerà e ci riscalderà da capo
a piedi. Non ci saranno più libri oscuri. Tutti risplenderanno di luce
propria come il sole!
Sì, ma è troppo poco. Noi non viviamo di sola luce. Il Goethe sul punto
di morte, proprio quando stava per prendere il gran volo, gridava:
“Luce, luce!„ ma in vita sentì altri bisogni, ebbe altri desiderî.
Le invenzioni debbono essere pratiche, debbono rendere un vero servizio
all'umanità.
Le scoverte platoniche, cioè quelle che restano nel puro campo
scientifico, sono passate di moda. Noi oggi dalla scienza non
vogliamo scienza, ma benessere materiale. Così la pensa un editore
tedesco, il quale ci ha promesso che fra un paio d'anni metterà in
vendita un giornale mangiabile. Invece della carta, egli userebbe
una pasta nutritiva e gradevole che si presta assai all'impressione,
e l'inchiostro sarebbe surrogato da uno sciroppo deliziosamente
profumato.
Questa volta c'è poco da ridere. L'editore tedesco merita baci. Il
suo ritrovato giunge a tempo! Oggi, dopo aver letto il giornale,
non sappiamo che farne e spesso ne facciamo un uso molto... umile,
chiamandolo come padrino nelle faccenduole più... modeste; domani
invece il giornale servirà per la colazione. Piegato in otto, in
sedici, in trentadue, secondo la maggiore o minore larghezza della
bocca — ci sono certe bocche! — andrà diritto diritto a rifocillare
il ventricolo. E siate sicuro che tutti gli articoli — di fondo o di
sfondo — saranno gustati dal pubblico. Un discorso del futuro Ministro
di Agricoltura, Industria e Commercio, a proposito di un futuro
monopolio di Stato, non soddisferà forse la Camera e il Paese, ma lo
stomaco, sì.
Di questa provvidenziale scoperta si rallegreranno specialmente i
poveri giornalisti. Se l'arte non rende, se la quarta o quinta o sesta
o settima o ottava pagina frutta poco, se i Ministeri sopprimono i
fondi segreti, pazienza! non per questo mancherà il pane quotidiano; e
mentre Saturno, per capriccio egoistico, mangiava i proprî figliuoli,
essi per necessità mangeranno i proprî giornali.
Il pane insomma è assicurato, e il pane, come sapete, risolve molti
problemi, specialmente per i giornalisti, i quali, in massima
parte, lavorano a stomaco vuoto. Sono pochi quelli che mangiano
bene e trincano meglio: forse il direttore, il redattore capo,
l'amministratore capo, il critico d'arte, i collaboratori illustri;
ma tutto il resto della famiglia langue. Quei poveri _reporters_,
che vanno, vengono come cani da caccia, debbono spesso appoggiarsi al
muro per non cadere sfiniti. Ma allegri, allegri, o martiri del quarto
potere! Se il signore vi farà vivere un'altra ventina d'anni, il mondo
cambierà anche per voi!
Ma l'editore tedesco non si ferma ai giornali ed ha ragione. Perchè
fermarsi, quando si sa fare così bene? Le scoperte sono come le
ciliege: una chiama l'altra. Egli dunque ha pensato anche ai libri.
E così, se la miccia piglia fuoco, i posteri avranno i libri mangiabili!
Non spalancate gli occhi! Oramai ci siamo e bisogna aspettarsi simili
tiri. Il poeta ci avverte che sulla terra _nihil novi_ e quindi nessuna
cosa deve far maraviglia. Del resto, la fine del mondo non verrà così
per capriccio, deve provocarsi con stranezze e stravaganze, e il sole
allora si precipiterà nel vuoto, esclamando come il biblico Ercole:
“Muoia Sansone con tutti i Filistei„, quando avrà perduto la pazienza e
si sarà stancato di illuminare le nostre pazzie.
Ma lasciamo stare il sole! La scienza ha pensato anche a lui e ride
di una possibile minaccia. “Se il sole venisse a mancare, — scrive
un astronomo tedesco — noi potremmo vivere comodamente nel centro
della terra, sviluppando calorico, luce e vita con l'elettrico.„
Il sole dunque poteva fare il capriccioso e il dispotico due secoli
fa, ma appena il benedetto ranocchio del Galvani ebbe quella piccola
convulsione nevrastenica, i tempi mutarono anche per lui; e l'uomo
moderno non solo non l'adora, come una divinità, ma arriva finanche a
dirgli che a conti fatti non è poi tanto necessario. Se non gli dà il
benservito, è per pura cortesia. Del resto, faccia il suo comodo, noi
faremo il nostro, mangiando giornali e libri!
*
* *
Ma non vi faccia gran maraviglia. I libri alle volte sono stati
mangiati.
I Tartari, — ce lo dice il signor Augier de Gisten — quando avevano
nelle mani qualche libro, lo mangiavano per acquistare la sapienza,
prendendo troppo alla lettera quelle parole della Bibbia: “Figlio
dell'uomo, mangia questo libro e va a parlare ai figliuoli di Israele.
Aprii la bocca e mi fece mangiare il libro, che divenne dolce come
il miele.„ Ma se ai Tartari riuscivano dolci come il miele, ad altri
invece riuscirono amari ed indigesti.
La storia ci parla di tanti poveretti, che furono condannati a mangiare
le proprie opere; e molti letterati sanno di che sapore è il libro
stampato.
Il Brunet riporta moltissimi esempî, ma basta per tutti il caso di
Isacco Volmar. Costui dettò alcune satire contro il duca di Sassonia,
Bernardo il Grande. Fatto poi prigioniero alla presa di Brissac, il
duca lo chiama a sè, e, mostrandogli un esemplare di quelle satire, gli
dice:
“Hai detto che sono molto pepate; ebbene, voglio che le mangi dinanzi a
me, se ami la vita!„
E il povero Volmar dovè, per parecchie ore, masticare e inghiottire
quel frutto del suo ingegno, che, quantunque ben pepato, non gli riuscì
saporito, nè molto salutare.
Ma ai posteri invece riusciranno saporiti e salutari.
Immagino la cura degli editori per rendere più appetitosa la merce!
Oggi si pensa alla carta americana, all'inchiostro di Monaco, allora si
penserà a condire i libri con buoni aromi.
Che bellezza! il _Cuore_ del De Amicis alla vainiglia, l'_Asino_
del Guerrazzi al limone, gli _Uccelli_ del Michelet alla crema, i
_Miserabili_ all'anice, i _Pezzenti_ alla cioccolata, ecc., ecc.!
“Ogni cosa nuova — dice il Pascal — porta con se inconvenienti e
vantaggi.„ E nel caso nostro gl'inconvenienti ci sono. Prima di tutto
per leggere un libro bisogna comprarlo: è inutile ricorrere agli
amici. Chi volete che presti un libro, quando leggere sarà sinonimo di
mangiare?
E in casa? Tutti i libri debbono essere chiusi a doppio catenaccio.
Guai a lasciare aperti gli scaffali! I vostri bimbi vi faranno il bel
complimento, ed anche la domestica non avrà scrupolo di mangiarsi a
poco a poco tutta la scienza del suo riverito padrone.
Immagino le scenette curiose che succederanno tra padre e figlio.
“Mario, hai mangiato il _Diritto Romano?_„
— Nossignore, papà. —
“E la _Procedura Civile_? chi ha mangiato la _Procedura Civile_?„
Del resto non sarà un grave danno: i signori avvocati, anche senza
Diritti e Procedure, sapranno andare avanti, infinocchiando clienti e
giudici.
Un vero danno sarà per le biblioteche pubbliche.
Chi non ha spiccioli per far colezione si reca subito ad una R.
Biblioteca, e col pretesto di studiare, consultare, riscontrare,
mangia. Comprendo benissimo che i Governi, savî e previdenti,
aggiungeranno nuovi articoli al Codice Penale; comprendo che nelle
Biblioteche Nazionali, Provinciali e Comunali ci saranno in permanenza
soldati e guardie di città con le baionette in punta, per tener
d'occhio gli studiosi. Opera vana! Ci vuol tanto poco ad ingoiare
una pagina di libro. Che cosa potrebbero fare quei soldati? Ammazzare
un povero diavolo perchè mangia? Starebbero freschi! Credete che nel
duemila non ci siano socialisti? I partiti estremi farebbero cadere
il Parlamento. Ammazzare chi mangia! Oh! dunque bisogna star digiuni?
Reazionari! forcaiuoli! assassini!
Allegri dunque, signori studenti del duemila. La vita per voi costerà
poco, giacchè al cibo dell'anima e del corpo provvederanno le R.
Biblioteche.
Un vero guaio lo passeranno i poveri maestri elementari.
I nostri marmocchi, quando vanno a scuola, si riempiono le tasche di
ciliege e di biscotti, e, mentre il maestro si sfiata per far capire il
meridiano o la divisione a due cifre, essi si sgranano la merenduccia;
ma domani si adatteranno con i libri.
“Signor maestro, Margiotta si mangia l'aritmetica!„
“Signor maestro, De Nicolais ha mangiato due pagine del mio libro di
lettura!„
“Signor maestro! signor maestro!..„
Ed il povero pedagogo a gridare, a minacciare, a castigare, a
persuadere con la voce e con gli scappellotti — secondo i regolamenti
non si dovrebbero dare, ma si danno lo stesso! — che i libri si
mangiano a fin d'anno, dopo gli esami.
Avviso alle future madri: sia abbondante la colazione ai vostri
figliuoli. Se voi risparmiate il pane e il companatico, i birichini
ricorrono ai libri!
E basta con gl'inconvenienti. A parlarne troppo potremmo sembrare
retrogradi. Oggi bisogna dare il benvenuto a tutte le cose nuove e
battere le mani ad ogni scoperta: quindi parliamo dei vantaggi.