Siamo amanti della pace, vogliamo la pace, ma intanto abbiamo un
Ministero della Guerra, non della pace; scuole di guerra, non di pace!
I nostri R. Cantieri non lavorano che per la guerra. A Roma, vi sono
in permanenza Commissioni e Sottocommissioni, che studiano notte e
giorno, e, a basi di calcoli, di esperimenti, mutano, trasformano
tutto il materiale da guerra. Ogni anno nuovi fucili, nuove cartucce,
nuove uniformi, nuove tende, nuove corazze, nuovi tipi di navi e di
sottomarini. Lo Stato Maggiore sta sempre con l'occhio alla penna. I
piani di attacco, di invasione, di difesa sono completati, sissignore,
ma non possono restare allo _statu quo_; occorrono continue modifiche.
Debbono essere ritoccati, perfezionati, secondo le circostanze e le
esigenze militari.
Il soldato dev'essere sempre pronto; ed ecco le grandi manovre, che
sono come i concerti di quella terribile musica.
E dovunque è così: tutti gli Stati sono all'erta per ben riceverla.
Si racconta: il feld-maresciallo von Moltke, Capo dello Stato Maggiore
Tedesco, se la dormiva una notte saporitamente, quando venne destato
di soprassalto dal suo Aiutante di campo, il quale gli annunziò che
era stata dichiarata la guerra con la Francia. Von Moltke, senza punto
scomporsi, disse: “Incartamento N. 5.„ Si voltò dall'altro lato e
ricominciò a russare.
L'Aiutante aprì l'incartamento indicato e trovò tutto il piano
di mobilitazione, con annessi ordini già firmati, da spedirsi ai
comandanti di Corpi d'Armata. Non fece altro che aggiungervi la data
e correre al vicino ufficio telegrafico. Dopo due ore tutti pronti per
dar principio allo spettacolo!
Questo cinquant'anni fa. Oggi _l'incartamento N. 5_ non contiene solo
il piano di mobilitazione, ma inchieste segrete, statistiche, carte
geografiche, topografiche sulla Francia. E sapete perchè? Le Nazioni
civili si spiano maledettamente. I nostri piani di guerra, segreti,
segretissimi, custoditi da una dozzina di chiavi, si conoscono a
Vienna, a Parigi, a Berlino, a Londra, a Pietroburgo; come dall'altra
parte a Roma si conserva una copia in carta libera de' piani,
sottopiani e terrapiani delle Nazioni amiche. Potreste dire: ma sarebbe
meglio che questi benedetti piani si preparassero in piazza, una volta
che... Avete ragione, ma le spie? Dovrebbero morir di fame? No, in
questo mondo tutti debbono vivere!
*
* *
Però, bisogna confessarlo, noi moderni l'abbiamo molto perfezionata la
guerra. I nostri padri, felini e ignoranti, si scannavano come cani.
Armati fino ai denti, coverti di corazze e cimieri, si davano colpi
da orbi. Vergogna! Un po' di umanità ci vuole anche quando si ammazza.
Siamo uomini o belve noi?
Per fortuna un monaco inglese, nei suoi ozî beati, inventa la polvere.
Bravo il figlio di S. Francesco! Invece di recitare l'Ufficio Divino
o preparare liquori per i palati aristocratici, ci combina il bel
servizio! Ma zitto, noi dobbiamo essergli grati. La polvere ha portato
il progresso, la civiltà, l'umanità nella guerra. Via, via le daghe,
i dardi, le baliste! Roba da selvaggi. Noi moderni abbiamo il cannone
Krupp, che tira a 5000 metri e regala 35 colpi al minuto. Si muore, ma
nessuno si macchia le mani di sangue.
Oggi la guerra è una scienza e tiene a sua disposizione fisica,
chimica, elettrotecnica.
La polvere fa molto fumo? Male, malissimo; sul campo di battaglia
ci vuole... arrosto; e perciò un italiano, pratico e umanitario, ha
inventato la polvere senza fumo. Sta bene. Ma sapete: quello scoppio
del cannone dà sui nervi. Santo Iddio, dopo cinque minuti si è sordi! È
un inferno, un inferno perfetto!
Avete ragione; ma si è provveduto anche a questo. Noi oggi abbiamo la
polvere muta, che fa i fatti suoi senza la minima ciarla. Il cannone
non brontola più, il fucile non cinguetta; l'uno e l'altro lavorano in
silenzio. Il proiettile arriva, vi colpisce, voi ve ne andate all'altro
mondo, senza sentire il minimo rumore. Calma perfetta. Si sentirebbero
volare le mosche, se questi animalucci avessero la pazza curiosità di
assistere a quei drammi!
A noi moderni spetta un altro vanto: oltre a rendere la guerra meno
antipatica e più umana, le abbiamo dato un po' della nostra fretta.
I nostri padri perdevano molto tempo. I Romani, per citare i maestri
dell'arte, consumarono 33 anni per vincere i Sanniti, 44 per domare i
Cartaginesi. Un'eternità! La incominciavano i padri e la terminavano i
figli! Noi invece ci sbrighiamo in pochi giorni.
Eh! ci vuol tanto poco a bombardare una città! Dieci bocche di cannone,
a getto continuo, in mezz'ora vi distruggono New York!
E poi, lasciate che si perfezioni il dirigibile e l'areoplano: la
guerra, anche più importante, sarà ridotta a pochi minuti. In un giorno
solo: _ultimatum_, guerra, pace.
Altro che _veni, vidi, vici_ di Cesare!