_Del Principato di Benevento ritolto a' Greci; e come a quello si riunì
il Contado di Capua._
I Beneventani, come si è detto, mal sofferendo l'aspro e duro governo,
che d'essi faceva Giorgio Patrizio, si risolsero sottrarsi dal
giogo de' Greci[565]: essi ch'erano avezzi a dominare, fremevano ora
vedendosi in servitù; scrissero perciò a Guaimaro Principe di Salerno,
che s'aveva sposata Jota sorella di Guido III Duca di Spoleto, che
sollecitasse suo cognato a venire in Benevento con potenti forze,
perch'essi si sarebbero dati a lui. Non fu questo Guido quegli, che
aspirò all'Imperio, e che lungamente contese con Berengario, come gli
altri si diedero a credere: fu questi figliuolo di Guido II, Duca di
Spoleto, del quale fassi menzione in Erchemperto[566]: poichè siccome
si è narrato, Guido Imperadore per un repentino vomito di sangue
spirò l'anima nell'anno 894. E Giorgio fu scacciato da Benevento da
quest'altro Guido nell'anno 896. Tosto dunque venne Guido in Salerno
accompagnato da valorosi soldati, sotto il pretesto di veder sua
sorella, e poi sotto Benevento portatosi con sufficienti forze, i
Beneventani, che non ne volevano altro che questo, si diedero a lui,
scacciandone Giorgio, al quale per cinquemila ducati donarono la vita:
così i Greci perderono Benevento, dopo cinque anni che lo presero.
Tenne Guido il Principato di Benevento meno di due anni; poichè avendo
fatto ritorno in Spoleto e distratto in altre imprese, deliberò cederlo
a Guaimaro suo cognato: Guaimaro tentò d'occuparlo; ma non volendo
i Beneventani per li suoi crudeli e pessimi andamenti, ammetterlo,
ne avvisarono Adelferio Castaldo d'Avellino, affinchè in istrada gli
tendesse aguato e frastornasse i suoi disegni: Adelferio lo sorprese
di notte tempo, e cavatigli gli occhi, lo costrinse nell'anno 898 a
ritirarsi in Salerno[567]. I Beneventani, ciò inteso, si risolsero
restituire nel Principato Radelchi, dal quale gli anni a dietro
l'aveano discacciato. Così dopo dodici anni fu Radelchi reintegrato in
Benevento l'anno 898.
Ma perchè non era niente istrutto dell'arte del regnare, per la sua
semplicità e dappocaggine, tornò, come altre volte, a perdere il
Principato; poichè datosi in braccio di Virialdo, uomo crudele e che
pessimamente trattava i Beneventani, tosto di nuovo ne fu scacciato.
Egli stimolato da Virialdo diede l'esilio a molti Nobili beneventani,
i quali ricovratisi in Capua ed ivi trattati splendidamente dal Conte
Atenulfo, seppe tanto questo accorto Principe rendersegli benevoli,
che questi cominciarono a pensare come potessero scacciare da Benevento
Radelchi, ed innalzare a quel soglio Atenulfo: e se bene tra i conviti
e tra i giuochi più volte i Beneventani gli avessero insinuato
questo lor pensiero; Atenulfo fingendo ch'essi lo dicessero per
burla, penetrando però a dentro la loro voglia, occultamente cominciò
anch'egli a pensar i modi da poterne venire a capo.
Affinchè da quest'impresa non fosse distolto da Guaimaro Principe
di Salerno, pensò unirsi con costui in istretto parentado, e per
una ambasciata molto umile ed affettuosa con preghiere e scongiuri
chiesegli per Landulfo suo figluolo la figliuola del Principe Guaimaro
Seniore, protestando di voler essergli soggetto, siccome furono i suoi
predecessori a' Principi di Salerno[568]; ma erano ributtate tutte
queste preghiere per istigazione di Landulfo e Pandone, che scacciati
da Capua da Atenulfo loro fratello, in Salerno eransi ricoverati:
questi si opponevano milantando fra breve volerlo discacciare dalla
sede, che ad essi aveva usurpato, e perciò non si dovesse con lui
avere pace. S'univa ancora a costoro Jota moglie del Principe Guaimaro
Seniore, la quale sdegnando di dare sua figliuola a Landulfo soleva
dire, ch'ella nata di regal stirpe (poichè era figliuola di Guido II
Duca di Spoleti) non poteva in conto alcuno imparentarsi con un suo
suddito: diceva ella così, perchè i Conti di Capua prima erano soggetti
a' Principi di Salerno, poichè nella divisione che si fece di questi
due Principati, Capua andò compresa con quel di Salerno e non di
Benevento.
Vedutosi perciò Atenulfo così deluso, ruppe ogni indugio, e non
riuscitogli questo suo disegno, tentò unirsi con Attanasio Vescovo
insieme e Duca di Napoli. Avea questo Duca una sua figliuola Gemma
nomata: la chiese per Landulfo suo figliuolo, al che Attanasio tosto
acconsentì, e per mezzo di questo legame si strinsero fra loro in una
ben ferma e stabile pace[569].
Intanto crescevano i disordini in Benevento, e molti cittadini ancorchè
non scacciati, volontariamente la propria lor patria, fuggendo,
lasciarono, ed in Capua ricovraronsi; onde multiplicati i Beneventani
in Capua cominciarono co' loro parenti ivi rimasi a maneggiare la
congiura; ed avendo comunicato il tutto con Atenulfo, armati essi
con pochi altri Capuani, che Atenulfo volle condur seco, celatamente
si portarono in Benevento, ove coll'intelligenza di color di dentro,
entrati di notte nella città la sorpresero, e cinto il Palagio ove
era Radelchi, lo fecero immantenente prigione, ed intanto tutti i
malcontenti e gli esiliati scorrendo per la città, unitisi in un
tratto così i Nobili, come il Popolo, tutti unitamente salutarono
Atenulfo loro Principe. Atenulfo vedutosi con tanta conformità di
voleri innalzato a grado sì eccelso, non mancò dal suo canto portarsi
con tutti con estrema mansuetudine ed umiltà, profondendo molti
doni, perchè maggiormente stringesse a lui gli animi de' Beneventani:
così Atenulfo da Castaldo ch'era, dopo avere tredici anni come Conte
governata Capua, fu in quest'anno 900 fatto Principe di Benevento,
unendosi con ciò nella sua persona il Contado di Capua al Principato
di Benevento, e di due fattosi uno Stato in una medesima persona;
con indignazione d'alcuni del partito di Radelchi, che mal soffrivano
esser dominati da uno straniero, com'essi chiamavano Atenulfo, per non
essere discendente, nè della stirpe degli antichi Duchi e Principi di
Benevento.
Non divise Atenulfo questi Stati, ma si ritenne la stessa politia, nè
da qui cominciarono i Principi di Capua, come alcuni credettero, o che
perciò il Contado di Capua passasse in Principato: poichè Atenulfo,
siccome i suoi figliuoli, furon Principi chiamati, perchè tennero il
Principato di Benevento; e se alle volte in alcuni monumenti delle
nostre antichità son detti Principi capuani, fu perchè così Atenulfo,
come i suoi figliuoli Landulfo ed Atenulfo, che gli succederono, non
lasciarono di tenere la lor sede in Capua, dove continuarono la loro
residenza; per questo si fece, che tratto tratto secondo l'uso del
volgo si cominciassero a chiamar Principi capuani, perchè dimoravano
in Capua, ma non già perchè Atenulfo avesse istituito di Capua un nuovo
Principato separato da quello di Benevento, siccome si vede chiaro dal
concordato fatto tra Gregorio Duca di Napoli e Landulfo ed Atenulfo
Principi, rinovato dopo nel 933 da Giovanni nipote di Gregorio, che
al zio succedette, ove tra le altre cose si legge: _In toto Principatu
vestro Beneventano cum omnibus suis pertinentiis: nec in toto Comitatu
Capuano: nec in Teano cum pertinentiis suis_; ciò che ben pruova
Camillo Pellegrino sopra l'Anonimo salernitano.
Atenulfo per istabilir con maggior fermezza il Principato nella sua
maschile discendenza, associò tosto a quello nell'anno 901 Landulfo
suo figliuolo, il quale da quest'anno insieme col padre lo governò;
e dopo esser dimorato per qualche tempo in Benevento, fece ritorno
a Capua, ove volle continuar la sua residenza, lasciando il governo
di quella città a Pietro Vescovo della medesima, del quale però
non potè molto lodarsi, perchè scovrì che costui per macchinazione
d'alcuni Beneventani tentava con orribile infedeltà rendersi di quella
Signore[570]; onde immantinente Atenulfo ritornato in Benevento,
imprigionò i ribelli, e ne discacciò tosto il Vescovo, il quale pien
di vergogna si ricovrò a Salerno sotto la protezione del Principe
Guaimaro, che per far dispetto ad Atenulfo suo inimical l'accolse e lo
provide di ciò che gli era necessario. Per questa cagione la città di
Benevento cominciò pian piano a scadere dal suo splendore; perchè la
sede de' suoi Principi trasferita in Capua, fecegli molto perdere della
sua maestà, e che poi devastata da' Saraceni perdesse ogni pregio ed
eminenza; ed all'incontro avvenne che Capua cominciasse a risorgere e
si rendesse più sublime.
In questi medesimi tempi ancora accaddero in Salerno disordini
grandissimi; poichè i Salernitani male sofferendo l'aspro e crudel
governo che d'essi faceva Guaimaro, da poi che da Adelferio Castaldo
d'Avellino gli furon cavati gli occhi, tumultuarono apertamente, e
ricorsi tutti a Guaimaro suo figliuolo, strepitando ch'essi non potevan
più soffrire la crudeltà del suo padre cieco, volevano lui per loro
Signore, e così detto, lo presero, e portatolo dentro la chiesa del
Beato Massimo, proclamarono Guaimaro per loro Principe[571]; così
avendo nell'anno 901 deposto il padre crudele, lungamente sotto il
placido governo di suo figliuolo vissero tutto giolivi e festanti:
onde è che nelle Cronache de' Principi di Salerno, il primo Guaimaro
vien chiamato _malae memoriae_, ed il secondo suo figliuolo _bonae
memoriae_, non altrimente che presso i Normanni fu detto Guglielmo il
Malo e Guglielmo il Buono.
I. _Nuove scorrerie de' Saraceni, e ricorsi per ciò fatti
agl'Imperadori d'Oriente._
Intanto i Saraceni, che nel Garigliano s'eran bene fortificati, e
che scorrendo da per tutto infestavano il Principato di Benevento ed
il Contado di Capua, non potevano da forze minori o uguali essere
impediti. Tentò una volta Atenulfo, unitosi con Gregorio Duca di
Napoli, che ad Attanasio era succeduto, e con gli Amalfitani, presso
Trajetto di sterminargli, ma non riuscitogli il colpo secondo i suoi
voti, s'avvide che ogni sforzo sarebbe stato vano, se non s'univano
alle proprie le forze straniere. Era vano il ricorrere come prima
agli aiuti degl'Imperadori d'Occidente; non minori erano i bisogni di
costoro per le tante revoluzioni, nelle quali erano involti: fu adunque
con provido consiglio tutto rivolto agli aiuti dell'Imperador Lione,
a Basilio suo padre succeduto, il quale allora imperava in Oriente, e
spedì in Costantinopoli per questo il proprio suo figliuolo e compagno
nel Regno Landulfo, al quale, essendo stato cortesemente ricevuto da
Lione, furon promessi tutti gli aiuti, che richiedeva. Non altrimenti
che fecero gl'Imperadori d'Occidente, ambivano ora que' d'Oriente
soccorrere i nostri Principi, perchè con ciò potessero restituire
in queste nostre Province la loro sovranità già abbassata per la
potenza di quelli d'Occidente; perciò oltre di far unire un potente
esercito per mandarlo in queste Province contro i Saraceni: proccurò
ancora Lione rendersi benevoli li nostri Principi con decorargli colla
molto stimata in questi tempi dignità del Patriziato: ne ornò perciò
Landulfo, siccome fece da poi a Gregorio Duca di Napoli ed a Giovanni
Duca di Gaeta.
Atenulfo intanto, essendo Landulfo lontano, associò anche in quest'anno
910 al suo Principato l'altro suo figliuolo, che come lui Atenulfo
era nomato; e con molta ansietà attendeva i promessi soccorsi, tutto
ardendo di desiderio di sterminare i Saraceni da queste Province;
ma furono rotti tutti i suoi disegni da pur troppo importuna ed
inaspettata morte. Morì egli in Capua nel mese d'aprile di quest'anno
910, ed alcuni rapportano la sua morte nell'anno seguente nel mese
di luglio. Fu in Capua sepolto, e quindi non più in Benevento, ma in
Capua si leggono i tumuli de' Principi suoi successori, ove fermarono
la loro sede. Finì con danno universale i suoi giorni, dopo aver
tenuto Benevento dieci anni, e sei mesi. Principe veramente glorioso,
e che seppe colle sue proprie mani fabbricarsi la sua fortuna, e colla
sua incomparabile accortezza da semplice Castaldo esser portato al
soglio de' Principi di Benevento: ma molto più commendabile per aver
proccurato d'unire questi due Stati, Benevento e Capua, acciocchè
potessero più lungamente aver durata, e non così prestamente ruinare,
come già sarebbe accaduto, e siccome da poi avvenne; e per aver educati
i suoi figliuoli con animi cotanto concordi e docili, che con raro
esempio dopo la sua morte si videro ambedue con grandissima concordia
reggere il Principato senza il minimo disturbo.
Landulfo, che ritrovavasi in Costantinopoli, intesa la morte del padre,
tosto in Capua fece ritorno, ove accolto dal fratello Atenulfo, ambedue
con mirabile concordia ressero uniti lo Stato, nè vollero, seguitando
i consigli del padre, infra di loro partirlo, o che uno presedesse in
Benevento e l'altro in Capua, ma ambedue, fermata come prima la loro
residenza in Capua, dalla medesima attesero a reggerlo.
Giunse in questo mentre l'esercito mandato dall'Imperador Lione sotto
il comando di Nicolò Picigli Patrizio, il quale per assicurarsi vie più
dell'animo dei vicini, portò seco da parte dell'Imperadore la dignità
del Patriziato a Gregorio Duca di Napoli, ed a Giovanni Duca di Gaeta.
Ed avendo congiunto il suo esercito con quello di questi due, e colle
forze di Guaimaro Principe di Salerno, accresciuto anche con gran
numero di Pugliesi e Calabresi, che erano allora ritornati in gran
parte sotto la dominazione de' Greci, pose il campo lungo il Garigliano
contro i Saraceni. Giovanni X, o sia XI, come altri scrissero R. P. a
cui egualmente premeva l'espulsione di questi Barbari, e che perciò ne
avea anche scritte molte lettere all'Imperador Lione, volle anche aver
parte in sì gloriosa impresa, e spintovi parimente Alberigo Marchese
di Toscana suo fratello, vi corse con molta gente, che fece attendare
dall'altra parte del fiume. Il Sigonio[572] credette che Giovanni X,
fosse il primo Papa, che fosse veduto alla testa d'eserciti armati;
ma non fu questi certamente il primo, poichè, come si è veduto, questo
pregio non dee togliersi a Giovanni VIII che fu il primo, lasciando le
chiavi, ad imbrandir la spada.
I Saraceni per tre mesi sostennero con estremi disagi quest'assedio,
ma finalmente, essendo loro mancata ogni sorte di vettovaglie, portati
dalla disperazione, misero fuoco alla loro Fortezza, ed incendiarono
tuttociò ch'essi avevano, non perdonando nè meno ai loro tesori, che da
vari luoghi, che aveano depredato, ivi avean congregati; poi si diedero
tutti stretti insieme a fuggire con maraviglioso impeto per le selve
ed a salvarsi su le cime de' monti; ma inseguiti sempre da' nostri ne
fu d'essi fatta strage infinita: così in quest'anno 916, secondo ciò
che ne scrisse Lupo Protospata[573], furono i Saraceni scacciati dal
Garigliano. Ma se bene di questa peste se ne fosse veduta libera questa
provincia, non è però che l'avanzo dei medesimi, accresciuto da poi
da coloro che sin dall'Affrica vennero, tornati delusi per l'assedio
di Roma, che vergognosamente lasciarono, e ricovrati finalmente in
Puglia nel Mante Gargano, costruttasi ivi una forte Rocca, non avessero
inquietati i luoghi di quest'altra provincia, e che finalmente scorsi
insino a Benevento, non dassero a questa città un sacco memorabile,
con metter tutto a fuoco: essi fortificati nel Gargano tenevan tutta la
Puglia in iscompiglio e le parti ancora vicine.
Non bastarono in questa provincia i soli danni, che i Saraceni
inferivano, che vollero i Popoli stessi cagionarsene de' maggiori:
poichè i Pugliesi e' Calabresi, mal potendo soffrire il gravoso giogo
de' Greci, si ribellarono da essi, e datisi in potere di Landulfo
Principe di Benevento, venne questi in isperanza di restituire Bari,
e molte città della Puglia al Principato di Benevento, onde contro i
Greci rivoltò le sue armi; ma ritornarono ben tosto i Pugliesi ed i
Calabresi sotto il dominio de' Greci, poichè questi fortemente cruciati
contro Landulfo, si voltarono da poi agli aiuti de' Saraceni stessi,
che fecero venire sin dall'Affrica, e nell'anno 919 gli ridussero alla
lor ubbidienza, rendendo vani gli sforzi di Landulfo: e perchè la città
di Bari sede degli Stratigò, insieme colla Puglia fosse ben retta,
vi mandò l'Imperadore un nuovo Stratigò _Ursileo_ nomato, prode e
valoroso Capitano, il quale con somma vigilanza alla custodia di questa
provincia contro i disegni di Landulfo tutto era inteso: ed essendo
finalmente nell'anno 921 stato provocato a combattere da Landulfo, andò
egli ad incontrarlo in Ascoli, ove ferocemente combattendosi, fu ne'
primi impeti da' Greci preso Landulfo, ma sul meglio del furor della
battaglia restò Ursileo ucciso; perciò i Greci avviliti e sconfitti, il
Principe non solo ricuperò la libertà, ma riportandone piena vittoria
invase la Puglia, la quale poi, secondo che narra Lupo Protospata[574]
nell'anno 929, essendosi confederato con Guaimaro Principe di Salerno,
proccurò, colle armi già invasa, ritenersela per se, siccome per sette
anni la ritenne.
Fu perciò in questi tempi varia la fortuna de' nostri Principi
longobardi sopra i Greci: si guerreggiò sovente infra di loro, e presso
Matera una volta ferocemente, ove Imogalapto Stratigò restò morto; ed
i Greci ora perdenti ed ora vincenti, finalmente se bene ricuperassero
dalle mani de' Longobardi la Puglia e la Calabria, non è però, come
credette il Baronio[575], che ritogliessero a' Longobardi quella
parte della Campagna, che bagna il Vulturno; poichè da' Principi di
Benevento, insieme Conti di Capua, fu in questi tempi e da poi sempre
ritenuta, come ben lo dimostra Camillo Pellegrino[576]. Così avvenne
ancora, che i nostri Principi longobardi con gl'Imperadori greci Romano
e Costantino, che a Lione VI succederono, ora furono inimici, ora
amici e confederati e dependenti, rendendosi tali con ricevere da essi
l'onore del Patriziato. Ben egli è vero ch'essendo ritornata sotto la
dominazione de' Greci la Puglia e la Calabria, si restrinsero molto
più i confini del Principato di Benevento e di Salerno, di quello che i
nostri Principi longobardi tenevan prima, quando il Ducato di Benevento
si estese tanto, che come s'è detto abbracciava quasi tutto ciò che ora
è Regno di Napoli.
Il Principe Landulfo regnò insieme col suo fratello Atenulfo
II, ventidue anni insino all'anno 932, fu da poi questo Principe
discacciato, ed essendosi ricovrato in Salerno, fu da Guaimaro II, suo
genero, accolto. Volle però Landulfo, che ne' diplomi si ritenesse e
scrivesse ancora il nome di suo fratello scacciato; e perciò in questi
tempi, essendo a Gregorio nel Ducato di Napoli succeduto Giovanni
suo nipote, fu da costui rinovato il Concordato fatto nell'anno
911 tra il suddetto Gregorio con Atenulfo I, nel quale Concordato
Giovanni Console e Duca, promette a Landulfo I e ad Atenulfo II,
suo fratello, ancorchè questi si trovasse profugo in Salerno, e ad
Atenulfo III, figliuolo di Landulfo I, di non inquietare il Principato
di Benevento colle sue pertinenze, nè il Contado di Capua, nè Teano
colle sue pertinenze, nè gli uomini di questi Stati, ma continuare
fra essi una concorde amicizia: e così all'incontro promettevasi a
questi Popoli una stabile e ferma pace, e di giudicare nelle loro
cause _secundum legem Romanorum, aut Longobardorum_; e molti altri
patti s'accordarono fra loro secondo le disposizioni delle leggi
longobarde; donde, come altrove fu avvertito, si scorge chiaro, che
sino da questi tempi presso questi Popoli la legge de' Longobardi era
la dominante ed indifferentemente osservata. Notasi ancora in esso la
subordinazione e dependenza, ch'ebbero sempre i Duchi di Napoli dagli
Imperadori d'Oriente, poichè imperando in questi tempi Costantino
e Romano in Costantinopoli, perchè per queste promesse e Concordati
non si pregiudicasse dal Duca di Napoli in niente alla sovranità, che
in questo Ducato vi ritenevano gl'Imperadori d'Oriente, si soggiunse
dal Duca Giovanni: _Haec omnia vobis observabimus, salva fidelitate
sanctorum Imperatorum._
Morto in Salerno nell'anno 933 Atenulfo II, Landulfo associò al
Principato Atenulfo III, suo figliuolo ed un altro Landulfo pur suo
figliuolo, che Landulfo II, diremo.
Morì Landulfo Seniore verso l'anno 943 lasciando per successori questi
due suoi figliuoli. Ma nell'anno seguente 944 restò solo Landulfo II
a regnare. Nè mai Benevento da Capua fu intorno all'amministrazione
e governo separato, formando sempre appo costoro una sola Dinastia,
ancorchè, per la lor sede che era in Capua, fossero stati appellati
_Principes Beneventanorum, et Capuanorum_[577].
Il Principe Landulfo II, pur in sua vita associò al Principato
nell'anno 959 due figliuoli, Pandulfo, che Ostiense e gli altri
Scrittori chiamarono _Capo di ferro_ (di cui spesso ci tornerà far
memoria per le sue famose gesta, e perchè nella sua persona s'unì anco
il Principato di Salerno) ed un altro Landulfo, che perciò lo diremo
III, li quali, morto Landulfo II, intorno all'anno 963 gli succederono
nel Principato: ma Landulfo III, essendosi diviso col fratello, e
toccatogli in sorte il Principato beneventano, fisse la sua sede in
Benevento[578]; onde si videro un'altra volta divisi questi due Stati,
in Benevento presidendo questo Landulfo, ed in Capua Pandulfo Capo di
ferro. Ma da poi nel 969 essendo morto Landulfo III, ancorchè avesse
lasciato un suo figliuolo Pandulfo II, nulladimeno Pandulfo Capo di
ferro per l'impetuosa brama di dominare, aggiudicò il Principato di
Benevento a se ed al suo figliuolo Landulfo IV, escludendone il suo
nipote Pandulfo II, il quale però finalmente nell'anno 981, avendone
discacciato Landulfo IV, lo ricuperò ed a' suoi posteri lo trasmise,
come nel seguente libro diremo.
Nel Principato di Salerno intanto, per la morte di Guaimaro accaduta
nell'anno 933[579], era succeduto Gisulfo suo figliuolo. Resse costui
con varia fortuna lungamente il Principato; ed a' suoi tempi, secondo
che narra Lione Ostiense[580], fu nell'anno 954 scoverto in Pesto città
della Lucania il corpo dell'Appostolo Matteo, pure per revelazione del
medesimo Santo; ed affinchè Salerno non avesse anche in ciò che cedere
a Benevento, ove da Lipari fu trasportato quello di S. Bartolomeo, fu
da Pesto trasferito il corpo di S. Matteo in Salerno. Venne a noi, non
altrimente che quello, da parti lontanissime: quello dall'India, questo
dall'Etiopia, dove patì il martirio: dall'Etiopia narrasi, che fosse
stato trasportato fino nella Bretagna, indi in Pesto nella Lucania, e
quindi in Salerno[581].
(A' tempi, ne' quali dimorò _Gregorio VII_, in Salerno, par che si
fosse perduta la memoria di questo sacro deposito; poichè, secondo che
narra _Paolo Bernriedense_, nella di lui vita _pag._ 240 fu scoperto
nuovamente il corpo dell'Appostolo da _Gregorio_, del quale nuovo
ritrovamento si fece tanta festa, scrivendo egli, pochi anni prima
della sua morte, quella lieta e festevole lettera, che ora leggiamo
ne' tomi de' Concilj del _Labbe, lib. 8 Ep. 3_. Ecco le parole del
Bernriedense, il qual favellando del cadavere di Gregorio, che fu
sepolto quivi vicino, scrisse: _Corpus ejus sepulturae traditum est
apud B. Matthaeum Evangelistam, de cujus nova inventione laetabundam
scripserat ante paucos annos Epistolam_).
Sentiremo ancora in Amalfi venerarsi il corpo di S. Andrea, ed in
Ortona quello di S. Tomaso, e pregiarsi in fine molte città del Regno
delle ossa e delle reliquie di quasi tutti i santi Appostoli.