Intanto i nostri Principi longobardi ed i Greci che avevano in mano
il governo di queste nostre Province, vedendo tutto andar in ruina,
nè esservi chi potesse porre freno a' loro ambiziosi pensieri; non
mancarono l'uno intraprender sopra l'altro. Il nome d'Imperadore
d'Occidente o di Re d'Italia era per essi poco men che estinto, nè
nulla di lor prendevan cura o ricevevan timore; quindi il potere
degl'Imperadori d'Oriente, cessando quello degl'Imperadori d'Occidente,
cominciò in quelle ad acquistar più accrescimento e le forze de'
Greci a farsi più considerabili; quindi nacque, che i Greci avendo
racquistata buona parte della Puglia e della Calabria, essendosi pure
resi padroni di Benevento, tentassero anche di sorprender Salerno:
quindi tutto il presidio per opporsi a' Saraceni, siccome prima
lo riponevano in quelli d'Occidente, era riposto negl'Imperadori
d'Oriente; e che i Principi stessi Longobardi si proccuravan il lor
favore, e spesso gli richiedevano dell'onore del Patriziato, dignità in
quei tempi maggiore che potesse mai darsi da' Greci: quindi, come s'è
detto, Guaimaro Principe di Salerno per meglio assicurar i suoi Stati
si fece dagl'Imperadori Lione ed Alessandro confermare il Principato
in quella guisa, che a Siconolfo per la divisione fatta con Radalchisio
era stato aggiudicato.
Lo stato delle nostre Province nel declinare del nono secolo era tale:
il Principato di Benevento pur troppo ristretto ed impicciolito per li
Principati di Salerno e di Capua, era in mano de' Greci, e governato
da Giorgio Patrizio mandato dagl'Imperadori di Oriente, i quali ora
solevano mandare in Benevento gli ufficiali a reggerlo. Ma i Greci per
la loro alterigia e fasto, malmenando i Beneventani ridussero costoro
a risolversi di scuotere il giogo, ed a discacciargli da quella città.
Il Principato di Salerno era governato da Guaimaro, del qual era stato
assicurato dagl'Imperadori Lione ed Alessandro figliuoli di Basilio.
Capua ubbidiva ad Atenulfo, il quale avendone scacciato Landulfo e
Landone suoi fratelli, se ne fece Conte. Abbracciava il Contado di
Capua in questi tempi (secondo che l'ignoto Monaco Cassinense[562], ed
Erchemperto n'accertano) tutto ciò che da Caserta e Suessula in lungo
si distende insino ad Aquino, e s'estese alle volte sino a Sora; la sua
larghezza era da Cajazza insino a' lidi del Mar Tirreno, di qua e di là
delle bocche di Linterno, Vulturno e Liri[563].
Buona parte della Puglia e di Calabria era passata sotto la dominazione
de' Greci: alle cui città mandavansi i Patrizi, ovvero i Straticò
per governarle. Gaeta col suo picciol Ducato a' Greci parimente
s'apparteneva, i quali vi destinavano un Duca per reggerlo: lo resse
nel 812 il Duca Gregorio, ed in questi tempi n'era Duca Docibile.
Napoli col suo Ducato era con independente arbitrio governato da
Attanasio, che n'era insieme Duca e Vescovo; ma i confini di questo
Ducato si videro a questi tempi molto ristretti, per essersi Amalfi
staccata da quello, governandosi da un Duca a parte, che riconosceva
l'Imperadore greco per suo sovrano.
Amalfi, di cui alcuni non portano più antica origine, se non che
fosse edificata intorno l'anno 600, prima era governata da' Prefetti
annali; poi ebbe i suoi Duchi perpetui non altramente che Napoli; e
divisa dal Ducato napoletano cominciò pian piano a stendere i suoi
confini, ed a governarsi sotto un Duca in forma di Repubblica. Stese
i suoi limiti da Oriente sino a Vico vecchio: da Occidente vicino al
promontorio di Minerva, e da questo lato s'aggiunsero da poi l'isola
di Capri e le due altre de' Galli. Lodovico Imperadore, prendendo la
protezione degli Amalfitani contro i Napoletani, di che, come si disse,
se n'offese Basilio, assegnò stabilmente ad Amalfi queste isole; quindi
leggiamo, che Lodovico mandasse gli Amalfitani a liberar Attanasio
Vescovo, ch'era stato fatto prigione da Sergio Duca di Napoli; e per
questa ragione, anche per ciò che riguarda la politia ecclesiastica,
l'Arcivescovo d'Amalfi, non già quello di Napoli, ebbe per suffraganeo
il Vescovo di Capri. Verso settentrione abbracciava questo Ducato la
città di Lettere, detta anticamente il castello di Stabia, con Gravanio
Pirio, detto ora Gragnano, Pimontio ed il Casale de' Franchi, e da
mezzogiorno Amalfi stessa, Scala, Ravello, Minori e Majuri, Atrani,
Tramonti, Agerula, Citara, Prajano e Positano.
In decorso di tempo questo Ducato estolse tanto il suo capo, che
resisi per la navigazione gli Amalfitani celebri per tutto Oriente,
crebbero di forze e di grandi ricchezze: molte guerre perciò mossero e
sostennero: s'assunsero il potere di stabilir leggi, che riguardavano
i traffichi e' l commercio del mare: onde presso di noi ebbero quel
medesimo vigore e forza, che presso i Romani la legge Rodia; e Marino
Freccia[564] ci rende testimonianza, che tutte le controversie di
navigazioni e di traffichi marittimi dalle leggi amalfitane erano
decise. Ed a chi è ignoto la maravigliosa invenzione della bussola
doversi a Flavio Gisia, nato in Positano picciol castello di questo
Ducato? S'appropriarono ancora la regalia di coniar monete, le quali
presso tutte le Nazioni d'Oriente si spendevano: onde renderonsi
tanto celebri i tarini Amalfitani, dei quali fassi ancora memoria
nelle nostre Consuetudini, ed in molte antiche carte. Dal Corpo loro
eleggevano i Duchi, ancorchè dagl'Imperadori d'Oriente eran da poi
confermati e fatti Patrizi. Assai più celebri e rinomati si renderono
a' tempi de' Normanni, come nel corso di quest'Istoria si vedrà; e si
goderono di questa libertà, insino che da Roberto Guiscardo intorno
all'anno 1075, debellato Salerno, non fosse stato questo Ducato al
suo Imperio aggiunto; ancorchè ritenessero ancora per molto tempo in
appresso alcuni vestigi di questa cadente libertà.
Ecco fra quanti Principati e Governi era in questi tempi diviso ciò
che ora è un sol Regno. Scorrendo poi da per tutto i Saraceni, che
miseramente in ogni parte portavano desolazioni e ruine, non fu
meraviglia, se col correr degli anni finalmente cedessero ad una
potenza maggiore, per la quale debellati i Greci, i Saraceni ed i
Longobardi, si sottoponessero a' forti e valorosi Normanni.