_Politia ecclesiastica._
Non ricerchi alcuno una vera forma e faccia dello Stato ecclesiastico
in questi tempi. La Chiesa era in uno stato compassionevole e in un
orribil disordine ed in un caos d'empietà: furono scomunicati Papi da'
loro successori, cassati gli atti, ed annullati i sacramenti ministrati
da loro: sei Papi scacciati da quelli, che volevano mettersi in luogo
loro; e due anche uccisi. Fu fatto Papa da Teodora, famosa meretrice
romana, per la fazione che aveva in Roma, uno dei suoi pubblici drudi,
che si chiamò Giovanni X. Fu anche fatto Papa in età di venti anni
Giovanni XI, ch'era figliuolo bastardo di Papa Sergio morto diciotto
anni prima. Papa Stefano VIII, fu da Alberigo fatto sfregiare nella
faccia in tal maniera, che non si lasciò mai più vedere in pubblico. Nè
i Papi erano più eletti dal Clero, ma la Sede di Roma era divenuta la
preda della cupidigia e dell'ambizione. In breve, nacquero in questi
tempi tali e tanti disordini ed inconvenienti, che tutti gli Storici
convengono, non esservi stati Pontefici, ma mostri: ed il Cardinal
Baronio scrisse, che la Chiesa allora stette senza Pontefice, non però
senza Capo, restando il suo Capo spirituale Cristo in Cielo, che non
l'abbandona.
Può ciascuno da se stesso giudicare, come fossero trattate le altre
Chiese d'Italia, e quelle di queste nostre Province, considerando qual
dee essere lo stato di tutte le membra nelle gravi indisposizioni del
capo. Si è veduto in Capua Landulfo Vescovo insieme e Conte di quella
città: in Napoli Attanasio Vescovo e Duca trattar l'arme, guidar truppe
d'eserciti armati, far leghe co' Saraceni istessi contro il Papa e
gli altri Principi cristiani, e mettere in iscompiglio queste nostre
Province. Nè fuori d'Italia stavano meglio queste cose disposte: i
Grandi davano i Vescovati a' loro soldati, ed ancora a' fanciulli d'età
infantile: Eriberto Conte, zio d'Ugo Capete, fece suo figliuolo d'età
di cinque anni Arcivescovo di Rems, e Papa Giovanni X, confermò quella
elezione.
Non si mancò con tutto ciò nel decorso di questo nono secolo, e nel
principio del decimo di stabilire de' canoni in vari Sinodi per far
argine a tanto rilasciamento; ma il tutto in vano, e restarono senza
successo e mal eseguiti. Alcuni Vescovi perciò ed eziandio alcune
persone private si diedero a far raccolta di questi canoni; ma quasi
tutti s'affaticarono sopra i libri penitenziali: surse il penitenziale
di Teodoro, di Alitgario e di tanti altri[582]. Vi furono ancora alcune
raccolte di canoni, come quella di Jarlando Crisopolitano, intitolata
_Candela_: l'altra d'Isacco, soprannomato il Buono, Vescovo di Langres,
di Erardo Vescovo di Tours e di Gualtero Vescovo d'Orleans; ma sopra
tutte queste raccolte quella di Reginone Abate di Prom fatta nel 906
per comandamento di Ratbodo Arcivescovo di Treveri fu la più generale,
che comprende tutta la legge ecclesiastica, e la più metodica, che si
fosse veduta in questi tempi[583]; perciò Burcardo, Ivone di Sciartres
ed altri compilatori de' canoni, che l'hanno seguito, se ne sono
sovente serviti, e l'hanno quasi che trascritta nelle loro collezioni.
Ma se cotanto scadimento si vide nello Stato ecclesiastico, nella
disciplina e nelle cose spirituali, non perciò fu punto scemato
l'ingrandimento della giurisdizione e de' beni temporali. I Papi
facevano valere la loro autorità non meno sopra i laici per le censure
e per le dispense, che sopra i Metropolitani e sopra i Vescovi; fecero
nuove disposizioni abbassando i diritti e preminenze de' Metropolitani
e dei Vescovi, e vollero anche avere la soprantendenza di tutti gli
affari ecclesiastici nelle loro Province e diocesi.
Si ricorreva spesso in questi tempi a Roma, non già per divozione, ma
per ottener dispense d'ogni cosa; e l'ambizione e l'avarizia si copriva
con la dispensazione appostolica: i divieti che si stabilivano dai
canoni in tanti Concilj, servivano per far correre in Roma più gente
per ottenerne dispensa; i gradi vietati per lo matrimonio furono stesi
per ciò sino al quarto grado; e s'introdusse l'affinità spirituale
fra 'l compare e la comare, il figliuolo e la bambina, che anche a'
gradi più lontani fu estesa. Ma i Papi, essendo quali abbiam di sopra
descritto, dispensavano ogni cosa, ancorchè fosse contro i canoni, e
contro gli usi ecclesiastici, nè facevano distinzione di quello che
potessero o non potessero, stimando aumento della loro grandezza ogni
cosa, che fosse sostenuta da coloro, che vi ricorrevano: questi, se
erano potenti, difendevano per loro interesse quello, che impetravano;
il Popolo parte per sua semplicità, parte per lo terrore de' potenti,
approvava quello che non poteva impedire; onde si stabilì un'opinione,
che di qualunque cosa subito, che si avesse la conferma da Roma, ogni
errore passato fosse coverto.
Non pochi crederebbono, che la piccola cura la quale si vedeva
nell'Ordine ecclesiastico delle cose spirituali, e 'l rilasciamento
della disciplina, avesse fatto raffreddar il fervore de' secolari
a donar alle Chiese, ed ai monasteri, e si fosse posto fine a nuovi
acquisti degli Ecclesiastici; nondimeno non fu così, perchè quanto era
diminuita ne' Prelati la cura spirituale, tanto più erano intenti a
conservare i beni temporali; ed aveano convertito le armi spirituali
della scomunica, che prima s'usava solamente per la correzione
de' peccatori, a difesa delle possessioni temporali, ed anche per
ricuperarle, se per caso la poca cura de' predecessori l'avesse
lasciate perdere. Non si tennero Concilj a questa età, ne' quali, fra
l'altre cose, non si pronunziassero delle scomuniche contro coloro
che s'impadronivano de' beni della Chiesa, ovvero gli alienavano. Il
terrore, che a questi tempi portavano al Popolo le censure, era tanto,
che nessuna cosa metteva maggior spavento; ed era cosa mirabile,
che i Capitani, ed i soldati, del resto scelleratissimi e senz'alcun
timor di Dio, che usurpavano quello del prossimo senza alcun risguardo
d'offendere S. D. M., guardavano con gran rispetto, per timor delle
scomuniche, le cose della Chiesa. Da questo nacque, che molti di poco
potere, desiderosi d'assicurar il suo dalle violenze, ne facevano
donazione alla Chiesa con condizione, ch'ella glielo tornasse a dare
in Feudo con una leggiera ricognizione. Questo assicurava i beni, che
da' potenti non erano toccati, come quelli, il cui dominio diretto era
della Chiesa: mancando poi la successione mascolina de' Feudatarj, come
spesso avveniva per le frequenti guerre e sedizioni popolari, i beni
ricadevano alla Chiesa. Quindi nacque la differenza tra' Feudi dati,
ed _oblati_[584] di cui ben a lungo trattarono Struvio[585], Tomasio
ed Erzio[586]. Quindi l'origine delle nostre papali _investiture_, di
cui tratteremo a suo luogo, e quindi finalmente s'introdusse il costume
di ricorrere non meno agl'Imperadori ed a' Principi, che a' Pontefici
romani, affinchè per mezzo de' loro _precetti_, detti altramente
_mundiburdj_, difendessero le possessioni poste sotto la lor protezione
e custodia, minacciando agli invasori e perturbatori di quelle anatemi
terribili, condennando le loro anime in compagnia con quella di Giuda
traditore a pena eternale, a' sempiterni incendj dell'Abisso in mezzo
a' più neri e tristi diavoli dell'Inferno; servendosi perciò di formole
le più spaventose ed orribili.
In tante confusioni e disordini erano ridotti a questi tempi non meno
lo Stato politico e temporale, che l'ecclesiastico di queste Province
e di queste nostre Chiese, finchè non potendo più i nostri Italiani
ed i Papi stessi soffrire tante calamità e miserie, si risolsero alla
fine ricorrere agli ajuti d'Ottone Re d'Alemagna, il Regno del quale,
siccome degli altri Ottoni suoi successori, saremo nel seguente libro
a narrare.