_Di GRIMOALDO II Principe di Benevento, e delle guerre sostenute da lui
con PIPINO Re d'Italia._
I Beneventani, morto Arechi, mandarono Ambasciadori al Re Carlo a
dimandargli con molta sommissione e preghiere Grimoaldo, i quali
giunsero in tempo, quando non erano stati ancora scoverti al Re i
trattati, che Arechi avea avuti con Costantino Imperador d'Oriente,
de' quali non, se non dopo un'anno, ne fu avvisato dal Pontefice
Adriano, che gli aveva scoperti per mezzo d'un Prete capuano chiamato
Gregorio[397], per la qual cosa poterono con minore difficoltà
tirare il Re ad assentire alle loro dimande, concedendo Grimoaldo
per loro Principe, ma innanzi che partisse volle legarlo con questi
patti: _Ch'egli facesse radere a' suoi Longobardi le barbe: che nelle
scritture e nelle monete prima si ponesse il suo nome e da poi quello
di Grimoaldo: e che da' fondamenti facesse abbattere le mura di
Salerno, d'Acerenza e di Consa_.
(Queste parole della pace tra Carlo M. e Grimoaldo II Principe di
Benevento sono conformi a ciò che scrisse _Erchemperto in_ Chronico:
_Chartas quoque nummosque nominis sui caracteribus superscribi
jusserat..... in suis Aureis ejus nomen aliquandiu figurari placuit_.
Questo articolo di pace ricevè maggior fermezza e lume, e nell'istesso
tempo spiega nettamente quella moneta d'oro di Carlo M., rapportata
da Mr. Le Blanc, che diede a più d'uno de' nostri Antiquari gran
travaglio, per intenderne le iscrizioni, poichè portando da una parte
il nome di Carlo M., e dall'altra quello di Grimoaldo, credendo,
che si volesse dinotare Grimoaldo Re de' Longobardi, ed i tempi
non concordando, si videro in maggiori inviluppi. Queste monete si
coniarono così, in esecuzione di questa pace; ed il nome di Grimoaldo
dinota questo Principe di Benevento, e non già Re alcuno di Longobardi.
Nel Museo Cesareo di Vienna fra le altre monete d'oro, che conserva, si
vede ancor questa di _indubitata fede ed antichità_).
[Illustrazione: Moneta]
Assai maggiori condizioni e più dure avrebbe potuto il Re esigere da
Grimoaldo, essendo in suo potere. Ma questi tornato in Benevento,
e ricevuto con infinito giubilo da' Beneventani, per qualche tempo
fece correre le monete e le scritture col nome di Carlo, mostrandosi,
per assicurarlo maggiormente delle sue promesse, in questi rincontri
voler da lui dipendere, se bene della demolizione di quelle Piazze
non se ne parlasse: anzi Grimoaldo per togliere ogni sospetto che mai
potesse aversi di lui, da poi che Carlo scoprì i trattati d'Arechi
suo padre, avendo già l'Imperador Costantino mandato nell'anno 788
in Sicilia Adalgiso con alquante truppe, perchè passato in Calabria,
coll'aiuto de' Beneventani si facesse gridar Re d'Italia, crucciato
ancora l'Imperador greco con Carlo, il quale avendogli promessa una
sua figliuola per moglie, mutato consiglio, gliel'aveva poi niegata:
Grimoaldo non solo non volle concorrere co' disegni di Adalgiso suo
zio, ma avvisando Pipino di queste intraprese, pensò meglio unirsi
con lui e con Ildebrando Duca di Spoleto mandato da Pipino, e fu
allora che l'infelice Adalgiso, dopo essere sbarcato con molti Greci
in Calabria, pugnando valorosamente, fugato e vinto il suo esercito,
restasse fra le spoglie preda dell'inimico, che postolo ne' tormenti,
lo fece spietatamente con morte crudele spirare l'anima, come narra
il Sigonio[398]. Ma il continuator d'Aimoino[399], Maimburg[400]
e coloro, che han letto in greco Teofane, scrivono, che colui che
fu fatto morire ne' tormenti non fu Adalgiso, ma Giovanni Generale
dell'armata dei Greci; poichè questo miserabile Principe salvossi
dalla battaglia, e ritornò con poco seguito a Costantinopoli dove
invecchiò; e cedendo finalmente alla sua fortuna non meno che il
padre, passò ivi quietamente il resto della sua vita nella dignità di
Patrizio; com'è il solito destino de' Principi spogliati, de' quali
coloro a cui hanno ricorso, si contentano per ordinario di compatir
la disgrazia, conservando loro un vano titolo di ciocchè sono stati,
senza che ardiscano o che possano o, quando il potessero, che vogliano
intraprendere di ristabilirli, abbracciando altri interessi, che
stimano esser loro più considerabili e profittevoli.
Grimoaldo intanto se bene per togliere ogni sospetto a Pipino ed a
Carlo suo padre, posposta ogni ragion di sangue e di natura, fossesi
in cotal guisa portato, non depose però dal suo cuore gl'istessi
sentimenti del padre, e di volgere tutti i suoi pensieri come potesse
giungere a reggere il Principato di Benevento con autorità assoluta ed
independente; non pensava più alla demolizione di Salerno, d'Acerenza
e di Consa secondo le capitolazioni stabilite con Carlo, e pian piano
nelle monete e nelle scritture faceva tralasciare il nome di Carlo;
e per aversi sposata Vanzia nipote dell'Imperador greco dava di se
maggiori sospetti. Si venne perciò a nuova guerra co' Franzesi, e
tanto più ostinata, quanto che Carlo distratto altrove, Pipino giovane
spiritoso ed ardente, essendo egli rimaso in Pavia Re d'Italia, non
poteva soffrire in conto alcuno quest'imperio assoluto, che Grimoaldo
s'arrogava del Principato di Benevento: non passarono perciò molti
anni, che Pipino nel 793 gli mosse incontro innumerabile oste de' suoi
Franzesi, che di ogni intorno lo cingevano e gli minacciavano guerre
crudeli. Pensò allora Grimoaldo di placarlo con rimovere ogni ombra di
sospetto, che si potesse avere della sua persona per cagione d'aversi
poco prima sposata Vanzia. Ripudiolla come sterile, e con inaudita
inumanità la fece per forza condurre in Grecia alle proprie case. Ma
niente giovarono a Grimoaldo queste simulazioni ed astuzie, poichè
Carlo, oltre di aver comandato a Pipino di combatterlo, gli avea anche
in suo soccorso mandato Lodovico suo fratello, che dall'Aquitania, ove
era, si condusse in Italia, ed unite le loro milizie furono sopra il
Principato di Benevento: fu per più anni guerreggiato ferocemente, e
narra Erchemperto[401], che sebbene Carlo co' suoi figliuoli, che aveva
già costituiti Re, e con immensi eserciti avesse proccurato impiegar
le sue più valide forze per soggiogar Grimoaldo e' suoi Longobardi
beneventani, non per tutto ciò sotto questo valoroso Principe potè
porre in effetto i suoi disegni; anzi sovente attaccatasi ne' suoi
eserciti la peste, bisognò che pien di scorno se ne ritornasse.
Solamente dopo il corso di sette anni, e dopo tante fiere ed ostinate
contese gli riuscì negli anni 800 ed 801 prender Chieti in Abruzzo con
alcuni luoghi d'intorno; e se bene nel seguente anno prendesse ancor
Lucera in Puglia fu questa ben tosto da Grimoaldo ricuperata, e vi
fece prigione anche Guinichiso, Duca di Spoleto, con tutto il presidio,
che qui Pipino per guardia di quelle città aveva lasciato. In breve in
tutto quel tempo che Pipino regnò in Pavia, e Grimoaldo in Benevento,
narra Erchemperto[402], che fra essi non fuvvi un sol momento di
pace; imperocchè erano questi due Principi amendue giovani, ed alle
guerre propensi, ciascuno impegnato con tutte le forze che aveano a
sostener il proprio punto. Pipino per vedersi cinto di tanti prodi e
valorosi Capitani e d'eserciti poderosissimi: Grimoaldo sostenuto con
forze pari da' suoi più grandi Baroni, e per le molte città, ch'e'
s'aveva pure munite e presidiate, deludeva gli sforzi dell'inimico,
e per più dispregio mostrava far poco conto de' suoi eserciti. Soleva
spesso Pipino mandar Legati a Grimoaldo con queste ambasciate: _Volo
quidem, et ita potenter disponere conor, ut sicuti Arichis genitor
illius subjectus fuit quondam Desiderio Regi Italiae ita sit mihi et
Grimoalt._ A quali proposte riponeva in contrario Grimoaldo questi
versi.
_Liber, et ingenuus sum natus utroque parente._
_Semper ero liber, credo, tuente Deo._
In cotal guisa Grimoaldo finchè regnò in Benevento ripresse l'ardire e
le forze de' Franzesi. Morì questo invitto Principe nell'anno 806 senza
lasciar di se prole maschile, poichè Gotofredo suo figliuolo, di cui
nella chiesa di S. Sofia in Benevento si vede il tumulo, rapportato
anche dal Pellegrino[403], premorì a lui. I Beneventani dopo averlo
amaramente pianto, gli alzarono, non meno che ad Arechi, un magnifico
tumulo, celebrando e scolpendo in quello le sue eccelse virtù e famose
gesta. Fu non meno co' Franzesi che co' Greci sempre vittorioso, ed i
versi posti nel suo tumulo[404] dimostrano ancora il suo valore contra
i Franzesi, i quali non poterono darsi vanto di averlo soggiogato
giammai.
_Pertulit adversas Francorum saepe phalangas,_
_Salvavit Patriam sed, Benevente, tuam:_
_Sed quid plura feram? Gallorum fortia Regna_
_Non valuere hujus subdere colla sibi._