CAPITOLO III.

_Il Ducato napoletano, la Calabria, il Bruzio, ed alcune altre città

marittime di queste nostre province si mantengono sotto la fede

dell'Imperadore COSTANTINO e di LIONE suo figliuolo._

Grandi che fossero state le scosse, che gl'Imperadori d'Oriente ebbero

in Italia, il Ducato napoletano, che allora, stendendo più oltre i suoi

confini, abbracciava anche Amalfi, il Ducato di Gaeta, quasi tutta

la Calabria e 'l Bruzio, rimaser fermi e costanti nell'ubbidienza

de' loro antichi Principi: perduto l'Esarcato e tutto ciò che in

Italia ubbidiva all'Imperio greco, non per ciò mancò il dominio

degl'Imperadori d'Oriente in queste nostre parti. I Napoletani si

mantenevano sotto l'ubbidienza de' loro Duchi, chiamati ancora Maestri

di soldati, siccome sotto gl'Imperadori d'Oriente erano appellati

i Duchi[271]. Questi era un Magistrato greco, che da Costantinopoli

soleva destinarsi. Fuvvi in questo secolo Teodoro nell'anno 717 di cui

questa città serba anche vestigio, portandosi egli per fondatore della

chiesa de' SS. Pietro e Paolo, ora disfatta, siccome dimostrava la

lapida che prima ivi si leggeva, ed oggi nella chiesa di Donnaromata.

Fuvvi Esilarato. Fuvvi intorno a questi tempi, dopo la morte d'Astolfo,

Stefano, il quale avendo per dodici anni governato con tanta prudenza

il Ducato di Napoli, morta sua moglie, fu anche fatto Vescovo di questa

città.

Nel tempo che Stefano reggeva Napoli in qualità di Duca, avendo

l'Imperador Costantino nell'anno 753, come si disse, fatto convocare un

Concilio in Costantinopoli di 338 Vescovi, questi stabilirono in quello

Concilio un decreto contro l'adorazione delle immagini. Costantino e

Lione suo figliuolo associato all'Imperio, fecero per mezzo de' loro

editti valere il decreto per tutto Oriente, ed impiegarono anche la

forza per l'osservanza di quello: tentarono anche di farlo valere

in Occidente, donde nacquero que' disordini e rivolte che si sono

vedute: renderonsi per ciò più aspre ed irreconciliabili le contese,

e s'inasprirono più l'inimicizie, che passavano allora tra' Pontefici

romani, e gl'Imperadori d'Oriente: era in quest'anno 757 morto Papa

Stefano, il quale ebbe per successore Paolo. Questi non meno, che

i suoi predecessori, era odioso agl'Imperadori d'Oriente, i quali

s'erano impegnati a far valere il decreto di quel Concilio, anche nel

Ducato napoletano e negli altri luoghi, che ancor rimanevano in queste

province sotto la loro ubbidienza. I Napoletani ancorchè avversi ad

eseguirlo, come quelli che erano più di tutti gli altri popoli di

Italia attaccati all'adorazione delle immagini; nulladimanco perchè

ciò non s'imputasse a loro disubbidienza, proccuravano in tutto il

rimanente mostrarsi tutto riverenti ed esatti in aderire al volere e

potestà dei loro Signori; laonde essendo in questi tempi accaduta la

morte del lor Vescovo Calvo, ed essendo stato dal Pontefice ordinato

Paolo Diacono della Chiesa di Napoli suo molto amico e familiare,

ripugnava l'Imperadore per esser costui aderente al Papa, che fosse

ricevuto in quella Chiesa, come quegli che avrebbe in Napoli fatti

riuscir vani i suoi disegni di far ricevere il decreto del Concilio

di Costantinopoli. I Napoletani aderirono in ciò al volere del loro

Imperadore e de' Greci, ed impedirono perciò l'andata di Paolo in Roma

per farsi consecrare dal Papa: scorsi nove mesi, Paolo di nascosto

andò in Roma, ed il Papa immantenente lo consecrò; ma tornato a Napoli,

narra Giovanni Diacono, nella Cronaca de' Vescovi di questa città, che

i Napoletani suoi cittadini per l'aderenza che aveano co' Greci, non

lo vollero ricevere dentro la città, ma tenuto fra di loro consiglio,

lo mandarono fuori, nella chiesa di S. Gennaro, posta non molto lontana

dalla città, dove stette per lo spazio di quasi due anni; non mancando

intanto così il Clero, come il Popolo universalmente d'ubbidirlo ed

averlo come lor Pastore, disponendo egli senza ostacolo delle cose

della Chiesa, e facendo ivi tutte le funzioni pontificali. Intanto i

Nobili, scorgendo che per l'assenza di un tanto lor Pastore, la città

languiva, si risolsero tutti finalmente d'introdurlo nella città, e con

molta letizia e celebrità andarono a prenderlo, e l'introdussero nel

Vescovato, dove, dopo avere governata la sua Chiesa per due altri anni,

finì i giorni suoi. Si scusarono essi coll'Imperadore, allegando di non

potere maggiormente soffrire la vedovanza della Chiesa.

Per la morte di Paolo i Napoletani elessero nell'anno 764 l'istesso

Duca Stefano per lor Vescovo: questi ancorchè eletto Vescovo, non

lasciò il Ducato, ma lo governò insieme con Cesario suo figliuolo, che

l'assunse per suo collega. Cesario premorì all'infelice padre; onde

Stefano continuò solo il governo fin al 791, anno della sua morte.

Teofilatto gli succedette nel Ducato. Costui era suo genero, come

quegli che s'avea sposata Euprassia sua figliuola; ed avealo anche,

dopo Cesario, fatto suo collega, onde morto Stefano, restò egli solo

Console e Duca. A Teofilatto succedette nel fine di questo secolo

Antimio[272], di cui si narra, che nel tempo del suo Consolato avesse

costrutta in Napoli la chiesa di S. Paolo Appostolo, ed il monastero

de' SS. Quirico e Giulitta. Questi furono i Duchi che ressero in

quest'ottavo secolo il Ducato napoletano per gl'Imperadori d'Oriente,

a' quali ubbidiva. Furono anche nomati Consoli. Ma come i Duchi di

Napoli si chiamassero anche Consoli, niuno de' nostri Scrittori, per

quel ch'io ne sappia, ebbe curiosità di saperne la cagione.

Il nome di Console, dagl'Imperadori romani e da poi dagl'Imperadori

d'Oriente tenuto in tanto pregio, e del quale essi s'adornavano,

negl'ultimi anni dell'Imperio greco, fu da costoro disprezzato e

finalmente affatto tralasciato. Il vedere, che di quello valevansi

anche i Principi da essi riputati barbari ed usurpatori dell'Imperio,

glie lo fece deporre. Carlo M. per mostrare esser egli succeduto a

tutte le ragioni e preminenze degli antichi Imperadori d'Occidente,

ne' suoi titoli se ne fregiava: il simile fecero tutti gli altri

Imperadori franzesi suoi successori: al costoro esempio lo stesso

fecero gl'Imperadori italiani Berengario Duca di Friuli e Guido Duca

di Spoleti[273]. In fine sino i Saraceni, da poi ch'ebbero acquistata

la Spagna, ad esempio degl'Imperadori di Costantinopoli, vollero pure

chiamarsi Consoli. Abderamo Re de' Saraceni in Ispagna, che cominciò

a regnare in Cordova nell'anno 821, Maomat suo figliuolo e successore

nel Regno, secondo che ce n'accertano l'opere di S. Eulogio[274], ne'

loro diplomi notavano non meno gli anni del loro Imperio, che del

Consolato. Anzi nel nono secolo della Chiesa, siccome nell'Oriente

gl'Imperadori creavano altri Consoli onorarj, così i Re saraceni non

solo se medesimi, ma anche i principali Magistrati del loro Regno

chiamavano Consoli[275]. Quindi nacque che secondo il fasto de' Greci,

questi non potendo comportare che titolo sì spezioso fosse usurpato da

Nazioni straniere e barbare, si proccurò avvilirlo, e davanlo a' loro

Magistrati, ancorchè di non molto eminente grado, insino che essi poi,

secondo che prova l'accuratissimo Pagi[276], intorno l'anno 933 non lo

deponessero affatto; donde avvenne che un'ombra ed immagine di quella

dignità e titolo rimanesse in molti loro Uficiali, e si vedesse così

diffuso in tanti Ordini, anche di persone private.

I Saraceni solevano dar questo nome agli Ammiragli di mare; onde

poi avvenne che coloro ch'erano preposti agl'Emporj ed a' Porti, si

chiamarono Consoli; e Codino[277], Pachimere[278] e Gregoras[279]

osservano, che il Magistrato de' Pisani e degli Anconitani, che

dimoravan in Costantinopoli, eran chiamati Consoli. Quindi il Consolato

di mare, e quindi negli Autori della bassa età, rapportati nel

Glossario di Dufresne, questo nome lo vediamo sparso nelle Comunità,

tra' Giudici, e varj Ordini di persone, insino agli artegiani. Non

dee dunque sembrar cosa nuova e strana, se in questo ottavo secolo il

nome di Console proprio degl'Imperadori, e prima cotanto illustre e

rinomato, si senta nelle persone de' Duchi di Napoli, Uficiali ch'erano

dell'Imperio greco, al quale questo Ducato ubbidiva.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 2 · 第 21 / 52 题